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Energia e Gas, in Italia esiste il “sequestro” del dato (di Paolo Vigevano)

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INTERVENTO Paolo Vigevano (Presidente e AD di Acquirente Unico spa)
Convegno: Il sistema informativo imtegrato, uno strumento di efficenza e trasparenza. Roma 3 lulgio, 2014

Buongiorno a tutti. Voglio ringraziare davvero con sincerità tutti voi per aver voluto partecipare a questo convegno di Acquirente Unico sul tema del Sistema informativo integrato del settore energia e, più in generale, sul tema dell’interoperabilità tra le banche dati. Si tratta di una questione cruciale in tutti i paesi avanzati e certamente lo è per il nostro paese, dove la frammentazione della conoscenza, la costruzione di steccati, il “sequestro” – fatemi dire così – del dato ha sempre fatto premio sulla sua condivisione. A scapito, sempre, dell’utente o del cliente finale. Sempre. Lo dico senza timore di smentite. L’assenza di interoperabilità, l’opacità, le barriere immotivate alla condivisione delle informazioni finiscono per tradursi sempre in difficoltà, spese, rallentamenti e fastidi per l’utente finale. E certamente non favoriscono la fiducia nel mercato da parte del consumatore. E non favoriscono, quindi, in fin dei conti, lo sviluppo stesso del mercato e il positivo dispiegarsi delle sue possibilità.

Il nostro paese non cresce. Non cresce da anni. Da anni lo sappiamo, da anni cerchiamo di porre rimedio a questa situazione. Sono molte le azioni da compiere a questo fine e non mi permetterò certo io di indicare strade in un terreno così complesso e ostico. Mi sento però di dire, anche guardando a quello che succede attorno a noi, che una delle vie per migliorare la produttività è certamente quella di migliorare la facilità e l’affidabilità delle operazioni di mercato. Acquirente unico, nel limite delle sue competenze assegnategli dalla legge, sta cercando di fare la propria parte per favorire, nel settore energetico, la realizzazione di un terreno di gioco sgombro, sicuro e sganciato dagli interessi di tutte le forza in campo, perché esso stesso, Acquirente Unico, privo di interessi diretti, in quel campo.

Esattamente tre mesi fa, in questa stessa sala, l’Acquirente Unico ha tenuto un convegno, che mi pare abbia suscitato un certo interesse: il convegno sul Mercato tutelato, i suoi pregi, i suoi difetti e l’opportunità stessa (ci siamo interrogati su questo senza timore) di mantenerlo in vita. Quel convegno ha prodotto un dibattito; l’Autorità per l’energia, per bocca del presidente Bortoni, ha preso una posizione netta, ribadendola anche nel corso dell’ultima relazione al Parlamento.
Ebbene, io credo che l’argomento che trattiamo oggi sia per molti versi di importanza maggiore, persino rispetto a quello della validità e attualità di un mercato tutelato nel settore elettrico. La maggior tutela, se ci riflettiamo, tocca un settore ampio, importante, delicato del mercato, quello appunto dei piccoli clienti. Ma, per quanto ampia e significativa, si tratta pur sempre di una parte. Nel caso del Sistema informativo integrato, invece, noi parliamo dell’intero mercato: tutelato o libero che sia. Parliamo di milioni di flussi di dati scambiati giornalmente tra tutti gli operatori, siano essi utenti del dispacciamento, distributori, venditori, trader e, in prospettiva, clienti finali. E non è solo la numerosità e l’eterogeneità degli attori a determinare la complessità del sistema. Va aggiunto a quest’aspetto quello, altrettanto determinante, della molteplicità dei processi da attuare: settlement, volture, switching, attivazioni, disattivazioni, risoluzioni contrattuali, sospensioni e riattivazioni, misure etc.

