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Economia: ecco cosa prevede l’ISTAT per l’Italia

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< Nel 2017 si prevede un aumento del prodotto interno lordo (Pil) pari all’1,0% in termini reali. Il tasso di crescita è lievemente superiore a quello registrato nel 2016 (+0,9%, Prospetto 1).

< La domanda interna al netto delle scorte contribuirebbe positivamente alla crescita del Pil per 1,1 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta sarebbe marginalmente negativo (-0,1 punti percentuali) e nulla la variazione delle scorte.

< La spesa delle famiglie e delle ISP in termini reali è stimata in aumento dell’1,0%, in rallentamento rispetto al 2016. La crescita dei consumi continuerebbe ad essere alimentata dai miglioramenti del mercato del lavoro, solo parzialmente limitati dal rialzo atteso dei prezzi al consumo.

< L’attività di investimento è attesa consolidarsi sui ritmi di crescita registrati nel 2016,  beneficiando anche degli effetti positivi sul mercato del credito derivanti dal proseguimento della politica monetaria espansiva della Banca centrale europea (+3,0%).

< Il miglioramento dei livelli occupazionali dovrebbe proseguire nel 2017 (+0,7% in termini di unità di lavoro) ma in decelerazione rispetto agli anni precedenti. La riduzione della disoccupazione osservata negli ultimi anni proseguirebbe anche nel 2017, con un tasso previsto pari all’11,5%.

< Una ripresa più accentuata del processo di accumulazione del capitale, legata al miglioramento delle aspettative delle imprese, costituirebbe un ulteriore stimolo per l’attività economica. I rischi al ribasso sono costituiti da una più moderata evoluzione del commercio internazionale e dall’eventuale riaccendersi di tensioni sui mercati finanziari. Le previsioni incorporano le misure descritte nel Documento di economia e finanza diffuso ad aprile 2017.

 

Prospetto 1. Previsioni per l’economia italiana – Pil e principali componenti

Anni 2014-2017, valori concatenati per le componenti di domanda; variazioni percentuali sull’anno precedente

  2014 2015 2016 2017
Prodotto interno lordo 0,1 0,8 0,9 1,0
Importazioni di beni e servizi fob 3,2 6,8 2,9 4,4
Esportazioni di beni e servizi fob 2,7 4,4 2,4 3,5
DOMANDA INTERNA INCLUSE LE SCORTE 0,2 1,4 1,0 1,2
Spesa delle famiglie residenti e delle ISP 0,3 1,6 1,4 1,0
Spesa delle AP -0,7 -0,7 0,6 0,1
Investimenti fissi lordi -2,3 1,6 2,9 3,0
CONTRIBUTI ALLA CRESCITA DEL PIL        
Domanda interna (al netto della variazione delle scorte) -0,4 1,1 1,4 1,1
Domanda estera netta -0,1 -0,5 -0,1 -0,1
Variazione delle scorte 0,6 0,2 -0,5 0,0
Deflatore della spesa delle famiglie residenti 0,2 0,0 0,0 1,4
Deflatore del prodotto interno lordo 1,0 0,7 0,8 0,8
Retribuzioni lorde per unità di lavoro dipendente 0,2 0,4 0,7 0,9
Unità di lavoro 0,2 1,0 1,4 0,7
Tasso di disoccupazione 12,7 11,9 11,7 11,5
Saldo della bilancia dei beni e servizi / Pil (%) 2,9 2,9 3,5 2,9

 

Il quadro internazionale

Rafforzamento del ciclo internazionale

Nel 2016 il ciclo economico internazionale ha mostrato un rallentamento che ha coinvolto prevalentemente le economie avanzate, in presenza di una sostanziale stabilità della crescita economica nei paesi emergenti. A partire dal secondo semestre si sono manifestati segnali di ripresa dell’attività internazionale proseguiti anche nei primi mesi del 2017. L’elevata incertezza sull’orientamento futuro delle politiche economiche nei paesi avanzati rappresenta tuttavia un rischio per l’evoluzione della crescita mondiale.

