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Energia, dal primo luglio entra in vigore la nuova tariffa D1

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Fonte: orizzontenergia.it

Intervista a G.Colli ANIMA CO.Aer

La tariffa sperimentale D1 per le pompe di calore entrerà in vigore dal 1° luglio 2014 e sarà destinata agli utenti residenziali che hanno come unico sistema di riscaldamento un impianto a pompa di calore.

Segretario Colli, che cos’è la tariffa D1 e quali sono i vantaggi e le potenzialità ottenibili grazie alla sua attivazione?

La tariffa sperimentale D1 per le pompe di calore entrerà in vigore dal 1° luglio 2014 e sarà destinata agli utenti residenziali che hanno come unico sistema di riscaldamento un impianto a pompa di calore.

Tale tariffa è stata introdotta dall’AEEG al fine di sdoganare la tecnologia delle pompe di calore anche a livello domestico, mercato ad oggi fortemente penalizzato dall’attuale sistema tariffario a scaglioni progressivi di consumo.

Dal momento infatti che l’installazione di una pompa di calore comporta generalmente consumi maggiori rispetto al contratto residenziale standard da 3.000 kWh annui, gli utenti residenziali dotati di pompa di calore si collocano in una delle fasce di consumo con i prezzi dell’energia più elevati, ovvero ad essi spetta la tariffa D3, per abitazioni di residenza con impegno di potenza superiore a 3 kW ed un costo al kilowattora di circa 32 c€,contro i 20 c€/kWh della D2 (consumi annui inferiori a 3.000 kWh) ed i 28-32 c€/kWh della BTA, tariffa non domestica dedicata esclusivamente alle pompe di calore con contatore dedicato dalla quale sono quindi esclusi i cosiddetti “usi obbligati” che sottostanno alle tariffe D2 o D3.

Ci troviamo quindi di fronte ad un sistema tariffario del tutto inadeguato, che ostacola – e non poco – la diffusione di questa tecnologia nonostante le sue enormi potenzialità. Il nostro sistema tariffario è infatti del tutto anacronistico in quanto riflette un principio di sussidiarietà risalente agli anni Settanta, anni della prima forte crisi energetica, che ad oggi risulta però del tutto inaccettabile. Le condizioni di allora sono infatti largamente mutate, e grazie anche al nuovo ruolo della generazione distribuita ed all’incremento delle rinnovabili, la capacità produttiva di energia elettrica è oggi di molto superiore alla domanda, pertanto risulta impensabile rimanere ancorati ad un sistema tariffario che prevede prezzi crescenti in base al volume dell’energia consumata.

Alla luce di questo mutato scenario, l’AEEG – su istanza di molte associazioni della filiera – ha quindi deciso di mettere mano a questa tariffa a scaglioni progressivi e di proporre una nuova tariffa lineare e cost-reflective che permetta all’utente residenziale di risparmiare sulla bolletta energetica.

Ma se in questa prima fase sperimentale, la tariffa D1 (che in realtà esiste già, ma non è applicabile a livello residenziale) sarà circoscritta ai soli possessori di pompe di calore, dal 1° gennaio 2016 Coaer si auspica che essa venga estesa a tutti gli utenti domestici per usi anche non legati alle pompe di calore.

Segretario Colli, ci faccia un esempio pratico di quanto è possibile risparmiare passando dall’attuale D3 alla nuova tariffa D1…

Il team di Coaer ha  riscontrato che un utente tipico avente le seguenti caratteristiche – residente in zona climatica E (Lombardia), con un appartamento di circa 100m2 ed un fabbisogno annuo di circa 120 kWh/m2 (Classe D), dotato di caldaia più scaldabagno a gas – che consuma all’anno circa 2.000m3 di gas per una bolletta di circa 1.750€se passasse oggi alla pompa di calore, lavorando quindi in D3 (circa 32 c€/kWh), avrebbe un costo di esercizio pari a circa 1.650€, con un risparmio di soli 100€ (nemmeno il 6%), assolutamente insufficiente per giustificare il passaggio dal tradizionale impianto di riscaldamento alla pompa di calore.

