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Economia: ecco cosa prevede l’ISTAT per l’Italia

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< Nel 2017 si prevede un aumento del prodotto interno lordo (Pil) pari all’1,0% in termini reali. Il tasso di crescita è lievemente superiore a quello registrato nel 2016 (+0,9%, Prospetto 1).

< La domanda interna al netto delle scorte contribuirebbe positivamente alla crescita del Pil per 1,1 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta sarebbe marginalmente negativo (-0,1 punti percentuali) e nulla la variazione delle scorte.

< La spesa delle famiglie e delle ISP in termini reali è stimata in aumento dell’1,0%, in rallentamento rispetto al 2016. La crescita dei consumi continuerebbe ad essere alimentata dai miglioramenti del mercato del lavoro, solo parzialmente limitati dal rialzo atteso dei prezzi al consumo.

< L’attività di investimento è attesa consolidarsi sui ritmi di crescita registrati nel 2016,  beneficiando anche degli effetti positivi sul mercato del credito derivanti dal proseguimento della politica monetaria espansiva della Banca centrale europea (+3,0%).

< Il miglioramento dei livelli occupazionali dovrebbe proseguire nel 2017 (+0,7% in termini di unità di lavoro) ma in decelerazione rispetto agli anni precedenti. La riduzione della disoccupazione osservata negli ultimi anni proseguirebbe anche nel 2017, con un tasso previsto pari all’11,5%.

< Una ripresa più accentuata del processo di accumulazione del capitale, legata al miglioramento delle aspettative delle imprese, costituirebbe un ulteriore stimolo per l’attività economica. I rischi al ribasso sono costituiti da una più moderata evoluzione del commercio internazionale e dall’eventuale riaccendersi di tensioni sui mercati finanziari. Le previsioni incorporano le misure descritte nel Documento di economia e finanza diffuso ad aprile 2017.

 

Prospetto 1. Previsioni per l’economia italiana – Pil e principali componenti

Anni 2014-2017, valori concatenati per le componenti di domanda; variazioni percentuali sull’anno precedente

  2014 2015 2016 2017
Prodotto interno lordo 0,1 0,8 0,9 1,0
Importazioni di beni e servizi fob 3,2 6,8 2,9 4,4
Esportazioni di beni e servizi fob 2,7 4,4 2,4 3,5
DOMANDA INTERNA INCLUSE LE SCORTE 0,2 1,4 1,0 1,2
Spesa delle famiglie residenti e delle ISP 0,3 1,6 1,4 1,0
Spesa delle AP -0,7 -0,7 0,6 0,1
Investimenti fissi lordi -2,3 1,6 2,9 3,0
CONTRIBUTI ALLA CRESCITA DEL PIL        
Domanda interna (al netto della variazione delle scorte) -0,4 1,1 1,4 1,1
Domanda estera netta -0,1 -0,5 -0,1 -0,1
Variazione delle scorte 0,6 0,2 -0,5 0,0
Deflatore della spesa delle famiglie residenti 0,2 0,0 0,0 1,4
Deflatore del prodotto interno lordo 1,0 0,7 0,8 0,8
Retribuzioni lorde per unità di lavoro dipendente 0,2 0,4 0,7 0,9
Unità di lavoro 0,2 1,0 1,4 0,7
Tasso di disoccupazione 12,7 11,9 11,7 11,5
Saldo della bilancia dei beni e servizi / Pil (%) 2,9 2,9 3,5 2,9

 

Il quadro internazionale

Rafforzamento del ciclo internazionale

Nel 2016 il ciclo economico internazionale ha mostrato un rallentamento che ha coinvolto prevalentemente le economie avanzate, in presenza di una sostanziale stabilità della crescita economica nei paesi emergenti. A partire dal secondo semestre si sono manifestati segnali di ripresa dell’attività internazionale proseguiti anche nei primi mesi del 2017. L’elevata incertezza sull’orientamento futuro delle politiche economiche nei paesi avanzati rappresenta tuttavia un rischio per l’evoluzione della crescita mondiale.

