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Economia: ecco cosa prevede l’ISTAT per l’Italia

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< Nel 2017 si prevede un aumento del prodotto interno lordo (Pil) pari all’1,0% in termini reali. Il tasso di crescita è lievemente superiore a quello registrato nel 2016 (+0,9%, Prospetto 1).

< La domanda interna al netto delle scorte contribuirebbe positivamente alla crescita del Pil per 1,1 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta sarebbe marginalmente negativo (-0,1 punti percentuali) e nulla la variazione delle scorte.

< La spesa delle famiglie e delle ISP in termini reali è stimata in aumento dell’1,0%, in rallentamento rispetto al 2016. La crescita dei consumi continuerebbe ad essere alimentata dai miglioramenti del mercato del lavoro, solo parzialmente limitati dal rialzo atteso dei prezzi al consumo.

< L’attività di investimento è attesa consolidarsi sui ritmi di crescita registrati nel 2016,  beneficiando anche degli effetti positivi sul mercato del credito derivanti dal proseguimento della politica monetaria espansiva della Banca centrale europea (+3,0%).

< Il miglioramento dei livelli occupazionali dovrebbe proseguire nel 2017 (+0,7% in termini di unità di lavoro) ma in decelerazione rispetto agli anni precedenti. La riduzione della disoccupazione osservata negli ultimi anni proseguirebbe anche nel 2017, con un tasso previsto pari all’11,5%.

< Una ripresa più accentuata del processo di accumulazione del capitale, legata al miglioramento delle aspettative delle imprese, costituirebbe un ulteriore stimolo per l’attività economica. I rischi al ribasso sono costituiti da una più moderata evoluzione del commercio internazionale e dall’eventuale riaccendersi di tensioni sui mercati finanziari. Le previsioni incorporano le misure descritte nel Documento di economia e finanza diffuso ad aprile 2017.

 

Prospetto 1. Previsioni per l’economia italiana – Pil e principali componenti

Anni 2014-2017, valori concatenati per le componenti di domanda; variazioni percentuali sull’anno precedente

  2014 2015 2016 2017
Prodotto interno lordo 0,1 0,8 0,9 1,0
Importazioni di beni e servizi fob 3,2 6,8 2,9 4,4
Esportazioni di beni e servizi fob 2,7 4,4 2,4 3,5
DOMANDA INTERNA INCLUSE LE SCORTE 0,2 1,4 1,0 1,2
Spesa delle famiglie residenti e delle ISP 0,3 1,6 1,4 1,0
Spesa delle AP -0,7 -0,7 0,6 0,1
Investimenti fissi lordi -2,3 1,6 2,9 3,0
CONTRIBUTI ALLA CRESCITA DEL PIL        
Domanda interna (al netto della variazione delle scorte) -0,4 1,1 1,4 1,1
Domanda estera netta -0,1 -0,5 -0,1 -0,1
Variazione delle scorte 0,6 0,2 -0,5 0,0
Deflatore della spesa delle famiglie residenti 0,2 0,0 0,0 1,4
Deflatore del prodotto interno lordo 1,0 0,7 0,8 0,8
Retribuzioni lorde per unità di lavoro dipendente 0,2 0,4 0,7 0,9
Unità di lavoro 0,2 1,0 1,4 0,7
Tasso di disoccupazione 12,7 11,9 11,7 11,5
Saldo della bilancia dei beni e servizi / Pil (%) 2,9 2,9 3,5 2,9

 

Il quadro internazionale

Rafforzamento del ciclo internazionale

Nel 2016 il ciclo economico internazionale ha mostrato un rallentamento che ha coinvolto prevalentemente le economie avanzate, in presenza di una sostanziale stabilità della crescita economica nei paesi emergenti. A partire dal secondo semestre si sono manifestati segnali di ripresa dell’attività internazionale proseguiti anche nei primi mesi del 2017. L’elevata incertezza sull’orientamento futuro delle politiche economiche nei paesi avanzati rappresenta tuttavia un rischio per l’evoluzione della crescita mondiale.

