Seguici su

News

Eni: modello integrato per lo sviluppo sostenibile delle risorse energetiche

Pubblicato

il

L’Amministratore Delegato, Claudio Descalzi, incontra a Parigi la comunità finanziaria per spiegare l’evoluzione dell’approccio adottato dalla società

 

Parigi, 30 settembre 2016 – Claudio Descalzi, Amministratore delegato di Eni, presenta oggi alla comunità finanziaria l’evoluzione del modello di Eni per lo sviluppo sostenibile delle risorse energetiche e la nuova mission della società.

Le sfide future e il modello Eni

 

La sfida cruciale del settore energetico è il bilanciamento tra la massimizzazione dell’accesso all’energia e la lotta al cambiamento climatico.

Se si intende raggiungere l’obiettivo di mantenere l’incremento della temperatura globale al di sotto dei due gradi, non sarà possibile soddisfare la crescente domanda di energia e diffonderne l’accessibilità con l’attuale mix energetico, tenendo conto che il mondo ha già saturato i 2/3 della capacità complessiva di assorbimento di CO2 da parte dell’atmosfera. La sfida è quindi cambiare mix energetico, riducendo il footprint di carbonio.

Alla luce di queste sfide, Eni ha consolidato un modello in grado di coniugare solidità finanziaria e sostenibilità sociale e ambientale, basato su competenza e innovazione, gestione dei rischi e compliance, e che fa leva su:

1)    il modello di cooperazione e sviluppo in rapporto ai Paesi in cui opera;

2)    il modello operativo in grado di minimizzare i rischi e gli impatti sociali e ambientali delle attività;

3)    un percorso chiaro e definito verso la decarbonizzazione.

Il modello di cooperazione

 

Il modello di cooperazione di Eni è volto a supportare lo sviluppo delle comunità locali, a contribuire a limitare le disuguaglianze socio-economiche nelle aree in cui opera e ad assicurare il coinvolgimento di tutti gli stakeholder.

In questo senso, Eni è impegnata nella produzione di energia per il mercato domestico, nella diffusione dell’accesso all’energia, nella diversificazione del mix energetico e delle economie locali, nel trasferimento di know how e tecnologia e nello sviluppo locale negli ambiti della salute e dell’educazione.

Eni, in particolare, ha deciso di sviluppare le risorse energetiche non soltanto per l’export ma anche a favore delle popolazioni locali. Per esempio oggi, Eni, nell’area del Mediterraneo, fornisce la quasi totalità del gas necessario al funzionamento delle centrali elettriche libiche, oltre 5 miliardi di metri cubi l’anno, coprendo i fabbisogni domestici; in Egitto, dove l’intero ammontare del gas prodotto dalla società resta nel paese, Eni contribuirà a creare le condizioni per l’indipendenza energetica, grazie allo sviluppo della scoperta di Zohr. Eni vende a livello domestico il gas che produce in 14 paesi, per un volume complessivo di 43 miliardi di metri cubi all’anno, e in 10 di questi fornisce al consumo locale l’intera propria produzione.

Nell’Africa sub-sahariana, Eni, tra le compagnie internazionali, è il produttore leader di energia elettrica, contribuendo a migliorare l’accesso all’energia da parte delle popolazioni locali con benefici per l’ambiente in termine di riduzione delle emissioni da gas flaring.

Al di fuori del settore energetico, Eni promuove progetti locali volti alla diversificazione economica e a supportare programmi di sviluppo agricolo. Tra il 2010 e il 2015 la società ha investito circa 600 milioni di dollari supportando circa 4 milioni di persone attraverso progetti agricoli, di accesso all’acqua, di cura della salute e relativi all’educazione, e nei prossimi quattro anni manterrà il medesimo livello di investimento.

Un altro aspetto fondamentale del modello di cooperazione di Eni è l’impegno per lo sviluppo delle competenze locali: negli ultimi 5 anni, Eni ha incrementato la propria quota di impiego di risorse locali di oltre il 21% e in media ha raggiunto un livello di circa l’80% di persone locali impiegate presso le proprie società affiliate.

 

Il modello operativo

 

Nell’ambito del modello operativo di Eni, sicurezza e ambiente sono le massime priorità. Negli ultimi tre anni la società è stata la migliore del settore a livello di indici infortunistici. Nel 2015, il Total Recordable Injury Rate si è attestato a 0,45, contro l’1,3 medio dei competitor, e l’obiettivo è di raggiungere gli 0 infortuni.

