Durante l’incontro con l’Autorità dell’energia, consumatori e associazioni ambientaliste hanno criticato il nuovo sistema di tariffazione

Roma, 18 giugno 2015 – Mentre i grandi del mondo decidono per la riduzione delle emissioni e il Papa scrive la prima enciclica ecologista, l’Italia va nella direzione opposta. L’Autorità dell’energia in particolare propone una formula innovativa: più consumi, meno paghi. E’ su questo che si è incentrato l’incontro avvenuto ieri fra l’Authority e le associazioni ambientaliste e imprese rinnovabili (Greenpeace, Italia Solare, ISES Italia, Legambiente, Kyoto Club, WWF), il Movimento 5 Stelle, i consumatori (CODICI).

L’Autorità ha esplicitamente affermato che l’obiettivo della riforma è agevolare la transizione verso uno sfruttamento sempre maggiore del vettore elettrico grazie a una riduzione del costo dei consumi e la possibilità per gli utenti di modulare con più libertà la potenza impegnata.

Per l’Autorità la riforma porterà a una maggiore diffusione delle pompe di calore, che già da sole rappresentano un aumento della quota rinnovabile. Addirittura sostiene la tesi che, in uno scenario di produzione da rinnovabili, il contenimento dei consumi non sia più un obiettivo prioritario in evidente contrasto con le direttive europee e l’interesse delle famiglie.

Le associazioni presenti hanno manifestato la propria preoccupazione in quanto ritengono che il risultato finale non potrà che essere un aumento della domanda di energia che inevitabilmente arriva ancora per la maggior parte dai combustibili fossili. Ad aggravare il contesto, se la riforma venisse confermata, efficienza energetica e impianti fotovoltaici risulterebbero molto danneggiati. Inoltre, con lo spostamento degli oneri in bolletta dalla parte variabile alla parte fissa, che l’Autority ha confermato, si determinerebbe un impatto negativo proprio sugli impianti fotovoltaici in autoproduzione.

Secondo l’Authority la strategia andrebbe incontro alle famiglie numerose (oggi un’esigua parte della popolazione italiana secondo l’Istat) e si baserebbe sullo spostamento degli oneri di rete sulla quota fissa, in modo da aumentare (di molto, circa il triplo) i costi fissi degli utenti che consumano meno e parallelamente abbassare i prezzi dell’energia elettrica.

La conseguenza sarebbe un aumento inevitabile per la bolletta elettrica annuale per chi consuma meno di 2640 kWh/anno (l’81,5% delle famiglie italiane, pari a circa 24 milioni di  famiglie su 29,3 milioni).  13,23 milioni di utenze con consumi minori avranno gli aumenti maggiori, compresi tra 70 e 100 euro l’anno, che significa tra il 10 e il 30% su base annuale. Di contro, chi consuma di più avrà riduzioni delle bollette dal 20 al 40% su basse annuale.

In base a questo sistema quindi: chi consuma poco, perché per esempio non ha tanti elettrodomestici o chi ha fatto interventi per il risparmio energetico o ha installato un impianto fotovoltaico, si troverà un aumento della bolletta molto elevato.

Chi consuma di più, invece,  constatando un costo dell’energia elettrica tanto più basso, penserà che converrà consumare, anche senza interventi di efficienza, visto che non converranno più.

Le organizzazioni fanno anche un’ultima osservazione: se verrà applicato questa tariffazione a partire dal 1° gennaio, l’Italia come si porrà all’interno della Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici prevista a dicembre?