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Economia criminale, vale 170miliardi di €

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Immaginiamo abbia fatto un certo effetto -a chi non e’ “addetto ai lavori”- la precisa e sempre utile indagine dell’ufficio studi della Cgia di Mestre sull’economia criminale. Utilizzando dati di dominio pubblico e ufficiali, l’organizzazione di Giuseppe Bortolussi, ha rilevato che questo tipo di economia muove qualcosa come 170 miliardi di euro all’anno nel nostro Paese, l’equivalente del Pil di una Regione come il Lazio (1). E, siccome stiamo parlando di numeri e cifre ufficiali, registrate e conosciute, essendo notorio che l’intercettazione dei commerci illegali non riguarda il 100% degli stessi, va da se’ che le cifre in gioco sono molto piu’ alte di quelle dell’indagine.
L’oggetto di questi mercati riguarda prodotti e servizi che sono illegali e non.
Per quelli che comunque hanno un mercato lecito, si tratta di un contesto che, pur con gli endemici margini di illegalita’ tipici di una economia di uno Stato democratico, per ridurre il danno il piu’ possibile c’e’ “solo” bisogno di approcci e norme piu’ liberalizzatrici: maggiori liberta’ di domanda e offerta, e conseguenti maggiori oscillazioni dei prezzi e disponibilita’ dei prodotti e servizi, colpiscono i mercanti criminali che giocano proprio sulle deficienze dei mercati controllati e/o poco liberi (come sono i nostri, nonostante in diversi vogliano farci credere il contrario).
Per quanto riguarda prodotti e servizi illegali (soprattutto droghe e prostituzione) l’approccio dovrebbe essere un po’ piu’ a monte. Mentre per i prodotti e servizi legali si tratta di modifiche normative piu’ o meno radicali, per quelli illegali c’e’ da sradicare anche una cultura, quella proibizionista e, sostanzialmente, anti-legalitaria.
Continuiamo coi nostri due esempi di prostituzione e droghe illegali.
“Il sesso fuori del matrimonio e senza procreazione e’ peccato”. Piu’ o meno recita cosi’ il credo religioso piu’ diffuso che per molti dovrebbe essere una sorta di legge. Ma e’ anche uno dei credi piu’ disattesi, e siccome l’ipocrisia e’ imperante nella cultura italiana (ipocrisia di derivazione apostolica romana, ma fortemente radicata anche in coloro che sostengono non appartenere alla Chiesa cattolica), va da se’ che continuiamo a tenerci una prostituzione per strada -e non solo: con enormi costi di ordine pubblico e sanitari, lavoro nero e, soprattutto, lasciando totalmente nelle mani della criminalita’ la gestione e il reclutamento di questa forza lavoro, con anche mancati introiti erariali per lo Stato. Una legge che legalizzi e liberalizzi la prostituzione, sarebbe solo il punto di partenza. Tanti nemici in partenza (Chiesa romana, difensori delle donne modello svedese, Sindaci che non avrebbero piu’ multe da fare, etc), tutti tra coloro che sono “specialisti
dell’anti-prostituzione” e che su questo ci campano (economicamente e culturalmente); ma soprattutto avremmo contro la criminalita’, che sicuramente trovera’ altre forme di penetrazione del mercato, contro cui bisognera’ organizzarsi per ulteriormente combatterle. Ma se vogliamo che l’economia criminale abbia un punto di stop di fronte al quale non si dovra’ tornare indietro, una legge e’ fondamentale. Da li’ cominciera’ una nuova cultura, un nuovo approccio, sempre aggiustabile e modificabile nel tempo e nelle circostanze, ma sempre con un punto fermo: vendere il proprio corpo non e’ un reato (come gia’ dice oggi la nostra legislazione) e acquistare queste prestazioni (qui la novita’) non e’ un reato e/o un illecito, nell’ambito delle leggi codificate.