Con la tariffa D1 – tariffa lineare non sussidiata – la spesa scenderebbe a circa 1.200€ con un risparmio di circa il 32% rispetto alla bolletta iniziale. Si tratta ovviamente di una differenza significativa che ci auspichiamo stimoli l’utente a passare alla pompa di calore. Ricordiamo tra l’altro che la D1, a differenza della tariffa dedicata BTA, ha il vantaggio di non richiedere un doppio contatore, per cui vi sarà anche un’unica linea ed un’unica bolletta.

Grafico Assoelettrica_Tariffa-D1-PdC-vs-D3-vs-D2-2014

Comprendiamo quindi che la tariffa BTA non ha riscosso il successo auspicato…

Direi proprio di no. Nella realtà il doppio contatore con la relativa tariffa BTA2 si è rivelato assolutamente impraticabile. Questo anche a causa della scarsissima informazione da parte dei distributori sulla possibilità di accedervi.

Per questa ragione Coaer ha insistito affinché si lavorasse su unico contatore, anche per facilitare l’utente nel passaggio alla tariffa D1.

Segretario Colli, esistono condizioni che l’utente deve possedere per poter accedere alla tariffa D1?

Per richiedere il passaggio alla D1, sarà sufficiente fornire tutta la documentazione dalla quale risulti che l’utente – sia esso proprietario o inquilino – sia residente nell’appartamento per il quale richiede la tariffa, fatta esclusione per le case di vacanza. L’AEEG in questa fase sperimentale preferisce infatti concentrarsi sui sistemi a pompa di calore per riscaldamento impiegati “a tempo pieno”, così da avere piena consapevolezza del numero di utenti e di quanto muteranno i consumi elettrici.

La seconda condizione è che l’utente disponga come unico sistema di riscaldamento un impianto a pompa di calore. Su tale aspetto vi sono però ancora dubbi e incertezze, ed anche se la prima fase di consultazione avviata dall’Autorità si è già conclusa, il documento finale nel quale verranno fissati i criteri definitivi, non è ancora stato emanato.

Coaer ha quindi avanzato le sue perplessità circa il concetto di pompa di calore come unico sistema di riscaldamento, chiedendo che venga fornita una definizione più chiara di sistema unico di riscaldamento, perché in realtà i progettisti, per evitare di dimensionare eccessivamente le pompe di calore, soprattutto nel caso di villette in zone climatiche un po’ fredde, sono soliti affiancare ad esse sistemi di back-up (molto spesso caldaie) che intervengono a supporto delle pompe di calore solamente quando necessario, ad esempio nelle giornate molto fredde. A livello progettuale è infatti molto più logico dimensionare la pompa di calore per temperature medie attorno ai 6°C alla quale abbinare un sistema di back-up di sostegno. In tal senso, durante la Mostra Convegno Expocomfort, svoltasi a Milano lo scorso marzo, sono stati presentati parecchi sistemi ibridi dove vi è già incorporata una caldaia.

Per questo Coaer suggerisce una definizione di sistema unico di riscaldamento secondo la quale il generatore può essere più di uno, purché a servizio dello stesso sistema di distribuzione.

Oltre alla ridefinizione del concetto di impianto unico, vi sono altre aspettative che stanno a cuore a Coaer?

Sì. La prima riguarda la fase post-sperimentazione, ovvero ci auspichiamo che a partire dal 1° gennaio 2016 la tariffa D1 venga estesa a tutti gli utenti domestici e qualora le condizioni per far sì che ciò accada non vi siano, ci aspettiamo per lo meno che essa venga mantenuta per le pompe di calore. Non reputiamo infatti più accettabile il cosiddetto “stop&go” legislativo perché il mercato non vede con favore l’incertezza, né per quanto riguarda le operazioni di marketing, né dal punto di vista dei costruttori che stanno sviluppando nuove tipologie di apparecchi per affrontare il mercato.

