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ENI sotto la lente dell’Antitrust per i maxiconguagli. Altro che incontri con i consumatori!

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L’Antitrust, accogliendo una serie di segnalazioni del Codacons, ha aperto un formale procedimento contro Eni Gas e Luce Spa per pratica commerciale scorretta relativamente al fenomeno dei maxi-conguagli illegittimi da tempo richiesti dalla società dell’energia agli utenti. Ne dà notizia la stessa Autorità per la concorrenza nel Bollettino diffuso in data odierna.

La  maggior  parte  delle  denunce  rivelano  l’esistenza  di  diverse  criticità  nella  gestione  dei  reclami  da parte di Eni, conseguenti, in particolare, all’invio di fatture di conguaglio di consumi, riferite a periodi pluriennali, di ingente o ingentissimo importo – si legge nel provvedimento dell’Antitrust – In  tali  circostanze  gli  utenti  lamentano,  da  un  lato,  la  difficoltà  di  comprendere  e  verificare  la  fondatezza delle richieste, dall’altro, la mancanza di una pronta risposta ai reclami, a fronte della minaccia della sospensione della fornitura di energia elettrica o gas, in caso di omesso pagamento delle fatture stesse. In  particolare,  alcuni  utenti  hanno  segnalato  di  avere  ricevuto  diffide  di  pagamento  di  fatture  già  saldate  o  basate  su  dati  di  consumo  non  coerenti  con  quelli  rilevati  dal  distributore  al  momento  della sostituzione del contatore.  Altri  utenti  hanno  segnalato  la  reiterata  emissione,  da  parte  di  Eni,  di  fatture  basate  su  stime difformi   dai   dati   reali   di   consumo,   a   causa   del   malfunzionamento   dei   contatori,   o   dell’intelligibilità del dato di lettura o anche delle inevase richieste di sostituzione dei misuratori. In  qualche  caso,  Eni  avrebbe  attribuito  consumi presuntivi, privi  di  riscontri  effettivi,  e  avviato,  pur a fronte delle contestazioni degli utenti, le azioni di recupero crediti. Un  denunciante,  in  particolare,  producendo  tutte  le  fatture  pagate  dagli  anni  2012  al  2017,  ha lamentato la pretesa diffida legale – con minaccia di sospensione – per insolvenza di una fattura di importo esorbitante (superiore a 40.000 euro), “da cui si evince ictu oculi l’errore evidente che ha generato la fattura de quo”, con riferimento a un dato di misura del tutto incoerente con i consumi storici del cliente rilevati nel corso degli ultimi anni.   Risulta,  inoltre,  che  le  fatture  riguardanti  conguagli  pluriennali  di  consumi  hanno  favorito l’insorgere  di  criticità  di  diversa  natura  per  i  consumatori,  specialmente  quando  i  conguagli,  di  importo rilevante, sono riferiti a periodi risalenti ad oltre cinque anni dalla data di emissione delle fatture.

Dalla complessiva documentazione acquisita agli atti risulta, dunque, che la società Eni gas e luce S.p.A. non ha posto in essere tutte le iniziative necessarie ad assicurare un’adeguata gestione delle istanze  dei  consumatori  ed  ha  reiterato  la  pratica  commerciale  scorretta,  sopra  descritta,  già  accertata con la delibera dell’11 maggio 2016 – scrive l’Antitrust – Pertanto,  dalle  evidenze  documentali,  risulta  che  la  pratica  ritenuta  scorretta,  in  violazione  degli  articoli  20,  comma  2,  24  e  25  del  Codice  del  Consumo,  è  stata  nuovamente  diffusa  nei  mesi  successivi alla data di notifica. Ricorrono, in conclusione, i presupposti per l’avvio del procedimento previsto dall’art. 27, comma 12,  del  Codice  del  Consumo,  volto  all’irrogazione  di  una  sanzione  amministrativa  pecuniaria  da 10.000 a 5.000.000 euro”.

Le nostre denunce contro l’odiosa prassi dei maxi-conguagli per consumi presunti, errati o prescritti sono state accolte dall’Antitrust, che grazie ai nostri esposti ha aperto ora un formale procedimento che rischia di portare ad una pesante sanzione nei confronti di Eni, colpevole di non aver saputo gestire i reclami presentati dagli utenti e di non aver riconosciuto i diritti dei consumatori – conclude il Codacons.

