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Energia: in Inghilterra fallisce la liberalizzazione. Ecco il documento shock

Risultati preliminari Antitrust britannica sul mercato elettrico. Si chiede il ritorno al prezzo controllato.
A Dicembre la relazione definitiva. In Italia in questi giorni si discute il DDL Concorrenza che chiede proprio l’abolizione della tutela.

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A fine giugno 2014 l’OFGEM, l’Authority britannica per il settore energetico, ha inviato una segnalazione alla CMA, l’Antitrust, per richiedere un’indagine completa sulla concorrenza nel settore energetico. Si è arrivati a questo punto perché l’OFGEM aveva già analizzato delle criticità e delle anomalie nel funzionamento competitivo del mercato, ma poiché il suo spettro di competenze è ovviamente più limitato ha coinvolto l’Antitrust per un’indagine a tutto campo.

 

La CMA ha pubblicato i risultati preliminari delle sue indagini; per il rapporto completo bisognerà attendere fino a dicembre. Gran parte delle criticità riguardano proprio il mercato retail (dell’elettricità e del gas), dove alcuni elementi strutturali e comportamenti degli operatori determinano effetti negativi sulla concorrenza.

 

In particolare, i fornitori godono di un potere di mercato unilaterale nei confronti dei loro clienti meno attivi, e lo sfruttano con politiche di prezzo particolari, volte ad ottenere un mark up molto più alto del livello ragionevole.

 

I consumatori hanno una conoscenza molto limitata delle offerte sul mercato, e conseguentemente uno scarso interesse per il cambio di fornitore. Questa criticità è dovuta ad alcune caratteristiche fondamentali del mercato retail:

 

– La natura omogenea di gas ed elettricità determina un’impossibilità di differenziare il prodotto, riducendo significativamente il potenziale per la customer engagement.

– Il ruolo dei contatori tradizionali e delle bollette, che generano continue disparità tra consumi effettivi e stimati. Si tratta di un aspetto che può generare grande confusione tra i clienti, al momento di capire la relazione tra l’energia che consumano e l’ammontare che pagano in bolletta. L’entrata in funzione degli smart meter permetterà un grande passo avanti al riguardo, sebbene ci siano poche prove sugli effetti di tale cambiamento.

Questi elementi determinano problemi soprattutto per certe categorie di consumatori: anziani, persone che vivono in social housing, e quelle con bassi livelli di reddito e/o di educazione, cioè le categorie meno attive sul mercato retail.

 

Inoltre, l’Antitrust si è concentrata sulle difficoltà informative che i clienti incontrano nel mercato:

 

– Esiste una vera e propria barriera, dovuta alla complessità delle informazioni fornite in bolletta e alla difficile comprensione delle strutture tariffarie; tale barriera inibisce la capacità dei consumatori di valutare correttamente le varie offerte sul mercato, in particolare per i consumatori più disagiati che non hanno gli strumenti per comprendere pienamente un’offerta.

– C’è generale mancanza di fiducia nei confronti dei siti internet di comparazione delle offerte, soprattutto da parte dei consumatori meno “capacitati”: per questo, si prevede una notevole diffusione degli “intermediari terzi”, come ad esempio gli schemi di switching collettivo.

Per comprendere le dinamiche di scelta, l’Antitrust ha effettuato una ricerca su un campione di 7.000 consumatori, con risultati sorprendenti:

 

– Il 34% non ha mai preso in considerazione l’idea del cambio fornitore.

– Il 56% non ha mai cambiato fornitore e/o non sapeva fosse possibile farlo.

– Il 72% del campione non ha mai cambiato la propria tariffa con l’operatore attuale. Tale numero in effetti corrisponde alla percentuale di clienti delle Big Six che hanno la tariffa variabile standard (70%).

I consumatori poi continuano ad affrontare barriere allo switching, come l’esistenza di contatori non certificati o trasferimenti errati: in questo modo si riduce la fiducia dei consumatori e si determina una percezione del cambio fornitore come difficoltoso e problematico.

