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ENI punta tutto sull’Economia Circolare

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Eni e Cassa depositi e prestiti firmano accordo di collaborazione per iniziative congiunte nell’ambito dell’economia circolare, della decarbonizzazione e delle energie rinnovabili

Roma, 12 marzo 2019 – L’Amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, Fabrizio Palermo, e l’Amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, hanno firmato un accordo di collaborazione per l’identificazione e promozione congiunta tra Eni e CDP di iniziative in Italia nell’ambito di economia circolare, decarbonizzazione e sostenibilità, da intraprendere anche tramite il rilancio di siti industriali. Le parti, inoltre, valuteranno congiuntamente iniziative a elevato impatto socio-economico e ambientale in Paesi in via di sviluppo, nell’ambito del settore energetico e del contrasto al cambiamento climatico.

In particolare, Eni e CDP valuteranno la realizzazione di impianti per la produzione di combustibili (come bio-olio e bio-metano) a partire dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani, al fine di chiudere il ciclo dei rifiuti nei territori di riferimento e di una migliore valorizzazione della risorsa in un’ottica di economia circolare. Le parti studieranno altresì la realizzazione di impianti di produzione di energia rinnovabile in Italia, in particolare sfruttando aree industriali dismesse da riconvertire, minimizzando il consumo di suolo destinabile ad altri usi.

Eni e CDP, infine, valuteranno anche la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ed altri investimenti nel settore energia finalizzati al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile nei Paesi in via di sviluppo, dove implementeranno anche programmi di promozione dello sviluppo economico e sociale.

In base all’accordo, Eni apporterà le proprie competenze industriali, tecniche e commerciali, anche tramite le proprie società controllate, in particolare Syndial (società ambientale) ed Eni New Energy (dedicata a fonti rinnovabili, progetti di accesso all’energia e abbattimento emissioni), e farà leva sui propri asset. CDP contribuirà a favorire e a curare, in coordinamento con Eni, i rapporti con le pubbliche amministrazioni e le istituzioni coinvolte, e contribuirà ad ampliare il perimetro delle iniziative congiunte facendo leva sui propri asset. CDP apporterà inoltre le proprie competenze economico-finanziarie e potrà valutare forme di supporto finanziario alle specifiche iniziative; la società contribuirà infine a promuovere, con il supporto di Eni, iniziative nei Paesi in via di sviluppo anche in blending con risorse di istituzioni nazionali, europee e internazionali, e contribuirà nell’individuazione degli adeguati strumenti e modalità di supporto finanziario alle specifiche iniziative.

L’Amministratore delegato di CDP, Fabrizio Palermo, ha commentato: “L’accordo di oggi rappresenta un importante passo in avanti nel percorso annunciato con il nuovo Piano Industriale di CDP a sostegno degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Questa collaborazione è per noi motivo di grande soddisfazione, poiché ci consente di lavorare da subito insieme ad Eni all’identificazione e alla promozione di iniziative volte a sostenere l’economia circolare, la decarbonizzazione e la sostenibilità.  Riteniamo che questo impegno congiunto sia di fondamentale importanza per avviare progetti ad alto valore aggiunto nell’ambito del settore energetico e del contrasto al cambiamento climatico, in grado di generare un impatto positivo sia a livello socio-economico che ambientale, in Italia e nei Paesi in via di sviluppo”.

L’Amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha commentato: “Abbiamo firmato un accordo di importanza strategica. La partnership con Cassa depositi e prestiti ci dà grande forza per proseguire nel percorso verso un futuro di energia sempre più sostenibile e inserita in un contesto di economia circolare. Il nostro è un percorso ambizioso e concreto, per il quale abbiamo già compiuto passi davvero importanti, ma non possiamo portarlo a termine solo con il nostro impegno: occorre fare sistema a livello Paese, promuovere la cultura della sostenibilità e della circolarità a tutti i livelli istituzionali e del tessuto economico, e mettere a fattore comune possibilità di investimento e know how. L’intesa di oggi pone le basi perché questo possa accadere”.