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Boom dell’e.commerce. Grazie sopratutto alle donne

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Tra i settori fortemente in crescita prodotti femminili, accessori di design, bottiglie di spumante, prosecco e champagne. Le donne tra i 35 e i 44 anni le più coinvolte. 

 

11  Ottobre 2018 – Secondo il report di Nielsen[1] sulle vendite online e sulla crescita dell’e-commerce nel mondo, le vendite globali online stanno crescendo quattro volte più velocemente delle vendite offline con una stima che prevede che gli acquisti globali totali raggiungeranno i 400 miliardi di dollari entro il 2022. Sempre secondo Nielsen, l’Italia è tra i primi 5 paesi europei per vendite telematiche; al primo posto vi è Regno Unito, seguito da Francia, Svezia e Russia. Idealo, portale internazionale di comparazione prezzi,  ha voluto approfondire l’argomento, scoprendo che nel corso dell’ultimo anno l’e-commerce è decisamente stato nelle mani delle donne[2].

2018: anno dell’e-commerce al femminile. Tra le categorie di prodotto maggiormente in crescita legate al mondo femminile e con una crescita pari ad almeno il 200% rispetto al 2017, idealo segnala i prodotti di make up, quelli per la cura del viso, i solari, i prodotti per la cura del corpo, quelli per la cura dei capelli, fon e profumi.

Tra le categorie merceologiche più strettamente legate ad un pubblico femminile, come ad esempio i trattamenti per il viso o per il corpo, le donne maggiormente coinvolte sono quelle che appartengono alla fascia di età tra i 35 e i 44 anni,  nel primo caso corrispondono infatti al 25,0% delle ricerche, nel secondo caso al 27,8%. Unica eccezione la fanno i prodotti per la cura dei capelli e per il make up, settori che coinvolgono anche un pubblico più giovane tra i 25 e i 34 anni, nel primo caso con una percentuale che corrisponde al 29,7%, nel secondo caso al 31,6%.

 

Boom degli alcolici online. Anche se il 2018 dell’e-commerce è stato appannaggio del pubblico femminile, la categoria di prodotto che più di tutte ha fatto registrare un boom è legata al settore food & beverage: i vini bianchi, infatti, hanno registrato la crescita di interesse più elevata rispetto all’anno precedente. E non si tratta dei soli prodotti alcolici in classifica, infatti ottimi risultati, con almeno il +200%, hanno riscosso anche i vini rossi e  le bottiglie di champagne, spumante e prosecco,.

Per quanto riguarda questi ultimi, il boom è stato registrato principalmente ad Aprile e a Settembre 2018 ed ha coinvolto in particolar modo i giovani tra i 25 e i 34 anni (28,5%). In questo caso i più interessati sono i ragazzi (62,9%) mentre le donne hanno effettuato il 37,1% delle ricerche. Tra i prodotti più cercati in assoluto Moët & Chandon Brut Impérial, Veuve Clicquot Brut, Pommery Brut Royal, Ferrari Brut e Moët & Chandon Rosé Impérial.

[1]                                                       Il report integrale di Nielsen dal titolo  “Future Opportunities in FMCG E-commerce” è disponibile a questo link.

[2]                                                      L’analisi di idealo ha preso in esame un arco temporale che va dal 1° Gennaio 2018  al 24 Settembre 2018.

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Voli cancellati, la compagnia deve rimborsare tutto

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Fonte: ECC-NET

In caso di cancellazione di un volo, il rimborso dovuto dalla compagnia aerea al passeggero comprende anche le commissioni riscosse dall’intermediario, purché la compagnia fosse a conoscenza della corresponsione delle stesse al momento dell’acquisto.