Occorre inoltre passare ad una modalità di informazione più capillare, che coinvolga attivamente sia le associazioni della filiera, che gli operatori ed i distributori in generale. Mentre per quanto riguarda l’aspetto burocratico la parola d’ordine dovrà essere “semplicità”: no all’eccessiva burocrazia e men che meno a certificati extra. La documentazione che l’utente dovrà fornire per fare il passaggio alla tariffa D1 deve infatti essere quella già a sua disposizione altrimenti si rischierà di rimanere scottati a causa dell’eccessiva complessità del sistema, proprio come è accaduto con l’ultimo Conto Termico. Ovviamente ci auspichiamo che ciò non accada e che il settore domestico delle pompe di calore trovi un suo sbocco sul mercato.

Le potenzialità di tale tecnologia sono infatti molto elevate, non solo perché consentono di ridurre i costi di esercizio, ma perché a fronte di tale risparmio garantiscono un servizio decisamente migliore trattandosi di un unico sistema capace di coprire più esigenze: dal riscaldamento al condizionamento alla produzione di acqua calda sanitaria.

Un vero e proprio passaggio culturale che ci conduca verso un sistema impiantistico capace di garantire un maggior comfort abitativo derivante dal miglioramento della qualità dell’ambiente interno, senza comunque dimenticare gli effetti benefici verso l’ambiente esterno: riduzione del consumo di energia primaria e conseguente diminuzione della dipendenza del Sistema Paese verso gli approvvigionamenti energetici dall’estero.


Giampiero Colli

Segretario Generale ANIMA Co.Aer

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Consumatori

Il packaging alimentare lo paga comunque il consumatore. Frutta e verdura sfusa o imballata?

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La novità dei sacchetti dell’ortofrutta a pagamento ha orientato le abitudini d’acquisto dei consumatori sulla scelta di alimenti confezionati, ma CODICI avverte, anche l’imballaggio si paga.

L’applicazione della normativa europea, che a partire da Gennaio scorso ha fatto sì che i sacchetti dell’ortofrutta siano diventati a pagamento (da 0,1 a 0,3 centesimi), ha influenzato sicuramente alcune abitudini d’acquisto da parte dei consumatori che si sono ritrovati a prediligere frutta e verdura confezionata in vaschette di plastica, polistirolo o cartoncino.

Naturalmente anche questi imballaggi sono a carico dei consumatori, sebbene il costo non venga percepito in maniera diretta, bensì sia inserito nel prezzo finale. Il prodotto confezionato risulta, a conti fatti, addirittura più caro.

Per quanto riguarda l’impatto ambientale, è evidente che l’ortofrutta in vaschette e coperta dal film plastico ha un peso notevole e comporta tempi di smaltimento più lunghi. La cosa migliore sarebbe non tanto quella di concentrarsi sui nuovi sacchetti biodegradabili, che da una recente parere del Consiglio di Stato sembra si potranno portare da casa, ma cercare di migliorare la sostenibilità e ridurre l’impatto ambientale di questi contenitori.

Considerando il problema della sostenibilità del packaging utilizzato per frutta e verdura, è nata la campagna social “Svesti la Frutta” (#svestilafrutta), lanciata dal portale greenMe.it. I promotori si sono chiesti: quanto abbia senso confezionare frutta e verdura, che già per natura grazie alla buccia hanno una loro protezione, e invitano a lottare in maniera attiva (e social) contro l’abuso degli imballaggi in plastica. L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica, i produttori e le catene della grande distribuzione per favorire un’inversione di tendenza che rispetti l’ambiente e limiti gli sprechi, che Codici non può far altro che appoggiare.

 

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Consumatori

#Telemarketing e #Svuotacarrello ecco a cosa dovete fare attenzione

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Anche oggi(11 aprile 2018), con Salvo Sottile e @mimandarai3 abbiamo cercato di orientare i consumatori nel prestare più attenzione a quello che fanno.

➡️#telemarketing : ancora non è esecutiva la nuova legge che permette di inserire anche i numeri di cellulari nel registro delle opposizioni, ma ricordate che per i fissi questo è già possibile. Il link di riferimento è http://www.registrodelleopposizioni.it
Occhi aperti al nuovo ed aggressivo fenomeno del “trading on line” proposto attraverso la solita chiamata ingannevole.