L’impegno di CDP a sostegno della transizione energetica, dell’economia circolare e dello sviluppo sostenibile è uno dei pilastri del nuovo piano industriale e risponde a una delle sfide più importanti che deve affrontare il paese. Questo accordo si aggiunge e potenzia diverse iniziative già avviate o messe in cantiere da CDP. Nelle infrastrutture, il piano di CDP individua nell’energia e nella gestione sostenibile dei rifiuti due aree cruciali in cui ampliare l’impegno, tradizionalmente focalizzato soprattutto sulle infrastrutture dei trasporti. Questo accordo va ad aggiungersi a quelli recentemente firmati con Snam per la promozione di risparmio energetico nella pubblica amministrazione, e con Fincantieri e la stessa Snam per la promozione di infrastrutture di stoccaggio e distribuzione del gas nei porti. Nei prodotti finanziari a sostegno della Pubblica amministrazione CDP sta sviluppando un nuovo prodotto per l’anticipazione dei contributi del GSE e ampliando l’operatività dei Fondi per la progettazione alle attività di diagnosi energetica. Nell’ambito della cooperazione internazionale allo sviluppo, CDP guarda con particolare attenzione alla promozione delle energie rinnovabili e agli interventi di contrasto ai cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo, in coerenza con il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. L’accesso all’energia elettrica e la salvaguardia dei territori, infatti, rappresentano due pilastri fondamentali per promuovere processi di crescita sostenibili, duraturi e inclusivi.

L’impegno nell’economia circolare rappresenta per Eni una leva strategica nella transizione verso un’energia decarbonizzata e sempre più sostenibile. Un percorso che ha visto la compagnia realizzare progetti importanti. Per fare alcuni esempi, nel campo della raffinazione, oltre a essere la prima compagnia al mondo ad avere convertito una raffineria tradizionale in bioraffineria (Venezia e presto anche a Gela), Eni è impegnata nel recupero degli oli vegetali usati e di frittura per produrre green diesel a supporto della mobilità sostenibile e sta sviluppando soluzioni tecnologiche che consentono di generare olio microbico da rifiuti di biomassa lignocellulosica (per esempio la paglia di grano o quella del mais). Sempre nell’ottica di spingere la filiera dell’economia circolare, Eni ha poi sviluppato e brevettato la tecnologia waste to fuel, che consente di utilizzare la frazione organica dei rifiuti urbani per produrre energia, trasformandoli tramite un processo di liquefazione in un olio da utilizzare per produrre biocarburante avanzato da impiegare per il trasporto marittimo. Un circolo virtuoso che è stato avviato con un impianto pilota a Gela finalizzato alla realizzazione di un impianto su scala semi industriale a Ravenna e di impianti industriali presso altri siti italiani di Eni, tra i quali Porto Marghera. Per quanto riguarda l’impegno nelle energie rinnovabili, Eni ha avviato in Italia un progetto che prevede il riutilizzo di suolo industriale presso i propri siti con l’obiettivo di realizzare impianti di generazione da fonte rinnovabile massimizzando l’auto consumo dell’energia elettrica prodotta. Tale iniziativa, denominata Progetto Italia, consiste nella costruzione di oltre 20 nuovi impianti per una capacità di circa 220 MW al 2021, con una produzione complessiva di energia elettrica di circa 0,4 TWh/anno, consentendo una riduzione delle emissioni di CO2eq di circa 150.000 ton/anno.

In relazione alle singole opportunità che dovessero formare oggetto di valutazione, verranno messe a disposizione le informazioni inerenti alle operazioni con parti correlate, ove ne ricorressero i presupposti.

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Basta multe a strascico, Baldelli interroga Toninelli