Negli Stati Uniti prosegue l’espansione dell’economia seppure su ritmi contenuti (+0,2% la crescita congiunturale in T1 2017). Nel mese di marzo, l’aumento dell’attività produttiva è stato accompagnato da un’accelerazione della spesa per consumi delle famiglie e del reddito disponibile. E’ proseguita la crescita dell’occupazione (+211.000 unità nel settore non agricolo) accanto alla diminuzione della disoccupazione (4,4% in aprile). Gli indicatori anticipatori per imprese e consumatori mantengono un orientamento positivo. Il consolidamento dell’economia potrebbe essere accompagnato da un aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve (Prospetto 2).

Nel 2016 nell’area euro l’attività economica è aumentata ma a ritmi più moderati rispetto all’anno precedente. Nel primo trimestre del 2017 la stima preliminare del Pil ha evidenziato un consolidamento della crescita (+0,5% rispetto al +0,4% in T4 2016). Per i prossimi mesi è previsto un proseguimento delle attuali dinamiche. La domanda interna continuerebbe a costituire il motore principale dello sviluppo. L’atteso andamento favorevole dei consumi delle famiglie rifletterebbe gli effetti positivi del mercato del lavoro (9,5% il tasso di disoccupazione a marzo) sul reddito disponibile. Il rialzo dei prezzi al consumo costituirebbe un freno solo parziale all’aumento della spesa per consumi. Per l’anno corrente si prevede il rafforzamento degli investimenti. Il miglioramento delle condizioni sul mercato del credito, agevolate dalla decisione della BCE di proseguire con il Quantitative easing, costituisce un importante elemento di stimolo; tuttavia, l’intensità moderata della ripresa economica potrebbe riflettersi in una dilatazione temporale dei piani di investimento delle imprese. Nel corso dell’anno, il rafforzamento del ciclo internazionale stimolerebbe l’accelerazione delle esportazioni mentre le importazioni si manterrebbero in linea con il ritmo dell’anno precedente, determinando un contributo nullo del saldo estero netto. Nel 2017 il Pil dell’area euro è atteso crescere dell’1,7%.

 

Prospetto 2. Principali variabili internazionali (a)

Anni 2015-2017, variazioni percentuali sull’anno precedente

  2015 2016 2017
Prezzo del Brent (dollari a barile) 52,4 43,5 51,7
Tasso di cambio dollaro/euro 1,110 1,107 1,084
Commercio mondiale, solo beni (volume) (b) 2,2 2,2 3,9
PRODOTTO INTERNO LORDO
Mondo 3,2 3,0 3,4
Paesi avanzati 2,1 1,7 1,9
USA 2,6 1,6 2,2
Giappone 1,2 1,0 1,2
Area Euro 2,0 1,8 1,7
Paesi emergenti 4,2 4,1 4,3

(a) Fonte: DG-Ecfin, FMI, OEF

(b) Media tra importazioni ed esportazioni

 

Nel 2017 i prezzi delle principali materie prime industriali sono previsti in aumento seppure con diverse intensità. Il raggiungimento dell’accordo tra i paesi produttori sui tagli alla produzione di greggio e la ripresa della domanda internazionale dovrebbero spingere al rialzo i corsi petroliferi. Il tasso di cambio dell’euro nei confronti del dollaro è rimasto sostanzialmente stabile nella media del 2016 ed è atteso in lieve deprezzamento nei prossimi mesi.

 

 

 

 

Nei primi due mesi del 2017, il commercio in volume ha mostrato segnali intermittenti (+1,0% a gennaio e -0,6% a febbraio) risentendo dell’andamento negativo delle importazioni delle economie avanzate, in particolare di Stati Uniti e Giappone, e dei paesi emergenti. Le dinamiche di crescita dei paesi avanzati e il rafforzamento del ciclo economico internazionale indicano prospettive di espansione degli scambi mondiali a ritmi più vivaci nella restante parte dell’anno.