A livello di tutela ambientale, Eni continua a migliorare le proprie performances: in dieci anni ha tagliato di tre quarti il livello di gas flaring (gas associato alla produzione e combusto in torcia) ed entro il 2025 conta di portarlo a 0.

Elemento cardine e distintivo del modello operativo di Eni è la strategia adottata nell’esplorazione, che per la società rappresenta il motore della crescita futura. Eni ha rafforzato la propria organizzazione e strategia esplorativa. Con l’obiettivo di condurre le attività esplorative con maggior spirito di impresa, dando maggior peso alle competenze e in stretto allineamento con l’intera strategia upstream, volta a ottimizzare il time to market nello sviluppo delle scoperte, Eni ha costruito un portafoglio bilanciato con un mix di opportunità near field e alcune iniziative di frontiera, ottenendo da una lato rapido time to market e dall’altro i volumi che rappresentano la base per il rimpiazzo delle riserve e la crescita a lungo termine.

Negli ultimi otto anni, Eni ha scoperto circa 12 miliardi di barili di risorse a un costo unitario di 1,2$ al barile, scoprendo 2,4 volte quanto prodotto nel periodo, molto al di sopra della media dell’industria pari a 0,3.

Il modello di sviluppo di Eni prevede una stretta integrazione tra tutte le discipline upstream che consente di trasformare le risorse in riserve in tempi rapidi. Per mitigare i rischi associati alle attività di sviluppo, ridurre i costi e valorizzare il time to market, Eni adotta un approccio fasato e con uno stretto controllo dell’esecuzione progettuale contribuendo così alla riduzione del costo medio upstream da nuovi progetti da 30$ al barile del 2014 agli attuali 20$ al barile.

.

Il percorso verso la decarbonizzazione

 

La strategia integrata a lungo termine elaborata da Eni per intraprendere il proprio percorso verso gli obiettivi di decarbonizzazione è basata su:

1-abbattimento delle emissioni di CO2 e ulteriore incremento dell’efficienza delle attività operative: Eni ha già ridotto le proprie emissioni dirette del 28% dal 2010 e si propone di eliminare completamente le emissioni da gas flaring entro il 2025 e di ridurre complessivamente le emissioni per barile del 43%.

2-mantenimento di un portafoglio di progetti a basso potenziale di emissioni di CO2 e promozione dell’utilizzo del gas come fonte di transizione per la generazione elettrica e di alimentazione per il trasporto.

3-diffusione dello sviluppo delle fonti rinnovabili nei Paesi in cui Eni opera, stimolandone la ricerca tecnologica.

La combinazione gas-rinnovabili rappresenta la soluzione ideale verso un futuro energetico a basso contenuto di CO2 e la soluzione più efficace per eliminare il carbone nella generazione elettrica.

La promozione dell’utilizzo del gas è un fattore chiave della strategia di decarbonizzazione di Eni. Secondo dati IEA, al 2030 la domanda globale di energia crescerà del 21% rispetto ai livelli correnti a fronte di un energy mix in cui il carbone giocherà ancora un ruolo rilevante, pesando per il 20%, contro il 4% delle rinnovabili. Questo comporterà un incremento delle emissioni dalle 32 GTon (giga tonnellate) del 2013 a 35 Gton nel 2030.

Il gas rappresenta il miglior partner possibile per le rinnovabili nella transizione verso un futuro di energia sostenibile: dal punto di vista ambientale, le centrali elettriche alimentate a gas sono più efficienti e producono circa la metà delle emissioni di CO2 delle centrali a carbone; in termini di costi, il gas è una risorsa altamente competitiva, oltre che affidabile e sicura ed è quindi la migliore fonte energetica in grado di alimentare il sistema elettrico con significativa flessibilità. Il gas è anche largamente disponibile e facilmente accessibile. Oggi il 58% del portafoglio Eni è rappresentato da progetti legati al gas.

Lo scorso anno è stata creata la Direzione Energy Solutions per l’implementazione della strategia relativa alle energie rinnovabili. Eni ha sviluppato un modello di business originale, basato su importanti fattori competitivi e distintivi. In primo luogo, la propria presenza globale e l’ampio portafoglio di asset industriali, che le garantisce numerose opportunità dal punto di vista geografico e tecnologico; in secondo luogo, il know how nella gestione di progetti su larga scala in diversi ambiti, dall’upstream al downstream, alla generazione elettrica; terzo, l’eccellenza della società nell’ambito della ricerca e sviluppo; infine, la capacità di attivare molteplici e flessibili leve finanziarie, a seconda della tipologia dei progetti e della loro localizzazione.