Negli Stati Uniti prosegue l’espansione dell’economia seppure su ritmi contenuti (+0,2% la crescita congiunturale in T1 2017). Nel mese di marzo, l’aumento dell’attività produttiva è stato accompagnato da un’accelerazione della spesa per consumi delle famiglie e del reddito disponibile. E’ proseguita la crescita dell’occupazione (+211.000 unità nel settore non agricolo) accanto alla diminuzione della disoccupazione (4,4% in aprile). Gli indicatori anticipatori per imprese e consumatori mantengono un orientamento positivo. Il consolidamento dell’economia potrebbe essere accompagnato da un aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve (Prospetto 2).

Nel 2016 nell’area euro l’attività economica è aumentata ma a ritmi più moderati rispetto all’anno precedente. Nel primo trimestre del 2017 la stima preliminare del Pil ha evidenziato un consolidamento della crescita (+0,5% rispetto al +0,4% in T4 2016). Per i prossimi mesi è previsto un proseguimento delle attuali dinamiche. La domanda interna continuerebbe a costituire il motore principale dello sviluppo. L’atteso andamento favorevole dei consumi delle famiglie rifletterebbe gli effetti positivi del mercato del lavoro (9,5% il tasso di disoccupazione a marzo) sul reddito disponibile. Il rialzo dei prezzi al consumo costituirebbe un freno solo parziale all’aumento della spesa per consumi. Per l’anno corrente si prevede il rafforzamento degli investimenti. Il miglioramento delle condizioni sul mercato del credito, agevolate dalla decisione della BCE di proseguire con il Quantitative easing, costituisce un importante elemento di stimolo; tuttavia, l’intensità moderata della ripresa economica potrebbe riflettersi in una dilatazione temporale dei piani di investimento delle imprese. Nel corso dell’anno, il rafforzamento del ciclo internazionale stimolerebbe l’accelerazione delle esportazioni mentre le importazioni si manterrebbero in linea con il ritmo dell’anno precedente, determinando un contributo nullo del saldo estero netto. Nel 2017 il Pil dell’area euro è atteso crescere dell’1,7%.

 

Prospetto 2. Principali variabili internazionali (a)

Anni 2015-2017, variazioni percentuali sull’anno precedente

  2015 2016 2017
Prezzo del Brent (dollari a barile) 52,4 43,5 51,7
Tasso di cambio dollaro/euro 1,110 1,107 1,084
Commercio mondiale, solo beni (volume) (b) 2,2 2,2 3,9
PRODOTTO INTERNO LORDO
Mondo 3,2 3,0 3,4
Paesi avanzati 2,1 1,7 1,9
USA 2,6 1,6 2,2
Giappone 1,2 1,0 1,2
Area Euro 2,0 1,8 1,7
Paesi emergenti 4,2 4,1 4,3

(a) Fonte: DG-Ecfin, FMI, OEF

(b) Media tra importazioni ed esportazioni

 

Nel 2017 i prezzi delle principali materie prime industriali sono previsti in aumento seppure con diverse intensità. Il raggiungimento dell’accordo tra i paesi produttori sui tagli alla produzione di greggio e la ripresa della domanda internazionale dovrebbero spingere al rialzo i corsi petroliferi. Il tasso di cambio dell’euro nei confronti del dollaro è rimasto sostanzialmente stabile nella media del 2016 ed è atteso in lieve deprezzamento nei prossimi mesi.

 

 

 

 

Nei primi due mesi del 2017, il commercio in volume ha mostrato segnali intermittenti (+1,0% a gennaio e -0,6% a febbraio) risentendo dell’andamento negativo delle importazioni delle economie avanzate, in particolare di Stati Uniti e Giappone, e dei paesi emergenti. Le dinamiche di crescita dei paesi avanzati e il rafforzamento del ciclo economico internazionale indicano prospettive di espansione degli scambi mondiali a ritmi più vivaci nella restante parte dell’anno.