Provate a rifletterci. Vi viene in mente un ambito in cui si sia riusciti a realizzare un’interoperabilità così spinta? Io credo ce ne sia solo uno, e cioè il sistema interbancario.
Ecco, la complessità e l’importanza del Sistema informativo integrato si può confrontare solo con quella del sistema interbancario.
Innanzi tutto, si tratta di un sistema in cui sia sempre certo, tracciato, certificato ed opponibile a terzi “chi fa cosa, quando”. Sarebbe impensabile, oggi, che un bonifico o anche un semplice pagamento bancomat possano perdersi nel vuoto. Nel settore elettrico e forse ancor più in quello del gas, invece, questi problemi sono all’ordine del giorno, con l’aggravante che nel settore elettrico si rischia di lasciare un utente, civile o industriale, senza energia. Sarebbe impensabile, oggi, che nell’esecuzione di qualunque operazione bancaria online, un qualunque acquisto via internet noi potessimo credere di aver concluso l’operazione o effettuato l’acquisto, per scoprire solo molti giorni – o addirittura mesi – dopo che così non è stato, che uno dei soggetti in campo ha ritenuto di non poter dar seguito all’operazione perché un Iban o un Codice fiscale comunicati non risultavano coerenti con i database di questo soggetto.
Ecco, tutto ciò nei settori dell’energia può ancora accadere. Ed effettivamente accade. Se esaminiamo i reclami che sono arrivati allo Sportello del consumatore nel 2013, scopriamo che le voci Fatturazione, Contratti e Mercato fanno la parte del leone, con il 26, 21 e 20 percento dei reclami. Appena dopo si è collocato il Bonus, con il 19% dei reclami. E se scendiamo ancor più nel dettaglio, scopriamo che il 53% dei problemi legati alla Fatturazione ha a che vedere con i consumi e il 15% con i conguagli. La voce Contratti è per un quarto riferita alle sole volture, mentre sotto la voce Mercato vanno raccolti un 38% di reclami legati al cambio di fornitore e un 11% per doppia fatturazione. E stiamo parlando di uno sportello di seconda istanza, che esamina solo casi che non siano stati direttamente risolti tra operatori e consumatori!
Occorre dircelo con chiarezza: i consumatori hanno ancora troppe ragioni per diffidare del mercato, nel settore energetico.

Ma attenzione. Se c’è ancora molto da fare, questo non vuol dire che nulla sia stato fatto. Anzi, è importantissimo sfatare sia l’insinuazione, a volte malevola, sia la genuina, ma non per questo meno errata convinzione che a 4 anni dalla sua istituzione il SII non abbia ancora cominciato ad operare.
Il Sistema Informativo Integrato nasce con la legge 129/2010 “Al fine di sostenere la competitività e di incentivare la migliore funzionalità delle attività delle imprese operanti nel settore dell’energia elettrica e del gas naturale…”, attraverso la “…gestione dei flussi informativi relativi ai mercati dell’energia elettrica e del gas, basato su una banca dati dei punti di prelievo e dei dati identificativi dei clienti finali.“

Nel 2012 al SII sono state aggiunte altre funzioni: la legge 27/2012 afferma infatti che “ al fine di promuovere la concorrenza nei mercati dell’energia elettrica e del gas, il Sistema informativo integrato… è finalizzato anche alla gestione delle informazioni relative ai consumi di energia elettrica e di gas dei clienti finali”.

Ricapitoliamo: sostenere la competitività e incentivare la funzionalità delle attività delle imprese nel settore dell’energia, attraverso la gestione dei flussi informativi del settore medesimo, sulla base di una banca dati dei punti di prelievo e dei dati identificativi dei clienti finali… parliamo di qualcosa come 56 (37 elettrico e 22 gas) milioni di utenze!! E a questo si aggiunge, due anni dopo, la gestione delle informazioni relative ai consumi!

“Avete messo troppa carne al fuoco”, dirà qualcuno. Ebbene, a luglio 2012 è entrata in funzione la piattaforma tecnologica del SII ed è iniziato l’accreditamento degli operatori del settore elettrico. A fine settembre dello stesso anno è iniziata l’acquisizione di dati per la costituzione della banca dati nazionale dei punti di prelievo serviti nel mercato libero elettrico, estesa a novembre anche al mercato tutelato.
Ad aprile 2013 il SII ha cominciato a gestire i primi processi nel settore elettrico, relativi allo scambio dei dati mensili utilizzati nel bilanciamento di rete e per la stima degli acquisti di energia.