Previsioni per l’economia italiana

Nel primo trimestre del 2017, il Pil ha registrato un ulteriore miglioramento (+0,2% la variazione congiunturale, +0,5 quella dell’area euro), consolidando in tal modo la fase di recupero avviata agli inizi del 2015. La diversa intensità della crescita rispetto a quella dell’area euro costituisce una caratteristica dell’attuale ciclo economico. Prendendo come riferimento il primo trimestre del 2015, il livello del Pil italiano è cresciuto dell’1,9% nei primi tre mesi del 2017. Nello stesso periodo il Pil dell’area euro è aumentato del 3,5%. Tra i principali paesi europei solo la Francia ha mostrato miglioramenti simili a quelli italiani (+2,1%).

Nel 2017 il Pil è previsto in aumento dell’1,0% supportato dal proseguimento della fase espansiva della domanda interna (1,1 punti percentuali il contributo al netto delle scorte). I consumi delle famiglie forniranno un apporto rilevante alla crescita seppure con una intensità meno accentuata di quella registrata nel biennio precedente. Anche gli investimenti contribuiranno in misura significativa al miglioramento del Pil con tassi di crescita in linea con quelli dell’anno precedente.

La ripresa del commercio internazionale è attesa rafforzare la dinamica delle esportazioni e delle importazioni. Nel complesso nel 2017 il contributo estero risulterebbe lievemente negativo (-0,1 punti percentuali).

Rallentamento dei consumi

Nel 2016, a seguito del rallentamento iniziato nella seconda parte dell’anno, la spesa delle famiglie residenti e ISP ha segnato una decelerazione (+1,4%) sostenuta da un incremento del reddito disponibile e del potere d’acquisto (+1,6% per entrambi gli aggregati). Tutte le componenti di spesa hanno contribuito in maniera diffusa al rallentamento ad eccezione dei beni non durevoli. In particolare la spesa per servizi ha seguito una dinamica molto contenuta. Nel 2016 nel confronto con l’area euro la spesa per famiglie residenti e ISP ha evidenziato una dinamica più vivace (+2,0%). Tra i maggiori paesi europei, la Spagna ha segnato il tasso di crescita più elevato della spesa per consumi (+3,2%) mentre Germania e Francia hanno registrato aumenti in linea con la media dell’area euro (rispettivamente +2,0% e +1,9%).

Nel 2017, in Italia, la spesa delle famiglie residenti e ISP è attesa aumentare, seppure a un tasso più contenuto rispetto al biennio precedente (+1,0%) influenzata dai miglioramenti sul mercato del lavoro, dalla ripresa dell’inflazione e del conseguente contenimento del potere di acquisto.

Consolidamento della crescita degli investimenti

Nel 2016 è proseguita la crescita degli investimenti fissi lordi (+2,9%). La dinamica positiva del processo di accumulazione del capitale è stata guidata dal marcato aumento della componente dei mezzi di trasporto e da quello, più contenuto, degli impianti, macchinari e armamenti. Il settore delle costruzioni ha registrato un aumento più moderato (+1,1%) proseguendo la fase di ripresa avviata nel 2015. Nel 2016 nell’area euro la dinamica degli investimenti è stata più sostenuta (+3,7%), ma Germania (+2,3%) e Francia (+2,8%) hanno registrato variazioni inferiori rispetto all’Italia.

Per il 2017 si prevede il consolidamento della ripresa del processo di accumulazione (+3,0%), trainato dagli investimenti in macchine e attrezzature e dalle costruzioni residenziali.

Accelerazione del commercio estero

Nel 2016 le esportazioni italiane di beni e servizi hanno registrato una dinamica più debole di quella dell’anno precedente (+2,4%), in linea con l’evoluzione degli altri paesi dell’area euro, in particolare Germania e Francia. Le importazioni hanno invece segnato un aumento più contenuto (+2,9%) rispetto alla media dell’area euro.