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“Il sempre maggiore ricorso alla pratica delle ‘multe a strascico’ attraverso l’impiego massivo dei dispositivi elettronici di rilevazione a distanza per l’accertamento delle violazioni del Codice della Strada, in particolar modo nel caso dei divieti di sosta, sta ridimensionando drasticamente la virtuosa consuetudine a rilasciare comunicazioni immediate ai trasgressori per mezzo dei preavvisi apposti direttamente sul mezzo’. Lo si legge in un’interpellanza al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, presentata dal vicepresidente del gruppo Forza Italia alla Camera, Simone Baldelli e sottoscritta dalla capogruppo a Montecitorio, Mariastella Gelmini e dai componenti azzurri della commissione Trasporti.
“Tale situazione – prosegue l’atto di sindacato ispettivo – ha tre effetti negativi interrelati: a) si fa venir meno una chiara e diretta forma di avviso e comunicazione ai cittadini; b) si esclude un valido strumento di prevenzione utile a evitare la reiterazione della violazione, poiché l’utente nei tempi della notifica può comunque ripetere il medesimo errore, ed essere avvisato della irregolarità solo dopo diverse violazioni; c) il trasgressore non ha più la possibilità di evitare la spesa di notifica, con un evidente aggravio economico, che, in caso di mancato pagamento, ricade in capo all’amministrazione”.

Guarda il video informativo di Baldelli
“Chiediamo, dunque, al Ministro se non intenda assumere iniziative di carattere normativo, ovvero atti di indirizzo, per imporre l’obbligo del preavviso di notifica almeno per l’accertamento della violazione del divieto di sosta, dando così rilievo al fattore di prevenzione e di deterrenza della sanzione, e riducendo l’aggravio dei costi di notifica per cittadini e amministrazioni”, conclude il testo a prima firma Baldelli.

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eCooltra: 700.000 utenti e 5.000 scooter in 6 città, una rivoluzione 100% green

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Una rivoluzione green che porta il nome di eCooltra: raggiunti

700.000 utenti e 5.000 scooter in 6 città

E per festeggiare, arriva eCooltra Bonus

Numeri importanti che segnano un grande successo.

Per tutti gli utenti sconti speciali per essere sempre più green!

DOWNLOAD IMAGES

eCooltra,azienda leader nel segmento della scooter-sharing mobility, non smette di crescere e sorprendere.

Arrivata per prima in Italia, in soli due anni ha rivoluzionato le abitudini degli spostamenti nelle città di Milano e Roma arrivando ad offrire una flotta di 1.040 scooter elettrici (540 a Roma e 500 a Milano),arrivando così a ben 5.000 mezzi in sei citta Europee.

Il fenomenale incremento del numero di scooter risponde al sempre maggiore numero di utenti registrati che dai 500.000 del 2018, in pochi mesi si è passati al traguardo dei 700.000 a conferma del fatto che eCooltra è in continua crescita e sviluppo!

A celebrazione di questo straordinario risultato, eCooltra ha creato un’opportunità incredibile per tutti. Attraverso l’apposita app sarà possibile ottenere sconti su ogni viaggio con un semplice click: basterà individuare sulla mappa che appare sul proprio smartphone, gliscooter con icona azzurra, scoprire lo sconto e il gioco è fatto!

Inquinare meno e risparmiare? Con Ecooltra si può!

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Prepariamoci ad affrontare i capricci atmosferici con una casa efficiente

