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Energia e DDL Concorrenza, il 90% delle associazioni consumatori dice no all’abolizione della tutela

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Stralciare dal ddl concorrenza le norme che pongono fine al mercato tutelato dell’energia. E attuare allo stesso tempo una serie di iniziative che permettano di rendere concreta ed efficiente la concorrenza nel settore dell’energia elettrica e del gas, prevedendo una nuova struttura per Acquirente Unico e più poteri per l’Autorità dell’energia: è la richiesta che arriva da un nutrito gruppo di associazioni di consumatori.

luce-gas-conciliazioneLa richiesta congiunta presentata oggi dai Consumatori (ACU, ADOC, Assoconsum, Assoutenti, Adusbef, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, CTCU Bolzano, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori) è quella che vengano rigettati e stralciati dal capo V Energia del ddl 3012 (concorrenza), gli artt. 19, 20 e 21 che prevedono la cessazione del Mercato Tutelato per i clienti domestici di elettricità e gas. L’obiezione principale che i consumatori portano avanti è che le nuove norme finiranno per aumentare, e di molto, il prezzo dell’elettricità e del gas per i clienti domestici e le pmi, per una serie di ragioni diverse.

In primo luogo, scrivono in una nota congiunta, “la scomparsa del Mercato Tutelato non è una maggiore liberalizzazione del settore (che già è completa: oggi ogni cliente può scegliere una offerta sul Mercato Libero)” mentre “la cessazione dell’attività dell’Acquirente Unico determinerebbe l’eliminazione di un importante concorrente nel mercato elettrico e quindi una grave regressione della concorrenza, con il risultato di un aumento dei prezzi dell’elettricità per i piccoli consumatori finali (famiglie e PMI)”. A questo si aggiunge il fatto che il meccanismo dei prezzi di riferimento per elettricità e gas nel mercato tutelato, fissati dall’Autorità energia, rappresenta un “benchmark per il mercato”: “la sua eventuale eliminazione renderebbe più complessa la valutazione della convenienza delle offerte ai piccoli consumatori e faciliterebbe possibili comportamenti collusivi fra le Società energetiche circa il livello dei prezzi per i clienti finali”. Di fronte a queste nuove norme, spiegano i Consumatori, “saranno soprattutto i clienti domestici vulnerabili quelli che pagheranno il conto più caro, perché troppo grande è la loro disparità di potere contrattuale rispetto agli operatori. Né la semplice sorveglianza delle Autorità sarà un efficace deterrente a contenere l’aumento dei prezzi: il loro intervento non potrà che avvenire dopo che si siano verificati gli aumenti, quando i consumatori i danni li avranno già subiti”.

luce e gasLe diverse sigle chiedono dunque di stralciare dal ddl concorrenza le norme che pongono fine al mercato tutelato. E di emanare norme che facilitino la concorrenza cambiando il profilo e il potere di Acquirente Unico e dell’Autorità per l’energia.

“Al fine di rendere Acquirente Unico sempre più omogeneo con le altre Società che operano sul mercato, è necessario che il legislatore riveda la struttura, la governance e la mission di AU”, scrivono: le associazioni chiedono di scorporare dalla società le attività diverse da quelle di mercato (quali il Sistema Informativo Integrato, lo Sportello del Consumatore e il Servizio di Conciliazione), di consentire ad AU di operare anche sul mercato all’ingrosso del gas, di prevedere nello Statuto di AU l’istituzione di un Comitato per la Trasparenza degli Approvvigionamenti, preposto ad indicare le strategie di acquisto dell’energia, partecipato da Governo, Autorità per l’energia e dalle Associazioni di rappresentanza dei propri clienti. Ancora: chiedono di “superare il regime dei prezzi di riferimento fissati dall’Autorità per l’energia, consentendo ad AU di autodeterminare i prezzi di elettricità e gas offerti ai propri clienti, mantenendo la sorveglianza dell’Autorità per l’energia, ma eliminando il problema formale del prezzo amministrato”. E chiedono di autorizzare Acquirente Unico a proporre anche forniture diverse, quali prezzo fisso per uno o due anni, prezzi spot, prezzi con energia rinnovabile.

I consumatori si soffermano poi sulla scarsa mobilità complessiva dei clienti nel mercato di elettricità e gas. “Le ragioni della scarsa mobilità vanno ricercate sia nel fatto che i prezzi sul mercato libero sono spesso più elevati dei prezzi di riferimento fissati dall’Autorità per l’energia (v. Relazione dell’Autorità 2014),ma soprattutto nei disagi che spesso devono sopportare i clienti che scelgono un nuovo fornitore, a causa del fatto che i Distributori spesso non comunicano al nuovo Venditore, con esattezza e  tempestività, la lettura del contatore al momento dello switching – affermano le associazioni – La mobilità dei piccoli consumatori si favorisce soltanto eliminando queste inefficienze e migliorando la gestione del cambio di fornitore, anche attraverso la piena funzionalità, in tempi brevi e fissati dal legislatore, del Sistema Informativo Integrato (SII). Ciò è essenziale affinché i clienti abbiano fiducia nel funzionamento del mercato libero”.

Altro tema riguarda il ruolo dell’Autorità di controllo. Bisogna rafforzare i poteri dell’Autorità per l’energia, chiedono i consumatori, che pongono all’Authority una serie di richieste e di indirizzi perché riveda la delibera 153/2012/R/com, nel senso di accogliere quanto disposto dall’art. 66 quinques del Codice del Consumo, novellato dal D.Lgs 21/2014, circa l’esclusione del pagamento delle forniture di energia per i consumatori vittime di contratti non richiesti, insieme alla previsione di adeguati indennizzi. I Consumatori chiedono inoltre all’Autorità di deliberare l’obbligo per gli operatori di rendere più trasparenti le offerte per le forniture di energia nel mercato libero e di favorire la comparabilità e l’obbligatorietà delle offerte, individuando elementi comuni che debbano essere contenuti in tutte le offerte per le forniture di energia sul mercato libero.L’Autorità dovrebbe inoltre dedicare più risorse alle attività di controllo e di monitoraggio, anche con maggiore ricorso alle sanzioni nei confronti degli operatori scorretti.

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Consumatori

Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Consumatori

Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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Cambio operatore telefonico| MDC : caos portabilità AGCOM garantisca tempi certi e indennizzi agli utenti coinvolti.

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Evidentemente non sono bastate le multe per la fatturazione 28 giorni e quelle per la minaccia di iscrizione a inesistenti banche dati morosi irrogate da Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e Antitrust alle principali compagnie telefoniche per far rispettare i consumatori italiani.

Come denuncia il Movimento Difesa del Cittadino l’Annus horribilis degli utenti della telefonia continua ancora per migliaia di utenti infuriati a causa dei ritardi della migrazione del proprio numero verso Iliad ed altri nuovi operatori da parte degli incumbents.

È soprattutto il caso Vodafone a tenere banco in queste ore, con numerosi clienti di fatto irraggiungibili a causa dei gravi rallentamenti nella trasmissione del proprio numero di cellulare dalla compagnia al nuovo operatore prescelto dal consumatore.

Come sottolineato da MDC, al danno per la irreperibilità si aggiunge la beffa di dover tollerare scuse banali come l’errore nella trascrizione del proprio codice fiscale e continui rimpalli della responsabilità tra vecchio e nuovo operatore.

Per il Presidente nazionale del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo è urgente un intervento di AGCOM per garantire il sacrosanto diritto degli utenti alla Mobile Number Portability oltre ad una istruttoria sulla plateale violazione di quanto stabilito nella Delibera 147/11/CIR e connesso diritto dei clienti di ricevere il pagamento degli indennizzi previsti dall’articolo 14 pari a € 2,5 per ogni giorno lavorativo di ritardo fino ad un massimo di € 50,00 che dovrà versare l’operatore ricevente che a sua volta si rivarrà poi sul donating.

Tutta la rete del Movimento si sta attivando in queste ore per supportare i reclami dei consumatori e garantire il pagamento delle somme dovute.

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