Non molto dissimile e’ il discorso sulle droghe, tutte, anche se la partenza con la cannabis (terapeutica e non) non e’ disdicevole. Il mercato illegale, gestito dalla criminalita’ organizzata col supporto di tantissimi disperati economicamente, esiste perche’ c’e’ domanda, sempre in crescita e a ridosso delle mode generazionali (marijuana quanto piuttosto cocaina, sintetiche, eroina, etc). Domanda a cui tutti i tentativi fatti fino ad oggi da un punto di vista legale e culturale, non hanno dato risultati. Anzi. Gli alti problemi di ordine pubblico, sanita’, sociali, culturali ed economici generati da un mercato totalmente illegale, si sono acuiti. Che il mercato illegale delle droghe sia un problema gigantesco soprattutto li’ dove tutte le droghe sono illegali, e’ un fatto risaputo. Un po’ meno problematico li’ dove alcune sostanze sono state legalizzate. Il problema e’ certamente a livello mondiale, con trattati internazionali che fanno del proibizionismo l’asse portante di
tutte
le lotte antinarcotici. Ma se lo smantellamento di questi trattati non e’ ancora all’ordine del giorno degli organismi internazionali preposti (le modifiche delle legislazioni statali e federali degli Usa sono l’evidente inizio di una rivoluzione culturale ed economica alle porte), cosa deve fare un singolo Stato per non essere sommerso da questa economia criminale nazionale e dalle conseguenze di questa economia (immigrazione e instabilita’ politica) su Stati produttori e ponte (e non solo) nei Paesi piu’ disagiati in Africa, Americca centro e sud, Medio Oriente e Asia? Stare fermi in attesa? E come dire che ci facciamo male e godiamo nel continuare a farci male. In attesa di un Pianeta piu’ attento alla realta’ e consapevole dei propri errori, possiamo darci da fare per ridurre i nostri danni e, nel contempo, dare il nostro contributo per quelle modifiche dei trattati internazionali che occorrono. Parliamo di narcosale per impedire che i malati di tossicodipendenza abbiano
piu’
gravi conseguenze sanitarie per lo scambio di siringhe e continuino a creare problemi di ordine pubblico nei luoghi pubblici in cui cercano di lenire la loro malattia. Parliamo di controlli sulle sostanze ingerite in modo superficiale da milioni di giovani, soprattutto nei loro grandi raduni. Parliamo di reale accesso (e non difficilissimo, com’e’ oggi) alla cannabis terapeutica, in modo che chi soffre di patologie dolorose non sia costretto a diventare dipendente dagli oppiacei. Parliamo -ripetiamo: solo per cominciare- di legalizzazione di consumo, produzione e autoproduzione di cannabis, si’ da separare i mercati delle droghe pesanti (che quasi sempre danno dipendenza) da quelle cosiddette leggere. In pratica l’inizio di una rivoluzione culturale che si basi sul “conoscere per giudicare e scegliere”, a fronte dell’odierno “afferra a volo il mito e consuma, non importa cosa”.
Avremo cosi’ sconfitto l’economia criminale e fatto calare gli ufficiali 170 miliardi di euro all’anno che la Cgia di Mestre ci ha documentato? Si’, in piccola parte. Anche perche’ a questi ufficiali 170 miliardi si arriva anche con l’immigrazione clandestina, transazioni illecite di ogni tipo come ad esempio contrabbando, traffico di armi, smaltimento illegale di rifiuti, gioco d’azzardo, ricettazione, contraffazione, etc.. Abbiamo parlato di prostituzione e droga perche’ ce ne occupiamo da tempo, documentando e informando, e quindi abbiamo piu’ cognizione di cause ed effetti. Ma col metodo non-proibizionista, liberalizzatorio e procacciatore di legalita’ (nonche’ di non secondari introiti erariali) che abbiamo indicato, abbiamo la speranza di poter fornire indicazioni per diversi ambiti.
E come tutte le rivoluzioni culturali, ci saranno sostenitori e detrattori. Questi ultimi, in particolare, non contenti degli insuccessi e delle tragedie che fino ad oggi hanno provocato (per alcuni anche in buona fede), continueranno ad essere incitati dalle loro ideologie che vedono l’essere umano -sempre e comunque- non un individuo in grado di scegliere se ben informato e consapevole, ma una pecorella smarrita a cui bisogna sempre indicare -e imporre- quello che per loro e’ giusto; e questo vale sia per coloro che lo fanno nel nome di un credo religioso che per coloro che lo fanno in virtu’ di un potere statale. Sara’ compito dei sostenitori di questa rivoluzione convincere i detrattori della giustezza di questi metodi legalizzatori, anche per loro e senza far loro alcuna violenza culturale (quella fisica e’ ovviamente fuori discussione).