Negli Stati Uniti prosegue l’espansione dell’economia seppure su ritmi contenuti (+0,2% la crescita congiunturale in T1 2017). Nel mese di marzo, l’aumento dell’attività produttiva è stato accompagnato da un’accelerazione della spesa per consumi delle famiglie e del reddito disponibile. E’ proseguita la crescita dell’occupazione (+211.000 unità nel settore non agricolo) accanto alla diminuzione della disoccupazione (4,4% in aprile). Gli indicatori anticipatori per imprese e consumatori mantengono un orientamento positivo. Il consolidamento dell’economia potrebbe essere accompagnato da un aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve (Prospetto 2).

Nel 2016 nell’area euro l’attività economica è aumentata ma a ritmi più moderati rispetto all’anno precedente. Nel primo trimestre del 2017 la stima preliminare del Pil ha evidenziato un consolidamento della crescita (+0,5% rispetto al +0,4% in T4 2016). Per i prossimi mesi è previsto un proseguimento delle attuali dinamiche. La domanda interna continuerebbe a costituire il motore principale dello sviluppo. L’atteso andamento favorevole dei consumi delle famiglie rifletterebbe gli effetti positivi del mercato del lavoro (9,5% il tasso di disoccupazione a marzo) sul reddito disponibile. Il rialzo dei prezzi al consumo costituirebbe un freno solo parziale all’aumento della spesa per consumi. Per l’anno corrente si prevede il rafforzamento degli investimenti. Il miglioramento delle condizioni sul mercato del credito, agevolate dalla decisione della BCE di proseguire con il Quantitative easing, costituisce un importante elemento di stimolo; tuttavia, l’intensità moderata della ripresa economica potrebbe riflettersi in una dilatazione temporale dei piani di investimento delle imprese. Nel corso dell’anno, il rafforzamento del ciclo internazionale stimolerebbe l’accelerazione delle esportazioni mentre le importazioni si manterrebbero in linea con il ritmo dell’anno precedente, determinando un contributo nullo del saldo estero netto. Nel 2017 il Pil dell’area euro è atteso crescere dell’1,7%.

 

Prospetto 2. Principali variabili internazionali (a)

Anni 2015-2017, variazioni percentuali sull’anno precedente

  2015 2016 2017
Prezzo del Brent (dollari a barile) 52,4 43,5 51,7
Tasso di cambio dollaro/euro 1,110 1,107 1,084
Commercio mondiale, solo beni (volume) (b) 2,2 2,2 3,9
PRODOTTO INTERNO LORDO
Mondo 3,2 3,0 3,4
Paesi avanzati 2,1 1,7 1,9
USA 2,6 1,6 2,2
Giappone 1,2 1,0 1,2
Area Euro 2,0 1,8 1,7
Paesi emergenti 4,2 4,1 4,3

(a) Fonte: DG-Ecfin, FMI, OEF

(b) Media tra importazioni ed esportazioni

 

Nel 2017 i prezzi delle principali materie prime industriali sono previsti in aumento seppure con diverse intensità. Il raggiungimento dell’accordo tra i paesi produttori sui tagli alla produzione di greggio e la ripresa della domanda internazionale dovrebbero spingere al rialzo i corsi petroliferi. Il tasso di cambio dell’euro nei confronti del dollaro è rimasto sostanzialmente stabile nella media del 2016 ed è atteso in lieve deprezzamento nei prossimi mesi.

 

 

 

 

Nei primi due mesi del 2017, il commercio in volume ha mostrato segnali intermittenti (+1,0% a gennaio e -0,6% a febbraio) risentendo dell’andamento negativo delle importazioni delle economie avanzate, in particolare di Stati Uniti e Giappone, e dei paesi emergenti. Le dinamiche di crescita dei paesi avanzati e il rafforzamento del ciclo economico internazionale indicano prospettive di espansione degli scambi mondiali a ritmi più vivaci nella restante parte dell’anno.

Previsioni per l’economia italiana

Nel primo trimestre del 2017, il Pil ha registrato un ulteriore miglioramento (+0,2% la variazione congiunturale, +0,5 quella dell’area euro), consolidando in tal modo la fase di recupero avviata agli inizi del 2015. La diversa intensità della crescita rispetto a quella dell’area euro costituisce una caratteristica dell’attuale ciclo economico. Prendendo come riferimento il primo trimestre del 2015, il livello del Pil italiano è cresciuto dell’1,9% nei primi tre mesi del 2017. Nello stesso periodo il Pil dell’area euro è aumentato del 3,5%. Tra i principali paesi europei solo la Francia ha mostrato miglioramenti simili a quelli italiani (+2,1%).