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A dispetto del freddo fuori stagione di questi giorni, l’estate si avvicina rapidamente e con essa l’incubo di notti insonni tra caldo e afa. Per vivere nel massimo comfort e risparmiare denaro tutto l’anno, però, non si può ricorrere ai soliti rimedi d’emergenza, ma si deve intervenire strutturalmente sulla propria abitazione. Anche perché con le agevolazioni fiscali conviene da tutti i punti di vista. Cosa fare, a chi rivolgersi, quanto costerà? Sono alcune delle domande a cui risponde il SuperEsperto di MCE Lab
Milano, 21 maggio 2019 – È un mese di maggio che sembra novembre quello a cui stiamo assistendo quest’anno, con temperature che hanno toccato i 15 gradi centigradi sotto la media: valori più vicini all’inverno che alla primavera inoltrata, come invece dovrebbe essere. In compenso, sembra che dalla metà di giugno avremo un vero e proprio exploit del caldo, con medie sopra la norma tipica del periodo, mentre a luglio a causa del passaggio di “El Nino” vedremo le colonnine di mercurio schizzare fino a 42-43 gradi. Il prossimo inverno? Gelo e neve da record, prevedono i meteorologi.
L’imprevedibilità delle condizioni atmosferiche è l’effetto più evidente di uno sconvolgimento climatico che è in atto da tempo e che sta portando a un meteo sempre più capriccioso. Il che a sua volta sta rendendo del tutto inefficaci – oppure estremamente costosi – i vecchi sistemi di riscaldamento e di raffrescamento delle nostre abitazioni.
Ma come possiamo proteggerci da questi sempre più frequenti sbalzi di temperatura, almeno dentro le mura domestiche, in attesa che l’umanità trovi una soluzione a livello globale?La risposta arriva dal SuperEsperto di MCE Lab – l’osservatorio sul vivere sostenibile promosso da MCE – Mostra Convegno Expocomfort – che collabora con il Comitato Scientifico di MCE e che ha come obiettivo quello di aiutare i cittadini a districarsi fra i mille rivoli dell’efficientamento energetico.
È noto infatti che i classici ventilatori e i condizionatori portatili da accendere nei giorni più caldi, come le stufette elettriche e a gas da usare in quelli più freddi, hanno costi energetici elevatissimi e un’efficacia pratica piuttosto modesta. Al contrario, esistono interventi strutturali alla portata di tutti che possono incidere notevolmente e in termini positivi sia sulla quantità sia sulla qualità dei nostri consumi energetici, assicurandoci il massimo comfort termico 365 giorni l’anno.
Il difficile però, per il comune cittadino, è capire quali siano gli interventi più adatti alle nostre specifiche esigenze e a chi rivolgersi per un lavoro eseguito a regola d’arte.
Il primo intervento del SuperEsperto di MCE Lab è appunto quello di spiegare ai cittadini come rendere più efficiente la propria abitazione 365 giorni l’anno, assicurando un ambiente fresco d’estate e accogliente d’inverno, a prescindere dalla volubilità delle condizioni meteorologiche.
Il primo passo: la diagnosi energetica
Il punto di partenza è capire dove e come intervenire: involucro e sistemi di climatizzazione sono due mondi integrati ed è impensabile raggiungere buoni risultati di comfort se non si prendono in considerazione entrambi. L’elemento da cui iniziare è dunque la diagnosi energetica, che dà luogo alla certificazione energetica dell’edificio (APE), quest’ultima obbligatoria dal 2002 in casi specifici: per esempio se l’immobile deve essere messo in vendita o in affitto; nel caso di nuove costruzioni; in occasione di ristrutturazioni “importanti”, su una superficie maggiore del 25% dell’involucro; oppure nel caso di ristrutturazione o di nuova installazione di impianti termici di potenza nominale del generatore maggiore di 100 kW compreso il distacco dall’impianto centralizzato. Ad oggi, la maggioranza delle abitazioni è ancora classificata in classe G, perché in realtà non è mai stata fatta alcuna diagnosi (vedi fig., 1 – Certificazioni energetiche per classe energetica) e questo rende impossibile determinare con esattezza quali sono gli interventi più indicati da eseguire su ogni singola unità abitativa.