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Consumatori

Il packaging alimentare lo paga comunque il consumatore. Frutta e verdura sfusa o imballata?

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La novità dei sacchetti dell’ortofrutta a pagamento ha orientato le abitudini d’acquisto dei consumatori sulla scelta di alimenti confezionati, ma CODICI avverte, anche l’imballaggio si paga.

L’applicazione della normativa europea, che a partire da Gennaio scorso ha fatto sì che i sacchetti dell’ortofrutta siano diventati a pagamento (da 0,1 a 0,3 centesimi), ha influenzato sicuramente alcune abitudini d’acquisto da parte dei consumatori che si sono ritrovati a prediligere frutta e verdura confezionata in vaschette di plastica, polistirolo o cartoncino.

Naturalmente anche questi imballaggi sono a carico dei consumatori, sebbene il costo non venga percepito in maniera diretta, bensì sia inserito nel prezzo finale. Il prodotto confezionato risulta, a conti fatti, addirittura più caro.

Per quanto riguarda l’impatto ambientale, è evidente che l’ortofrutta in vaschette e coperta dal film plastico ha un peso notevole e comporta tempi di smaltimento più lunghi. La cosa migliore sarebbe non tanto quella di concentrarsi sui nuovi sacchetti biodegradabili, che da una recente parere del Consiglio di Stato sembra si potranno portare da casa, ma cercare di migliorare la sostenibilità e ridurre l’impatto ambientale di questi contenitori.

Considerando il problema della sostenibilità del packaging utilizzato per frutta e verdura, è nata la campagna social “Svesti la Frutta” (#svestilafrutta), lanciata dal portale greenMe.it. I promotori si sono chiesti: quanto abbia senso confezionare frutta e verdura, che già per natura grazie alla buccia hanno una loro protezione, e invitano a lottare in maniera attiva (e social) contro l’abuso degli imballaggi in plastica. L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica, i produttori e le catene della grande distribuzione per favorire un’inversione di tendenza che rispetti l’ambiente e limiti gli sprechi, che Codici non può far altro che appoggiare.

 

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Consumatori

#Telemarketing e #Svuotacarrello ecco a cosa dovete fare attenzione

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Anche oggi(11 aprile 2018), con Salvo Sottile e @mimandarai3 abbiamo cercato di orientare i consumatori nel prestare più attenzione a quello che fanno.

➡️#telemarketing : ancora non è esecutiva la nuova legge che permette di inserire anche i numeri di cellulari nel registro delle opposizioni, ma ricordate che per i fissi questo è già possibile. Il link di riferimento è http://www.registrodelleopposizioni.it
Occhi aperti al nuovo ed aggressivo fenomeno del “trading on line” proposto attraverso la solita chiamata ingannevole.

➡️#svuotacarrello : prestare attenzione a quel che si compra significa non badare solo alle quantità ma anche al contenuto. Lo so è difficile, ma leggere le etichette ci insegna molto più di quello che pensiamo di sapere.
Per la spesa alimentare io mi orienterei al rapporto con un venditore di fiducia. Ma mettere subito in chiaro che se tradisci la mia fiducia, ti lascio e lo dico a quante più persone possibile.

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Consumatori

Da oggi stop fatture 28 giorni, tutto quello che c’è da sapere. Ecco l’elenco degli operatori virtuali

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#fatturazionea28giorni oggi (4 aprile 2018) è lo #stopday
Da oggi insomma non sarà più possibile offrire servizi e contratti con fatturazione diversa dalla cadenza mensile.