Previsioni per l’economia italiana

Nel primo trimestre del 2017, il Pil ha registrato un ulteriore miglioramento (+0,2% la variazione congiunturale, +0,5 quella dell’area euro), consolidando in tal modo la fase di recupero avviata agli inizi del 2015. La diversa intensità della crescita rispetto a quella dell’area euro costituisce una caratteristica dell’attuale ciclo economico. Prendendo come riferimento il primo trimestre del 2015, il livello del Pil italiano è cresciuto dell’1,9% nei primi tre mesi del 2017. Nello stesso periodo il Pil dell’area euro è aumentato del 3,5%. Tra i principali paesi europei solo la Francia ha mostrato miglioramenti simili a quelli italiani (+2,1%).

Nel 2017 il Pil è previsto in aumento dell’1,0% supportato dal proseguimento della fase espansiva della domanda interna (1,1 punti percentuali il contributo al netto delle scorte). I consumi delle famiglie forniranno un apporto rilevante alla crescita seppure con una intensità meno accentuata di quella registrata nel biennio precedente. Anche gli investimenti contribuiranno in misura significativa al miglioramento del Pil con tassi di crescita in linea con quelli dell’anno precedente.

La ripresa del commercio internazionale è attesa rafforzare la dinamica delle esportazioni e delle importazioni. Nel complesso nel 2017 il contributo estero risulterebbe lievemente negativo (-0,1 punti percentuali).

Rallentamento dei consumi

Nel 2016, a seguito del rallentamento iniziato nella seconda parte dell’anno, la spesa delle famiglie residenti e ISP ha segnato una decelerazione (+1,4%) sostenuta da un incremento del reddito disponibile e del potere d’acquisto (+1,6% per entrambi gli aggregati). Tutte le componenti di spesa hanno contribuito in maniera diffusa al rallentamento ad eccezione dei beni non durevoli. In particolare la spesa per servizi ha seguito una dinamica molto contenuta. Nel 2016 nel confronto con l’area euro la spesa per famiglie residenti e ISP ha evidenziato una dinamica più vivace (+2,0%). Tra i maggiori paesi europei, la Spagna ha segnato il tasso di crescita più elevato della spesa per consumi (+3,2%) mentre Germania e Francia hanno registrato aumenti in linea con la media dell’area euro (rispettivamente +2,0% e +1,9%).

Nel 2017, in Italia, la spesa delle famiglie residenti e ISP è attesa aumentare, seppure a un tasso più contenuto rispetto al biennio precedente (+1,0%) influenzata dai miglioramenti sul mercato del lavoro, dalla ripresa dell’inflazione e del conseguente contenimento del potere di acquisto.

Consolidamento della crescita degli investimenti

Nel 2016 è proseguita la crescita degli investimenti fissi lordi (+2,9%). La dinamica positiva del processo di accumulazione del capitale è stata guidata dal marcato aumento della componente dei mezzi di trasporto e da quello, più contenuto, degli impianti, macchinari e armamenti. Il settore delle costruzioni ha registrato un aumento più moderato (+1,1%) proseguendo la fase di ripresa avviata nel 2015. Nel 2016 nell’area euro la dinamica degli investimenti è stata più sostenuta (+3,7%), ma Germania (+2,3%) e Francia (+2,8%) hanno registrato variazioni inferiori rispetto all’Italia.

Per il 2017 si prevede il consolidamento della ripresa del processo di accumulazione (+3,0%), trainato dagli investimenti in macchine e attrezzature e dalle costruzioni residenziali.

Accelerazione del commercio estero

Nel 2016 le esportazioni italiane di beni e servizi hanno registrato una dinamica più debole di quella dell’anno precedente (+2,4%), in linea con l’evoluzione degli altri paesi dell’area euro, in particolare Germania e Francia. Le importazioni hanno invece segnato un aumento più contenuto (+2,9%) rispetto alla media dell’area euro.

