I dati della CGIA di Mestre sull’impatto delle attività illegali per l’economia nazionale, sono per il Codacons la prova definitiva di come sia indispensabile inserire droga, contrabbando e prostituzione nel calcolo del PIL.

“I numeri della CGIA dimostrano come la ricchezza prodotta da tali attività sia tale da non poter più essere nascosta sotto il tappeto, ma debba essere valutata in modo statistico per rendere il dato del PIL strettamente attinente alla realtà del paese – afferma il presidente Carlo Rienzi – Dati che rappresentano una sonora batosta per quei soggetti che si oppongono all’inserimento di droga, contrabbando e prostituzione nel PIL, e che vorrebbero riportare l’Italia al Medioevo, coprendosi gli occhi e fingendo che tali attività non siano mai esistite e non esistano tuttora nel nostro paese”.

“Al contrario – prosegue Rienzi – i 170 miliardi di euro di ricchezza prodotti da attività illecite fanno apparire in modo chiaro la necessità, sottolineata dall’Europa e dalla comunità internazionale, di valutare tali voci ai fini di un PIL reale e preciso”.