Recentemente Eni ha lanciato una serie di progetti su larga scala per la produzione di energia da fonti rinnovabili, in Italia e a livello internazionale. In Italia la società ha avviato il “Progetto Italia”, che si pone l’obiettivo di implementare progetti nell’ambito delle rinnovabili utilizzando aree industriali di proprietà: in questo senso Eni ha identificato al momento 15 progetti per una capacità complessiva di circa 220 MWp, soprattutto fotovoltaico, che saranno installati prima del 2022. All’estero, Eni ha già avviato nuovi progetti legati al fotovoltaico in Pakistan, Egitto e Algeria, per una capacità complessiva di circa 160 MWp, che saranno completati entro il 2018. Eni intende adottare 6 decisioni finali di investimento (FID) entro la fine di quest’anno, per una capacità complessiva di 150 MWp, con impianti che saranno completati e connessi alla rete tra fine 2017 e inizio 2018. In termini di emissioni, l’attuale portafoglio di progetti consentirebbe di evitare 0,3 Mton all’anno di CO2 per i prossimi vent’anni.

L’Amministratore Delegato di Eni Claudio Descalzi ha concluso la presentazione illustrando la nuova mission della società che sintetizza i principi cardine del modello Eni:

“Siamo un’impresa dell’energia.

Lavoriamo per costruire un futuro in cui tutti possano accedere alle risorse energetiche in maniera efficiente e sostenibile.

Fondiamo il nostro lavoro sulla passione e l’innovazione. Sulla forza e lo sviluppo delle nostre competenze. Sul valore della persona, riconoscendo la diversità come risorsa.

Crediamo nella partnership di lungo termine con i Paesi e le comunità che ci ospitano.”

 

 

Clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

News

Mi Manda Rai3 , 15 novembre 2018, record di Share del programma

Pubblicato

il

✔️Che dirvi? 🙏🙏🙏 grazie 400.000 volte!!!

🤙Il 15 novembre 2018, Mi manda Rai 3 ha avuto uno degli share più alto della storia recente. We Love You.

📺Se volete rivederla 
https://www.raiplay.it/…/Mi-manda-Raitre-289b6eea-ea75-4017…

Grazie a Salvo Sottile i @consumatori sono nei nostri ❤️

ADICONSUM NAZIONALE Consumerismo.it Luigi Gabriele

Continua a leggere

News

Fallimento del prefisso unico 0844 #Telemarketingscorretto: ancora abusi nei confronti dei consumatori

Pubblicato

il

Fallimento del prefisso unico 0844  #Telemarketingscorretto: ancora abusi nei confronti dei consumatori

Adiconsum e Assocontact firmano
il Codice procedurale in materia di telemarketing

Adiconsum:
Da febbraio 2018 siamo in attesa dei decreti attuativi
sul Registro delle Opposizioni.

Chiediamo al Ministro, Luigi Di Maio, di intervenire

15 novembre 2018 – In occasione del convegno “Telemarketing: rivoluzione in corso”, Adiconsum e Assocontact hanno presentato il nuovo “Codice procedurale in materia di telemarketing e tutela del trattamento dei dati personali dei clienti” con l’intento di indicare in maniera compiuta e organica le attività condotte e di disciplinare il settore, tutelando il diritto dei consumatori a non essere disturbati e il lavoro dei dipendenti dei call center.

Purtroppo, in mancanza dei decreti attuativi sul Registro delle opposizioni previsti dalla legge, continua ad imperversare un telemarketing scorretto e selvaggio che nuoce sia ai consumatori che gli operatori seri.

Ecco perché, come Adiconsum, chiediamo al Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, di intervenire al più presto pubblicando i decreti attuativi. Senza di essi, infatti, le nuove disposizioni contenute nella legge n. 5 del 2018, sono inefficaci.

