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Energia: +73 venditori nel mercato libero, raggiungendo il numero di 638 operatori

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rev. Luigi Gabriele su fonte ARERA

LO SCENARIO

PETROLIO: PREZZI ANCORA IN CRESCITA, DAL 2016 + 52,4%

L’instabilità che anche nel 2018 ha caratterizzato i prezzi del petrolio è apparsa originata più dai timori legati alle tensioni politiche tra Usa e Iran che da fattori economici e dai fondamentali del mercato. Le quotazioni, in crescita, hanno conosciuto in corso d’anno due momenti di tensione, nel mese di maggio e a ottobre. Il 2018 è stato il terzo anno consecutivo di aumento dei prezzi del petrolio (e quindi dell’energia) sui mercati internazionali: in euro si è passati dai 39,5 €/barile del 2016, ai 48,1 €/barile del 2017 ai 60,2 €/barile del 2018 (+ 52,4% in tre anni). Il 2019 sarà l’anno in cui il petrolio, che continua ininterrottamente a crescere con incrementi regolari da almeno 15 anni, raggiungerà il record dei 100 milioni di b/g prodotti a livello mondiale.

GAS: IN AUMENTO DOMANDA MONDIALE, +4,6%, NUOVO RECORD PER IL GNL

La domanda mondiale di gas nel 2018 è risultata ancora in aumento (+4,6%, contro il +2,8% del 2017), raggiungendo i 3.812 miliardi di metri cubi con dinamiche regionali che riflettono quelle economiche: aumenti in Cina: +11 miliardi di metri cubi, +69 miliardi di metri cubi nell’area americana, soprattutto a seguito dell’entrata in esercizio di nuova produzione termoelettrica negli Usa. Nell’Unione europea c’è stata invece una contrazione di 16 miliardi di metri cubi (-3,3%): i cali più significativi sono stati in Germania (-7,2 miliardi di metri cubi); nei Paesi Bassi (-3,4 miliardi di metri cubi, per effetto della sostituzione del gas nazionale nelle centrali termoelettriche nazionali con importazioni di energia elettrica). L’offerta di gas via gnl segna per il quinto anno consecutivo un nuovo record dei volumi scambiati a livello mondiale (313,8 milioni di tonnellate, +8,3%), dopo l’entrata in esercizio di nuova capacità di liquefazione di gas in Asia. Aumentano i flussi di gnl in Europa sia dagli Stati Uniti (passati da 5,7 a 7,6 milioni di tonnellate, +33%), sia dalla Russia (da 0,1 a 4,4 milioni di tonnellate).

Dopo due anni di rialzi, i prezzi del gas hanno continuato a crescere in Europa e in Asia anche nel 2018, mentre gli aumenti sono stati marginali negli Usa. Gli Usa continuano a beneficiare di prezzi dell’energia significativamente più bassi. È venuto meno il progressivo allineamento nei tre mercati regionali (asiatico, americano, europeo) che si era registrato fino al 2015: l’Asia continua ad assicurare ottimi sbocchi e prezzi più alti rispetto a quelli europei.

I prezzi spot del gas nelle principali borse europee hanno registrato un rialzo da 18,6 a 24,4 c€/m3 (+31%). Le loro dinamiche si confermano influenzate da quelle del petrolio, riflettendone anche i momenti di tensione (maggio-ottobre).

ELETTRICITA’: PER IL 97,5% DEI CLIENTI DOMESTICI ITALIANI PREZZI PIU’ BASSI RISPETTO ALLA MEDIA EUROPEA, DAL -5% AL -23%. PREZZI TEDESCHI PIU’ CARI DEL 30%

Il 2018 conferma i significativi cambiamenti, registrati per la prima volta nel 2017, in termini di prezzi finali dell’energia elettrica per i consumatori italiani rispetto a quelli europei. In passato, i prezzi italiani per le prime due classi di consumo (consumi annui inferiori a 1.000 kWh e consumi tra 1.000 a 2.500 kWh/a) si assestavano su valori inferiori a quelli mediamente praticati nell’Area euro, sia al netto, sia al lordo degli oneri e delle imposte. Per le classi successive, al contrario, si registravano valori più elevati, anche con differenze accentuate. Come già nell’anno precedente, nel 2018 si assiste invece a un differenziale negativo dei prezzi italiani lordi rispetto alla media dell’Area euro, che si estende alle prime tre classi di consumo (consumi <5.000 kWh/a).

Se per la prima classe si riapre il divario, con un significativo -23% (era del -16% nel 2016) la seconda classe (consumi tra 1.000 e 2.500 kWh) conferma un differenziale del -10% a favore dei prezzi italiani e la terza (consumi tra 2.500 e 5.000 kWh) segna minime variazioni (-5% contro il -4% del 2017).