A stabilirlo è la Corte di Giustizia Ue, intervenuta ancora una volta a definire e incrementare le tutele dei passeggeri aerei previste dal Regolamento UE 261/04 in occasione di un rinvio pregiudiziale effettuato dal tribunale di Amburgo. Il giudice tedesco era stato investito di una controversia insorta a seguito della cancellazione di un volo Amburgo-Faro della Vueling Airlines, per il quale il sig. Dirk Harms aveva acquistato sei biglietti attraverso l’intermediazione di un noto sito comparatore di tariffe (Opodo.de). A seguito del disservizio, il sig. Harms ha chiesto alla compagnia aerea il rimborso del totale pagato ad Opodo, pari a 1108,88 euro, ma la Vueling ha accettato di corrispondere la somma di 1031,88 euro, rifiutando fermamente di rimborsare 77 euro, pari alle commissioni ricevute dall’intermediario. Il tribunale di Amburgo, adito dal sig. Harms, ha interpellato, mediante rinvio pregiudiziale, la Corte di Giustizia per ottenere un’interpretazione dell’art. 8 del Regolamento che attribuisce al passeggero, in caso di cancellazione, il diritto al rimborso del <<prezzo pieno del biglietto, allo stesso prezzo al quale è stato acquistato>>. Il tribunale, nello specifico, ha chiesto “se la nozione di rimborso (…) debba essere interpretata nel senso che debba ivi intendersi la somma versata dal passeggero per il biglietto aereo in questione o se occorra invece fare riferimento alla somma effettivamente percepita dal vettore aereo avversario qualora, nel processo di prenotazione, sia intervenuta una società di intermediazione che, senza peraltro dichiararlo, lucri la differenza tra l’importo corrisposto dal passeggero e quello percepito dal vettore aereo”.

La Corte ha dichiarato che la commissione riscossa da un intermediario presso un passeggero, al momento dell’acquisto di un biglietto, deve, in linea di principio, essere considerata come una componente del prezzo da rimborsare ai passeggeri in caso di cancellazione del volo, ma che tale inclusione deve essere soggetta a taluni limiti, tenuto conto degli interessi dei vettori aerei che essa mette in discussione. È necessario cioè verificare se la compagnia aerea fosse a conoscenza della corresponsione della somma all’intermediario al momento dell’acquisto e, solo in caso positivo, considerare la commissione ai fini della corresponsione del rimborso.

Tale interpretazione è in linea con gli obiettivi del Regolamento 261 il quale, come ribadito dai giudici di Lussemburgo, mira a garantire un livello elevato di protezione dei passeggeri, ma anche ad assicurare un equilibrio tra gli interessi di tali passeggeri e quelli dei vettori aerei.

 

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Revisionare uno scooter costa come un SUV. Esposto del Codacons

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La revisione auto, il famoso certificato cui sono obbligati i proprietari di auto e motocicli, finisce al vaglio dell’Antitrust. Il Codacons ha presentato infatti un esposto all’Autorità per la concorrenza e al Ministero dei Trasporti chiedendo di fare luce sui costi del certificato che la legge impone ai cittadini e di modificare le tariffe stabilite per legge.

Il certificato di revisione è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada su tutti i veicoli a motore, finalizzato a verificarne le condizioni sul fronte della sicurezza, del livello di emissioni inquinanti e della rumorosità – spiega l’associazione – Le tariffe per ottenere il rilascio del documento sono stabilite dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ma il relativo decreto non fa alcuna distinzione tra tipologie di veicolo: ne consegue così che per sottoporre uno scooter a revisione si paga la stessa cifra prevista per un Suv o per un’auto potente e di elevata cilindrata.

Nello specifico per il corrente anno i costi relativi alle operazioni di revisione sono pari 45,00 euro se la revisione è effettuata presso la Motorizzazione e 66,80 euro (Iva inclusa) se la revisione è effettuata presso un’officina autorizzata.

Fermo restando la legittimità dell’obbligo di revisione dei veicoli, con riferimento all’aspetto meramente economico ne emerge, a parere della scrivente associazione, un’evidente disparità di trattamento fra gli utenti/automobilisti, in funzione del mezzo adoperato, ed in ragione della loro capacità contributiva ex art. 53 Cost. – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede pertanto di aggiornare ovvero parametrare le tariffe relative alle operazioni di revisione tenendo conto dei dati del veicolo (cilindrata, modello, data di immatricolazione, alimentazione, allestimento del veicolo, tipo di utilizzo e i km percorsi annualmente) nonché ai dati del proprietario (persona fisica, giuridica o società; residenza, data di nascita e anno di conseguimento della patente; classe di merito e attestato di rischio; numero di sinistri e tipologia; eventuali altre auto possedute in famiglia), previo annullamento in autotutela ai sensi della L. 241/90 del “Regolamento recante la fissazione delle tariffe applicabili alle operazioni di revisione dei veicoli” ex D. Min. Trasporti del 2 agosto 2007, n.161”.

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