Nel 2017 il Pil è previsto in aumento dell’1,0% supportato dal proseguimento della fase espansiva della domanda interna (1,1 punti percentuali il contributo al netto delle scorte). I consumi delle famiglie forniranno un apporto rilevante alla crescita seppure con una intensità meno accentuata di quella registrata nel biennio precedente. Anche gli investimenti contribuiranno in misura significativa al miglioramento del Pil con tassi di crescita in linea con quelli dell’anno precedente.

La ripresa del commercio internazionale è attesa rafforzare la dinamica delle esportazioni e delle importazioni. Nel complesso nel 2017 il contributo estero risulterebbe lievemente negativo (-0,1 punti percentuali).

Rallentamento dei consumi

Nel 2016, a seguito del rallentamento iniziato nella seconda parte dell’anno, la spesa delle famiglie residenti e ISP ha segnato una decelerazione (+1,4%) sostenuta da un incremento del reddito disponibile e del potere d’acquisto (+1,6% per entrambi gli aggregati). Tutte le componenti di spesa hanno contribuito in maniera diffusa al rallentamento ad eccezione dei beni non durevoli. In particolare la spesa per servizi ha seguito una dinamica molto contenuta. Nel 2016 nel confronto con l’area euro la spesa per famiglie residenti e ISP ha evidenziato una dinamica più vivace (+2,0%). Tra i maggiori paesi europei, la Spagna ha segnato il tasso di crescita più elevato della spesa per consumi (+3,2%) mentre Germania e Francia hanno registrato aumenti in linea con la media dell’area euro (rispettivamente +2,0% e +1,9%).

Nel 2017, in Italia, la spesa delle famiglie residenti e ISP è attesa aumentare, seppure a un tasso più contenuto rispetto al biennio precedente (+1,0%) influenzata dai miglioramenti sul mercato del lavoro, dalla ripresa dell’inflazione e del conseguente contenimento del potere di acquisto.

Consolidamento della crescita degli investimenti

Nel 2016 è proseguita la crescita degli investimenti fissi lordi (+2,9%). La dinamica positiva del processo di accumulazione del capitale è stata guidata dal marcato aumento della componente dei mezzi di trasporto e da quello, più contenuto, degli impianti, macchinari e armamenti. Il settore delle costruzioni ha registrato un aumento più moderato (+1,1%) proseguendo la fase di ripresa avviata nel 2015. Nel 2016 nell’area euro la dinamica degli investimenti è stata più sostenuta (+3,7%), ma Germania (+2,3%) e Francia (+2,8%) hanno registrato variazioni inferiori rispetto all’Italia.

Per il 2017 si prevede il consolidamento della ripresa del processo di accumulazione (+3,0%), trainato dagli investimenti in macchine e attrezzature e dalle costruzioni residenziali.

Accelerazione del commercio estero

Nel 2016 le esportazioni italiane di beni e servizi hanno registrato una dinamica più debole di quella dell’anno precedente (+2,4%), in linea con l’evoluzione degli altri paesi dell’area euro, in particolare Germania e Francia. Le importazioni hanno invece segnato un aumento più contenuto (+2,9%) rispetto alla media dell’area euro.

Nel primo trimestre del 2017, secondo le statistiche sul commercio con l’estero di beni, le esportazioni di beni italiani in volume hanno segnato una variazione congiunturale positiva (+3,0%) guidata principalmente dalla domanda proveniente dai paesi extra Ue (+4,7%) e in misura minore dall’area Ue (+1,6%). Nello stesso periodo, le importazioni di beni in volume hanno mostrato una dinamica leggermente più vivace (+3,3%) a seguito dell’accelerazione degli acquisti provenienti dai paesi extra Ue (+6,7%) e in misura più contenuta dall’area Ue (+1,1%).

Nella media del 2017, il miglioramento del ciclo economico internazionale porterebbe a un rafforzamento sia delle esportazioni (+3,5%) sia delle importazioni (+4,4%) di beni e servizi.

La crescita più marcata delle importazioni rispetto alle esportazioni si rifletterebbe in una lieve diminuzione dell’ampio avanzo commerciale.