All’origine di tali dinamiche vi sono aumenti dei prezzi netti italiani inferiori rispetto a quelli dell’Area euro, o nel caso di alcune classi, riduzioni dei prezzi netti a fronte invece di aumenti per l’area euro. Con l’entrata in vigore della riforma delle tariffe elettriche introdotta dall’Autorità (1° gennaio 2016) ha avuto inizio il progressivo riallineamento dei corrispettivi di rete applicati alle diverse classi di consumo, che ha contribuito ad avvicinare i prezzi netti italiani a quelli medi europei, grazie al graduale superamento della previgente struttura progressiva delle tariffe. A ciò si sono accompagnate nel 2018 le riduzioni, anch’esse più vantaggiose per il cliente italiano, della componente oneri e imposte. Tale componente mantiene una struttura non degressiva, a differenza di quanto accade in altri paesi europei.

Poiché il 97,5% dei clienti italiani si colloca nelle prime tre classi di consumo (entro i 5.000 kWh/a), e consuma il 90,5% del volume dell’energia venduta in Italia nel settore domestico, si conferma anche per il 2018 che la quasi totalità dei consumatori domestici italiani beneficia di prezzi più bassi rispetto alla media dell’Area Euro. Tra i principali paesi europei, la Germania si conferma il paese con i prezzi più alti per i clienti domestici di energia elettrica. Rispetto alla Germania, i clienti finali italiani pagano prezzi inferiori del -30% per le prime tre classi e del -20% per le ultime due. Per queste ultime, prima del 2017 erano invece i clienti italiani a pagare prezzi superiori (+25% nel 2015).

ELETTRICITA’: PREZZI PER IMPRESE IN RIDUZIONE, MA ANCORA PIU’ ALTI RISPETTO MEDIA EU. MENO CARI RISPETTO GERMANIA E REGNO UNITO.

Anche per il settore industriale il 2018 segna il consolidamento delle positive tendenze registrate già nel 2017. Continua infatti la riduzione del divario tra i prezzi che i clienti industriali pagano nel nostro Paese e i valori medi pagati nell’Area euro.Tuttavia, i clienti industriali continuano a pagare, anche per il 2018, prezzi più alti di quelli della media dell’Euro, per tutte le classi, a eccezione di quella a più alti consumi (70-150k kwh/a, che nel 2018 registra (-12%).

La prima classe di consumo (consumi inferiori a 20 MWh), che copre il 19,9% in termini di energia e il 36,9% in termini di punti di prelievo fatturati, è arrivata a registrare nel 2018 un differenziale in più dell’8%, pur se in netto calo rispetto al 12% del 2017 e al 33% del 2016. Per le tre classi successive (20-500, 500-2.000, 2.000-20.000 MWh)  si è passati, rispettivamente, dal +13% del 2017 al +11% del 2018, dal +19% al +9% e ancora più sensibile la riduzione del differenziale per la penultima classe, passata dal +27% al +5%.

I prezzi italiani comunque si confermano più bassi non solo, come di consueto, di tutti quelli dei consumatori industriali tedeschi (per percentuali via via crescenti al crescere della classe da -8% a -36% a eccezione della penultima), ma anche di quelli inglesi, almeno per le ultime tre classi di consumo e di quelli spagnoli, in questo caso per la prima e ultima classe. Solo rispetto alla Francia i prezzi italiani risultano sempre più elevati.

All’origine del miglioramento relativo dei prezzi finali italiani è la sensibile riduzione nel 2018 della componente oneri e imposte che hanno più che compensato gli aumenti dei prezzi netti italiani. Nel 2018 i prezzi lordi italiani per i clienti industriali risultano pertanto ancora in calo.

GAS: PER I CLIENTI DOMESTICI PREZZI PIU’ ALTI RISPETTO MEDIA EU, TRANNE CHE PER BASSO CONSUMANTI, PESANO FORTI AUMENTI MATERIA PRIMA

I prezzi del gas naturale per i consumatori domestici italiani al lordo di oneri e imposte si confermano anche per il 2018 sensibilmente più alti della media dei prezzi dell’Area euro, con differenziali in crescita. Fa come sempre eccezione la prima classe di consumo (< 525 m3, per lo più usi cottura e acqua calda) per la quale però per la prima volta si registra un differenziale nullo nel confronto tra i prezzi netti.

Per la classe di consumo 525-5.254 m3 (che presenta la quota maggiore sul totale dei consumi domestici, 74% circa) il differenziale con la media dei prezzi lordi dell’area euro è stato del +17% (era +15% nel 2017); per la classe di consumo oltre 5.254 m3 (per lo più riscaldamento centralizzato) è stato del + 22%, contro il + 18% dell’anno precedente. In termini netti spicca per entrambe le classi un differenziale con l’Area euro del +10% nel 2018 (era del +6% e del +3% nel 2017).

