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Ecco come ridurre la bolletta promuovendo rinnovabili e autoconsumo

Solare ed eolico nel 2013 hanno abbassato di oltre 7 euro il prezzo medio del MWh in Borsa: si può tagliare la bolletta spingendo sulla transizione alle rinnovabili. Per farlo occorre una regia e un processo di consultazione tra gli stakeholders. Se ne è parlato al convegno organizzato da FREE, “Ridurre le bollette elettriche con le rinnovabili”.

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Si possono ridurre le bollette rendendo più efficiente il sistema elettrico senza penalizzare le rinnovabili. Per farlo occorre innanzitutto una regia, che sappia pianificare con lungimiranza, a valle di un processo di consultazione che faccia dialogare i diversi stakeholders tra loro e con le istituzioni. Invece – come ha fatto notare GB Zorzoli, presidente del coordinamento FREE – “questo premier, per quanto promettente, pare abbia come manifesto programmatico quello di saltare a piè pari i corpi intermedi, cioè la società civile”.

Ed è proprio per far sentire la voce di questi corpi intermedi, finora “frammentati e privi della necessaria rappresentatività” che ieri a Roma le associazioni dei consumatori e del mondo delle energie pulite si sono ritrovate al convegno organizzato da FREE, “Ridurre le bollette elettriche con le rinnovabili”. Obiettivo di FREE, come si legge nel documento (allegato in basso) con le proposte del coordinamento delle associazioni indirizzate al Governo è “aprire un confronto trasparente con i diversi attori del sistema energetico, proponendo alcuni temi e idee per il futuro dell’energia in Italia”.

Edoardo Zanchini, responsabile Energia di Legambiente, ha spiegato che “è essenziale evitare errori come continuare in un dibattito che ruota esclusivamente attorno alla componente A3, come se risolto il problema del costo degli incentivi alle fonti rinnovabili, che pesano per circa il 15% della bolletta, tutto fosse risolto”. Altro grande sbaglio, “guardare al passato, ossia pensare che l’obiettivo del Paese sia di salvare il sistema energetico per come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. E dunque intervenire da un lato per salvare le grandi centrali e dall’altro per mettere paletti a innovazioni che permetterebbero alle fonti rinnovabili elettriche e termiche di continuare nel loro sviluppo, creando lavoro e nuove opportunità per i consumatori e per il Paese”.

Anche le associazioni dei consumatori sembrano aver capito che la strada per tutelare gli utenti non può essere quella di difendere lo status quo. Finora, come ammette Pietro Giordano di Adiconsum “le associazioni dei consumatori si sono spesso schiacciate sulle posizioni dei grandi energivori, intervenendo sugli effetti anziché sulle cause”.

Che la loro visione stia cambiando lo mostrano interventi come quelli di Dario Del Grosso di Adoc che ha ribadito che “bisogna smettere di criminalizzare la componente A3, mentre le vere ragioni del caro-energia sono nella bolletta petrolifera e nella nostra dipendenza dalle fossili”. Interessante anche l’attenzione alle opportunità per i consumatori offerte da efficienza energetica e autoconsumo: “autoproduzione, smart grid, efficienza” sono le tre parole d’ordine che devono guidare il cambiamento secondo Ovidio Marzaioli del Movimento Consumatori, mentre la promozione dei SEU e delle microreti è un punto sul quale ha insistito Luigi Gabriele di Codici.

Resta però qualche divergenza tra consumatori e mondo delle energie pulite: ad esempio Giordano ha insistito sulla necessità di “frenare il fotovoltaico” (mentre come sappiamo c’è purtroppo ben poco da frenare), mentre Gabriele ha invocato “tagli a diritti acquisiti” e ha bocciato la proposta dei bond per ridurre il peso dell’A3. Ma nel complesso sembra chiaro a tutti che la transizione energetica può e deve essere un vantaggio anche per i consumatori.

D’altra parte che le rinnovabili, componente A3 a parte, facciano scendere il prezzo dell’elettricità è ormai un concetto acquisito, che al convegno è stato ribadito dalla efficace presentazione di Carlo Durante di eLeMeNS (vedi allegato in basso). Per ogni punto percentuale aggiuntivo di penetrazione di eolico e fotovoltaico, che producono a costi marginali nulli, il PUN si abbassa di 1 euro/MWh e senza sole e vento nel 2013 avremmo avuto un prezzo dell’elettricità in Borsa più alto di 7,2 euro/MWh.

Quali sono le strade per massimizzare gli effetti positivi delle rinnovabili sul prezzo dell’energia e sull’efficienza del sistema elettrico? Tra le idee di Durante, un possibile superamento del PUN, il prezzo unico nazionale, a favore dei prezzi zonali e politiche di gestione della domanda che spostino i consumi negli orari in cui il contributo di fotovoltaico ed eolico è maggiore (vedi anche articolo di Giuseppe Artizzu).

