di Dario Tamburrano

Il Parlamento Europeo chiede di inserire gli scambi fra i piccoli produttori-consumatori di energia nelle politiche per l’ottimizzazione e la condivisione di beni e servizi tramite le piattaforme internet
Lo scambio di energia rinnovabile proveniente dai piccoli impianti dei produttori-consumatori diventa un ingrediente dell’economia collaborativa, cioè della galassia (Uber, Freecycle, Aibnb…) cui l’uso di beni e servizi viene ottimizzato e condiviso attraverso le piattaforme internet. Lo dice la relazione “Un’agenda europea per l’economia collaborativa” che viene votata domani, giovedì 15 giugno, dall’assemblea plenaria del Parlamento Europeo. Il concetto deriva tale e quale dal parere di cui sono stato relatore nella commissione parlamentare ITRE (industria ed energia).

“Un’agenda europea per l’economia collaborativa” sottolinea anche il potenziale delle “distributed ledger technologies”, come il blockchain, che abilitano lo scambio di kWh (avremo modo di parlarne diffusamente nelle prossime settimane) tra pari a livello locale senza il bisogno di intermediari, eliminando la divisione tra produttore e consumatore.

La relazione (il rapporteur é Nicola Danti) contiene le considerazioni del Parlamento Europeo sulla comunicazione della Commissione Europea intitolata anch’essa “Un’agenda europea per l’economia collaborativa” ed orienterà le future proposte legislative della Commissione Europea. A nome della commissione ITRE, ho ripresentato in occasione della plenaria anche due emendamenti (che verranno appunto votati di nuovo in plenaria) per includere nella relazione altri principi approvati dalla stessa commissione ITRE: considerare beni comuni l’hardware ed il software open source e lo spettro delle onde per le telecomunicazioni.

E’ importante il riconoscimento, da parte del Parlamento Europeo, del crescente ruolo che l’economia collaborativa svolge nell’autoproduzione, autoconsumo, stoccaggio e distribuzione di energia rinnovabile a livello locale da parte dei produttori-consumatori (i prosumer), siano essi individui o collettività. Questo riconoscimento, infatti, spinge la Commissione Europea a trattare nelle sue proposte legislative l’interazione tra economia collaborativa e digitale ed evoluzioni del sistema energetico in modo da creare il contesto migliore per porre il cittadino davvero al centro dell’Unione dell’energia e fare in modo che possa contribuire attivamente alla transizione energetica verso un sistema più sostenibile e resiliente.

Secondo il centro studi Parlamento Europeo, il beneficio economico legato ad un miglior sfruttamento dei beni materiali attraverso l’economia collaborativa può arrivare a 572 miliardi all’anno in tutta l’UE. La comunicazione della Commissione Europea cui é dedicata la relazione che si vota domani stima in 28 miliardi annui (dato 2015) il giro d’affari del settore nell’UE.

Qui  il testo completo della relazione