Crescita moderata dell’occupazione

Nel 2016, gli occupati sono aumentati di 293 mila unità (+1,3%), mentre l’input di lavoro, è salito di 323 mila unità di lavoro (+1,4%), con un ritmo superiore a quello del Pil. Anche in Germania si è registrata un’elevata reattività dell’occupazione alla crescita dell’output: all’aumento del Pil (+1,9%) si è associata un’accelerazione dell’occupazione (+2,9%). In Spagna la dinamica dell’occupazione (+2,7%) si è invece mantenuta su tassi inferiori alla crescita del Pil (+3,2%).

L’espansione dell’occupazione in Italia ha interessato in particolare i servizi: l’aumento nel terziario ha costituito il 96,4% dell’incremento totale netto degli occupati, con tassi più significativi nei comparti dell’attività dei servizi di alloggio e ristorazione, di trasporto e magazzinaggio e dei servizi alle imprese. Nell’area euro tale quota è stata pari all’83,3%.

Gli occupati con titolo di studio[1] terziario sono aumentati (+2,4%), ma a un ritmo di crescita inferiore rispetto alla media dell’area euro (+3,3%). Il miglioramento dell’occupazione ha interessato anche la categoria con un titolo di studio primario (+0,6%), a fronte di una stabilità registrata mediamente nell’area dell’euro. Le differenze hanno riguardato anche l’evoluzione dell’occupazione per forma contrattuale. Nel 2016 il numero degli occupati con contratto a tempo parziale ha registrato un incremento superiore a quello dell’area euro (rispettivamente +2,6% e +1,6%), mentre per i contratti temporanei la dinamica è stata relativamente più contenuta nel nostro paese (+1,7% verso +3,1% nell’area euro). Nel 2016 nonostante il consistente aumento degli occupati complessivi, il tasso di disoccupazione è diminuito di soli due decimi di punto rispetto al 2015, attestandosi all’11,7%; ciò ha determinato un ampliamento del divario con l’area euro. E’ proseguita la fase di moderazione salariale: le retribuzioni lorde di fatto, per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno sono risultate in lieve ripresa (+0,7% nel 2016 e +0,4% nel 2015).

Nel 2017, l’occupazione, espressa in termini di unità di lavoro, è prevista crescere (+0,7%) mentre il tasso di disoccupazione è atteso in moderata diminuzione (11,5%), mantenendosi distante da quello della media dell’area euro. Nell’anno in corso, le retribuzioni per dipendente continueranno a mostrare una dinamica moderata ma superiore a quella dello scorso anno (+0,9%). La dinamica della produttività tornerebbe positiva.

Inflazione in accelerazione

Nei primi mesi dell’anno l’inflazione al consumo ha segnato una accelerazione. Il recupero rispetto ai minimi toccati nella prima parte del 2016 si è manifestato con evidenza tra l’autunno scorso e l’inizio della primavera: il ritmo di crescita su base annua dei prezzi al consumo (NIC) è aumentato passando da -0,2% di ottobre 2016 a +1,9% di aprile. La ripresa va attribuita prevalentemente all’inversione di tendenza del contributo (fortemente disinflazionistico negli ultimi tre anni) del raggruppamento degli energetici, che hanno scontato i rincari delle quotazioni del petrolio e la contestuale perdita di valore dell’euro; all’inizio dell’anno, inoltre, condizioni climatiche sfavorevoli hanno indotto forti rialzi nei prezzi degli alimentari non lavorati. Anche al netto di queste componenti, l’inflazione è risultata in aumento dall’autunno dello scorso anno, ma a un passo più contenuto rispetto all’indice complessivo (+1,1% in aprile su base annua).

Nel 2016 la dinamica inflativa italiana, come nel 2013 e 2014, è risultata inferiore alla media dell’area euro: -0,1% la variazione dell’indice armonizzato per l’Italia a fronte del +0,2% dell’Ue. Al netto di energetici e alimentari, il divario a nostro favore è stato ancora più ampio (0,4 punti percentuali in meno la crescita in Italia), grazie a un’inflazione nei servizi molto più bassa rispetto alla media europea.