 

Questo insieme di criticità determina una situazione di scarsa pro-attività dei consumatori sul mercato, dando ai fornitori la possibilità di godere di un evidente potere di mercato. Secondo l’Antitrust, questa posizione di vantaggio permette agli operatori di applicare una discriminazione dei prezzi eccessiva (considerando che l’elettricità è un bene indifferenziato).

 

In particolare, questa discriminazione di prezzo si effettua grazie ad un livello delle “tariffe variabili standard” molto superiore a quello delle tariffe non-standard, e che non è giustificabile con nessuna differenza di costo.

 

Inoltre, è stato individuato un benchmark di prezzo equo, in grado cioè di recuperare un livello efficiente di costi e di remunerare il capitale a un tasso di mercato: rispetto al benchmark concorrenziale, il prezzo medio delle Big Six dal 2009 al 2013 è risultato maggiore dell’8% per i consumatori domestici e del 14% per le PMI. In termini monetari, ciò significa che famiglie e imprese hanno rispettivamente pagato 1.2 miliardi di sterline e 500 milioni di sterline in più all’anno, rispetto a quanto sarebbe accaduto in un mercato più efficiente.

 

Secondo le analisi dell’Antitrust, dal 2004 al 2014 i prezzi dell’elettricità per le famiglie sono aumentati del 75% .

 

Inoltre, per quanto riguarda il quadro regolatorio, la CMA ha individuato ulteriori criticità. La più importante riguarda l’intervento del regolatore in favore di una semplificazione delle tariffe (con l’eliminazione di offerte troppo complesse, un tetto al numero di offerte presentabili, ecc), che ha in realtà ridotto le potenzialità competitive del mercato, limitando la possibilità per gli operatori di elaborare offerte più adatte alle esigenze dei clienti.

 

Infine, la categoria più colpita dalla ridotta concorrenzialità del mercato britannico è quella delle PMI. In particolare, ci sono problemi di pubblicità delle offerte; inoltre, una significativa percentuale delle tariffe viene negoziata individualmente e non è quindi conoscibile dalle altre PMI.

 

Inoltre, sono stati rilevati anche problemi nel settore degli intermediari terzi per le PMI: ci sono state molte denunce di pratiche scorrette che hanno determinato sfiducia in questi soggetti e più in generale nel mercato elettrico.

 

L’Antitrust sottolinea inoltre una grave mancanza di trasparenza per i clienti non domestici, con addirittura l’esistenza di incentivi per operatori e intermediari a non proporre la migliore offerta tra quelle possibili. Questa situazione è ulteriormente alimentata dalla mancanza di un benchmark di prezzo facilmente consultabile, e dal fatto che molte offerte non vengono neppure pubblicate dagli operatori.

 

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Antitrust britannica sul mercato elettrico: possibili soluzioni

 

Nell’analisi delle possibili soluzioni per le criticità del mercato retail, la CMA evidenzia che il ritorno alla regolazione di prezzo non può essere preso in considerazione. Infatti, in questo modo si rimuoverebbe ogni prospettiva, presente e futura, di ottenere benefici dal mercato concorrenziale.

 

L’approccio dell’Antitrust britannica è quindi basato sulla capacitazione del consumatore e sulla spinta per un maggior coinvolgimento nel mercato; al tempo stesso, però, si deve considerare una qualche forma di protezione da prezzi troppo alti per i consumatori più passivi.

 

Tutte le misure di sostegno alla customer engagement hanno ottime potenzialità di successo, ma rimarrà sempre una significativa minoranza di consumatori completamente inattiva. Basti pensare che i mercati retail dell’energia sono stati completamente liberalizzati da ben 17 anni, eppure questo problema è ancora di grandi dimensioni, sia per le famiglie che per le PMI.

 

Oltre a strumenti che intervengano nella fase informativa e che permettano un maggior coinvolgimento dei consumatori, la CMA ritiene opportuno proporre delle misure a valle, che riducano cioè i danni nei confronti dei piccoli consumatori. Un esempio potrebbe essere quello del “price control”, spesso usato in settori regolati in cui è difficile introdurre una vera e propria concorrenzialità. Si tratta, in ogni caso, di misure transitorie, che proteggono i consumatori mentre si sviluppa una maggiore competitività.