La legge, in vigore dal 4 febbraio 2018, prevede, infatti, l’estensione dell’iscrizione al Registro delle Opposizioni a tutte le utenze telefoniche, fisse e mobili, indipendentemente dalla presenza del numero telefonico in elenchi pubblici. Inoltre, al fine di rendere effettiva la tutela degli utenti, con l’iscrizione al Registro intende revocati tutti i consensi precedentemente espressi, con qualsiasi forma o mezzo e a qualsiasi soggetto, precludendo altresì l’uso delle numerazioni telefoniche cedute a terzi dal titolare del trattamento sulla base dei consensi precedentemente rilasciati. Sono tuttavia fatti salvi i consensi prestati nell’ambito di specifici rapporti contrattuali in essere, ovvero cessati da non più di trenta giorni, aventi ad oggetto la fornitura di beni o servizi, per i quali è comunque assicurata, con procedure semplificate, la facoltà di revoca.

Al momento, però, a distanza di ben 10 mesi, le nuove disposizioni non sono ancora operative, perché manca il decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dello Sviluppo Economico, contenente le modifiche alle disposizioni regolamentari vigenti sulle modalità di iscrizione e funzionamento del Registro delle Opposizioni.

Nel frattempo l’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) ha individuato i prefissi che permettono al consumatore di individuare in maniera univoca le chiamate finalizzate ad attività statistiche (prefisso 0843) e quelle finalizzate a ricerche di mercato/pubblicità/vendita/comunicazione commerciale (prefisso 0844).

Ad avviso di Adiconsum l’individuazione del prefisso unico 0844 non tutela i consumatori dall’annoso problema delle telefonate moleste o telemarketing selvaggio che dir si voglia. Infatti, a parte il fatto che il prefisso 0844 ricorda da vicino il prefisso della provincia di Campobasso e di Isernia, generando quindi confusione, la legge 5/2018 dà facoltà agli operatori di attività di call center non di richiedere l’assegnazione dei prefissi indicati, ma di presentare l’identità della linea a cui possono essere contattati, che quindi può essere un prefisso con uno “0” se si sceglie un numero fisso o un “3” nel caso si scelga il numero di un telefono mobile, rendendo quindi in questo caso impossibile per il consumatore riconoscere subito la natura della telefonata che sta ricevendo e decidere quindi se rispondere o no, vanificando quindi il suo diritto a non essere oggetto di telemarketing aggressivo e scorretto.

Il prefisso unico può quindi essere raggirato facilmente.

A fronte delle sue enunciate criticità, Adiconsum chiede, pertanto, l’intervento urgente del MINISTRO dello Sviluppo Economico, Luigi DI MAIO, a tutela dei consumatori e del settore.

Continua a leggere

News

Blackfriday, ecco i dati dell’evento più atteso

Pubblicato

il

Comunicato stampa IDEALO.it

Con il Black Friday alle porte idealo diffonde dati esclusivi sull’appuntamento atteso dello shopping pre-natalizio 

In Italia, nel 2017, il fenomeno ha registrato un aumento giornaliero delle ricerche del 29,8% generando il 20,4% di acquisti in più rispetto alle quattro settimane precedenti. Tra le categorie più cercate smartphone, televisori, asciugatrici e aspirapolvere. Lo smartphone Huawei P10 Lite è stato il prodotto più desiderato in assoluto. Le maggiori possibilità di risparmio acquistando giochi per la PS4, smartwatch e scarpe da corsa.

 

08 Novembre 2018 – Ormai quasi tutta Italia conosce il Black Friday, quello che i più non sanno però è che nel 2017 nel nostro Paese questo evento ha vissuto un aumento di interesse del 29,8%[1] che ha generato in solo quattro giorni[2] il 20,4% di acquisti in più. In vista della ricorrenza, idealo – portale internazionale di comparazione prezzi – ha deciso di rilasciare alcuni dati esclusivi sul venerdì più commerciale dell’anno rivelando, ad esempio, che nel corso dell’appuntamento 2017 il risparmio medio massimo è stato collegato ai giochi per la PS4 (-14,4%).

Tra le categorie di prodotti maggiormente cercate nel 2017 idealo ha evidenziato smartphone, televisori, asciugatrici, aspirapolvere e tablet. La top five dei dieci prodotti più desiderati in assoluto durante il Black Friday 2017 ha visto al primo posto lo smartphone Huawei P10 Lite, seguito da Apple iPhone 7, dalle scarpe Dr Martens 1460 da donna, da FIFA 18 e dall’iPhone SE[3].