La risalita dell’inflazione tra il 2016 e i primi mesi del 2017 ha interessato la zona euro secondo profili, tempistiche e intensità differenti tra paesi. Già dall’ultimo trimestre 2016 il ritmo di crescita dei prezzi nelle maggiori economie dell’area si è notevolmente intensificato. Per il nostro Paese il recupero è stato più lento, scontando anche lo scarso dinamismo delle componenti di fondo, come effetto di un quadro economico meno favorevole. Ancora nel primo trimestre 2017 la dinamica inflativa italiana è risultata inferiore a quella dell’area e dei principali paesi partner sia per l’indice complessivo sia per la misura che esclude le componenti volatili. La core inflation, in Germania e Spagna, ha mostrato un tasso tendenziale (rispettivamente +1,0% e +1,1%) più elevato di Italia e Francia, (rispettivamente +0,6% e +0,5%). In aprile, per la prima volta dopo un anno il differenziale ha segnato una inversione di segno, diventando a nostro sfavore sia per l’inflazione complessiva sia per la componente di fondo.

Dopo l’impennata di questi primi mesi, legata all’evoluzione dei prezzi delle componenti volatili, nel corso dell’anno l’inflazione in Italia è attesa seguire un profilo più regolare. La ripresa dell’inflazione sarà attenuata anche dalle minori pressioni delle componenti interne di costo. In presenza di una crescita moderata dei consumi e di aumenti salariali ancora limitati, la dinamica di fondo dell’inflazione segnerà un aumento leggermente più sostenuto rispetto al 2016. Nel 2017, la crescita del deflatore della spesa delle famiglie si attesterà in media all’1,4%, dopo due anni di crescita nulla; il deflatore del Pil registrerà una variazione più contenuta (0,8%), rispecchiando le minori spinte delle componenti interne.

Revisioni del precedente quadro previsivo

Rispetto a novembre 2016, la previsione del tasso di crescita del Pil per l’anno corrente è stata rivista al rialzo di 0,1 punti percentuali. Nell’attuale quadro previsivo si ipotizza una dinamica più sostenuta del commercio mondiale che favorirebbe le esportazioni riducendo il contributo negativo della componente estera netta.

 

 

[1] Dati Eurostat relativi agli occupati dai 15 ai 64 anni. Superiore o terziario livelli 5-8 della classificazione Isced; primario, livelli 1-2 della classificazione Isced

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Consumatori

Luce e gas, via al portale statale ma senza comparare le offerte – da Il Fatto Quotidiano

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Fonte: Il Fatto Quotidiano del 16 luglio 2018, in edicola

di Patrizia De Rubertis

Verso la liberalizzazione . I milioni di euro di multa inflitti a Eni per la scorretta fatturazione dei consumi

Il provvedimento dell’Antitrust trae origine dalle segnalazioni dei consumatori che hanno lamentato maxi conguagli sulle bollette del 2007 Luce e gas, via al portale statale ma senza comparare le offerte.

La piattaforma dell’Authority riporta i prezzi del mercato libero e non quelli del tutelato » 