➡️#svuotacarrello : prestare attenzione a quel che si compra significa non badare solo alle quantità ma anche al contenuto. Lo so è difficile, ma leggere le etichette ci insegna molto più di quello che pensiamo di sapere.
Per la spesa alimentare io mi orienterei al rapporto con un venditore di fiducia. Ma mettere subito in chiaro che se tradisci la mia fiducia, ti lascio e lo dico a quante più persone possibile.

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Consumatori

Da oggi stop fatture 28 giorni, tutto quello che c’è da sapere. Ecco l’elenco degli operatori virtuali

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#fatturazionea28giorni oggi (4 aprile 2018) è lo #stopday
Da oggi insomma non sarà più possibile offrire servizi e contratti con fatturazione diversa dalla cadenza mensile.

🎉🎉🎉🎉🎉🎂🎂🎂🎂🎂
Per celebrare l’evento, abbiamo fatto un live, lì dove tutto è partito, da Cuore e Denari – Radio 24 con Debora Rosciani e Mauro Meazza

Buona fatturazione a tutti.
Luigi Gabriele Codici Associazione Consumatori

 

 

  • Perché è importante in questa vicenda la data del 4 aprile? Ricostruiamo i passaggi che hanno portato a creare questo spartiacque

 

Con il decreto fiscale di fine anno (Dl 148/2017), poi convertito dalla legge 172/2017, il Governo ha deciso di intervenire d’urgenza sulla questione delle bollette a 28 giorni, stabilendo il definitivo ripristino della fatturazione su base mensile (o di multipli di mese) per tutti i servizi di telefonia (sia fissa che mobile), reti televisive e comunicazioni. La norma ha imposto a tutti gli operatori di telefonia e pay tv di adeguarsi entro 120 giorni dalla sua entrata in vigore (avvenuta il 6 dicembre). A partire da questa data, cioè il 4 aprile 2018, gli operatori inadempienti dovranno pagare a ciascun utente un indennizzo forfettario di 50 euro, maggiorato di un euro per ogni giorno successivo.

 

  • Se qualcuno dovesse quindi ad oggi trovarsi ancora un contratto a 28 giorni, ha il diritto di avere questo indennizzo di 50 euro? Come richiederlo?

 

  • Nella maggior parte dei casi, immaginiamo che il vostro operatore abbia riportato in questo periodo la tariffazione su base mensile. Questo non vuol dire, però, che non abbia aumentato la tariffa, anzi, è probabile… Come mai?

 

Pur fissando sanzioni e termini rigidi, la legge 172/2017 non ha fornito alcuna indicazione circa il valore delle tariffe in sé. Questo ha consentito alle diverse compagnie di scegliere in modo discrezionale il “come” rientrare nell’ambito della fatturazione mensile. Alcuni operatori hanno deciso di mantenere invariato il prezzo delle offerte commerciali, abbassando però il tenore dei servizi proposti (minuti, sms, gigabyte di connessione internet, eccetera); altri hanno invece mantenuto inalterati i servizi, aumentando i costi in misura più o meno corrispondente all’importo della tredicesima mensilità venuta meno dopo lo stop legislativo (+8,6%); altri ancora, infine, hanno preferito riformulare totalmente le offerte, proponendo un diverso rapporto tra costi e servizi.

 

Nella riunione del 7 febbraio 2018, l’Autorità ha deliberato l’avvio di un procedimento istruttorio nei confronti delle società TIM, Vodafone, Fastweb, Wind Tre e dell’associazione di categoria Assotelecomunicazioni – Asstel per accertare se tali imprese, anche tramite la suddetta associazione abbiano, in violazione dell’art. 101 del TFUE, coordinato la propria strategia commerciale connessa alla cadenza dei rinnovi e alla fatturazione delle offerte sui mercati dei servizi al dettaglio di telecomunicazione elettronica fissi e mobili, a seguito dell’introduzione dei nuovi obblighi regolamentari e normativi.

