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Energia: alla Camera spunta l’emendamento ammazza mercato tutelato-Esclusivo ecco il testo-

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Si vuole mettere persino mano alla gestione degli  incentivi sulle fonti rinnovabili  Dopo la lobby delle RC Auto anche il potentato delle energetiche prova a mettere mani sul Destinazione Italia  

Oggi è stata pubblicata , su uno dei principali quotidiani nazionali, un’inchiesta che tenta di attribuire maldestramente l’esplosione  della bolletta elettrica degli italiani esclusivamente alla ai costi di gestione di GSE,GME,RSE e AU che operano per conto del Ministero e sotto il controllo dell’Autorità per l’energia elettrica e il Gas(incidono per 200MLN di euro sui  20 MILIARDI complessivi degli altri oneri)

Infatti il grosso della ciccia sta in tasse(paghiamo persino l’iva sulle tasse), altri oneri e incentivi incrociati presenti in bolletta. Solo le FS beneficiano di 500MLN l’anno di sussidi (da 40 anni a questa parte), per non parlare delle centrali ad olio combustibile di Enel e dei sussidi alle imprese energivore tra cui petrolieri.

Alla camera sempre oggi, si è cercato, sull’onda di quest’inchiesta, di far passare un emendamento che ammazza il mercato tutelato e mette gli incentivi delle fonti rinnovabili nelle mani degli operatori.  Infatti il costo delle società incriminate dal quotidiano nazionale è solo uno specchietto per le allodole. Nulla di più falso, denuncia il Codici. E’ risaputo che il boom dei costi in bolletta dipende largamente dalle tasse, dagli oneri e soprattutto dagli incentivi di cui godono i monopolisti del mercato.  Il fatto strano del giorno è che parallelamente alla spuntare di questa mini inchiesta,che ripetiamo stranamente molto di parte, spunta un emendamento presentato alla Camera al “Destinazione Italia” di cui si conosce la mano ma non la testa e che in maniera spudorata vuole cancellare il mercato tutelato e conferire la gestione delle fonti rinnovabili a coloro che sono gli unici responsabili delle anomalie del sistema: distributori, monopolisti. Emendamento, nato dopo che il Governo, tramite il MISE, ha bocciato quasi tutti gli emendamenti a favore dei consumatori sulla stessa materia.

I soggetti che hanno distrutto il mercato libero mediante il meccanismo delle truffe e dei raggiri, creando danno ai consumatori che operatori onesti, oggi vogliono addirittura imporre di abbandonare per emendamento il mercato tutelato – che rimane l’unico baluardo all’inefficienza del sistema – e mettere le mani persino sulla gestione dei fondi delle rinnovabili, per avere da qui a 20 anni flussi di cassa abnormi.  Appena conosceremo il nome del presentatore di questo emendamento lo renderemo pubblico come quello dell’ispiratore.

 Ecco il testo dell’emendamento ammazza consumatori

 I clienti finali civili e le imprese connesse in bassa tensione con meno di 50 dipendenti e un fatturato annuo non superiore ai 10 milioni di euro, che non scelgono un fornitore di energia elettrica sul mercato libero continuano ad essere forniti dall’attuale fornitore.  L’Autorità per l’energia elettrica e il gas ed il sistema idrico prevede – per almeno 2 anni a decorrere dall’entrata in vigore della presente legge – l’obbligo di offerta ai clienti di cui al commaprecedente anche di prezzi di riferimento definiti da predetta Autorità sulla base dei prezzi che si registrano sulle diverse piattaforme di mercato organizzate a pronti e a termine.  L’Autorità per l’energia elettrica e il gas ed il sistema idrico, allo scopo di promuovere la concorrenza e la competitività tra gli operatori del mercato elettrico, individua con propria delibera,le modalità per assicurare ai clienti di cui al comma 1 una adeguata informativa circa le condizioni di svolgimento dei servizi e la possibilità di scelta del fornitore.  Dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento sono abrogati l’articolo 1, comma 2 del  decreto legge n. 73/07 convertito con legge n. 125/07 e l’articolo 35, comma 2del decreto legislativo n. 93/11.  Entro il 30 giugno 2014, con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono stabilite le modalità per la cessione da parte del Gestore dei servizi energetici S.p.a., entro il 31 dicembre 2014, della totalità delle quote azionarie del Gestore dei mercati energetici S.p.a. a soggetti che svolgano attività nel settore dell’energia elettrica e del gas ovvero ad istituti di credito e intermediari finanziari. Nessun soggetto puòdetenere, direttamente o indirettamente, quote superiori al dieci per cento del capitale della  società.  Entro il 30 giugno 2014, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas ed il sistema idrico definisce le modalità di valutazione dell’attività svolta dal Gestore dei servizi energetici S.p.A. con riferimento ai controlli di cui all’articolo 42 del decreto legislativo n. 28/11. L’Autorità per l’energia elettrica e il gas ed il sistema idrico tiene conto degli esiti di tale valutazioni ai fini del riconoscimento dei costi di funzionamento di predette società.