In questi giorni, da giugno 2014, il SII sta entrando in operatività anche sul settore gas, a partire dall’accreditamento degli oltre 600 operatori del settore (distributori e venditori) e con la costituzione entro dine anno della la banca dati nazionale dei punti di riconsegna(circa 22 milioni di forniture)

Ad oggi, il SII gestisce ogni mese i flussi di base del c.d. settlement (necessari per individuare la quantità di energia immessa o prelevata dalla rete da ciascun operatore), rivelando difformità, incongruenze e incompletezze e consentendo di risolverle. L’introduzione del SII ha permesso di individuare le anomalie e di intervenire per migliorare la qualità dei dati. I venditori, infatti, si trovano di fronte all’esigenza di acquisire energia sulla base di informazioni, fornite dai distributori, non sempre complete e talvolta errate; il che si traduce immancabilmente in maggiori costi e quindi minore competitività per le aziende. Come sempre, questi oneri finiscono per avere riflessi negativi sul cliente finale, in particolare nel settore industriale, più sensibile alle prospettive dei vantaggi potenziali di un mercato liberalizzato. E questo, lo ribadisco, alimenta il male peggiore per il mercato, ossia la sfiducia dei clienti finali nel mercato stesso.

2010 – 2012 – 2014: è stato un tempo record quello intercorso fra l’introduzione della legge e l’entrata in funzione del Sistema. E non è finita qui. I piani originari di sviluppo prevedevano che entro il 2015 si completasse l’operatività del SII su tutti i processi del settore elettrico, per poi passare al Gas. Come ho detto pocanzi, sul gas siamo già partiti, e per di più garantendo un aggiornamento addirittura quotidiano del registro degli utenti (22 milioni). Non per questo cambiano le prospettive sul settore elettrico. A meno di problemi non dipendenti da noi o di decisioni diverse sulle tempistiche, ad esempio per garantire adeguati tempi di parallelo su determinati processi, la data del 2015 resta il nostro orizzonte. Voglio dirlo chiaramente: dalla data di assegnazione di una task, ad esempio la voltura, se guardiamo solo alle nostre necessità e non subentrano ritardi dovuti a problemi da risolvere con gli operatori, Acquirente Unico, il Sistema informativo integrato, è in grado di rendere operativo il nuovo processo in sei mesi.
Un passo da record, in pratica, quello tenuto finora e quello che possiamo ancora tenere: il tempo minimo per svolgere l’appalto sulle forniture tecnologiche e il collaudo della piattaforma applicativa, mentre, via via, a valle delle delibere attuative dell’Autorità per l’energia sono state messe a punto e condivise con gli operatori le specifiche tecniche e le procedure organizzative.

Ho citato finalmente l’Autorità per l’energia. Lo faccio a questo punto non perché il suo contributo sia stato residuale. Al contrario. Occorre dire con chiarezza che se oggi esiste un sistema informativo integrato lo dobbiamo alla lungimiranza prima e alla perseveranza poi dell’Autorità per l’energia. La legge 129 del 2010 che ho citato prima, infatti, prende atto della bontà delle osservazioni che l’Autorità aveva posto alla base di un documento di consultazione, elaborato tra il 2009 e il 2010, il DCO 14/10. In questo documento l’AEEGSI individuava rilevanti criticità nel mercato che ostacolavano una completa liberalizzazione. Queste criticità erano riconducibili ad una asimmetria informativa fra i diversi operatori del mercato, che si traduceva – e, dobbiamo dire, spesso ancora si traduce – in una difficoltà strutturale del mercato libero nel reperire le informazioni fondamentali su cui basare la propria attività commerciale. Altro punto critico evidenziato dall’Autorità era la mancata standardizzazione dei flussi informativi e l’impossibilità di effettuare un monitoraggio diretto sul comportamento degli operatori stessi.

L’intuizione felice del legislatore, nella formulazione sintetica ed efficace della legge 129/2010, è stata quella di individuare una finalità chiara e definita, un soggetto specifico, l’Autorità per l’energia, che avesse la responsabilità di guidare il processo e un soggetto altrettanto specifico, l’Acquirente Unico, che ne fosse l’attuatore tecnico. È stato l’allineamento di questi tre fattori, o per meglio dire di queste chiare responsabilità, ad aver consentito al Sistema informativo integrato di non perdersi lungo il percorso e addirittura procedere con tempi brevissimi, considerata sia la vastità della platea dei soggetti con cui si è trovato ad interloquire (370 operatori nel mercato elettrico e almeno 600 in quello del gas) sia la diversità degli operatori coinvolti, non solo per dimensione, ma anche per tipologia (grandi e piccole imprese, piccoli comuni ed enti pubblici).
Tutta questa varietà di soggetti oggi è interconnessa attraverso una piattaforma standardizzata che abilita lo scambio dei dati tra gli operatori, in modo opponibile/certificato, sicuro e nel pieno rispetto della privacy. Inoltre, il SII non si limita a standardizzare ed automatizzare i processi esistenti, ma offre all’Autorità la base per ridefinire progressivamente tali processi, introducendo tutte le innovazioni/semplificazioni rese possibili dalla disponibilità stessa del sistema.