Ventidue milioni di consumatori dell’energia e 18 milioni del gas entro il primo luglio 2019 dovranno obbligatoriamente passare al mercato libero, così come ha deciso il ddl Concorrenza. Ma, salvo un ulteriore slittamento deciso dal governo nei prossimi mesi, questo passaggio iniziato nel 2009 potrebbe essere “subito” dalle famiglie che ignorano l’avvento della rivoluzione che mette fine al mercato libero. Con la concreta possibilità, tuttavia, di non scegliere il nuovo gestore che soddisfi le proprie esigenze e il serio pericolo di pagare una bolletta più cara. Tanto che, secondo un sondaggio effettuato dall’associazione Codici, un terzo delle famiglie non sa quanto spende davvero in elettricità e gas, mentre 1’80% ignora addirittura il tipo mercato in cui si trova. COSÌ, se la liberalizzazione del mercato nasce da un’esigenza di maggior concorrenza tra gli operatorie di più ampi margini di guadagno che possano portare a maggiori investimenti sul settore, le offerte “libere” già presenti sul mercato non sempre si sono rivelate convenienti. Senza giri diparole, quello che difatto ha sempre bloccato il passaggio (nel 2016 ultimo dato disponibile nel mercato libero c’era solo il 34,4% dei clienti domestici dell’elettricità e poco meno del 38% del gas) è la paura della mancanz a di trasparenza. Fino ad oggi, infatti, chi ha abbandonato consapevolmente il mercato libero (ma è alta lapercentuale dei clienti ai quali sono stati “estorti” contratti stipulati tramite reti di agenti che operano porta a porta o attraverso il teleselling), dopo la scadenza del primo anno quello su cui solitamente viene applicata una forte scontistica si è ritrovato a pagare più di prima. Mentre solo i più smanettoni che hanno sottoscritto i contratti via web sono riusciti a risparmiare fino al13%, secondole elaborazionidiRef Ricerche. Facciamo chiarezza. Alle decine di operatori di call center e agli emissari porta a porta che in queste settimane stanno telefonando o scampanellando a casa per comunicare che entro il mese in corso bisogna passare al mercato libero, va subito risposto che c’è ancora un anno di tempo per prendere una decisione così importante che vede sul piatto migliaia di euro all’anno che si sborsano per le bollette della luce e del gas. La scomparsa del mercato a maggior tutela significa, infatti, scegliere personalmente il proprio fornitore (come si fa con la telefonia), dal momento che non ci sarà più un garante, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera), che ogni tre mesi stabilisce il prezzo di luce e gas. Un importo, frutto dell’acquisto collettivo di energia senza ricarichi, salvo i rialzi che si registrano solitamente per la corsa del petrolio. E che per ilterzo trimestre equivalgono a un +6,5% per l’elettricità e il +8,2% per il gas, che per una famiglia tipo equivalgono a un aumento di spesa da 24 euro all’anno.

COME FARE, quindi, a decidere a quale gestore affidarsi, la forma contrattuale da sottoscrivere (monoraria, bioraria, multioraria) e la condizione di prezzo (fissa, variabile)? E perché proprio queste tre domande? Sono i quesiti che pone il “Portale offerte”, il sito operativo da inizio mese e realizzato dall’Acquirente Unico sulla base delle indicazioni fornite dall’Arera. Iniziativalodevole che dovrebbe aiutare le famiglie a individuare l’offerta più vantaggiosa rispetto al proprio profilo di consumo visualizzando le cosiddette offerte “placet”, vale a dire le proposte commerciali per i clienti domestici che contengono un prezzo determinato dal venditore, ma a condizioni contrattuali e struttura di prezzo definiti dall’Authority. Noi abbiamo fatto la prova sul campo. Quasi impossibile trovare il sito che non solo non è indicizzato sui motori di ricerca, ma non è neanche promosso sul sito dell’Arera, dove tra i banner in bella evidenza, campeggia ancora il “Trova offerte”, il vecchio comparatore. Poi, una volta che si inseriscono i dati, l’offerta del fornitore che esce è alquanto improbabile: un gruppo sconosciuto che riconduce a un sito assi lontano dal concetto di trasparenza tariffaria. “Questo portale ingenera solo confusione in un settore già di per sé molto complicato”, commenta Luigi Gabriele di Codici. Che spiega: “Peccato che si siano dimenticati di comparare queste offerte con il prezzo del servizio ditutela, ossia proprio con il parametro di riferimento piu importante; inoltre mancano le offerte green, qualsiasi informazione sui bonus destinate alle fasce più deboli”. E dal nostro . Dal canto suo l’Acquirente unico si discolpa spiegando che il sito è in fase di rodaggio e che la comparazione tra le offerte avverrà per gradi: a dicembre verranno pubblicate tutte le offerte esistenti sul mercato. Ma il peccato originale della mancata comparazione con il prezzo della tutela resterà.

L’aumento della spesa per luce (+6,5%) e gas (+8,2%) della famiglia tipo nel mercato tutelato per il terzo trimestre 34,4% La quota dei clienti domestici che nel 2016 sono passati al mercato libero dell’elettricità Sul fronte del gas, la percentuale è poco meno del 38% 21% La quota totale sul mercato libero che detiene Enel. Edison è al 6,1%, Eni al 5,5% e agli altri operatori va il 24,9% Alt 1.6 r 72). tr. . r. . 41 ».. . 1¦Igh tie ” Contratto Placet È la nuova proposta ibrida che i rivenditori devono fornire per agevolare gli utenti

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Consumatori

Bollette LUCE E GAS – Bomba ad orologeria per il governo giallo-verde

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di Luigi Gabriele – (ringrazio per gli spunti tecnici Giuseppe Dell’Acqua Brunone- Markettaro dell’energia)

Dalla relazione annuale ARERA relativa all’anno 2017 sul settore Elettrico,  relazione che l’Autorità avrebbe dovuto presentare alle Camere come prevede la legge e che invece, per la prima volta nella storia, non è stato fatto, emerge una situazione a tinte fosche e potenzialmente una bomba per il Governo in carica, in vista della piena liberalizzazione del luglio 2019.