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Consumatori

La pazienza degli italiani durante lo shopping natalizio ha un limite: 11 minuti

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  • Solo il 31% degli intervistati italiani è disposto ad attendere in coda più di 20 minuti
  • Se l’attesa è lunga, quasi il 40% degli italiani preferisce andare in altri negozi o ricorrere al negozio online
  • Gli uomini hanno meno pazienza delle donne: soprattutto se si tratta di giocattoli e vestiti

Dicembre 2018. Natale è spesso sinonimo di grandi folle nei centri commerciali, supermercati e negozi di ogni genere, spesso accompagnate da lunghe code alla cassa. La pazienza degli italiani in queste occasioni ha un limite. Secondo uno studio condotto tra gli utenti* di Tiendeo.it – la piattaforma di offerte geolocalizzate e cataloghi- emerge che gli italiani attendono pazientemente in fila alla casa non più di 11 minuti.

Il ritmo frenetico tipico degli acquisti, sommato agli impegni e ai preparativi natalizi, fanno sì che il 56% degli intervistati non sia disposto a superare gli 11 minuti di coda. Ciò avviene in diversi tipi di negozi e nelle principali categorie merceologiche (supermercati, elettronica, giocattoli e negozi di abbigliamento). All’estremo opposto troviamo invece il 31% degli italiani intervistati, disposti invece ad aspettare più di 20 minuti per ottenere l’acquisto desiderato.

Quasi il 40% degli italiani cerca alternative e va da un competitor

Le infinite code possono rappresentare un motivo decisivo per rinunciare all’acquisto di determinati articoli. Ciò è quanto conferma una parte importante degli intervistati. Secondo il sondaggio promosso da Tiendeo.it, infatti, quasi il 40% degli intervistati preferisce lasciare il negozio e andare in cerca di alternative: altri negozi che vendono lo stesso prodotto, oppure effettuare l’acquisto online. L’ampia gamma di possibilità alla portata dei consumatori costringe i retailer a ottimizzare in modo significativo l’esperienza nel negozio fisico per cercare di ridurre al minimo la possibilità di perdere la vendita.

Gli uomini hanno meno pazienza delle donne

Sono gli uomini ad dimostrare di essere meno pazienti davanti alle lunghe code che si possono creare alle casse. A non superare gli 11 minuti di attesa, in particolare per acquisti di giocattoli (72%) e vestiti (70%), sono soprattutto gli uomini.

Ed è proprio in questi momenti che gli acquirenti tendono a lasciare il negozio e cercare alternative, acquistare online o addirittura rinunciare all’acquisto.
In particolare, nel settore dell’abbigliamento sono gli uomini che prima di acquistare  consultano maggiormente i social network (33% vs 12%).


Per ingannare l’attesa in cassa, il 71% degli italiani osserva gli altri.  

Malgrado i social network siano alla nostra portata, sempre e ovunque, e siano spesso impiegati per ingannare le attese, è interessante notare che solo il 16% degli italiani li utilizzi mentre è in coda a Natale. Un significativo 71% si integra nell’ambiente, prestando attenzione al comportamento delle persone che ha intorno e persino parlando agli altri .


L’acquisto di giocattoli è il più impegnativo

Il momento dell’acquisto di giocattoli per i più piccoli risulta spesso complesso e difficoltoso. Per questo motivo, e causa delle ingenti concentrazioni di masse di clienti che si affollano nei negozi, sono proprio i giocattoli (40%), seguiti da elettronica (38%) e abbigliamento (36%) la categoria merceologica in cui la tolleranza in coda si riduce ai minimi termini. Per questi acquisti la tendenza più diffusa è quella di cercare alternative in altri punti vendita, o realizzare gli acquisti attraverso i canali online.

Invece per quanto riguarda l’acquisto cibo (35%) si preferisce posticipare l’acquisto e tornare al supermercato in un momento più tranquillo.


* Studio condotto su un campione di oltre 800 utenti Tiendeo.com nel 2018

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MADE IN ITALY DAY 2018 Venerdì 14 dicembre, aiutiamo i nostri produttori

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Adiconsum aderisce alla petizione lanciata dai produttori italiani
a tutela del Made in Italy

NO all’introduzione di bollini allarmistici
per indicare salubrità o meno degli alimenti
13 dicembre 2018 – Sono giorni difficili per il Made in Italy. Mentre, proprio in questi giorni, dovrebbe andare in votazione una risoluzione presentata, lo scorso novembre, alla seconda Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU) sull’utilizzo di bollini allarmistici per indicare la salubrità o meno degli alimenti, che penalizzerebbe i prodotti Made in Italy, la Coldiretti ha lanciato un nuovo allarme sul giro d’affari dell’Italian Sounding che sarebbe salito a 100 miliardi di euro.