 

L’Antitrust, in primo luogo, ritiene necessario eliminare il tetto alle offerte degli operatori: questa misura ha ridotto sia la concorrenza tra fornitori, che quella tra i portali web, oltre ad impedire la creazione di offerte specifiche per categorie di consumatori.

Inoltre, l’eliminazione di tale tetto determinerebbe una maggior concorrenza tra portali web di comparazione dei prezzi, che potrebbero ottenere delle tariffe speciali, esercitando una pressione al ribasso dei prezzi (sia della fornitura che delle loro commissioni).

 

Inoltre, si propone anche la creazione di un sito web indipendente di comparazione dei prezzi e gestito dall’OFGEM, sulla scorta del Trovaofferte, che permetta ai consumatori di valutare le offerte proposte dagli altri siti e di aumentare così la generale fiducia nei confronti di questi strumenti.

Tale portale indipendente sarebbe ancora più importante per le PMI, che hanno grandi difficoltà nel conoscere le offerte a loro dedicate. Per questa categoria di clienti, inoltre, si propone che i fornitori debbano esplicitamente indicare le offerte nei loro siti web.

 

Nonostante le varie misure di capacitazione, rimarranno comunque dei consumatori completamente inattivi, a cui i fornitori applicano la tariffa variabile standard, quella con i prezzi più alti. Poiché gran parte di questi consumatori ha anche problemi di vulnerabilità (economica, sociale, educativa), si potrebbe applicare loro, in modo automatico, una sorta di “offerta di salvaguardia”. Per proteggere questi clienti da prezzi eccessivamente alti, si tratterebbe cioè di individuare (da parte di OFGEM o CMA) un prezzo massimo.

Questo price cap non dovrebbe però funzionare come le normali tariffe dei settori regolati, in cui l’Autorità individua un presunto prezzo competitivo. Bisognerebbe fare una valutazione dei costi effettivi, e poi lasciare un margine, una sorta di range entro cui il prezzo può fluttuare.

 

In ogni caso, CMA ribadisce che si tratterebbe di una misura transitoria, e poi formula una serie di domande a cui i vari attori del mercato potranno rispondere (come in un documento di consultazione).

 

 

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EU, verso la regolazione delle centrali GEOTERMICHE- Osservate speciali quelle EGP, di Dario Tamburrano

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Fonte: Dariotamburrano.it

A Strasburgo il partito si é messo (invano) di traverso alla nostra azione per una legge UE sulle emissioni. Ma ha scelto il momento meno adatto

Il bubbone delle emissioni in atmosfera da parte delle centrali geotermiche é diventato palese subito dopo il sì pronunciato mercoledì dall’assemblea plenaria del Parlamento Europeo al nostro emendamento che apre la strada ad una legge UE per normare queste stesse emissioni. I vertici di Enel Green Power sono indagati a proposito delle emissioni (“getto pericoloso di cose e inquinamento”) di due impianti, Bagnore 3 e Bagnore 4, situati a Santa Fiora, ai piedi del Monte Amiata. Vari dettagli sono disponibili sui giornali locali oggi in edicola.

NORME UE SULLE EMISSIONI, IL PD ITALIANO A STRASBURGO SI E’ MESSO (INVANO) DI TRAVERSO

Le centrali geotermiche italiane emettono grandi quantità di sostanze pericolose per la salute e per l’ambiente, fra le quali spicca il mercurio. Si trovano (per ora) tutte in Toscana, una Regione che il PD ha governato quasi senza interruzioni. Proprio oggi, mentre circola la notizia delle indagini sulle emissioni, un esponente del PD toscano polemizza con la nostra azione a Strasburgo e scrive testualmente che la geotermia rappresenta  “lo strumento per crescere in un ambiente più pulito”. Solo pochi giorni prima la eurodeputata Simona Bonafè in compagnia dell’indagato Montemaggi aveva incensato la geotermia senza se e senza ma.

