Roma, 23 Aprile 204. E’ entrato in vigore lo Spesometro. A che serve? Alla lotta all’evasione fiscale, si dice. La spesa viene correlata al reddito del cittadino contribuente. Nessun problema se la spesa e’ congrua con il reddito del cittadino altrimenti possono scattare i controlli della Agenzia delle Entrate. Prima considerazione: se non vuole controlli il contribuente sara’ indotto a pagare “in nero”, o a non effettuare la spesa, cosi’ come rileva la Corte dei Conti. Seconda considerazione: gli acquisti consistenti, in questo caso superiori ai 3600 euro, sono fatti piu’ con i risparmi che con lo stipendio mensile, ovvero con il reddito annuale, il che significa che possono non essere congrui con il reddito, far scattare i controlli e relative giustificazioni da parte del cittadino, tanto per rendergli la vita piu’… semplice. Ci aggiungiamo che aumenteranno gli oneri burocratici per le imprese (per ora, 400 milioni di operazioni), con aggravio di lavoro dell’apparato stat
ale.
Il presidente Renzi aveva detto che, per i controlli fiscali, piu’ che la quantita’ deve valere la qualita’, cioe’ la connessione delle varie banche dati in possesso della pubblica amministrazione. Con lo Spesometro si va in direzione opposta.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc