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Energia, tutti i danni e le bufale del decreto destinazione Italia

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di Carlo Stagnaro, fonte leoniblog.it
Tutte le classifiche internazionali suggeriscono che gli elevati costi dell’energia rappresentano un grave ostacolo agli investimenti esteri nel nostro paese. Il decreto Destinazione Italia, all’articolo 1, contiene “Disposizioni per la riduzione dei costi gravanti sulle tariffe elettriche”. Purtroppo, siamo in presenza di un clamoroso esempio di neolingua. Una memoria dell’Autorità per l’energia sul tema esprime con giusto tatto istituzionale una serie di osservazioni migliorative del decreto. L’obiettivo di questo post è commentare comma per comma le parti energetiche del decreto, però senza tatto.

Gli effetti delle parti energetiche del dl Destinazione Italia, se convertito senza sostanziali modifiche e abrogazioni, sarà quello di far lievitare i costi energetici, aumentare l’incertezza del diritto e creare confusione istituzionale.

Il comma 1 dà mandato all’Autorità per l’energia di tenere conto “delle mutazioni intervenute nell’effettivo andamento orario dei prezzi dell’energia elettrica”. L’ingresso prepotente delle rinnovabili (particolarmente del solare) sul mercato, infatti, ha avuto l’effetto di ridurre i prezzi di mercato dell’energia (al netto di oneri tariffari e fiscali) nelle ore di massima domanda, cioè attorno a mezzogiorno. Questo vanifica gli sforzi degli anni scorsi di spingere i consumatori a “spostare” i loro consumi verso le ore di bassa domanda (quelle notturne) attraverso l’introduzione della tariffa bioraria. L’intenzione del governo, che può apparire lodevole, è purtroppo una triplice sola: 1) il potenziale risparmio è davvero irrisorio; 2) in ogni caso riguarda solo i clienti “tutelati”, la cui situazione andrebbe ripensata globalmente spingendoli sul mercato libero; 3) siamo comunque in presenza di un’invasione di campo rispetto a scelte di natura strettamente regolatoria, sulle quali da tempo l’Aeeg ragiona anche con la consapevolezza che, come le cose sono cambiate rapidamente nel passato, potrebbero cambiare di nuovo nel futuro. Questo comma dovrebbe essere soppresso in fase di conversione.

Il comma 2 interviene sui prezzi minimi garantiti, stabiliti allo scopo di garantire la redditività degli impianti rinnovabili di piccola taglia (inferiori a 1 MW e non oltre i 2 milioni di kWh annui di produzione). Si può discutere molto sulla scelta di garantire prezzi minimi (che, secondo me, andrebbero completamente eliminati) ma, una volta accettato il principio, ancora una volta ci troviamo sia su un terreno di stretta competenza dell’Autorità, sia di fronte a impegni già assunti. Questo comma dovrebbe essere soppresso in sede di conversione.

I commi dal 3 al 6 introducono un meccanismo di rimodulazione “volontaria” degli incentivi agli impianti rinnovabili, che prevede una riduzione dell’entità degli stessi in cambio di un allungamento di 7 anni del periodo di incentivazione. Si tratta in sostanza di un’operazione di ristrutturazione del debito che però, in funzione della sua natura volontaria, deve essere, alla fine dei giochi, conveniente per chi ne fa uso (seppure con qualche piccola penalizzazione indiretta per chi non vi aderisce). L’effetto della norma sarebbe insomma quello di estendere il costo dell’incentivazione delle rinnovabili, aumentandone seppure in misura ridotta il valore attuale netto. Rispetto ad altre ipotesi considerate nel passato questa è sicuramente preferibile. Tuttavia, ben lungi dal rappresentare una soluzione al problema, si tratta di un mero palliativo non privo di controindicazioni. Se si vuole intervenire davvero sul costo dei sussidi, bisogna avere il coraggio di farlo in modo serio, sia consentendo all’Autorità di imputare ai produttori rinnovabili i costi dell’intermittenza, sia tagliando retroattivamente gli incentivi quanto meno a quei soggetti che possono contare su rendimenti del tutto ingiustificati. Questi commi dovrebbero essere soppressi in sede di conversione.

I commi 7-9 interventono sulle compravendite immobiliari, obbligando ad allegare la documentazione sulla prestazione energetica (comma 7), definendo le relative sanzioni (comma 8), e correggendo nello stesso senso la disciplina del condominio (comma 9). Boh: confesso di trovare terribilmente stucchevole la retorica sull’efficienza energetica, i conseguenti obblighi e i miti sugli enormi benefici connessi ai sussidi fiscali sottostanti (mai visto in vita mia uno studio empirico decente sul tema: anzi, poiché la Ragioneria generale dello Stato possiede tutti i dati sui risultati dl 55%, sarebbe utile che li mettesse a disposizione). Questi commi sono inutili.

Il comma 10 estende i poteri dello Stato “allo scopo di sostenere lo sviluppo delle risorse geotermiche”. Di fatto si tratta di correzioni relative alla procedura autorizzativa e alla ripartizione di competenze tra centro e periferia. Questo comma può essere mantenuto nella sua attuale forma.