Sono gli aumenti dei prezzi netti più sensibili di quelli della media dell’Area euro a spingere i valori finali dei prezzi: l’incremento è stato infatti intorno al 7% per le prime due classi e oltre l’11% per la terza classe, a fronte di percentuali che nell’Area euro non hanno superato il 4% circa. Per quanto riguarda la componente oneri e imposte, anch’essa ha conosciuto aumenti di qualche punto percentuale, sempre però inferiori a quelli medi dell’Area euro.

GAS: PER I CLIENTI INDUSTRIALI CON ALTI CONSUMI PREZZI PIU’ BASSI RISPETTO EU, PIU’ ALTI PER LE PICCOLE IMPRESE 

Si confermano le dinamiche degli ultimi anni: le imprese industriali appartenenti alle tre classi a maggiori consumi di gas (oltre 263.000 m3) hanno continuato a beneficiare anche nel 2018 di prezzi lordi più vantaggiosi rispetto a quelli dell’Area euro, sia pure con differenziali in riduzione rispetto all’anno precedente. Per le imprese a minori consumi (fino a 263.000 m3, corrispondenti alle prime due classi di consumo) i prezzi restano invece più elevati della media dell’Area euro, con differenziali da un anno all’altro senza troppe variazioni.

Rispetto all’anno precedente i prezzi netti italiani hanno subito rincari spiccatamente maggiori rispetto a quanto accaduto nell’Area euro, tranne che per l’ultima classe. I differenziali con l’Area euro sono tutti positivi e compresi tra il +6% e il + 14%.

L’ENERGIA ELETTRICA IN ITALIA

ELETTRICITA’: NEL 2018 CONSUMI A 303 TWH (+0,5%), IL 44,6% DELLA PRODUZIONE DA GAS, +10%  LE RINNOVABILI GRAZIE AL BOOM DELL’IDROELETTRICO.

Nel 2018 i consumi di energia elettrica (303,4 TWh) hanno registrato un leggerissimo aumento pari allo 0,5% (contro il +2% del 2017), spinti dal settore agricolo (+1,8%) mentre sono rimasti stabili gli altri settori e in particolare quello domestico (+0,1%). La produzione nazionale lorda è diminuita, da 295,8 TWh del 2017 a 290,6 TWh del 2018 (-1,8%).

La domanda nazionale è stata soddisfatta per l’87,1% dalla produzione nazionale, risultata in calo dell’1,8% rispetto al 2017 con tutte le fonti che vedono una variazione negativa al netto del boom dell’idroelettrico che ha segnato un +36,1%. Nel loro insieme le rinnovabili sono cresciute del 10%, nonostante la contrazione del fotovoltaico (-7,1%), e dell’eolico (-1,4%). In calo anche la produzione a gas naturale (-7,6%), quella derivante dai prodotti petroliferi del -21,6% e dal carbone del -13,3%. La fonte gas ha assicurato il 44,6% della produzione lorda (era il 47,4% nel 2017 e il 43,5% nel 2016).

La quantità di energia elettrica incentivata si è attestata sui 63 TWh (erano 65 nel 2017, -2%), per un costo del sistema di 11,2 miliardi di euro (12,1 miliardi nel 2017, -7%) su un totale di oneri generali di poco più di 13 miliardi di euro. La quantità di energia elettrica acquistata dal Sistema Italia, invece, è stata pari a 295,6 TWh (292 TWh nel 2017) toccando il massimo livello degli ultimi 6 anni.

ELETTRICITA’:IN ITALIA  37 MILIONI DI CLIENTI, 29,5 LE FAMIGLIE, DI CUI IL 43,4% SUL MERCATO LIBERO. SONO 638 I VENDITORI, ANCORA IN CRESCITA (+73 UNITA’) RISPETTO AL 2017, ENEL COPRE IL 37,8% DEI VOLUMI VENDUTI  

Il numero di punti di prelievo è rimasto sostanzialmente invariato (-0,2%) a poco meno di 37 milioni di cui 29,5 milioni famiglie e 7,3 milioni non domestici (-0,3% rispetto al 2017). L’80,3% dei clienti domestici è residente e consuma l’88,9% di tutta l’energia distribuita. Dall’analisi dei dati della distribuzione, emerge che i consumi elettrici delle famiglie italiane sono piuttosto contenuti: il 53,5% dei clienti domestici si colloca nella fascia di consumo annuo che non supera i 1.800 kWh e preleva il 26,4% di tutta l’energia elettrica distribuita mentre il restante 46,5% (>1.800 kWh) preleva il 73,6% del totale. La maggior parte delle famiglie (90% circa) ha un contratto con potenza impegnata compresa tra 1,5 e 3 kW. Guardando ai dati del mercato finale della vendita, il 43,4% dei clienti domestici si trova nel mercato libero (in aumento rispetto al 38,8% del 2017) e consuma mediamente 2.073 kWh/anno contro i 1.840 kWh/anno acquistati dalle famiglie che ancora si trovano nel mercato tutelato (valori che in entrambi i casi risultano ridotti rispetto al 2017).