Resta poi il problema di come gestire la transizione e in particolare l’attuale situazione di overcapacity con oltre 23mila MW di centrali convenzionali, tra nuove centrali a gas e riconversioni a carbone, e oltre 30mila MW da fonti rinnovabili. Il calo della domanda è strutturale, ha spiegato Durante citando le proiezioni di Terna, secondo le quali, nella migliore delle ipotesi (lo “scenario sviluppo”), i consumi elettrici non torneranno ai livelli di 5 anni fa prima di 5 anni.

Chicco Testa, rappresentante di Assoelettrica, si è dichiarato fiducioso in una ripresa della domanda, “ci sono ancora bisogni elettrici insoddisfatti”: l’associazione punta sull’elettrificazione dei consumi e accoglie con favore l’eliminazione della progressività delle tariffe elettriche, cui il nuovo decreto di recepimento della direttiva europea sull’efficienza energetica apre le porte. Uno stralcio, quello della progressività della tariffa, che non piace invece ai consumatori, né a FREE nelle modalità in cui è stato introdotto, nonostante il coordinamento si batta “per spingere lo spostamento dei consumi verso il vettore elettrico in tutte quelle situazioni nelle quali oggi consentano un uso energetico più efficiente”.

Di certo, la crisi del termoelettrico e l’avanzata delle rinnovabili pone una sfida importante anche ai regolatori, come è emerso dall’intervento di Alberto Biancardi dell’Autorità per l’Energia: “si tratta di riscrivere le regole per gestire questo periodo di transizione con la massima efficienza possibile e non abbiamo esempi da seguire negli altri paesi”.

Da notare la cauta apertura che in questa sede il rappresentante dell’Autorità ha mostrato nei confronti della necessità di promuovere autoconsumo e SEU, demonizzati in altri interventi, anche recenti, di Biancardi e di altri uomini dell’Aeeg. “Bisogna trovare il modo di fare partecipare ai costi le reti private senza comprometterne lo sviluppo”, ha dichiarato rispondendo al timore che interventi normativi possano stroncare una filiera, quella delle microreti, molto promettente per l’Italia. Una preoccupazione espressa da Agostino Re Rebaudengo, presidente di AssoRinnovabili, in relazione al probabile intervento del pacchetto taglia-bollette in arrivo, che farà pagare parte degli oneri di sistema anche all’elettricità consumata dietro al contatore.

Di Giulio Meneghello
Fonte: qualenergia.it

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Revisionare uno scooter costa come un SUV. Esposto del Codacons

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La revisione auto, il famoso certificato cui sono obbligati i proprietari di auto e motocicli, finisce al vaglio dell’Antitrust. Il Codacons ha presentato infatti un esposto all’Autorità per la concorrenza e al Ministero dei Trasporti chiedendo di fare luce sui costi del certificato che la legge impone ai cittadini e di modificare le tariffe stabilite per legge.

Il certificato di revisione è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada su tutti i veicoli a motore, finalizzato a verificarne le condizioni sul fronte della sicurezza, del livello di emissioni inquinanti e della rumorosità – spiega l’associazione – Le tariffe per ottenere il rilascio del documento sono stabilite dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ma il relativo decreto non fa alcuna distinzione tra tipologie di veicolo: ne consegue così che per sottoporre uno scooter a revisione si paga la stessa cifra prevista per un Suv o per un’auto potente e di elevata cilindrata.

Nello specifico per il corrente anno i costi relativi alle operazioni di revisione sono pari 45,00 euro se la revisione è effettuata presso la Motorizzazione e 66,80 euro (Iva inclusa) se la revisione è effettuata presso un’officina autorizzata.

Fermo restando la legittimità dell’obbligo di revisione dei veicoli, con riferimento all’aspetto meramente economico ne emerge, a parere della scrivente associazione, un’evidente disparità di trattamento fra gli utenti/automobilisti, in funzione del mezzo adoperato, ed in ragione della loro capacità contributiva ex art. 53 Cost. – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede pertanto di aggiornare ovvero parametrare le tariffe relative alle operazioni di revisione tenendo conto dei dati del veicolo (cilindrata, modello, data di immatricolazione, alimentazione, allestimento del veicolo, tipo di utilizzo e i km percorsi annualmente) nonché ai dati del proprietario (persona fisica, giuridica o società; residenza, data di nascita e anno di conseguimento della patente; classe di merito e attestato di rischio; numero di sinistri e tipologia; eventuali altre auto possedute in famiglia), previo annullamento in autotutela ai sensi della L. 241/90 del “Regolamento recante la fissazione delle tariffe applicabili alle operazioni di revisione dei veicoli” ex D. Min. Trasporti del 2 agosto 2007, n.161”.

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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