🎉🎉🎉🎉🎉🎂🎂🎂🎂🎂
Per celebrare l’evento, abbiamo fatto un live, lì dove tutto è partito, da Cuore e Denari – Radio 24 con Debora Rosciani e Mauro Meazza

Buona fatturazione a tutti.
Luigi Gabriele Codici Associazione Consumatori

 

 

  • Perché è importante in questa vicenda la data del 4 aprile? Ricostruiamo i passaggi che hanno portato a creare questo spartiacque

 

Con il decreto fiscale di fine anno (Dl 148/2017), poi convertito dalla legge 172/2017, il Governo ha deciso di intervenire d’urgenza sulla questione delle bollette a 28 giorni, stabilendo il definitivo ripristino della fatturazione su base mensile (o di multipli di mese) per tutti i servizi di telefonia (sia fissa che mobile), reti televisive e comunicazioni. La norma ha imposto a tutti gli operatori di telefonia e pay tv di adeguarsi entro 120 giorni dalla sua entrata in vigore (avvenuta il 6 dicembre). A partire da questa data, cioè il 4 aprile 2018, gli operatori inadempienti dovranno pagare a ciascun utente un indennizzo forfettario di 50 euro, maggiorato di un euro per ogni giorno successivo.

 

  • Se qualcuno dovesse quindi ad oggi trovarsi ancora un contratto a 28 giorni, ha il diritto di avere questo indennizzo di 50 euro? Come richiederlo?

 

  • Nella maggior parte dei casi, immaginiamo che il vostro operatore abbia riportato in questo periodo la tariffazione su base mensile. Questo non vuol dire, però, che non abbia aumentato la tariffa, anzi, è probabile… Come mai?

 

Pur fissando sanzioni e termini rigidi, la legge 172/2017 non ha fornito alcuna indicazione circa il valore delle tariffe in sé. Questo ha consentito alle diverse compagnie di scegliere in modo discrezionale il “come” rientrare nell’ambito della fatturazione mensile. Alcuni operatori hanno deciso di mantenere invariato il prezzo delle offerte commerciali, abbassando però il tenore dei servizi proposti (minuti, sms, gigabyte di connessione internet, eccetera); altri hanno invece mantenuto inalterati i servizi, aumentando i costi in misura più o meno corrispondente all’importo della tredicesima mensilità venuta meno dopo lo stop legislativo (+8,6%); altri ancora, infine, hanno preferito riformulare totalmente le offerte, proponendo un diverso rapporto tra costi e servizi.

 

Nella riunione del 7 febbraio 2018, l’Autorità ha deliberato l’avvio di un procedimento istruttorio nei confronti delle società TIM, Vodafone, Fastweb, Wind Tre e dell’associazione di categoria Assotelecomunicazioni – Asstel per accertare se tali imprese, anche tramite la suddetta associazione abbiano, in violazione dell’art. 101 del TFUE, coordinato la propria strategia commerciale connessa alla cadenza dei rinnovi e alla fatturazione delle offerte sui mercati dei servizi al dettaglio di telecomunicazione elettronica fissi e mobili, a seguito dell’introduzione dei nuovi obblighi regolamentari e normativi.

Secondo l’ipotesi istruttoria, il coordinamento suddetto è sfociato da ultimo nell’adozione di pressoché identiche modalità di attuazione dell’obbligo introdotto dall’articolo 19 quinquiesdecies del D.L. n. 148/2017 (convertito dalla L. n. 172/2017)  per gli operatori di servizi di comunicazione elettronica di prevedere per i contratti stipulati una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione dei servizi su base mensile o di multipli del mese. Fastweb, TIM, Vodafone e Wind Tre hanno, infatti, comunicato quasi contestualmente ai propri clienti che, in ottemperanza al suddetto obbligo , la fatturazione delle offerte e dei servizi sarebbe stata effettuata su base mensile e non più di quattro settimane e di voler attuare di conseguenza una variazione in aumento del canone mensile per distribuire la spesa annuale complessiva su 12 mesi, anziché 13.