Nel primo trimestre del 2017, secondo le statistiche sul commercio con l’estero di beni, le esportazioni di beni italiani in volume hanno segnato una variazione congiunturale positiva (+3,0%) guidata principalmente dalla domanda proveniente dai paesi extra Ue (+4,7%) e in misura minore dall’area Ue (+1,6%). Nello stesso periodo, le importazioni di beni in volume hanno mostrato una dinamica leggermente più vivace (+3,3%) a seguito dell’accelerazione degli acquisti provenienti dai paesi extra Ue (+6,7%) e in misura più contenuta dall’area Ue (+1,1%).

Nella media del 2017, il miglioramento del ciclo economico internazionale porterebbe a un rafforzamento sia delle esportazioni (+3,5%) sia delle importazioni (+4,4%) di beni e servizi.

La crescita più marcata delle importazioni rispetto alle esportazioni si rifletterebbe in una lieve diminuzione dell’ampio avanzo commerciale.

Crescita moderata dell’occupazione

Nel 2016, gli occupati sono aumentati di 293 mila unità (+1,3%), mentre l’input di lavoro, è salito di 323 mila unità di lavoro (+1,4%), con un ritmo superiore a quello del Pil. Anche in Germania si è registrata un’elevata reattività dell’occupazione alla crescita dell’output: all’aumento del Pil (+1,9%) si è associata un’accelerazione dell’occupazione (+2,9%). In Spagna la dinamica dell’occupazione (+2,7%) si è invece mantenuta su tassi inferiori alla crescita del Pil (+3,2%).

L’espansione dell’occupazione in Italia ha interessato in particolare i servizi: l’aumento nel terziario ha costituito il 96,4% dell’incremento totale netto degli occupati, con tassi più significativi nei comparti dell’attività dei servizi di alloggio e ristorazione, di trasporto e magazzinaggio e dei servizi alle imprese. Nell’area euro tale quota è stata pari all’83,3%.

Gli occupati con titolo di studio[1] terziario sono aumentati (+2,4%), ma a un ritmo di crescita inferiore rispetto alla media dell’area euro (+3,3%). Il miglioramento dell’occupazione ha interessato anche la categoria con un titolo di studio primario (+0,6%), a fronte di una stabilità registrata mediamente nell’area dell’euro. Le differenze hanno riguardato anche l’evoluzione dell’occupazione per forma contrattuale. Nel 2016 il numero degli occupati con contratto a tempo parziale ha registrato un incremento superiore a quello dell’area euro (rispettivamente +2,6% e +1,6%), mentre per i contratti temporanei la dinamica è stata relativamente più contenuta nel nostro paese (+1,7% verso +3,1% nell’area euro). Nel 2016 nonostante il consistente aumento degli occupati complessivi, il tasso di disoccupazione è diminuito di soli due decimi di punto rispetto al 2015, attestandosi all’11,7%; ciò ha determinato un ampliamento del divario con l’area euro. E’ proseguita la fase di moderazione salariale: le retribuzioni lorde di fatto, per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno sono risultate in lieve ripresa (+0,7% nel 2016 e +0,4% nel 2015).

Nel 2017, l’occupazione, espressa in termini di unità di lavoro, è prevista crescere (+0,7%) mentre il tasso di disoccupazione è atteso in moderata diminuzione (11,5%), mantenendosi distante da quello della media dell’area euro. Nell’anno in corso, le retribuzioni per dipendente continueranno a mostrare una dinamica moderata ma superiore a quella dello scorso anno (+0,9%). La dinamica della produttività tornerebbe positiva.