Lato offerta, nel 2018 è cresciuto in maniera decisa il numero dei venditori sul mercato retail (+73 unità nel mercato libero, raggiungendo il numero di 638 operatori) confermando un trend di espansione che procede ininterrottamente dal 2007. L’operatore dominante dell’intero mercato elettrico italiano resta il gruppo Enel, anche quest’anno con una quota in lieve ascesa al 37,8% dei volumi venduti seguito a grande distanza da Edison (4,9%) e dai gruppi Hera ed Eni (entrambi intorno al 4,3%). Rispetto al 2017, si registra un aumento del livello di concentrazione passato dal 45,9% al 47% delle vendite complessive.

IL GAS NATURALE IN ITALIA

GAS: NEL 2018 CONSUMI A 70,3 MILIARDI (-3,3%), IL 96,6% DA IMPORTAZIONI, DI CUI IL 47,6% DALLA RUSSIA 

Nel 2018 il consumo interno di gas naturale è diminuito del -3,3% rispetto al 2017 attestandosi a 70,3 miliardi di metri cubi. La ripresa dei consumi industriali (+4,1%) non è infatti riuscita a compensare il brusco calo dei consumi termoelettrici scesi dell’11% e la flessione degli altri usi (-4,3%). Sostanzialmente invariati, invece, i consumi civili (residenziale e terziario, -0,1%)

La produzione è risultata ancora in calo e ha raggiunto il minimo di 5,5 miliardi di metri cubi (1,8%),

soprattutto per la riduzione della produzione in mare (-10%), mentre quella in terraferma è cresciuta del 14,5%. Il grado di dipendenza dall’estero è cresciuto nuovamente e ha raggiunto il 93,4% (92,7% nel 2017).

Le importazioni nel 2018 sono ammontate a 67,9 miliardi di metri cubi (96,6% dei consumi), in calo del 2,6% rispetto al 2017. Stabili i contributi di Russia (47,6%) e Qatar (9,6%) mentre è risultato in calo l’import dalla Libia passata dal 7% al 6,6% e dalla Algeria scesa dal 28% al 26,5%. In aumento il peso dal Nord Europa, con Norvegia e Olanda che insieme contano per il 6,1% (5,5% nel 2017). Il 4,3% del gas approvvigionato all’estero risulta acquistato presso le borse europee. Le importazioni di Eni rappresentano una quota, in crescita, del 52,3% (51,1% nel 2017). Tale quota si mantiene ben al di sopra del punto di minimo toccato nel 2010, quando per effetto dei tetti antitrust stabiliti dal decreto legislativo 164/2000, la porzione di gas estero approvvigionata da Eni era scesa al 39,2%. I primi tre importatori coprono una quota dell’83,5% (85,1% nel 2017) del gas importato, per via della discesa delle quote di Edison (21,8%) e di Enel Global Trading (9,4%), non compensata dall’incremento di Eni.

GAS: 412 LE IMPRESE ATTIVE, IN CALO LA CONCENTRAZIONE DEL MERCATO. IL 50,1% DELLE FAMIGLIE E’ SUL MERCATO LIBERO

Nel settore della vendita, su un totale di 412 imprese attive (-8 rispetto al 2017) soltanto 31 (il 7,5%) ha venduto oltre 300 milioni di m3. Il 2018 ha visto una riduzione di concentrazione sul mercato finale con la quota controllata dai primi 3 gruppi societari scesa dal 45% al 43,5% mentre per i primi cinque gruppi si è passato dal 53,4% al 51,7%. La classifica della società vede al primo posto il gruppo Eni al 19,3% (-1,5% rispetto al 2017) seguito da Edison al 13,2% (che accorcia la distanza da 7,4 a 6 punti percentuali) mentre al terzo posto si trova Enel a quota 11%.

La quota di volumi venduti nel mercato libero è del 68,3% (67,9% nel 2017), quella nel mercato tutelato è dell’11,3% (12% nel 2017), mentre il 20,3% è autoconsumata. Se si considerano le vendite in senso stretto e si escludono, quindi, gli autoconsumi, l’85,8% del gas risulta acquistato sul mercato libero e il restante 14,2% sul mercato tutelato. In termini di clienti, invece, il 53,2% si rivolge al mercato tutelato, mentre il 46,8% acquista nel mercato libero. Considerando solo il settore domestico si può osservare che la quota di volumi acquistati sul mercato libero nel 2018 ha raggiunto il 50,6% (45,2% nel 2017) per le famiglie e il 78,4% per i condomini (76% nel 2017). In termini di punti di prelievo, nel 2018 per la prima volta la quota delle famiglie che hanno acquistato il gas nel mercato tutelato è scesa sotto la metà, al 49,9%.