Il supposto coordinamento tra TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre sarebbe finalizzato a preservare l’aumento dei prezzi delle tariffe determinato dalla iniziale modifica della periodicità del rinnovo delle offerte (da mensile a quattro settimane), e a restringere al contempo la possibilità dei clienti-consumatori di beneficiare del corretto confronto concorrenziale tra operatori in sede di esercizio del diritto di recesso. Per raggiungere tale finalità, i quattro operatori avrebbero concertato la variazione delle condizioni contrattuali comunicate ai propri clienti in ottemperanza agli obblighi normativi.

Il provvedimento di avvio dell’istruttoria non esclude la possibilità che l’intesa tra gli operatori telefonici abbia una durata e una portata più ampia e risalga all’introduzione stessa della cadenza delle quattro settimane dei rinnovi e all’incremento del prezzo unitario delle prestazioni offerte che ne è conseguito.

Nella giornata del 15 febbraio, i funzionari dell’Autorità hanno svolto ispezioni nelle sedi delle società interessate e presso l’associazione di categoria, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust  della Guardia di Finanza. 
Il procedimento si concluderà entro il 31 marzo 2019.

 

istruttoria avviata lo scorso febbraio per accertare la sussistenza di un’intesa tra TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre che, tramite l’associazione di categoria Assotelecomunicazioni – Asstel, avrebbero coordinato la propria strategia commerciale connessa alla cadenza dei rinnovi e alla fatturazione delle offerte sui mercati della telefonia fissa e mobile, a seguito dell’introduzione dei nuovi obblighi regolamentari e normativi introdotti dall’articolo 19 quinquiesdecies del D.L. n. 148/2017 (convertito dalla L. n. 172/2017)”. Questo appunto prevede per i contratti stipulati una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione dei servizi (sia essi di rete fissa che mobile) su base mensile o di multipli del mese.

 

 

  • Si ha diritto quindi a rimborsi? E come?

 

Come chiarito da AGCOM, una volta completato il ritorno alle tariffe mensili, agli utenti andrebbero riconosciuti dei rimborsi per le somme già pagate dopo l’illegittima introduzione delle tariffe a 28 giorni. Rimborsi da calcolarsi caso per caso, il cui valore medio potrebbe aggirarsi intorno ai 20 euro “una tantum” per il periodo che va da giugno 2017 (scadenza del primo “ordine” di adeguamento dell’Agcom) ad aprile 2018 (quando scadrà il nuovo termine fissato dalla legge 172/17).

 

AGCOM a un certo punto ha proposto che il rimborso potesse avvenire con uno “sconto in giorni erosi” – di fatto offrendo alcuni giorni gratuiti nella prima bolletta utile

 

A fine marzo però Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di sospensiva fatta dagli operatori telefonici in merito alla decisione dell’Agcom che prevedeva, nella vicenda delle bollette a 28 giorni, uno “sconto” da calcolare sulla base dei giorni erosi dalla fatturazione fatta ogni quattro settimane. Con quattro diversi provvedimenti, scrive la Reuters, il Tar del Lazio ha sospeso fino alla discussione sul merito l’efficacia del rimborso deciso dall’Agcom a favore dei clienti di Tim, Wind Vodafone e Fastweb. Il merito sarà discusso l’11 aprile.

 

 

  • Nel frattempo ANTITRUST ha deciso una “Sospensione cautelare” dei rialzi decisi dalle aziende di telecomunicazioni dopo il passaggio dalla bolletta a 28 giorni alla fatturazione mensile.

Questo vuol dire che le bollette mensili che dovremmo vederci applicate dalla giornata di oggi non dovrebbero contenere aumenti. È così?