Un’Autorità di regolazione che decide di non adempiere a questo obbligo normativo, pubblicando unicamente sul proprio sito una relazione dalla quale appare chiaro che 3 soli operatori coprono il 45% del mercato mentre il 75% è suddiviso tra 16, ci lascia con l’amaro in bocca e con più di qualche dubbio.

Cosa emerge? Sul libero mercato, i primi 20 operatori hanno il 78% delle utenze, i restanti 544 hanno solo il 22% e più semplicemente che, si può essere un fornitore di energia anche con lo 0,01% del mercato e questo, se da una parte ci preoccupa, dall’altra ci rincuora per il fatto che in qualsiasi momento qualcuno con una tecnologia o una modalità dirompente potrebbe cambiare le carte in tavola.

Nel 2017 sono nati 22 nuovi fornitori e quasi sempre sono piccoli reseller molto aggressivi dal punto di vista commerciale, o molto fantasiosi, e questo non è una dramma, purché operino in maniera “pulita”.

Ben tre milioni ed 800 mila consumatori hanno cambiato fornitore almeno 1 volta, inoltre il tasso di switching sta crescendo sensibilmente. Sembra che siano orientati prevalentemente verso i principali operatori ma, tra sanzioni dell’Antitrust sempre più rilevanti sul profilo della reputazione e consumatori cavillosi che effettuano ricerche on line estremamente profilate, di fatto, tutto questo sta cambiando notevolmente il mercato, grazie anche al nostro ruolo che ci vede e ci vedrà sempre più presenti sui principali media nazionali nel parlare di utenze in vista della fine della tutela.

Lo attestano le domande più svariate che ci vengono rivolte e la forte esigenza nel comprendere cosa sta accadendo. Qualcosa quindi sta cambiando e prevediamo che molto cambierà nell’atteggiamento dei consumatori, ma soprattutto prevediamo che il luogo principale del cambiamento sarà la rete.

Non è un caso che il SUD abbia il più basso tasso di switching verso il libero mercato, questo dimostra ancora una volta che il cambiamento è un fattore comportamentale che, a mio avviso, seguirà la scia del mercato TLC prima, e delle assicurazioni, dei viaggi, dell’e-commerce poi.

Saranno i dispositivi e la tecnologia a cambiare tutto. Siamo già nell’era Blockchain, dell’IA, del quantum computing e dei big data, tutto quindi si fa molto più emozionante ed avvincente.

Ricapitolando: ci sono ancora 18 milioni di utenti nel servizio di tutela (61% del mercato) ma al 1° luglio 2019 dovranno necessariamente aver scelto. Bella sfida! Non ho mai visto nei miei 10 anni di esperienza nel consumerismo un cambiamento così radicale, se vogliamo disruptive.

 

Prevedo di tutto, ma soprattutto che gli elementi principali da tenere in considerazione saranno: reputazione e fidelizzazione.

Sul profilo commerciale appare interessante che solo il 14,6% abbia scelto un contratto dual fuel.

L’italiano comunque nel 63% dei casi preferisce la proposta monoraria (nonostante da sempre abituato alle fasce), l’84% preferisce il prezzo fisso come per il settore bancario nei mutui e solo il 5% gradisce una clausola di durata minima, questo significa che non ci piace essere sposati troppo a lungo a meno che non si tratti di una coppia felice.

Chi ha scelto opzioni aggiuntive, per il 45% è sensibile all’energia verde, un altro 45% ama la raccolta punti, il 5% prodotti per risparmio o efficienza energetica.  Insomma, basta con le lampadine e le lavatrici, il consumatore vuole energia pulita e sentirsi coccolato con dei regalini di tanto in tanto.

