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Consumatori

Eni ha fatto ostruzionismo su 82.959 clienti non emettendo le fatture di chiusura.

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Con la DELIBERAZIONE 31 OTTOBRE 2013 477/2013/S/COM,l’AEEG, ha avviato un procedimento sanzionatorio contro ENI.
Dall’istruttoria è emerso che nel periodo compreso tra il 1° aprile 2011 e il 1° gennaio 2013 n. 82.959 clienti del settore elettrico, del settore del gas naturale e dual fuel che hanno cambiato fornitore non hanno ricevuto la fattura di chiusura.
La colpa, la società risulta aver fatto ostruzionismo allo switching per n. 82.959 clienti di Eni, che passati ad altro fornitore tra il 1° aprile 2011 e il 1° gennaio 2013, non avevano ricevuto la fattura di chiusura e che, per quei clienti per i quali non sia stata ancora emessa la fattura di chiusura, perdura la lesione del diritto a ricevere il conguaglio definitivo entro sei settimane dal cambiamento del fornitore.

Dai Dati Aeeg la condotta di Eni quindi, non consentendo al cliente di cambiare facilmente venditore e nella specie non consentendo al cliente di chiudere definitivamente il proprio rapporto con la società di vendita uscente nei tempi previsti, crea un potenziale ostacolo alla concorrenza, se non altro diffondendo tra i consumatori sfiducia nella possibilità di cambiare facilmente fornitore, chiudendo definitivamente il rapporto con il precedente, e nel buon funzionamento del mercato;
• ciò è tanto più grave in considerazione del fatto che la condotta è posta in essere dall’operatore incumbent nel mercato della vendita del gas ai clienti finali, nonché da uno dei principali operatori del mercato della vendita di energia elettrica ai clienti finali.
Lo Sportello per il consumatore ha ricevuto nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2012 e il 30 giugno 2013 numerosi reclami in materia di fatturazione da parte di clienti finali di Eni S.p.A. (di seguito: Eni), e ciò sia nel settore gas (nell’ambito del quale Eni serve clienti sia in regime di tutela che a condizioni di libero mercato) che nel settore elettrico (nell’ambito del quale Eni serve clienti a condizioni di mercato libero);
• nella specie, dall’analisi dei dati trasmessi dallo Sportello per il consumatore all’Autorità ai sensi ai sensi dell’articolo 7 della deliberazione 548/2012/E/com risulta che almeno nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2012 e il 30 settembre 2013:
– la mancata fatturazione da parte di Eni ai suoi clienti ha costituito oggetto di n. 1.785 reclami con riferimento alle forniture di gas e di n. 1.305 reclami con riferimento alle forniture di energia elettrica e dual fuel, complessivi dei reclami ricevuti dallo Sportello per il consumatore nei confronti di ENI;
– in un campione di n. 748 reclami pervenuti tra il 1° luglio 2012 e il 30 settembre 2013 ed aventi ad oggetto il mancato rispetto della periodicità di fatturazione, n. 740 sono risultati fondati;
– l’andamento del numero medio di reclami, attinenti alla periodicità della fatturazione, è stato crescente, registrandosi un numero di reclami per ciascun trimestre con riferimento al settore elettrico e dual fuel pari a 97 nel 2011, a 177 nel 2012 e 191 nel 2013 e con riferimento al settore gas pari a 122 nel 2011, a 215 nel 2012 e a 303 nel 2013.
Nella speranza che non si becchi solo qualche decina di mila euro di sanzioni(bazzecole per il cane a sei zampe),o che l’Aeeg non accetti qualche misura ripristinatoria ridicola, continuiamo ad allertare il sistema politico dei danni della piena e mancata liberalizzazione.
Prossimamente staremo a vedere cosa hanno combinato tutti gli altri, nel mercato delle vacche.

@Doctorspinone

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Consumatori

Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Consumatori

Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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Consumatori

Cambio operatore telefonico| MDC : caos portabilità AGCOM garantisca tempi certi e indennizzi agli utenti coinvolti.

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Evidentemente non sono bastate le multe per la fatturazione 28 giorni e quelle per la minaccia di iscrizione a inesistenti banche dati morosi irrogate da Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e Antitrust alle principali compagnie telefoniche per far rispettare i consumatori italiani.

Come denuncia il Movimento Difesa del Cittadino l’Annus horribilis degli utenti della telefonia continua ancora per migliaia di utenti infuriati a causa dei ritardi della migrazione del proprio numero verso Iliad ed altri nuovi operatori da parte degli incumbents.

È soprattutto il caso Vodafone a tenere banco in queste ore, con numerosi clienti di fatto irraggiungibili a causa dei gravi rallentamenti nella trasmissione del proprio numero di cellulare dalla compagnia al nuovo operatore prescelto dal consumatore.

Come sottolineato da MDC, al danno per la irreperibilità si aggiunge la beffa di dover tollerare scuse banali come l’errore nella trascrizione del proprio codice fiscale e continui rimpalli della responsabilità tra vecchio e nuovo operatore.

Per il Presidente nazionale del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo è urgente un intervento di AGCOM per garantire il sacrosanto diritto degli utenti alla Mobile Number Portability oltre ad una istruttoria sulla plateale violazione di quanto stabilito nella Delibera 147/11/CIR e connesso diritto dei clienti di ricevere il pagamento degli indennizzi previsti dall’articolo 14 pari a € 2,5 per ogni giorno lavorativo di ritardo fino ad un massimo di € 50,00 che dovrà versare l’operatore ricevente che a sua volta si rivarrà poi sul donating.

Tutta la rete del Movimento si sta attivando in queste ore per supportare i reclami dei consumatori e garantire il pagamento delle somme dovute.

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