 

 

  • Di fatto quindi ora si attendono due elementi: i risultati dell’indagine di Antitrust (per accertare la sussistenza di un’intesa nel fissare nuovi rialzi, attualmente sospesi) e la pronuncia del Tar del Lazio (relativa alla modalità di conferimento dei rimborsi) dell’11 aprile

 

  • Nel frattempo a cosa deve fare attenzione il consumatore?

 

  • La fatturazione a 28 giorni potrà nuovamente essere proposta? Magari in altre modalità, in nuove offerte che vengono promosse e al quale un consumatore potrebbe aderire?

 

  • Ricordiamo quali sono i diritti del consumatore. Quando possiamo recedere da un contratto nel momento in cui un operatore ne cambia le condizioni?

 

Qualunque sia la scelta fatta dal proprio operatore, in caso di variazioni unilaterali degli importi o delle condizioni contrattuali già attive, l’utente – entro 30 giorni dalla comunicazione – ha diritto di recedere dal contratto. E passare eventualmente a un’altra compagnia, senza penali, costi di disattivazione o restituzione degli importi relativi alle promozioni già godute (articolo 70, comma 4, del Dlgs 259/2003). Per il recesso occorre seguire le forme indicate nel contratto stesso (raccomandata A/R, Pec, eccetera).

 

 

L’ELENCO COMPLETO DI CHI NON TI HA AUMENTATO LE TARIFFE

Per celebrare lo #stopday , ovvero l’entrata in vigore da oggi (4 aprile 2018), della norma che impedisce una fatturazione diversa da quella con cadenza mensile, vi posto l’elenco degli operatori virtuali che non hanno effettuato rincari e di cui io mi fiderei.

↘️Hai un’arma straordinaria, CAMBIARE OPERATORE. E cambia no!

(elenco non esaustivo)- aggiornato al 4 aprile 2018

☑️CoopVoce
Data di lancio: 04 Giugno 2007
Rete di appoggio: TIM

☑️Carrefour UNO Mobile / 1Mobile
Data di lancio: 07 Giugno 2007
Rete di appoggio: Vodafone

PosteMobile
Data di lancio: 26 novembre 2007
Full MVNO su rete WIND da Luglio 2014

BT Mobile
Data di lancio: 03 dicembre 2007
Full MVNO su rete TIM da Luglio 2014

Daily Telecom Mobile
Data di lancio: Aprile 2008
Rete di appoggio: Vodafone

Tiscali Mobile
Data di lancio: 24 marzo 2009
Rete di appoggio: TIM

ERG Mobile
Data di lancio: 15 aprile 2009
Rete di appoggio: Vodafone

Lycamobile
Data di lancio: 15 Giugno 2009
Rete di appoggio: Full MVNO su rete Vodafone da Dicembre 2013

DIGI Mobil
Data di lancio: Ottobre 2010
Rete di appoggio: Full MVNO su rete TIM da Dicembre 2015

BT Enìa
Data di lancio: 06 dicembre 2010
Rete di appoggio: Vodafone

Green Mobile
Data di lancio: Gennaio 2011
Trasformazione da reseller a ESP: Maggio 2012
Rete di appoggio: Wind

Noitel Mobile
Data di lancio: 10 Dicembre 2012
Rete di appoggio: TIM da Luglio 2014

Ringo Mobile
Data di lancio: Giugno 2015
Rete di appoggio: TIM

SimPiù
Data di lancio: Settembre 2016
Rete di appoggio: TIM

☑️NTMOBILE
Data di lancio: Novembre 2016
Rete di appoggio: TIM

☑️Kena Mobile(low cost di TIM)
Data di lancio: 29 Marzo 2017
Rete di appoggio: TIM

☑️Rabona Mobile
Data di lancio: 8 maggio 2017
Rete di appoggio: TIM

☑️Optima Mobile
Data di lancio: 10 luglio 2017
Rete di appoggio: Vodafone

☑️Taza Mobile
Data di lancio: 1 marzo 2018
Rete di appoggio: ATR MVNO su rete Vodafone

Welcome Italia
Data di lancio: 5 marzo 2018
Rete di appoggio: Full MVNO su rete TIM

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