AMBIENTE

ACQUA: CON AGGIORNAMENTI BIENNALI 2018-2019 VARIAZIONE MEDIA DELLO 0,4% E 0,8%. NEL 2016-2019 INVESTIMENTI PROGRAMMATI PER 9 MILIARDI DA TARIFFA, 12 COMPRESI FONDI PUBBLICI, TASSO DI REALIZZAZIONE DEGLI INTERVENTI IN CRESCITA ALL’86,4%

Le approvazioni delle proposte di aggiornamento biennale delle tariffe per gli anni 2018 e 2019 deliberate dall’Autorità, alla data del 31 maggio 2019, riguardano 78 gestioni che servono 30.711.083 abitanti (53% della popolazione nazionale). La variazione media delle tariffe, rispetto all’anno precedente, è stata pari allo 0,4% nel 2018 e allo 0,8% nel 2019, confermando una sostanziale stabilità delle tariffe all’utenza, pur in presenza dell’avviato percorso di miglioramento della qualità del servizio idrico integrato.

I programmi degli interventi trasmessi all’Autorità portano a quantificare, per il quadriennio 2016-2019, una spesa per investimenti da finanziare attraverso tariffa pari a 9 miliardi di euro; in termini pro capite, 178 €/abitante a livello nazionale, con valori più elevati al Centro, pari a 225 €/abitante. Considerando anche le previsioni in ordine alla disponibilità di finanziamenti pubblici per la realizzazione di infrastrutture idriche, gli investimenti programmati per il quadriennio 2016-2019 risultano, in termini pro capite, pari a 235 €/abitante a livello nazionale, con il valore più elevato nel Sud e Isole (281 €/abitante).

La spesa per investimenti, inclusa la disponibilità di fondi pubblici, ammonta a 11,9 miliardi di euro per il quadriennio (2,2 miliardi nel 2016; 2,8 miliardi nel 2017; 3,5 e 3,4 miliardi di euro, rispettivamente, nelle annualità 2018 e 2019). In particolare, dall’esame delle predisposizioni tariffarie trasmesse ai fini dell’aggiornamento biennale risulta che il recepimento della regolazione della qualità tecnica ha portato gli enti di governo dell’ambito – d’intesa con i relativi soggetti gestori – a pianificare, per gli anni 2018 e 2019, ulteriori investimenti rispetto a quelli previsti in sede di prima predisposizione tariffaria ai sensi della deliberazione 664/2015/R/idr, di fatto rideterminando in aumento, di circa il 14%, la spesa per investimenti (coperta da tariffa) inizialmente programmata per il citato biennio 2018-2019.

Le verifiche compiute dall’Autorità con riferimento ai costi delle immobilizzazioni computati in tariffa hanno evidenziato un minor scostamento tra la spesa effettiva per investimenti e il fabbisogno pianificato per le annualità 2016 e 2017: tuttavia, per il citato biennio, il tasso di realizzazione degli interventi programmati è risultato rispettivamente pari all’82,9% per il 2016 e all’86,4% per il 2017, facendo registrare un incremento rispetto ai tassi di realizzazione riferiti alle annualità precedenti (pari all’81,9% per il 2014 e al 77,6% per il 2015).

ACQUA: NEL 2018 SPESA MEDIA PER FAMIGLIA DI 306 EURO, IL 39% PER SPESE LEGATE ACQUEDOTTO

Con riferimento ad un campione di 103 gestioni (che erogano il servizio a oltre 40 milioni di abitanti), si rileva che per l’annualità 2018, la spesa media annua sostenuta da un’utenza domestica residente tipo (famiglia di 3 persone, con consumo annuo pari a 150 mc) ammonta a 306 euro/anno a livello nazionale (303 euro/anno nel 2017). A livello geografico, questo valore presenta una elevata variabilità anche nell’ambito della medesima area: a titolo esemplificativo, nel Nord-Ovest, la famiglia tipo con consumo di 150 m3/anno è chiamata a sostenere un esborso annuale per il servizio idrico pari, in media, a 244 euro/anno, valore compreso tra un minimo di 112 euro/anno e un massimo di 524 euro/anno.

Scomputando le diverse voci che compongono il corrispettivo pagato dagli utenti domestici per consumi annui di 150 mc, si osserva che il 39% della spesa è imputabile al servizio di acquedotto, per il quale si spendono a livello nazionale 121,1 euro/anno, mentre per i servizi di fognatura e depurazione si pagano rispettivamente 39 euro/anno (il 13% del totale) e 89 euro/anno (con una incidenza del 29%).