Nel primo trimestre del 2017, secondo le statistiche sul commercio con l’estero di beni, le esportazioni di beni italiani in volume hanno segnato una variazione congiunturale positiva (+3,0%) guidata principalmente dalla domanda proveniente dai paesi extra Ue (+4,7%) e in misura minore dall’area Ue (+1,6%). Nello stesso periodo, le importazioni di beni in volume hanno mostrato una dinamica leggermente più vivace (+3,3%) a seguito dell’accelerazione degli acquisti provenienti dai paesi extra Ue (+6,7%) e in misura più contenuta dall’area Ue (+1,1%).

Nella media del 2017, il miglioramento del ciclo economico internazionale porterebbe a un rafforzamento sia delle esportazioni (+3,5%) sia delle importazioni (+4,4%) di beni e servizi.

La crescita più marcata delle importazioni rispetto alle esportazioni si rifletterebbe in una lieve diminuzione dell’ampio avanzo commerciale.

Crescita moderata dell’occupazione

Nel 2016, gli occupati sono aumentati di 293 mila unità (+1,3%), mentre l’input di lavoro, è salito di 323 mila unità di lavoro (+1,4%), con un ritmo superiore a quello del Pil. Anche in Germania si è registrata un’elevata reattività dell’occupazione alla crescita dell’output: all’aumento del Pil (+1,9%) si è associata un’accelerazione dell’occupazione (+2,9%). In Spagna la dinamica dell’occupazione (+2,7%) si è invece mantenuta su tassi inferiori alla crescita del Pil (+3,2%).

L’espansione dell’occupazione in Italia ha interessato in particolare i servizi: l’aumento nel terziario ha costituito il 96,4% dell’incremento totale netto degli occupati, con tassi più significativi nei comparti dell’attività dei servizi di alloggio e ristorazione, di trasporto e magazzinaggio e dei servizi alle imprese. Nell’area euro tale quota è stata pari all’83,3%.

Gli occupati con titolo di studio[1] terziario sono aumentati (+2,4%), ma a un ritmo di crescita inferiore rispetto alla media dell’area euro (+3,3%). Il miglioramento dell’occupazione ha interessato anche la categoria con un titolo di studio primario (+0,6%), a fronte di una stabilità registrata mediamente nell’area dell’euro. Le differenze hanno riguardato anche l’evoluzione dell’occupazione per forma contrattuale. Nel 2016 il numero degli occupati con contratto a tempo parziale ha registrato un incremento superiore a quello dell’area euro (rispettivamente +2,6% e +1,6%), mentre per i contratti temporanei la dinamica è stata relativamente più contenuta nel nostro paese (+1,7% verso +3,1% nell’area euro). Nel 2016 nonostante il consistente aumento degli occupati complessivi, il tasso di disoccupazione è diminuito di soli due decimi di punto rispetto al 2015, attestandosi all’11,7%; ciò ha determinato un ampliamento del divario con l’area euro. E’ proseguita la fase di moderazione salariale: le retribuzioni lorde di fatto, per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno sono risultate in lieve ripresa (+0,7% nel 2016 e +0,4% nel 2015).

Nel 2017, l’occupazione, espressa in termini di unità di lavoro, è prevista crescere (+0,7%) mentre il tasso di disoccupazione è atteso in moderata diminuzione (11,5%), mantenendosi distante da quello della media dell’area euro. Nell’anno in corso, le retribuzioni per dipendente continueranno a mostrare una dinamica moderata ma superiore a quella dello scorso anno (+0,9%). La dinamica della produttività tornerebbe positiva.