Il comma 11 chiude la stagione degli incentivi al carbone del Sulcis. Questo comma va blindato.

Ma i commi 12-14 riaprono tale stagione, e alla grande e con estrema generosità, consentendo alla Regione Sardegna di bandire una gara per la realizzazione di un impianto dotato di CCS, nei pressi del giacimento, con l’obbligo di ritiro da parte della rete di tutta l’energia prodotta e un sussidio quantificato in 30 euro / MWh fino a una produzione di 2100 GWh / anno, per vent’anni. Viene cioè prevista una elargizione pari a oltre 60 milioni di euro / anno per un impianto inutile, alimentato da carbone di pessima qualità, e sostenere una produzione del tutto insostenibile. L’Autorità per l’energia è chiarissima nel dire che, al di là dell’onere finanziario, “la previsione in oggetto non rispond[e] a esigenze del sistema elettrico”. Per giunta, le modalità di erogazione dell’aiuto “rappresent[ano] una barriera a una fattiva partecipazione di questo impianto al funzionamento dei mercati liberalizzati”. Riassumo: sussidi a un’opera ambientalmente dannosa, economicamente insensata, inutile al sistema elettrico e con effetti potenzialmente anticompetitivi. Questi commi vanno soppressi.

Il comma 15 rilassa gli obblighi sui biocarburanti, a loro volta frutto di un’ubriacatura europea ormai archiviata e incapace di stimolare innovazione tecnologica in un settore dove, invece, può esserci e c’è anche in assenza di sussidi. Questo comma può essere mantenuto.

Il comma 16 è, a mio avviso, un vero capolavoro. In otto righe viene completamente squadernata la disciplina (criticabile, e che io stesso ho criticato a suo tempo) della distribuzione locale gas. Con lo stesso risultato, rispetto a gare che teoricamente dovrebbero essere sul punto di essere bandite, delle ben note parole di Massimo Decimo Meridio. La questione è estremamente complessa, e già questo basterebbe dallo scoraggiare un intervento che appare marginale nell’economia del decreto, e che può essere esiziale per un intero settore oggetto di un faticoso processo di messa in ordine. Semplicemente, questo comma modifica in extremis i criteri di determinazione del valore di rimborso che deve essere versato al gestore uscente nel caso in cui la gara sia vinta da un soggetto diverso. L’Autorità sul punto è esplicita: “preme segnalare l’importanza che, in ogni caso, le modifiche normative introdotte, considerata l’imminenza dell’avvio delle procedure di gara, non si tramutino in pretesto per eccessivi slittamenti nelle tempistiche di gara”. Seppure, infatti, in principio la tipologia di intervento disegnata dal decreto non sia necessariamente sbagliata – è necessario valutarne con precisione effetti e conseguenze – essa è chiaramente fuori tempo massimo; senza contare la mancanza di chiarezza della norma stessa. Il comma corregge anche il trattamento dei contributi privati, questa volta in modo ragionevole, in quanto evita il doppio conteggio di una serie di costi nella determinazione del valore di subentro. Questo comma va corretto nel senso indicato dall’Autorità per l’energia.

Prima di chiudere, una considerazione. Annunciando il decreto (una decina di giorni prima della divulgazione del testo) il governo ha sparato fanfare sul suo presunto e miracoloso effetto di “Risparmio sulle Bollette energetiche per 850 milioni di euro”, ottenendo prime pagine e titoloni. Un’attenta lettura dell’articolo 1 del decreto rivela, però, che di questi risparmi non c’è traccia, se non in forme assai incerte o attraverso trucchi contabili (come l’allungamento del periodo di incentivazione delle rinnovabili). Alcuni commi contribuiscono a un aumento, non una riduzione, delle bollette: è il caso del Sulcis. Altri ancora pestano i piedi all’Autorità per l’energia, invadendone l’autonomia e creando confusione. Altri, infine, contengono misure potenzialmente utili ma formulate in modo caotico. Nessuna ha a che fare con l’attrazione di investimenti esteri.

In conclusione, solo poche parti del decreto ha senso che siano mantenute: i commi 10 sul geotermico, 11 sul “vecchio Sulcis” e 15 sui biocarburanti. Il comma 16 dovrebbe essere corretto in coerenza con quanto chiede l’Aeeg. Tutto il resto è inutile o dannoso.

Revisione @Doctorspinone

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Elettricità: differita al 2020 l’ultima fase della riforma tariffaria per gli oneri generali dei clienti domestici

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dal 1° gennaio 2019 eliminata la progressività della componente di commercializzazione

Milano, 5 dicembre 2018 – Il completamento della riforma delle tariffe relativa alle componenti degli oneri generali di sistema per i clienti domestici viene differito di un ulteriore anno rispetto al previsto 1° gennaio 2019. Lo ha deciso l’Autorità con la delibera 626/2018/R/eel per evitare la sovrapposizione nel prossimo anno con gli effetti che deriveranno dalla riattivazione degli oneri generali, parzialmente sospesi negli ultimi 2 trimestri per limitare gli aumenti di spesa dell’energia elettrica.