All’interno del Parlamento Europeo il PD ha cercato con ogni mezzo – ma invano – di impedire l’approvazione del nostro emendamento sulla geotermia. Abbiamo già scritto come hanno votato sulla geotermia gli europarlamentari italiani. A parte qualche defezione personale, gli eletti nelle liste PD hanno detto “no”. Alcuni di essi hanno accolto addirittura con isteria la prospettiva di una legge europea. Lo svela l’eurodeputato Flavio Zanonato, eletto nelle liste del PD ma passato a MDP, Movimento Democratico Progressista e ora candidatonelle fila di Liberi e Uguali.

Per apprezzare le rivelazioni di Zanonato bisogna tener presente che il PD italiano fa parte, a Strasburgo e a Bruxelles, di S&D, il raggruppamento politico europeo di centrosinistra cui appartiene anche lo stesso Zanonato. A quanto egli dice, la moscia riunione degli S&D svoltasi alla vigilia dell’assemblea plenaria di Strasburgo per definire il voto si é improvvisamente accesa quando le renzianissime Bonafè, Toia e De Monte sono intervenute una dopo l’altra “per valorizzare l’energia geotermica” e per bollare come “non condivisibile” la parte del nostro emendamento (poi approvata) che apre la porta ad una legislazione UE sulle emissioni. Zanonato é intervenuto a favore di questa parte dell’emendamento ma sue testuali parole su facebook “Apriti cielo, avrei fatto irritare di meno la Patrizia Toia se avessi parlato male di Garibaldi”. Si é alzata dalla poltrona,  Zanonato le ha risposto per le rime e insomma devono essere volati gli stracci.

Zanonato non fornisce lumi sul prosieguo della riunione. Da un altro suo post si evince però che, non sappiamo con quali parole, il PD italiano ha provato a convincere (con risultati parziali) l’intero gruppo S&D a cambiare idea sul testo dato che nella commissione parlamentare ITRE gli S&D avevano votato a favore del nostro emendamento sulla geotermia; in assemblea plenaria il gruppo socialista si è spaccato e l’emendamento M5S è stato approvato con 395 sì, 272 no e 10 astensioni grazie ai voti di Verdi, GUE, ALDE (Liberali), PPE (centrodestra) e di alcuni socialisti di altri paesi membri (tra cui tutti gli italiani di Liberi e Uguali dei quali lo stesso Zanonato fa ora parte).

I VERTICI DI ENEL GREEN POWER INDAGATI PER LE EMISSIONI DI DUE CENTRALI GEOTERMICHE TOSCANE

Non riusciamo ad immaginare i motivi – o almeno: non riusciamo ad immaginare motivi confessabili – per i quali il PD abbia detto no a regole europee per proteggere l’ambiente e la salute. Vien da chiedersi se non abbiamo un peso le decine di milioni di euro l’anno che Enel Green Power percepisce come incentivo per le energie rinnovabili al fine dei conseguimento degli obiettivi climatici UE nonostante la geotermia dell’Amiata emetta più gas serra di centrali di pari potenza a combustibili fossili?

Sta di fatto che il PD ha scelto proprio il momento meno adatto a mostrare il suo appoggio entusiasta alla geotermia senza se, senza ma e senza regole europee: i vertici di Enel Green Power sono indagati per ipotesi di reato legate alle emissioni delle centrali geotermiche Bagnore 3 e Bagnore 4. Ieri, proprio il giorno i voto a Strasburgo, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Grosseto ha affidato ad un perito l’incarico di appurare se le emissioni di mercurio ed ammoniaca siano o meno conformi alle norme di legge e se, per limitarle, vengano utilizzate le migliori tecnologie disponibili.

La perizia sarà pronta in 90 giorni, salvo proroghe. Se non ce ne saranno, verrà discussa un un’udienza già fissata per l’11 maggio.

 

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Altra crociera da incubo, MSC in Martinica

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Codici avvia una nuova raccolta di adesioni per richiedere gli indennizzi e il danno da vacanza rovinata, per importi che si aggirano intorno ai 2.000 euro ciascuno

 

Roma, 22 gennaio 2017. Dopo l’avvio dell’azione cumulativa, da parte di Codici, per oltre 50 malcapitati turisti della Costa Pacifica nell’itinerario “Le perle del Caribe”, durante le ultime vacanze natalizie, giunge la notizia dei gravissimi disservizi e disagi causati, da MSC e Meridiana, in danno di 255 croceristi al rientro in Italia da Martinica, con volo per Milano Malpensa.