Le possibilità di risparmio

Nel 2017, le cinque categorie di prodotto più convenienti[4] – che possono darci un’idea di quelli che saranno i settori in cui poter risparmiare di più anche quest’anno – sono state giochi per PS4 (-14,4%), smartwatch (-11,0%), scarpe da corsa (-10,4%), auricolari (-9,4%) e profumi femminili (-8,1%)[5]. Tre le altre categorie particolarmente convenienti vi sono state console di gioco (-7,5%), macchine per il caffè (-4,9%), prodotti per la cura del viso (-3,9%), televisori (-3,6%) e aspirapolvere (-3,5%). Si tenga comunque presente che gli sconti riguardano i singoli prodotti quindi il consiglio è quello di valutare caso per caso in base all’andamento del prezzo nel corso delle ultime settimane.

I Black Friday addicted

Nel 2017, tra gli utenti più attivi, al primo posto si è posizionata la fascia di e-consumer tra i 35 e i 44 anni (27,9%); sono seguiti i giovani tra i 25 e i 34 (21,9%) e in una posizione leggermente inferiore gli adulti tra i 45-54 anni (21,0%). Gli uomini si sono confermati i più appassionati con il 64,1% delle ricerche (le donne “solo” il 35,9%). Così come anche negli altri periodi dell’anno, il picco delle ricerche è stato registrato tra le 9 e le 10 di sera.

Interessante notare come durante il BF e CM 2017 le persone che hanno utilizzato il PC siano aumentate del 22,6%[6], presumibilmente per concludere l’acquisto dopo una ricerca condotta nel corso della giornata da smartphone. Anche in questa occasione il tablet si conferma meno utilizzato (solo nell’8,3% dei casi). Le ricerche da desktop e da mobile, invece, raggiungono valori simili: rispettivamente 46,6% e 45,1%.

Il Nord Italia il più coinvolto

Ma in che regioni nel 2017 ha inciso maggiormente l’effetto Black Friday? Considerando le ricerche effettuate nei quattro giorni, e confrontandole anche in questo caso con le quattro settimane precedenti, al primo posto troviamo il Trentino  (+59,9%), seguito dal Friuli-Venezia Giulia (+44,5%), dalla Lombardia (+37,6%), dal Piemonte (+36,9%), dalle Marche (+36,9%) e infine dal Veneto (+36,7%). Le tre regioni italiane meno coinvolte sono state, invece, Valle d’Aosta (+16,4%, Calabria (+13,5%) e Molise (+5,6%).

Una curiosità

Qual è il prodotto che nel 2017 non solo non è stato scontato ma, anzi, ha visto il proprio prezzo aumentare in media del 12,4% durante il Black Friday? Si tratta del calendario dell’avvento, la cui usanza continua ad affascinare grandi e piccini: essendo un prodotto utilizzato soltanto nel periodo pre-natalizio le vendite si concentrano solo in questo frangente e di conseguenza non sono previsti ribassi, salvo qualche rara eccezione. Si tratta di un vero affare per i rivenditori online, anche perché l’interesse in Italia, soprattutto al nord, è cresciuto costantemente nel corso degli ultimi 5 anni. Secondo Google Trends, infatti, l’interesse nel 2017 verso questo prodotto è stato circa 4 volte maggiore rispetto al 2013, registrando anche un +15% rispetto al 2016.

 

 

 

I pronostici per il 2018

Secondo un sondaggio condotto in Germania da idealo a fine Settembre 2018, il budget previsto per il Black Friday 2018 è di 300€ a persona; il 67% degli utenti online pianificherà in anticipo gli acquisti di venerdì 23 Novembre 2018.

 

“Tra Black Friday e Cyber Monday è ancora il primo dei due ad essere più conosciuto in Italia e il fatto che vi siano quattro giorni a disposizione consente ai ritardatari o a coloro che vogliono ponderare bene gli acquisti di approfittare delle offerte disponibili per un maggiore periodo di tempo – ha commentato Fabio Plebani, Country Manager per l’Italia di idealo – Il nostro consiglio è quello di decidere in anticipo cosa acquistare e fissare il budget di spesa a disposizione anche se sappiamo che le offerte possono incantare gli e-consumer portandoli a fare acquisti non preventivati, per sé o in vista dei regali di Natale. Per questo Black Friday ci aspettiamo un aumento degli acquisti pari a oltre il 100% rispetto a un normale venerdì dell‘anno, anche se il dato definitivo dipende sempre dal successo delle campagne che anticipano l’evento.”

                        

Continua a leggere