Ma l’aspetto tecnologico è comunque solo una parte del SII e, sinceramente, la meno problematica. Il vero valore aggiunto è costituito dalla condivisione con gli operatori di mercato delle modalità di lavoro, generale e per ciascun processo gestito: ciò implica la possibilità di strutturare in modo corretto le responsabilità di ciascuno in termini di livelli di servizio e di sicurezza, due aspetti cardine per l’operatività del sistema. Realizzare questa condivisione ha richiesto e richiede molta più capacità e lavoro che non la realizzazione di una semplice infrastruttura tecnologica.

Ma quanto è costato tutto questo? Dal suo avvio (2011) ad oggi il SII è costato circa 12 milioni di Euro. L’impatto sugli operatori, invece, è del tutto marginale. Si tenga conto che un sistema complesso, come quello di un soggetto che debba gestire moltissimi processi e moltissime operazioni, come quello di un grande operatore elettrico, costa ogni anno, un 20 percento almeno del suo valore iniziale solo di manutenzione correttiva ed evolutiva. L’integrazione del SII nei processi degli operatori rientra appunto nei costi di manutenzione evolutiva. E questi costi, per un grande operatore, sono valutabili nelle decine di milioni di Euro all’anno. Quindi anche qualunque accusa di generare costi aggiuntivi sproporzionati è, lo voglio dire con chiarezza, destituita di ogni fondamento.

Punto 41. Nella lettera alla Pubblica amministrazione pubblicata lo scorso 30 Aprile a firma del Presidente del Consiglio, Renzi, e dal Ministro Madia, si legge, al punto 41, “unificazione e interoperabilità delle banche dati”. Il ministro stesso, nel corso del Forum PA, ha detto di aver rinunciato ad una propria banca dati a favore di una, esattamente identica in teoria, ma poi disallineata nella pratica, residente presso un altro ministero; lo ha fatto – ha spiegato il Ministro Madia – perché occorre superare la logica per cui il dato “è di qualcuno” e possedere il dato in casa propria è un elemento di potere. Il dato che afferisce alla Pubblica amministrazione è esclusivamente di chi, secondo la legge, deve poterlo usare. Il luogo fisico o amministrativo presso il quale si trova è del tutto irrilevante, se non per un fattore: la garanzia della terzietà.

È per questo che abbiamo voluto intitolare questo convegno proprio al Punto 41. L’Acquirente Unico è il soggetto terzo cui è stato assegnato il compito di gestire i dati del settore energetico. Ma il sistema non è di Acquirente unico, il sistema è, permettetemi il bisticcio, “del sistema”! Di tutto il sistema energetico!
Perché il sistema interbancario, cui ho già fatto cenno, non è stato assegnato, per la sua implementazione, ad una delle grandi banche nazionali? Forse che Unicredit o Intesa o BNL o altri non avrebbero avuto la capacità tecnica o economica per affrontare l’impresa? Certo che sì. Ma è ovvio che un sistema che deve essere utilizzato da tutti non può far capo a nessuno di quelli che lo usano. Poi, certo, ognuno mantiene i propri sistemi, i propri meccanismi d’azione, le proprie procedure, la propria operatività quotidiana, che deve essere strutturata e dimensionata sulle caratteristiche e le necessità del singolo soggetto. Ma al momento in cui ci si interfaccia, quando deve essere garantita a tutti la possibilità di parlare con tutti, allora è chiaro che l’infrastruttura e la modalità di interconnessione deve essere terza, indipendente e, nel proprio specifico, sovrana.

È questo che il Sistema Informativo Integrato sta già facendo, per tutti gli operatori del settore energetico. È questo modello che l’Acquirente unico – con un po’ di sfrontatezza, ma anche con il coraggio delle cose fatte – propone all’attenzione della pubblica amministrazione tutta e del mondo informatico come una best practice di successo, se non addirittura come un possibile modello.