RIFIUTI: AVVIATA DEFINIZIONE METODO TARIFFARIO E REGOLAZIONE SPECIFICA PER SERVIZIO DI RACCOLTA E TRASPORTO, DI TRATTAMENTO DEI RIFIUTI E DEL CICLO INTEGRATO DI GESTIONE

Con il documento per la consultazione 27 dicembre 2018, 713/2018/R/RIF, l’Autorità ha presentato i primi orientamenti in materia tariffaria, individuando quali obiettivi prioritari:

• la promozione della massima trasparenza nel settore (in particolare, nella definizione dei costi riconosciuti per l’erogazione dei servizi che costituiscono attività di gestione del ciclo integrato e nella definizione delle condizioni di accesso praticate dai titolari degli impianti di trattamento agli utenti del servizio);

l’adeguamento infrastrutturale agli obiettivi imposti dalla normativa europea, attraverso l’introduzione di opportuni meccanismi tariffari per contribuire a sostenere lo sviluppo delle capacità di trattamento necessarie;

• la coerenza con gli obiettivi ambientali previsti dalla disciplina europea e nazionale, in particolare incentivando la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti e riducendo, al contempo, i conferimenti in discarica;

• la promozione della concorrenza, al fine di limitare il rischio di posizioni dominanti in alcune fasi del ciclo e di favorire l’ingresso di nuovi operatori con conseguenti benefici in termini di minor costo del servizio in favore degli utenti finali;

• la tutela degli utenti del servizio integrato di gestione dei rifiuti urbani, attraverso un sistema tariffario che fornisca adeguati segnali di prezzo, anche in ossequio al principio comunitario pay as you throw, che sia trasparente e non discriminatorio e che, al contempo, persegua obiettivi di riequilibrio economico-sociale.

In considerazione della specificità e complessità di ciascuno dei servizi che costituiscono il ciclo integrato in gestione, l’Autorità intende impostare una regolazione specifica per: il servizio di raccolta e trasporto, i servizi di trattamento dei rifiuti e il ciclo integrato di gestione. Inoltre, al fine di fornire certezza e stabilità regolatoria al sistema e di promuovere una gestione efficiente ed efficace dei servizi del ciclo, l’Autorità è orientata a introdurre un primo periodo di regolazione tariffaria della durata di quattro anni, suddiviso in due semi-periodi (di pari durata).

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VIGILANZA: CON GUARDIA DI FINANZA CONTESTATI 260 MILIONI PER COSTI IN TARIFFA NON DOVUTI, SANZIONI AD OLTRE 80 SOCIETA’

Nell’ambito delle attività di enforcement, l’Autorità effettua controlli sui comportamenti degli operatori tenuti al rispetto delle disposizioni regolatorie, in seguito a segnalazioni o evidenze in possesso degli Uffici o individuando di volta in volta l’ambito di intervento attraverso la definizione di un programma di attività definito con cadenza annuale.

In continuità con gli anni precedenti, l’Autorità ha svolto la maggior parte delle attività di controllo in collaborazione con la Guardia di Finanza, sulla base di quanto previsto dal vigente Protocollo d’intesa tra le due istituzioni, ai sensi dell’articolo. 3 del decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 68. Il contributo della Guardia di Finanza, attraverso il Nucleo speciale beni e servizi, costituisce un contributo essenziale alle attività di controllo dell’Autorità. Nel 2018 la Guardia di Finanza ha contestato oltre 260 milioni di euro nel corso delle ispezioni sulle attività delle imprese di acqua, elettricità e gas, per costi riconosciuti in tariffa ma non dovuti, una parte significativa dei quali già restituiti ai clienti attraverso riduzioni tariffarie.

Nel 2018 l’Autorità ha irrogato sanzioni, a seguito di procedimenti ordinari e di chiusura con procedura semplificata, per un importo totale di quasi 7 milioni di euro a oltre 80 società. Sono sei, invece, gli esercenti che hanno presentato impegni nell’ambito di un procedimento sanzionatorio e dichiarati ammissibili dall’Autorità

SPORTELLO PER IL CONSUMATORE ENERGIA E AMBIENTE: CON LA CONCILIAZIONE NEL 2018 DAI CONSUMATORI RECUPERATI 5,6 MILIONI DI EURO

Per quanto riguarda il 2018, Lo Sportello per il consumatore di ARERA ha registrato un livello costante del volume di chiamate in ingresso al suo call center (circa 405 mila, +6%), mentre sono risultate in significativo aumento le richieste scritte di informazione (6.762, +44%) e le richieste di attivazione di procedure speciali informative (20.159, +77%).

I temi trattati nelle telefonate pervenute allo Sportello hanno riguardato, in particolar modo, i bonus gas, elettrico e idrico (44%), le modalità di risoluzione delle controversie (20,5%) e diritti e regolazione (13,7%) e risultano diversamente articolati per i settori energetici e per l’idrico. Nel caso del bonus sociale, infatti, la media è tra il 42% di chiamate per quello elettrico e gas e l’85% relative a quello idrico introdotto nel 2018. Il contact center dello Sportello, nel corso del 2018, ha ricevuto 6.595 richieste di informazione scritte per i settori energetici e 3.884 reclami di secondo livello per i quali ha provveduto ad informare il cliente in merito agli strumenti conciliativi previsti al secondo livello del sistema di tutele e utilizzabili per risolvere la controversia, ossia il Servizio Conciliazione o altri organismi di conciliazione.