Inflazione in accelerazione

Nei primi mesi dell’anno l’inflazione al consumo ha segnato una accelerazione. Il recupero rispetto ai minimi toccati nella prima parte del 2016 si è manifestato con evidenza tra l’autunno scorso e l’inizio della primavera: il ritmo di crescita su base annua dei prezzi al consumo (NIC) è aumentato passando da -0,2% di ottobre 2016 a +1,9% di aprile. La ripresa va attribuita prevalentemente all’inversione di tendenza del contributo (fortemente disinflazionistico negli ultimi tre anni) del raggruppamento degli energetici, che hanno scontato i rincari delle quotazioni del petrolio e la contestuale perdita di valore dell’euro; all’inizio dell’anno, inoltre, condizioni climatiche sfavorevoli hanno indotto forti rialzi nei prezzi degli alimentari non lavorati. Anche al netto di queste componenti, l’inflazione è risultata in aumento dall’autunno dello scorso anno, ma a un passo più contenuto rispetto all’indice complessivo (+1,1% in aprile su base annua).

Nel 2016 la dinamica inflativa italiana, come nel 2013 e 2014, è risultata inferiore alla media dell’area euro: -0,1% la variazione dell’indice armonizzato per l’Italia a fronte del +0,2% dell’Ue. Al netto di energetici e alimentari, il divario a nostro favore è stato ancora più ampio (0,4 punti percentuali in meno la crescita in Italia), grazie a un’inflazione nei servizi molto più bassa rispetto alla media europea.

La risalita dell’inflazione tra il 2016 e i primi mesi del 2017 ha interessato la zona euro secondo profili, tempistiche e intensità differenti tra paesi. Già dall’ultimo trimestre 2016 il ritmo di crescita dei prezzi nelle maggiori economie dell’area si è notevolmente intensificato. Per il nostro Paese il recupero è stato più lento, scontando anche lo scarso dinamismo delle componenti di fondo, come effetto di un quadro economico meno favorevole. Ancora nel primo trimestre 2017 la dinamica inflativa italiana è risultata inferiore a quella dell’area e dei principali paesi partner sia per l’indice complessivo sia per la misura che esclude le componenti volatili. La core inflation, in Germania e Spagna, ha mostrato un tasso tendenziale (rispettivamente +1,0% e +1,1%) più elevato di Italia e Francia, (rispettivamente +0,6% e +0,5%). In aprile, per la prima volta dopo un anno il differenziale ha segnato una inversione di segno, diventando a nostro sfavore sia per l’inflazione complessiva sia per la componente di fondo.

Dopo l’impennata di questi primi mesi, legata all’evoluzione dei prezzi delle componenti volatili, nel corso dell’anno l’inflazione in Italia è attesa seguire un profilo più regolare. La ripresa dell’inflazione sarà attenuata anche dalle minori pressioni delle componenti interne di costo. In presenza di una crescita moderata dei consumi e di aumenti salariali ancora limitati, la dinamica di fondo dell’inflazione segnerà un aumento leggermente più sostenuto rispetto al 2016. Nel 2017, la crescita del deflatore della spesa delle famiglie si attesterà in media all’1,4%, dopo due anni di crescita nulla; il deflatore del Pil registrerà una variazione più contenuta (0,8%), rispecchiando le minori spinte delle componenti interne.

Revisioni del precedente quadro previsivo

Rispetto a novembre 2016, la previsione del tasso di crescita del Pil per l’anno corrente è stata rivista al rialzo di 0,1 punti percentuali. Nell’attuale quadro previsivo si ipotizza una dinamica più sostenuta del commercio mondiale che favorirebbe le esportazioni riducendo il contributo negativo della componente estera netta.

 

 

[1] Dati Eurostat relativi agli occupati dai 15 ai 64 anni. Superiore o terziario livelli 5-8 della classificazione Isced; primario, livelli 1-2 della classificazione Isced

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Amazon: avviata istruttoria su possibile abuso di posizione dominante in marketplace e-commerce e servizi di logistica

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Nella riunione del 10 aprile 2019 l’Autorità ha deliberato l’avvio di un procedimento istruttorio nei confronti di cinque società del gruppo Amazon, Amazon Services Europe S.à r.l., Amazon Europe Core S.à r.l., Amazon EU S.à r.l., Amazon Italia Services S.r.l. e Amazon Italia Logistica S.r.l., per accertare un presunto abuso di posizione dominante in violazione dell’art. 102 del TFUE.