Inflazione in accelerazione

Nei primi mesi dell’anno l’inflazione al consumo ha segnato una accelerazione. Il recupero rispetto ai minimi toccati nella prima parte del 2016 si è manifestato con evidenza tra l’autunno scorso e l’inizio della primavera: il ritmo di crescita su base annua dei prezzi al consumo (NIC) è aumentato passando da -0,2% di ottobre 2016 a +1,9% di aprile. La ripresa va attribuita prevalentemente all’inversione di tendenza del contributo (fortemente disinflazionistico negli ultimi tre anni) del raggruppamento degli energetici, che hanno scontato i rincari delle quotazioni del petrolio e la contestuale perdita di valore dell’euro; all’inizio dell’anno, inoltre, condizioni climatiche sfavorevoli hanno indotto forti rialzi nei prezzi degli alimentari non lavorati. Anche al netto di queste componenti, l’inflazione è risultata in aumento dall’autunno dello scorso anno, ma a un passo più contenuto rispetto all’indice complessivo (+1,1% in aprile su base annua).

Nel 2016 la dinamica inflativa italiana, come nel 2013 e 2014, è risultata inferiore alla media dell’area euro: -0,1% la variazione dell’indice armonizzato per l’Italia a fronte del +0,2% dell’Ue. Al netto di energetici e alimentari, il divario a nostro favore è stato ancora più ampio (0,4 punti percentuali in meno la crescita in Italia), grazie a un’inflazione nei servizi molto più bassa rispetto alla media europea.

La risalita dell’inflazione tra il 2016 e i primi mesi del 2017 ha interessato la zona euro secondo profili, tempistiche e intensità differenti tra paesi. Già dall’ultimo trimestre 2016 il ritmo di crescita dei prezzi nelle maggiori economie dell’area si è notevolmente intensificato. Per il nostro Paese il recupero è stato più lento, scontando anche lo scarso dinamismo delle componenti di fondo, come effetto di un quadro economico meno favorevole. Ancora nel primo trimestre 2017 la dinamica inflativa italiana è risultata inferiore a quella dell’area e dei principali paesi partner sia per l’indice complessivo sia per la misura che esclude le componenti volatili. La core inflation, in Germania e Spagna, ha mostrato un tasso tendenziale (rispettivamente +1,0% e +1,1%) più elevato di Italia e Francia, (rispettivamente +0,6% e +0,5%). In aprile, per la prima volta dopo un anno il differenziale ha segnato una inversione di segno, diventando a nostro sfavore sia per l’inflazione complessiva sia per la componente di fondo.

Dopo l’impennata di questi primi mesi, legata all’evoluzione dei prezzi delle componenti volatili, nel corso dell’anno l’inflazione in Italia è attesa seguire un profilo più regolare. La ripresa dell’inflazione sarà attenuata anche dalle minori pressioni delle componenti interne di costo. In presenza di una crescita moderata dei consumi e di aumenti salariali ancora limitati, la dinamica di fondo dell’inflazione segnerà un aumento leggermente più sostenuto rispetto al 2016. Nel 2017, la crescita del deflatore della spesa delle famiglie si attesterà in media all’1,4%, dopo due anni di crescita nulla; il deflatore del Pil registrerà una variazione più contenuta (0,8%), rispecchiando le minori spinte delle componenti interne.

Revisioni del precedente quadro previsivo

Rispetto a novembre 2016, la previsione del tasso di crescita del Pil per l’anno corrente è stata rivista al rialzo di 0,1 punti percentuali. Nell’attuale quadro previsivo si ipotizza una dinamica più sostenuta del commercio mondiale che favorirebbe le esportazioni riducendo il contributo negativo della componente estera netta.

 

 

[1] Dati Eurostat relativi agli occupati dai 15 ai 64 anni. Superiore o terziario livelli 5-8 della classificazione Isced; primario, livelli 1-2 della classificazione Isced

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150 milioni di euro per il Fondo efficienza energetica Ecco come ottenere un finanziamento

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Questo inizio 2018 potrebbe portare ad un’altra ottima notizia per quello che riguarda la strategia energetica italiana. Proprio in questi giorni infatti la Corte dei Conti sta vagliando il decreto di costituzione del Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica firmato dal Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e dal Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda.