In totale, i clienti reindirizzati al Servizio Conciliazione o ad altra procedura conciliativa, direttamente o indirettamente, sono stati 5.627 (nel 2017 erano stati 7.524).

Nel 2018 il Servizio Conciliazione ha ricevuto 11.034 domande (+4% rispetto al 2017). Dal 1° luglio 2018, la procedura è utilizzabile anche dagli utenti finali del settore idrico, su base volontaria e in alternativa al reclamo di seconda istanza allo Sportello e ad ulteriori eventuali strumenti disponibili a livello locale. Oltre il 90% delle domande di conciliazione è riconducibile ai settori elettrico (6.008, 54,5%) e gas (3.994, 36%). La restante quota è ripartita fra dual fuel (643, 6%), idrico (329, 3%, con una netta prevalenza delle controversie relative al servizio di acquedotto e solo 12 domande equamente ripartite fra fognatura e depurazione) e prosumer (60, 0,5%). Il 73% delle domande ricevute arriva da clienti domestici (-3% rispetto al 2017) e le restanti dai clienti non domestici. Nel 2018, il Servizio Conciliazione, al netto delle procedure rinunciate (circa 1% delle domande ammesse), ha fatto registrare un tasso di accordo su procedure concluse pari al 66%, in leggera diminuzione rispetto al 2017.

Nel 2018 con le controversie risolte dal Servizio Conciliazione dell’ARERA i clienti e gli utenti finali hanno ottenuto o risparmiato oltre 5,6 milioni di euro dal contenzioso con i venditori di luce, gas e acqua, con un tempo medio di chiusura della procedura di 48 giorni

CONTENZIOSO: ANNULLATE SOLO L’1,4% DELLE DELIBERE ARERA, INDICE DI RESISTENZA DEL 98,6%

L’analisi degli esiti del contenzioso dell’anno 2018 (gennaio – dicembre 2018) consente di valutare gli effetti del sindacato giurisdizionale sugli atti di regolazione dell’Autorità nei settori di propria competenza, sia con riguardo a profili sostanziali, sia con riguardo a quelli procedurali.

Su un totale di 10.032 delibere approvate dall’Autorità sin dal suo avvio (aprile 1997 – 31 dicembre 2018), ne sono state impugnate 1.130, pari al 11,3% e ne sono state annullate (con sentenza passata in giudicato), in tutto o in parte, 141, pari al 12,5% del totale delle delibere impugnate e all’1,4% di quelle adottate. In termini statistici, l’indice di resistenza delle delibere dell’Autorità al controllo giurisdizionale continua ad attestarsi attorno al 98,6%.

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Bollette 28 giorni: dopo la sentenza del Consiglio di Stato, cosa fare per avere i rimborsi?

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Buone notizie sulla vicenda delle bollette di telefonia fissa o fisso/mobile fatturate a 28 giorni e dei soldi pagati in più dai consumatori. Infatti, dopo la conferma che le compagnie telefoniche devono provvedere a rimborsare i propri clienti, il Consiglio di Stato ha sentenziato che tali rimborsi devono essere automatici.

Che cosa significa?

2 sono le tipologie di utenti coinvolti:

  • coloro che sono ancora clienti dell’operatore telefonico
  • coloro che non sono più clienti del gestore responsabile dell’ingiusto addebito perché sono passati ad altro operatore.

1° caso: se sei ancora cliente dell’operatore che ti ha inviato la fatturazione a 28 giorni

  • Per ottenere il rimborso di quanto pagato in più non devi presentare alcuna richiesta. La tua compagnia telefonica è tenuta a rimborsarti stornando le giornate pagate in più. Riceverai quindi una bolletta più bassa

2° caso: se NON sei più cliente dell’operatore che ti ha inviato la fatturazione a 28 giorni

  • Per ottenere il rimborso di quanto pagato in più, DEVI subito presentare un reclamo all’azienda chiedendo il rimborso e l’importo esatto. Il reclamo deve essere inviato con una modalità TRACCIABILE (raccomandata A/R, posta certificata (Pec), numero di reclamo). Trascorsi 45 giorni senza risposta da parte dell’operatore o di risposta insoddisfacente, è possibile chiedere attraverso le sedi territoriali Adiconsum la conciliazione paritetica, per ottenere quanto previsto dalla legge.

Il periodo che verrà considerato per il calcolo del rimborso è il seguente: 23 giugno 2017 – 5 aprile 2018.