Secondo l’ipotesi istruttoria, il coordinamento suddetto è sfociato da ultimo nell’adozione di pressoché identiche modalità di attuazione dell’obbligo introdotto dall’articolo 19 quinquiesdecies del D.L. n. 148/2017 (convertito dalla L. n. 172/2017)  per gli operatori di servizi di comunicazione elettronica di prevedere per i contratti stipulati una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione dei servizi su base mensile o di multipli del mese. Fastweb, TIM, Vodafone e Wind Tre hanno, infatti, comunicato quasi contestualmente ai propri clienti che, in ottemperanza al suddetto obbligo , la fatturazione delle offerte e dei servizi sarebbe stata effettuata su base mensile e non più di quattro settimane e di voler attuare di conseguenza una variazione in aumento del canone mensile per distribuire la spesa annuale complessiva su 12 mesi, anziché 13.

Il supposto coordinamento tra TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre sarebbe finalizzato a preservare l’aumento dei prezzi delle tariffe determinato dalla iniziale modifica della periodicità del rinnovo delle offerte (da mensile a quattro settimane), e a restringere al contempo la possibilità dei clienti-consumatori di beneficiare del corretto confronto concorrenziale tra operatori in sede di esercizio del diritto di recesso. Per raggiungere tale finalità, i quattro operatori avrebbero concertato la variazione delle condizioni contrattuali comunicate ai propri clienti in ottemperanza agli obblighi normativi.

Il provvedimento di avvio dell’istruttoria non esclude la possibilità che l’intesa tra gli operatori telefonici abbia una durata e una portata più ampia e risalga all’introduzione stessa della cadenza delle quattro settimane dei rinnovi e all’incremento del prezzo unitario delle prestazioni offerte che ne è conseguito.

Nella giornata del 15 febbraio, i funzionari dell’Autorità hanno svolto ispezioni nelle sedi delle società interessate e presso l’associazione di categoria, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust  della Guardia di Finanza. 
Il procedimento si concluderà entro il 31 marzo 2019.

 

istruttoria avviata lo scorso febbraio per accertare la sussistenza di un’intesa tra TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre che, tramite l’associazione di categoria Assotelecomunicazioni – Asstel, avrebbero coordinato la propria strategia commerciale connessa alla cadenza dei rinnovi e alla fatturazione delle offerte sui mercati della telefonia fissa e mobile, a seguito dell’introduzione dei nuovi obblighi regolamentari e normativi introdotti dall’articolo 19 quinquiesdecies del D.L. n. 148/2017 (convertito dalla L. n. 172/2017)”. Questo appunto prevede per i contratti stipulati una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione dei servizi (sia essi di rete fissa che mobile) su base mensile o di multipli del mese.

 

 

  • Si ha diritto quindi a rimborsi? E come?

 

Come chiarito da AGCOM, una volta completato il ritorno alle tariffe mensili, agli utenti andrebbero riconosciuti dei rimborsi per le somme già pagate dopo l’illegittima introduzione delle tariffe a 28 giorni. Rimborsi da calcolarsi caso per caso, il cui valore medio potrebbe aggirarsi intorno ai 20 euro “una tantum” per il periodo che va da giugno 2017 (scadenza del primo “ordine” di adeguamento dell’Agcom) ad aprile 2018 (quando scadrà il nuovo termine fissato dalla legge 172/17).

 

AGCOM a un certo punto ha proposto che il rimborso potesse avvenire con uno “sconto in giorni erosi” – di fatto offrendo alcuni giorni gratuiti nella prima bolletta utile

 

A fine marzo però Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di sospensiva fatta dagli operatori telefonici in merito alla decisione dell’Agcom che prevedeva, nella vicenda delle bollette a 28 giorni, uno “sconto” da calcolare sulla base dei giorni erosi dalla fatturazione fatta ogni quattro settimane. Con quattro diversi provvedimenti, scrive la Reuters, il Tar del Lazio ha sospeso fino alla discussione sul merito l’efficacia del rimborso deciso dall’Agcom a favore dei clienti di Tim, Wind Vodafone e Fastweb. Il merito sarà discusso l’11 aprile.

 

 

  • Nel frattempo ANTITRUST ha deciso una “Sospensione cautelare” dei rialzi decisi dalle aziende di telecomunicazioni dopo il passaggio dalla bolletta a 28 giorni alla fatturazione mensile.

Questo vuol dire che le bollette mensili che dovremmo vederci applicate dalla giornata di oggi non dovrebbero contenere aumenti. È così?