Il decreto consentirebbe a pubblici e privati di chiedere ed ottenere finanziamenti per interventi di efficienza energetica su edifici, strutture e processi produttivi. Ed anzi a tal proposito è importante sottolineare che la società Invitalia è già impegnata per valutare proposte, così come centinaia di aziende energetiche al lavoro per rivedere i processi energetici pubblici. Invitalia infatti gestirà il Fondo, che ha natura rotativa ed è coperto già dai primi 150 milioni di euro.

Decisamente una bella somma, a cui si aggiungerà un ulteriore introito annuale da 35 milioni di euro, destinato dal Ministero di Calenda fino al 2020. Un impegno concreto per sostenere tantissimi progetti di abbattimento di emissioni inquinanti, che sarà sostenuto anche dal già citato Ministero dell’Ambiente (anche qui è già stata annunciata disponibilità di risorse).

Di seguito alcuni degli interventi eseguibili finanziabili: si va dall’illuminazione pubblica alla trasformazione di caldaie, dalle reti per il teleriscaldamento all’installazione di apparecchiature ecocompatibili, passando addirittura per l’ammodernamento di centrali termiche.

Un sistema dunque che sembra aprire le porte a forme di paternariato pubblico-privato e che andrà ancora più incontro alle esigenze dei cittadini se consideriamo che la Legge di Stabilità 2018 ha ampliato anche i meccanismi di eco-prestiti ed eco-bonus.

Comunicato associazione consumatori CODICI

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Sacchetti bio: occhio allo scontrino

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Codici: verificate che non vi vengano addebitati se non li utilizzate

E’ di questi giorni la notizia che i consumatori, da quando è stato imposto il pagamento dei sacchetti bio, stanno cambiando abitudini di acquisto preferendo i prodotti confezionati, generando quindi molti più rifiuti, smascherando la praticamente inesistente anima “ambientalista” del provvedimento.


Poiché molti, tra cui il nostro segnalatore, scelgono il prodotto confezionato proprio per protesta contro questo ennesimo balzello, è facile immaginare la rabbia del Consumatore che si è visto addebitare, su un prodotto confezionato, un inesistente sacchetto bio.

Ad onor del vero, il Punto Vendita ha immediatamente restituito la somma al consumatore e rettificato l’errore nei loro archivi, ma se il consumatore non se ne fosse accorto?

Invitiamo quindi tutti gli esercenti, soprattutto la Grande Distribuzione, ad adottare i sacchetti di carta riciclata, o addirittura i sacchetti di carta in materiale compostabile, prodotti realmente amici dell’ambiente insomma.

Soprattutto però invitiamo i consumatori a verificare sempre sullo scontrino se il numero di sacchetti pagati coincida con quelli utilizzati.

L’errore è sempre dietro l’angolo ma, chissà perché, raramente è a favore del consumatore.

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GAS: LE VERITA’ NON DETTE SUL PIANO DI SOSTITUZIONE DEI CONTATORI

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fonte: orizzontenergia.it

Il piano di sostituzione dei contatori del gas è in corso già da diversi mesi; sono numerosi i consumatori che hanno ricevuto la notifica di sostituzione del contatore dal proprio operatore. L’Associazione Codici precisa che la sostituzione non è obbligatoria per ogni consumatore: se infatti il nostro contatore non ha più di 15 anni di attività non è necessaria la sostituzione. Nel corso dell’articolo vengono forniti maggiori dettagli in merito.Migliaia di consumatori stanno ricevendo le lettere dal proprio distributore locale per la sostituzione del contatore del vecchio contatore meccanico del gas con il nuovo apparecchio elettronico che consente la tele-lettura dei consumi a distanza.