I turisti, proveniente da tutta Italia, a seguito di un guasto del velivolo sono stati costretti a scendere dall’aereo e a trascorrere l’intera notte nel settore bagagli dell’aeroporto di Martinica, accampandosi alla meno peggio in attesa della ripartenza, fissata per il giorno dopo.

“L’ennesima disavventura merita congrui risarcimenti”, come spiega l’Avv. Stefano Gallotta, che sta seguendo la vicenda dei turisti della Costa Crociere e di numerosi altri gruppi di vacanzieri: Abbiamo appreso dalla stampa l’incredibile notizia dell’ennesima vacanza rovinata in danno dei croceristi italiani. E’ incredibile che tante famiglie, con molti bambini e anziani al seguito, non siano state fatte alloggiare negli alberghi, come espressamente previsto da specifici precetti nomativi, ma abbandonate in aeroporto”.

Vi è una gravissima violazione degli obblighi contrattuali da parte della Msc e del vettore aereo, da cui promana, quanto meno, la compensazione pecuniaria di cui al Regolamento CE n. 261/2004 per il ritardo aereo, pari a Euro 600,00 ciascuno, oltre a un importo per la violazione degli obblighi di assistenza, ai sensi del medesimo Regolamento, nonché l’ulteriore risarcimento per il danno da vacanza rovinata, disciplinato dal Codice del Turismo e da quantificarsi in via equitativa: il tutto, per cifre che possono aggirarsi intorno ai duemila euro pro capite.

Invitiamo i malcapitati turisti della crociera in questione a rivolgersi a Codici (cell. 377.3500500 o email codici.corato@codici.org), meglio se entro dieci giorni lavorativi dal loro rientro a casa, per ottenere consulenza e assistenza, anche in forma collettiva, stanti le inconfutabili responsabilità della compagnia di navigazione italiana e del vettore aereo.

 

CODICI – Centro per i Diritti del Cittadino
Associazione di Consumatori e Utenti – ONLUS
cell. 377.3500500

 

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150 milioni di euro per il Fondo efficienza energetica Ecco come ottenere un finanziamento

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Questo inizio 2018 potrebbe portare ad un’altra ottima notizia per quello che riguarda la strategia energetica italiana. Proprio in questi giorni infatti la Corte dei Conti sta vagliando il decreto di costituzione del Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica firmato dal Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e dal Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda.

Il decreto consentirebbe a pubblici e privati di chiedere ed ottenere finanziamenti per interventi di efficienza energetica su edifici, strutture e processi produttivi. Ed anzi a tal proposito è importante sottolineare che la società Invitalia è già impegnata per valutare proposte, così come centinaia di aziende energetiche al lavoro per rivedere i processi energetici pubblici. Invitalia infatti gestirà il Fondo, che ha natura rotativa ed è coperto già dai primi 150 milioni di euro.

Decisamente una bella somma, a cui si aggiungerà un ulteriore introito annuale da 35 milioni di euro, destinato dal Ministero di Calenda fino al 2020. Un impegno concreto per sostenere tantissimi progetti di abbattimento di emissioni inquinanti, che sarà sostenuto anche dal già citato Ministero dell’Ambiente (anche qui è già stata annunciata disponibilità di risorse).

Di seguito alcuni degli interventi eseguibili finanziabili: si va dall’illuminazione pubblica alla trasformazione di caldaie, dalle reti per il teleriscaldamento all’installazione di apparecchiature ecocompatibili, passando addirittura per l’ammodernamento di centrali termiche.

Un sistema dunque che sembra aprire le porte a forme di paternariato pubblico-privato e che andrà ancora più incontro alle esigenze dei cittadini se consideriamo che la Legge di Stabilità 2018 ha ampliato anche i meccanismi di eco-prestiti ed eco-bonus.

Comunicato associazione consumatori CODICI

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