 

 

  • Di fatto quindi ora si attendono due elementi: i risultati dell’indagine di Antitrust (per accertare la sussistenza di un’intesa nel fissare nuovi rialzi, attualmente sospesi) e la pronuncia del Tar del Lazio (relativa alla modalità di conferimento dei rimborsi) dell’11 aprile

 

  • Nel frattempo a cosa deve fare attenzione il consumatore?

 

  • La fatturazione a 28 giorni potrà nuovamente essere proposta? Magari in altre modalità, in nuove offerte che vengono promosse e al quale un consumatore potrebbe aderire?

 

  • Ricordiamo quali sono i diritti del consumatore. Quando possiamo recedere da un contratto nel momento in cui un operatore ne cambia le condizioni?

 

Qualunque sia la scelta fatta dal proprio operatore, in caso di variazioni unilaterali degli importi o delle condizioni contrattuali già attive, l’utente – entro 30 giorni dalla comunicazione – ha diritto di recedere dal contratto. E passare eventualmente a un’altra compagnia, senza penali, costi di disattivazione o restituzione degli importi relativi alle promozioni già godute (articolo 70, comma 4, del Dlgs 259/2003). Per il recesso occorre seguire le forme indicate nel contratto stesso (raccomandata A/R, Pec, eccetera).

 

 

L’ELENCO COMPLETO DI CHI NON TI HA AUMENTATO LE TARIFFE

Per celebrare lo #stopday , ovvero l’entrata in vigore da oggi (4 aprile 2018), della norma che impedisce una fatturazione diversa da quella con cadenza mensile, vi posto l’elenco degli operatori virtuali che non hanno effettuato rincari e di cui io mi fiderei.

↘️Hai un’arma straordinaria, CAMBIARE OPERATORE. E cambia no!

(elenco non esaustivo)- aggiornato al 4 aprile 2018

☑️CoopVoce
Data di lancio: 04 Giugno 2007
Rete di appoggio: TIM

☑️Carrefour UNO Mobile / 1Mobile
Data di lancio: 07 Giugno 2007
Rete di appoggio: Vodafone

PosteMobile
Data di lancio: 26 novembre 2007
Full MVNO su rete WIND da Luglio 2014

BT Mobile
Data di lancio: 03 dicembre 2007
Full MVNO su rete TIM da Luglio 2014

Daily Telecom Mobile
Data di lancio: Aprile 2008
Rete di appoggio: Vodafone

Tiscali Mobile
Data di lancio: 24 marzo 2009
Rete di appoggio: TIM

ERG Mobile
Data di lancio: 15 aprile 2009
Rete di appoggio: Vodafone

Lycamobile
Data di lancio: 15 Giugno 2009
Rete di appoggio: Full MVNO su rete Vodafone da Dicembre 2013

DIGI Mobil
Data di lancio: Ottobre 2010
Rete di appoggio: Full MVNO su rete TIM da Dicembre 2015

BT Enìa
Data di lancio: 06 dicembre 2010
Rete di appoggio: Vodafone

Green Mobile
Data di lancio: Gennaio 2011
Trasformazione da reseller a ESP: Maggio 2012
Rete di appoggio: Wind

Noitel Mobile
Data di lancio: 10 Dicembre 2012
Rete di appoggio: TIM da Luglio 2014

Ringo Mobile
Data di lancio: Giugno 2015
Rete di appoggio: TIM

SimPiù
Data di lancio: Settembre 2016
Rete di appoggio: TIM

☑️NTMOBILE
Data di lancio: Novembre 2016
Rete di appoggio: TIM

☑️Kena Mobile(low cost di TIM)
Data di lancio: 29 Marzo 2017
Rete di appoggio: TIM

☑️Rabona Mobile
Data di lancio: 8 maggio 2017
Rete di appoggio: TIM

☑️Optima Mobile
Data di lancio: 10 luglio 2017
Rete di appoggio: Vodafone

☑️Taza Mobile
Data di lancio: 1 marzo 2018
Rete di appoggio: ATR MVNO su rete Vodafone

Welcome Italia
Data di lancio: 5 marzo 2018
Rete di appoggio: Full MVNO su rete TIM

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