Questa sostituzione, in capo al distributore locale, è dettata da una delibera dell’Aeegsi n. 631/2013/R/gas del 27 Dicembre 2013, la quale prevede l’installazione dei contatori tele-letti. Questi dovrebbero facilitare la lettura attraverso display e la trasmissione del dato di lettura.

Ricordiamo al consumatore che non è obbligato a sostituire il contatore del gas come invece scritto nella lettera che viene recapitata a casa, infatti, come ci spiega Luigi Gabriele (Responsabile Affari Istituzionali e regolatori di CODICI): “In capo all’utente non c’è alcun obbligo di sostituzione del contatore”. “È il distributore ad essere obbligato a garantire che i contatori funzionino e ogni 15 anni “dovrebbe” fare un controllo metrico su ogni apparecchio per verificare che risponda alle condizioni metrico legali”.

Ma questi controlli hanno un costo elevato per i distributori che quindi preferiscono sostituire direttamente i contatori, ricevendo poi una cospicua remunerazione, prevista dalla stessa delibera dell’Autorità. Solo Italgas incasserà 3 miliardi e mezzo di euro da questa operazione.

L’unico obbligo che ha il consumatore è quello di accertarsi che il proprio contatore funzioni correttamente dopo 15 anni di vita. Ne deriva che, se il nostro apparecchio ha più di 15 anni, non siamo nelle condizioni di rifiutare l’operazione di sostituzione, mentre se abbiamo un contatore più moderno possiamo evitarla.

Il piano di installazione ha diverse scadenze a seconda del contatore e della dimensione del distributore.
Ad esempio al 30 Giugno 2017, secondo lo stato di avanzamento del piano di sostituzione dei contatori domestici pubblicato sul sito di Italgas Reti, risultano installati il 27% contatori, pari a 1.680.000 unità. L’obiettivo al 31 Dicembre 2018 è del 52% a fronte di un obiettivo minimo del 50% fissato dall’Autorità.

gas meter

L’operazione di sostituzione dei contatori del gas è sostanzialmente analoga a quella dei contatori dell’energia elettrica, ma ha fatto meno rumore perché c’è una differenza sostanziale – spiega Luigi Gabriele – Nel settore del gas, a differenza di quello dell’energia elettrica, la distribuzione è parcellizzata in un numero molto consistente di distributori, soprattutto a livello locale con decine di municipalizzate”.

Secondo l’ultima rilevazione dell’Aeegsi, in Italia il 50% delle fatture è ancora basato su consumi stimati e da anni le associazioni dei consumatori denunciano che milioni di contatori non vengono letti almeno una volta all’anno, come previsto dalle delibere dell’Autorità. Ed è anche per questo che i distributori si stanno affrettando a sostituire i contatori per cercare di riallinearsi con le letture.

CodiciCodici non ha aderito al Protocollo di intesa con Italgas; nonostante questa operazione massiva, non crediamo che magicamente avverrà la fine delle letture stimate e dei maxiconguagli, perché il distributore pur essendo remunerato in bolletta attraverso gli oneri di sistema non adempie ai propri obblighi.  Inoltre l’operatore, nella lettera recapitata a casa dei consumatori, continua ad affermare che il cliente non può rifiutare la sostituzione del contatore; noi ribadiamo che l’obbligo è in capo al distributore non al consumatore e quest’ultimo può liberamente scegliere di sostituirlo in base al fatto che il contatore abbia o meno 15 anni.

Il problema di detenere in modo esclusivo il dato di misura  conferisce al distributore un potere immenso e da questo deriva la madre di tutti i problemi, ovvero i maxiconguagli e le stime.

E’ stato sempre iniquo retribuire automaticamente in bolletta un’operazione che non veniva svolta e che nemmeno in futuro lo sarà, dato che anche il nuovo smart meter sarà tele-letto.

 

Articolo redatto da Codici in collaborazione con Orizzontenergia

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