Il contratto di acquisto di gas, o di energia elettrica, è molto più complicato di quello che vorrebbero farci credere.
Nessuno lo legge, perché è scritto in caratteri troppo ridotti, e tutti firmano senza sapere quello che fanno.
Con il contratto, c’impegniamo con un fornitore ad acquistare quantità, di gas o di energia elettrica, misurate da un terzo, il distributore, dando per buone, noi utenti e il fornitore, le sue rilevazioni. Ma, nel caso di mancate letture, di contestazioni o di consumi anomali, il fornitore se ne lava le mani, scaricando la responsabilità sul distributore e noi paghiamo.
La fatturazione ha infatti luogo sulla base dei dati di consumo dei punti di prelievo, resi disponibili al fornitore dal distributore locale, ma se il distributore non li rende disponibili, il fornitore fattura acconti sulla base di consumi stimati, in attesa che il distributore si svegli e comunichi al fornitore i dati effettivi.
La delibera n° 348/07 della AEEG – Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas – prevede che il distributore conservi i dati di consumo per cinque anni ma al solo scopo di verifica e applicazione dei meccanismi vigenti e con finalità legate ai servizi regolati mentre i fornitori interpretano la delibera per fatturare acconti per cinque anni e poi, sulla base di quanto comunicato dai distributori, conguagliare i consumi con bollette astronomiche.
Dovrebbe essere interesse del fornitore fatturare subito e invece, inspiegabilmente, può aspettare cinque anni. In questo modo neppure l’utente sa quanto consuma, perché non legge il contatore, continua a ricevere acconti e alla fine gli arriva la sorpresa.
Il 2009 fu l’inizio delle proposte di mercato libero e, dopo cinque anni, stanno arrivando ora i primi conguagli, in molti casi autentiche salassate.
Il problema è aggravato dal fatto che i contatori elettronici, non solo non sono mai stati omologati, come già denunciato in Parlamento e riconosciuto dal Ministero, ma hanno anche la tendenza a perdere il dato di consumo durante la loro trasmissione.
In molti casi, non sono neppure mai stati aggiornati dal distributore: infatti riportano ancora il numero di fabbrica – le cifre 9999 – ma non il numero di POD indicato sulle bollette, e l’utente non può verificarne la corrispondenza.
Se aggiungiamo che l’autolettura è resa problematica dal numero di dati disponibili sul contatore e l’utente non sa individuare quelli che potrebbe eventualmente comunicare al numero verde del fornitore, non c’è via d’uscita.
Mentre ci chiediamo perché poste economiche così importanti possano restare in sospeso per la bellezza di cinque anni e perché AEEG lo permetta – tenuto anche conto che i c.d. contatori intelligenti dovrebbero invece essere letti in tempo reale – non è ammissibile che sia concesso al distributore un periodo di tempo così lungo per fare il proprio dovere, pur pagando noi, in bolletta, il corrispettivo del servizio di misura.

fonte: Edoardo Beltrame de Linkiesta