ADICONSUM, come associazione rappresentativa dei consumatori italiani, sostiene i produttori italiani, ed in particolare la petizione dei Produttori Italiani “Scegli il prodotto italiano. Acquistalo nei Centri storici”, lanciata in occasione del “Made in Italy Day”, che si celebra il prossimo venerdì 14 dicembre 2018.

A tal proposito, ADICONSUM annuncia, a testimonianza del suo impegno nella tutela delMade in Italy, che siglerà un protocollo d’intesa con l’Istituto Tutela Produttori Italiani.

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Adiconsum segnala Toyota per pubblicità ingannevole

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Carlo DE MASI, Presidente di Adiconsum nazionale:
L’ingannevolezza dei messaggi pubblicitari della Toyota segnalati già dallo scorso 2 luglio.

Adiconsum a Antitrust:
aprire al più presto l’istruttoria tesa ad accertare l’ingannevolezza dei claim diffusi
dalla casa automobilistica giapponese


 
13 dicembre 2018 – Lo scorso 2 luglio, Adiconsum ha segnalato all’Antitrust, l’ingannevolezza di alcuni messaggi pubblicitari relativi alle auto ibride della Toyota.

Apprendiamo dalla stampa – dichiara Carlo De Masi,Presidente di Adiconsum nazionale –che nei giorni scorsi anche un’altra associazione consumatori ha deciso di chiedere l’intervento dell’Antitrust  per porre fine alla pubblicità ingannevole di Toyota.  È evidente che siamo di fronte ad un vero e proprio “CASO” che necessita di chiarezza per non indurre il consumatore a fare acquisti con aspettative ecologiche e di prestazioni che poi non corrispondono alla realtà.

Toyota nella sua pubblicità usa termini come “50% elettrica”, “Non devi ricaricarla e ti permetterà di fare oltre il 50% dei tuoi percorsi in città in modalità elettrica”, “si traduce in risparmio di benzina e zero emissioni”. Frasi che fanno credere ciò che non è possibile, visto che un’auto ibrida semplice può percorrere, in solo elettrico, al massimo circa 2 Km.

ADICONSUM, da sempre attenta all’innovazione e soprattutto alla mobilità sostenibile, già da aprile 2018 è intervenuta per cercare di far modificare la pubblicità ritenuta non corretta, contattando direttamente  la dirigenza della Toyota. Nonostante i ripetuti incontri – dichiara Mauro Vergari, responsabile dell’Ufficio innovazioni di ADICONSUM – l’azienda automobilistica nipponica ha ritenuto di non dover modificare la pubblicità, costringendo ADICONSUM, a luglio 2018, a segnalare il caso all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Da allora siamo in attesa che l’Antitrust apra l’istruttoria e speriamo che al più presto si faccia chiarezza.

L’acquisto di un’auto sostenibile, che salvaguardi l’ambiente e la salute, è attualmente  un’esigenza molto sentita da parte dei consumatori che richiede scelte oculate e competenti, viste anche le recentissime scelte del Governo in merito alla bonus/malus che si vuole applicare alle auto riducendo il costo di quelle non inquinanti, i sempre più diffusi divieti alla circolazione per le auto inquinanti da parte dei Comuni e soprattutto la necessità di raggiungere gli obiettivi europei per ridurre, entro il 2030, del 33% le emissioni di CO2.

Con questo quadro non è possibile tollerare da parte delle case automobilistiche, come Toyota, pubblicità contenenti messaggi equivoci, non trasparenti e infondati che inducono ad acquisti errati:
·      non basta dire “ibrido” per credere di non inquinare
·      non è corretto dire “ibrido” per intendere trazione elettrica, perché le motorizzazioni ibride sono variegate e soprattutto esiste una grande differenza fra le ibride normali, che hanno motori temici con un piccolissimo storage per l’elettrico, e l’ibrido plug-in assimilato ai veicoli elettrici.  Il plug-in, infatti, oltre al motore termico ha un motore elettrico alimentato da una capiente batteria, capace di circolare da solo per oltre 50 Km senza nessuna emissione (non inquinando le città) ed è ricaricabile con la spina collegata alla rete elettrica.

Confidiamo nell’intervento dell’Antitrust – conclude De Masi – che con la sua qualificata azione sicuramente vorrà fare chiarezza. I consumatori hanno diritto a ricevere informazioni corrette, certe  e comprensibili da tutti.

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