IMPORTANTE: Per info e assistenza, contatta le sedi territoriali Adiconsum

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SALDI| Cambio di un prodotto in negozio? Cosa fare e quando

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Hai acquistato un capo e, provandolo con calma a casa, ti sei reso conto che non è di tuo gusto? Non ti piace il colore del tuo nuovo vestito? In poche parole, ti sei pentito dell’acquisto che hai fatto? Hai ancora lo scontrino con te e ti chiedi se sia possibile restituire il capo oppure cambiarlo con un altro?

E se invece, ti accorgi che il prodotto acquistato è difettoso?

Ebbene, con questo articolo vogliamo proprio parlarti di questo argomento: la possibilità di restituire i beni. Le due ipotesi sono differenti e vediamo cosa dice la legge.

Nel primo caso, il commerciante non è tenuto al cambio della merce acquistata. Questa possibilità è a discrezione del venditore. Vero è che di solito, soprattutto le grandi catene, hanno una policy aziendale che permette il cambio del prodotto, dietro esibizione dello scontrino ed entro un numero limitato di giorni.

Nel secondo caso, invece, secondo la legge, il venditore è tenuto a garantire che il bene acquistato sia esente da imperfezioni. Qualora il prodotto presentasse imperfezioni, puoi richiedere il cambio appellandoti alla garanzia legale che si applica a tutti i beni di consumo, nuovi ed usati.

Molti utenti ci scrivono e ci segnalano alcuni casi particolari, come ad esempio la seguente storia pervenuta sulla nostra pagina Facebook:

La signora S.D. ha acquistato un pigiama al costo di 35 € presso una catena di abbigliamento che consente il cambio del prodotto. Qualche giorno dopo, entro i termini consentiti, la signora si reca presso il punto vendita per rendere il prodotto ed acquistarne un altro di pari valore. Nel frattempo, subentrati i saldi, il prezzo del pigiama era passato da 35 a 25 euro. Ebbene, poiché il pigiama risultava deprezzato di 10 €, il negozio ha richiesto il versamento dei 10 € di differenza!

Cosa fare? È giusto l’atteggiamento tenuto dall’Azienda?

No, perché il prezzo che risulta sullo scontrino rappresenta il credito da utilizzare per effettuare l’eventuale cambio con un prodotto dello stesso valore.

In casi del genere, ti consigliamo di chiedere di parlare con un responsabile e di contattare la Polizia municipale (Vigili) o locale per segnalare la scorretta pratica commerciale.

In caso, di mancato riconoscimento dei tuoi diritti, rivolgiti presso una sede Adiconsum

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Eni e Poste Italiane, partnership nei servizi digitali, finanziari e di pagamento

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Roma, 22 luglio 2019 – Eni e Poste Italiane hanno firmato un Memorandum di intesa per l’avvio di una partnership di ampio respiro nel campo del digitale. L’accordo non vincolante di cooperazione riguarda anche i servizi finanziari ed è stato sottoscritto da Eni, Eni Refining & Marketing, Eni gas e luce, Poste Italiane e PostePay.

La partnership tra le due grandi aziende italiane rappresenta un primo significativo strumento di integrazione e di valorizzazione degli asset di Eni e di Poste. Si inserisce in una logica multibusiness che riguarda sia la fornitura di carburanti nelle stazioni di servizio Eni sia quella di gas ed energia elettrica, mediante l’attivazione di servizi finanziari innovativi legati ai sistemi di pagamento, nell’ambito delle opportunità offerte dalla Direttiva Europea PSDII, ed ha come principale obiettivo l’offerta alla clientela retail di una gamma sempre più estesa di nuove soluzioni di servizio e pagamento.

L’accordo prevede una serie di azioni tese a valorizzare, da una parte, gli oltre 26 milioni di carte di debito e prepagate del gruppo Poste Italiane in circolazione in Italia, dall’altra le 4.300 stazioni di servizio Eni, nelle quali transitano in media un milione di persone al giorno, nonché gli otto milioni di clienti Eni gas e luce, che generano 41 milioni di bollette annue e contano su 150 punti vendita Energy Store.

In particolare, Poste Italiane ed Eni effettueranno uno studio per la realizzazione di alcune iniziative al fine di individuare soluzioni che assicurino ai clienti la massima sicurezza e semplicità nell’esecuzione delle transazioni in modalità fisica e digitale. Lo studio, in coerenza con il quadro normativo di riferimento, riguarderà varie opzioni di servizi finanziari, quali ad esempio il pagamento dei bollettini premarcati e il prelievo di contante in combinazione con l’erogazione di carburante. Poste Italiane e Eni gas e luce, inoltre, potrebbero in futuro sperimentare nuovi sistemi di rendicontazione delle bollette mediante la tecnologia blockchain, mentre sono già attive nuove funzioni per i rimborsi alla clientela Eni gas e luce tramite l’intera rete di Poste Italiane.

In relazione alle singole opportunità che dovessero formare oggetto di valutazione, verranno messe a disposizione le informazioni inerenti alle operazioni con parti correlate, ove ne ricorressero i presupposti.

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