Grazie

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2018 crescono i clienti domestici nel mercato libero. Soprattutto i 20-40 enni situati al Centro-Nord

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Elettricità: nel 2018 crescono i clienti domestici nel mercato libero
maggiore incidenza tra 20-40enni situati al Centro-Nord
Le anticipazioni del nuovo Monitoraggio retail 2018 presentate oggi a Milano
Milano, 20 febbraio 2019 – Continua a crescere la quota dei clienti che scelgono il mercato libero dell’energia elettrica: a fine anno 2018 le pmi sul mercato libero sono pari al 58% (4,3 milioni di utenze) e le famiglie al 46% (13,5 milioni) con picchi superiori al 50% in Umbria, Emilia Romagna
e Piemonte e un’altissima incidenza nelle fasce d’età dai 20 ai 40 anni. Non si arresta inoltre la crescita del numero delle società di vendita di energia elettrica attive, giunte a quota 554 unità (da 507 del 2017), con 290 società che operano come meri rivenditori. È quanto emerso dai primi risultati del
‘Monitoraggio dei mercati retail 2018’, anticipati oggi durante il convegno organizzato dall’ARERA a Milano “Monitoraggio retail: uno strumento per l’evoluzione del mercato”.
Durante la mattinata sono stati analizzati i dati completi del 2017 e, per la prima volta, sono state illustrate le potenzialità del nuovo monitoraggio, che sarà sottoposto a breve a una consultazione pubblica. Sfruttando il Sistema informativo integrato (SII), consentirà di comprendere con maggiore
efficacia lo sviluppo delle dinamiche concorrenziali e il livello di apertura dei mercati di energia elettrica e gas, nonché il livello di consapevolezza dei clienti, semplificando al tempo stesso gli adempimenti di venditori e distributori.
Con il nuovo monitoraggio sarà possibile inquadrare e descrivere in modo più completo e dettagliato il tipo di clientela, con cluster relativi alle caratteristiche dei clienti stessi (per esempio: età, genere, categorie commerciali o professionali delle utenze non domestiche), la zona geografica di fornitura, con focus regionali, provinciali e comunali, le offerte disponibili sul mercato (grazie alla mappatura del Portale Offerte) e le scelte operate dai clienti, il numero dei venditori, la loro dimensione e
collocazione territoriale. Infine, sarà più facile anche fruire dei nuovi dati prodotti, e della serie storica, perché saranno pubblicati con maggiore frequenza e saranno consultabili da tutti gli stakeholder in modalità open data.
Il Rapporto monitoraggio retail 2017 e il materiale del convegno sono disponibili sul sito.
www.arera.it

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Calcio 2018/19, sanzioni per 7 milioni di euro a SKY per pubblicità ingannevole e pratica aggressiva

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COMUNICATO STAMPA


L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso l’istruttoria avviata nei confronti di SKY Italia, accertando due violazioni del Codice del Consumo e irrogando alla società sanzioni per complessivi 7 milioni di euro.

L’Autorità ha rilevato che SKY non ha fornito informazioni chiare e immediate sul contenuto del pacchetto Calcio per la stagione 2018/19, lasciando intendere ai potenziali nuovi clienti che tale pacchetto fosse comprensivo di tutte le partite del campionato di serie A come nel triennio precedente.

Il consumatore appassionato di calcio, pertanto, in assenza di informazioni che veicolassero immediatamente e con la dovuta rilevanza i contenuti dell’offerta e in particolare le limitazioni sul numero di partite disponibili (7 su 10 per ciascuna giornata di campionato), sarebbe potuto facilmente incorrere nell’errore di ritenere compreso nel pacchetto SKY Calcio l’intero campionato di calcio di serie A, assumendo così una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso, ossia l’attivazione dell’abbonamento a tale servizio per la stagione calcistica 2018/19.

L’Autorità ha inoltre accertato che SKY ha attuato una pratica aggressiva in quanto ha esercitato un indebito condizionamento nei confronti dei clienti abbonati al pacchetto SKY Calcio, i quali, a fronte di una rilevante ridefinizione dei suoi contenuti (riduzione del 30% delle partite di serie A e cancellazione dell’intero torneo di serie B) non sono stati posti nella condizione di poter assumere liberamente una decisione in merito al mantenimento o meno del pacchetto. Gli abbonati a tale servizio sono stati costretti a scegliere tra due possibilità, entrambe svantaggiose, ossia la prosecuzione degli addebiti, tra l’altro in misura invariata, nonostante il contenuto diverso e ridotto del pacchetto rispetto a quello originariamente scelto, oppure il recesso dal contratto a titolo oneroso, con il pagamento di penali e/o la perdita di sconti e promozioni connessi alle offerte con vincolo di durata minima.