In particolare, Amazon conferirebbe unicamente ai venditori terzi che aderiscono al servizio di logistica offerto da Amazon stessa (“Logistica di Amazon” o “Fulfillment by Amazon”) vantaggi in termini di visibilità della propria offerta e di miglioramento delle proprie vendite su Amazon.com, rispetto ai venditori che non sono clienti di Logistica di Amazon. Tali condotte potrebbero non essere proprie di un confronto competitivo basato sui meriti, quanto piuttosto sulla possibilità di Amazon di discriminare sulla base dell’adesione o meno da parte dei venditori al servizio di logistica FBA (“self-preferencing”).

Attraverso tali condotte, Amazon sarebbe in grado di sfruttare indebitamente la propria posizione dominante nel mercato dei servizi d’intermediazione sulle piattaforme per il commercio elettronico al fine di restringere significativamente la concorrenza nel mercato dei servizi di gestione del magazzino e di spedizione degli ordini per operatori di e-commerce (mercato dei servizi di logistica), nonché potenzialmente nel mercato dei servizi d’intermediazione sui marketplace, a danno dei consumatori finali.

Nella giornata di oggi, i funzionari dell’Autorità hanno svolto ispezioni nelle sedi di alcune delle società interessate, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

Il procedimento si concluderà entro il 15 aprile 2020.

Roma, 16 aprile 2019

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idealo fa causa a Google per danni causati dall’abuso di posizione dominante sul mercato

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15 Aprile 2019 –  idealo internet GmbH (“idealo”) ha presentato presso il tribunale di Berlino  richiesta di risarcimento danni dell’ammontare di circa mezzo miliardo di euro nei confronti di Google per abuso di posizione dominante sul mercato.

Contenuto della richiesta

La richiesta si basa sull’abuso di posizione dominante sul mercato da parte di Google come motore di ricerca che promuove il proprio servizio di comparazione di prezzi.

L’ammontare del risarcimento danni richiesto nella causa è stimato da idealo a circa mezzo miliardo di euro (inclusi interessi). idealo si riserva il diritto di aumentare questo importo nel corso del procedimento – dopo che Google avrà fornito le informazioni rilevanti. idealo si aspetta che il contenzioso giudiziario duri molti anni e passi attraverso diversi gradi di giudizio.

Per circa 10 anni, la Commissione Europea ha condotto indagini sull’illegalità della promozione di Google in merito ai propri prodotti e al servizio di comparazione di prezzi. Dal 2008, Google ha dato al suo servizio di comparazione prezzi un vantaggio illecito e anticoncorrenziale, collocandolo bene in vista in cima ai suoi risultati di ricerca e, contemporaneamente, retrocedendo le offerte concorrenti. A peggiorare le cose, il servizio di comparazione di prodotti e prezzi di Google, vista la qualità mediocre e la carenza di contenuto unico e originale, non avrebbe ancora avuto la possibilità giuridica di essere collocato tra i primi risultati nelle ricerche di Google basate sulla rilevanza. La direzione di Google ha riconosciuto fin da subito che il servizio di comparazione di prezzi offerto da Google “semplicemente non funziona”. Con la piena consapevolezza di queste circostanze, e senza l’analisi di queste debolezze, Google ha posizionato nei suoi risultati di ricerca il suo servizio al di sopra di quelli della sua concorrenza: “Abbiamo concordato quanto segue: * Il servizio OneBox [Product Universal] dovrebbe apparire in cima alla pagina ogni volta che il primo risultato appartiene ad un altro motore di comparazione per lo shopping…”.  Pertanto, Google ha impedito ai suoi concorrenti, come idealo e altri comparatori di prodotti e prezzi, di presentare equamente i loro servizi ai consumatori.