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In che cosa consiste esattamente la diagnosi energetica? Si tratta di uno studio dello stato di fatto dell’abitazione, ovvero delle condizioni d’uso reali e delle possibili soluzioni di intervento che ottimizzino il rapporto costi-benefici.In pratica si parte dalla valutazione delle strutture: una casa ben isolata permette di limitare la migrazione del calore dall’interno all’esterno (e viceversa) anche dell’80% rispetto a un edificio non isolato termicamente (la maggioranza del patrimonio edilizio italiano ha proprio la caratteristica di non essere ben coibentato). Poi si valutano le dispersioni termiche degli infissi: anche in questo caso un infisso ben realizzato disperde un quinto rispetto a un infisso vetusto. E infine si analizzano i corpi scaldanti, la distribuzione e il rendimento del sistema di produzione di calore.In base alla valutazione di questi dati si avrà un quadro dei possibili interventi con evidenziati i risultati sia in chiave di comfort abitativo sia in termini di risparmio economico che per ogni intervento si possono raggiungere.Per avere un quadro comprensibile dell’entità dei risparmi che si potrebbero avere grazie a interventi strutturali mirati e ben eseguiti basta partire dal fabbisogno medio del parco edilizio esistente in Italia, che è pari a 18/20 litri di petrolio per Mq/anno. Con gli opportuni interventi strutturali si potrebbe arrivare a un consumo compreso tra i 3 ed in 6 litri di petrolio per Mq/anno. Risparmio e comfort abitativo possono andare quindi di pari passo anche grazie alle varie forme incentivanti previste dal Conto Termico 2.0 o dagli sgravi fiscali.
A chi rivolgersi
Per avere una diagnosi energetica ci si deve rivolgere a un certificatore energetico, un soggetto abilitato e iscritto a un albo dei certificatori organizzato e normato dalle leggi dello Stato. Il Mise ha stabilito difatti che a partire dal 19 luglio 2016 possono essere considerate valide solo le diagnosi effettuate da Esperti in gestione dell’energia (EGE), Società di Servizi Energetici (ESCo) o Auditor Energetici. Questi ultimi dovranno aver ottenuto la certificazione e l’abilitazione necessarie per poter procedere.In Italia non esiste una lista nazionale ufficiale di questi certificatori, ma è possibile farsi indicare i professionisti che operano in zona sia dall’amministratore di condominio, sia da un architetto che si occupa di edilizia e ristrutturazioni.
Quanto costa
L’analisi energetica ha, ovviamente, dei costi, ma tali costi possono facilmente essere recuperati per mezzo dei benefici che si ottengono dalla riduzione dei consumi energetici e grazie alla disponibilità di bonus fiscali previsti dal governo. Indicativamente, il costo di una diagnosi per un appartamento si attesta intorno ai 300 euro, mentre quella per una villa di due unità immobiliari, di uso residenziale, oscilla dai 600 ai 1200 euro. Quando si tratta di condomini, di solito viene proposto un costo di 100 euro ad appartamento, che viene poi moltiplicato per il numero degli appartamenti.
Il secondo passo: gli interventi strutturali
Con i risultati della diagnosi sarà possibile identificare i punti sui quali intervenire con una visione ampia che permetterà di ottimizzare gli investimenti fra strutturarli e impiantistici: rivolgendosi a un termotecnico di fiducia (oppure agli stessi Auditor energetici, ESCo o EGE a cui si è affidata la diagnosi energetica) si potrà valutare quali interventi eseguire, con quali priorità e con quali vantaggi in termini di comfort e di risparmio. Le soluzioni possibili sono moltissime, sia da un punto di vista involucro sia da un punto di vista impianto.
Gli incentivi
Gli interventi strutturali oltre a essere realmente più efficaci e duraturi rispetto ai rimedi palliativi, come un condizionatore portatile o una stufetta elettrica, permettono anche di ottenere risparmi duraturi e significativi. I diversi incentivi in vigore oggi consentono detrazioni fiscali in 10 anni che vanno dal 50% al 65%, fino a un mix di bonus che permette di ottenere una detrazione fiscale fino all’85% dei costi sostenuti (quest’ultima nel caso di interventi che riducono in maniera considerevole il rischio sismico dell’edificio).Inoltre, il bonus previsto dal Conto Termico 2.0 può coprire fino al 65% della spesa e nei casi in cui la spesa non supera i 5.000 euro l’incentivo viene liquidato in una unica soluzione entro 90 giorni dall’accoglimento della pratica.Tutte le opere di riqualificazione, di adeguamento normativo, come i lavori di isolamento, di restauro delle facciate e di rifacimento delle centrali termiche, e che hanno un impatto su tutti i condòmini, sono necessariamente deliberate a livello di decisione assembleare. In questo caso le agevolazioni giocano un ruolo determinante nella scelta da fare, poiché grazie all’Ecobonus e alla portabilità del credito è possibile cedere l’intero importo dell’incentivo fiscale maturato, che può variare dal 50% al 75% delle spese sostenute per l’efficientamento energetico, lasciando al condominio l’onere di sostenere solo una minima parte dei costi complessivi della ristrutturazione. Questa agevolazione permetterà al condominio di godere immediatamente dei benefici economici derivanti dall’incentivo cedendo il credito d’imposta ottenuto all’impresa come parziale corrispettivo per i lavori effettuati.

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