In tutto questo, il 3,8% degli utenti ha sottoscritto un contratto online, ma l’80% dei fornitori non prevede offerte Web(sic.). Ecco la super classifica show!

Stupisce che, tra tutti questi dati le quattro cose messe in campo per sostenere il passaggio verso la liberalizzazione, ovvero: tutela simile, portale offerte, offerta Placet e albo operatori, siano tutti e quattro un fallimento regolatorio ed operativo.

Quindi non stupirà se pronostichiamo che il Governo e il Parlamento avranno grossi grattacapi sia sotto l’assetto comunicativo che gestionale, quando si troveranno 30 milioni di italiani imbufaliti perché non hanno capito cosa fare e non troveranno nessun vantaggio!

Ricordiamo che nella nostra ultima indagine, su un campione di 2000 consumatori è emerso che gli italiani per l’80% non sanno cos’è il mercato libero e quello tutelato, ma soprattutto al 90% non conoscono il prezzo dell’energia e del gas.

Come gestire questa situazione, visto anche che ormai sulle nostre bollette il 60% di entrambe(luce e gas) serve a coprire oneri che nulla hanno a che vedere con la materia prima?

Cosa accadrà?

“Se le formiche si mettessero d’accordo potrebbero spostare un elefante”, quindi l’informazione degli utenti potrebbe spostare non solo le fette di mercato che prima abbiamo detto essere concentrate, ma anche l’orientamento e il giudizio politico sulle scelte energetiche.

In bocca al lupo a tutti

Di Luigi Gabriele

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Consumatori

Autostrade: rincari sui pedaggi delle A24 e A25 | Stangata del +12,89% dal 1° gennaio 2018

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CODICI si oppone all’aumento delle tariffe autostradali

L’Associazione CODICI contesta il continuo aumento dei pedaggi autostradali. In particolare, nella zona tra Roma e le aree interne del centro Italia, sulla A24 e A25, stiamo assistendo ad un ulteriore aumento che mette a duramente alla prova il diritto alla mobilità di tanti cittadini e pendolari che affrontano ogni giorno quelle tratte e devono far fronte a costi insostenibili, spesso non avendo alternative ferroviarie a disposizione.

Il Sottosegretario ai Trasporti Dell’Orco, nel recente incontro con i Sindaci di Lazio e Abruzzo, riconduce il problema al pronunciamento del Tar sulla concessione in atto con Società Strada dei Parchi spa, di proprietà dell’imprenditore Carlo Toto, concessionario sia della A24 che della A25 e assicura che farà accelerare l’aggiornamento del Piano Economico-Finanziario, a cui è legata la convenzione.

Le richieste più urgenti attualmente sono: la ridefinizione dei criteri di concessione al fine di garantire una tariffa adeguata per un’area interna svantaggiata, una gestione pubblica dei tratti, che quindi dovrebbero tornare all’Anas, il declassamento della tratta A24 da ‘montana’ a ‘non montana’ nel tratto laziale, il congelamento al 12% degli aumenti, oltre ad una riduzione tariffaria almeno per i pendolari, attraverso abbonamenti calmierati, annunciati ma mai realizzati.

Secondo il dossier realizzato da CODICI, la situazione delle Autostrade in Italia è critica proprio a causa di questo sistema di concessioni, penalizzato dalla mancanza di investimenti e di lavori per la manutenzione promessa dai Concessionari.

L’Associazione ritiene che sia necessario fare un punto sulla sicurezza delle nostre strade in Italia e  sulla gestione delle Concessioni, il controllo delle scadenze e i tempi per realizzare nuove gare d’appalto.

“Chiediamo al Ministero dei Trasporti una soluzione strutturale e programmatica che porti davvero a calmierare il prezzo delle tariffe autostradali –  afferma il Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli – Al cittadino che vede aumentare la tariffa autostradale del 2,5% l’anno, in modo immediato deve essere garantito un piano di lavoro che rispetti alcuni criteri per dare senso a questo continuo aumento dei prezzi”.

Per coloro che volessero approfondire l’argomento, invitiamo i lettori a seguire il servizio video sul tema: https://www.spazioconsumatori. tv/media-gallery/1530- autostrade-in-italia-dossier- codici-pochi-investimenti.html

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