La riforma delle tariffe domestiche, definita dall’Autorità in attuazione del decreto legislativo n.102/14, ha già permesso di eliminare la progressività dalle tariffe dei servizi di rete (trasmissione e distribuzione), nel rispetto degli obiettivi di sostenibilità ambientale e di allineamento della struttura delle tariffe ai costi del servizio.

Per le componenti tariffarie degli oneri generali rimane quindi in vigore la struttura a due scaglioni in vigore nel 2018 (fino a 1.800 kWh/anno e oltre 1.800 kWh/anno). Ciò permette di mantenere proporzionato, per tutti i clienti domestici, l’effetto della riattivazione degli oneri generali.

Il rinvio non riguarda invece la componente DISPBT, applicata a tutti i clienti aventi diritto al servizio di maggiore tutela, che nel 2018 aveva ancora una struttura progressiva per i clienti domestici residenti. Dal 2019 verranno pertanto eliminati gli scaglioni da tale componente, che riguarda i costi di commercializzazione1

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Ferri da Stiro, approfondimento di Unomattina con Luigi Gabriele di ADICONSUM e Valerio Rossi Albertini (Fisico del CNR)

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Tipologie ferri da stiro.

Approfondimento di Unomattina con luigi Gabriele Adiconsum e Valerio Rossi Albertini Fisico CNR

Riguarda il video dal minuto 39

  • Perchè il ferro a caldaia ha superato quello classico?Pro e contro di questa scelta.Ferri classici, perchè c’è una differenza così ampia tra quelli che costano 20 euro e quelli 100?
  • Consigli per l’acquisto
  • Consumi tra classici e a caldaia.
  • Acqua decalcificata(distillata) ha senso?

Vediamo l’approfondimento realizzato dalla redazione con la collaborazione dell’ufficio stampa di ADICONSUM

A vapore

Prezzo: da 20 a 100 euro circa

Potenza massima: (200-2500 watt)

Pro:

  • Economico
  • Occupa poco spazio
  • Utile per stirature rapide
  • Si scalda velocemente

Contro:

  • Serbatoio limitato

Caratteristiche importanti da valutare

  • La pressione del vapore, espressa in bar (sotto 3bar la pressione è bassa, i modelli migliori più aggiornati vanno dai 4,5 bar in su)
  • Grammi di vapore/minuto (per avere prestazioni decenti questo valore deve essere almeno pari a 70g/min; i top di gamma arrivano tranquillamente a 200g/minuto)
  • Vapore verticale (funzione optional)

Consumi: dipendono da molti fattori; una maggiore potenza in termini di watt comporta un maggiore consumo energetico, ma allo stesso tempo, consente al ferro di scaldarsi più velocemente.

Con caldaia

Prezzo: varia in base alle prestazioni da 50 fino a 300 euro

Potenza massima: 700 -2400 watt 

Pro:

  • ideale per lunghe sessioni di stiratura
  • diverse fasce di prezzo
  • esistono modelli che promettono un risparmio energetico del 20/30%

Contro:

  • Molto voluminoso

Caratteristiche importanti da valutare

  • Presenza di un sistema anticalcare adeguatoRisparmio energetico (alcuni modelli assicurano risparmi maggiori rispetto ad altri sistemi)

Da viaggio

Prezzo: dai 13 ai 40 euro

Potenza massima: 700 -1000 watt

Pro:

  • Facile da trasportare
  • Economico

Contro:

Bassa temperatura

Caratteristiche importanti da valutare

  • Varianti mini
  • Varianti con manico pieghevole

Senza filo

Prezzo: 40 /120 euro

Potenza: 1800 – 2400 watt

Pro:

  • Niente fili
  • Poco ingombrante

Contro:

  • Più costoso di un ferro a vapore (a parità di prezzo le performance del ferro a vapore sono migliori)
  • Non adatto per lunghe sessioni di stiratura

Caratteristiche importanti da valutare

  • Vedi ferro da stiro a vapore

 

Verticale

Prezzo: 30/150 euro (alcuni modelli possono arrivare a 910 euro)

Potenza: 700- 1800 watt

Pro:

  • Pratici da usare
  • Prezzi che variano
  • Stiratura molto veloce

Contro:

  • Poco precisi

Caratteristiche importanti da valutare

  • Modello ferro da stiro verticale
  • Modello stiratrice verticale

Altri modelli:

Tavola da stiro con ferro incorporato; Pressa da stiro; macchina per stirare

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Aspirapolvere o scopa elettrica? Fatti consigliare da un fisico (Valerio Rossi Albertini) e un consumerista(Luigi Gabriele)

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Unomattina

St 2018/19 Aspirapolvere o scopa elettrica? – 18/09/2018

Come eliminare la polvere domestica? In studio Luigi Gabriele, esperto consumi, e Valerio Rossi Albertini, fisico CNR.

Riguarda il video:

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