Roma, 18 febbraio 2019

www.agcm.it

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Accordo Eni e RenOils per incrementare la raccolta degli oli alimentari usati e di frittura

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L’accordo prevede anche la realizzazione di campagne di informazione ed
educazione ambientale per raccontare i vantaggi dell’utilizzo di oli esausti per la produzione di carburanti alternativi a quelli fossili

Roma, 14 febbraio 2019 – Eni e RenOils, Consorzio nazionale degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti, costituito nel 2016 con lo scopo di assicurare la corretta gestione della raccolta, del trasporto, dello stoccaggio, del trattamento e il riutilizzo degli oli vegetali e dei grassi animali esausti, hanno sottoscritto oggi un accordo di collaborazione volto a favorire il recupero degli oli vegetali esausti.
Eni, che attualmente utilizza circa il 50% degli oli alimentari usati disponibili in Italia, grazie anche alle aziende di rigenerazione aderenti a RenOils amplierà la possibilità di impiegare questi rifiuti per produrre biocarburante di alta qualità nella bioraffineria di Venezia, a Porto
Marghera, e a breve anche a Gela.
La lettera di intenti, sottoscritta oggi da Giuseppe Ricci, Chief Refining & Marketing Officer di Eni, e dal Presidente di RenOils Ennio Fano, prevede anche la realizzazione di campagne di informazione ed educazione ambientale per raccontare i vantaggi dell’utilizzo di oli esausti
per la produzione di carburanti alternativi a quelli fossili e di progetti di sensibilizzazione delle associazioni di categoria, dei consumatori e ambientaliste.
L’obiettivo è incrementare la raccolta e il corretto conferimento: oggi gli oli esausti prodotti a livello domestico sono quasi interamente dispersi. Nel 2018 sono state raccolte circa 75.000 tonnellate di olio alimentare di scarto, quasi esclusivamente prodotte dal settore della ristorazione e dell’industria, che rappresentano solo il 25% dell’olio prodotto in Italia, che ammonta a circa 280.000 tonnellate all’anno.
La maggior parte della produzione avviene quindi nelle case, e lo smaltimento avviene per lo più negli scarichi perché la maggior parte dei cittadini non sa che eliminare gli oli di frittura attraverso la rete fognaria può comportare gravi conseguenze ambientali. Oltre a intasare il sistema di scarico domestico e delle reti fognarie con incremento dei costi di manutenzione, lo smaltimento attraverso la rete fognaria pregiudica il corretto funzionamento dei depuratori, aumentando i costi di depurazione. Un litro di olio genera fino a 4 kg di fanghi di depurazione che dovranno poi essere gestiti come rifiuto, può giungere alle falde e rendere l’acqua non
potabile e crea inquinamento delle acque superficiali, cioè laghi, fiumi e mare con danni all’ecosistema, alla flora e alla fauna. Se disperso in acqua forma un “velo” che impedisce ai raggi solari di penetrare, causando ingenti danni all’ambiente.
RenOils ha l’obiettivo di contribuire in modo efficiente e partecipato alla gestione del sistema del riciclo degli oli esausti in Italia, incrementandone la raccolta. A oggi, sono 254 le associazioni e le imprese della filiera associate, a partire dai produttori di olio per uso alimentare, ai riciclatori e ai recuperatori del rifiuto. Il Consorzio agisce in mutualità per il conseguimento degli obiettivi ambientali che il Ministero dell’Ambiente (dal quale ha ottenuto il riconoscimento nel 2018) ha fissato per il settore. RenOils ha realizzato, in collaborazione l’Università di Roma Tor Vergata, il primo sistema di monitoraggio del comparto degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti (R_O_S) che opera su base geografica ed è fruibili all’interno di una piattaforma web. Questo tracciamento è di fondamentale importanza ai fini dell’accordo con Eni per l’impiego degli oli vegetali esausti per la produzione di biocarburante.
L’accordo siglato oggi è un ennesimo tassello delle iniziative di Eni finalizzate a mettere in atto un circuito virtuoso di “economia circolare” per la raccolta di materie di scarto che vengono, una volta purificate e rigenerate, trasformate in biocarburanti di alta qualità presso strutture industriali nazionali, dando piena valorizzazione a una risorsa energetica nazionale.

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