In questo modo, l’azienda sta violando le leggi antitrust nazionali ed europee. La Commissione europea ha quindi imposto a Google nel 2017 una multa record di 2,42 miliardi di euro e rilevato che i suoi concorrenti possono richiedere un risarcimento danni attraverso le corti nazionali.

Abuso di mercato continuativo

Secondo il punto di vista di idealo, l’abuso di Google è continuativo in quanto non sono stati fatti passi sufficienti per assicurare un trattamento equo dei servizi di comparazione di prodotti e prezzi. Google continua a posizionare i propri servizi in cima ai risultati di ricerca e fornisce a se stesso un vantaggio spropositato. Il ricorso alle vie legali da parte di idealo è quindi un passo logico e la necessaria conseguenza alle conclusioni della Commissione europea nell’ambito degli sforzi di idealo verso una competizione imparziale ed una trasparenza dei prezzi per i consumatori. idealo continua a seguire da vicino i procedimenti in corso della Commissione europea contro Google e, per via della sua società sussidiaria Visual Meta (Ladenzeile.de), partecipa anche come terzo interveniente contro l’appello di Google davanti al Tribunale dell’Unione Europea – insieme alla Repubblica Federale di Germania, il BEUC (Ufficio europeo delle Unioni dei consumatori), e molte altre società e associazioni di imprese colpite.

Philipp Peitsch, AD di idealo evidenzia che “La concorrenza leale su internet è possibile solo se ai monopolisti come Google non è concesso di discriminare altri operatori di mercato in loro favore. Con questo procedimento legale vogliamo mandare un segnale, ovvero che chiunque può difendersi dal comportamento scorretto di Google. La condotta di Google mette a repentaglio la varietà delle offerte dei servizi e dell’innovazione su internet e abusa della fiducia dei consumatori. Per noi, la richiesta di risarcimento danni è un passo intermedio necessario e logico come parte del nostro impegno per una concorrenza leale e una diversità nel mercato, così come per la trasparenza dei prezzi per i consumatori”.

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AGCOM: CRESCE NEL PRIMO BIMESTRE 2019 LA DISINFORMAZIONE ONLINE

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Nel primo bimestre 2019, cresce la disinformazione online prodotta in Italia (+10% nel giorno medio di gennaio, +4% nel giorno medio di febbraio). Si riscontra una sempre più marcata concentrazione della disinformazione sugli argomenti di cronaca e politica, che congiuntamente rappresentano il 56% del totale dei contenuti fake, 3 punti percentuali in più rispetto alla media del 2018. È quanto rileva il secondo numero dell’Osservatorio
sulla disinformazione online pubblicato oggi dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

L’analisi del contenuto testuale di tutti gli articoli prodotti dai siti di disinformazione nei primi due mesi dell’anno evidenzia l’emergere di 5 principali tematiche oggetto di trattazione, quali cronaca nera e giudiziaria, politica e affari di governo, lavoro e stili di vita, questioni economiche, e condizioni meteorologiche.
Con particolare riguardo alle elezioni europee, l’esame di milioni di documenti generati da migliaia di fonti mostra un incremento dello spazio complessivamente dedicato al tema sia dall’informazione che dalla disinformazione. Tuttavia, i contenuti di disinformazione, rispetto a quelli informativi (soprattutto di Tv e radio), tendono a concentrarsi maggiormente sulle tematiche con un forte impatto emotivo piuttosto che sullo specifico argomento delle elezioni europee.
Tra i temi di rilevanza europea individuati da Eurobarometro, criminalità, immigrazione e disoccupazione continuano ad essere i più trattati in Italia dalle fonti di disinformazione.
La criminalità è la tematica più trattata sia dai siti che dalle pagine/account social di disinformazione, mentre l’immigrazione è quella su cui la disinformazione incide maggiormente.
Roma, 08 aprile 2019

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