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Entra in vigore la MiFID-II. 7mila pagine di regole per il settore finanziario

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La lucida e acuta Juliet Samuel ha aperto il dibattito sul Telegraph: da Bruxelles arriva una nuova catastrofe (iniziamo a familiarizzare con il nome: Mifid 2), ma qui in Italia nessuno sembra accorgersene.

 

Premessa doverosa: nell’edizione che ho nel mio scaffale, “Delitto e Castigo” di Dostoevskij è lungo 600 pagine. Ecco, moltiplicate “Delitto e Castigo” per “undici virgola qualcosa”, arrivate alla quota-monstre di 7mila pagine fitte fitte, e comprenderete che siamo dinanzi alla “medaglia d’oro olimpica di tutti i tempi” dell’atto normativo più spaventoso, della gabbia burocratica più selvaggia e pericolosa mai immaginata da mente (perversa) umana.

 

Di che si tratta? Di una nuova normativa europea (lunga appunto 7 mila pagine!!!) per prevenire il cosiddetto market-abuse nel settore finanziario. E già l’impronta ideologica di fondo è autolesionistica ai limiti del masochismo più estremo: anziché avere come obiettivo la creazione di un ambiente favorevole alla crescita, tutta l’attenzione, tutto il focus europeo è concentrato su come ostacolare il cavallo, su come metterlo dinanzi a una sequenza di salti, fossati, barriere, riviere…

 

Tralascio, oltre a questo, l’osservazione più ovvia: chi può mai (al momento del varo di una normativa) avere il quadro d’assieme delle 7 mila pagine? Nemmeno il legislatore più geniale, nemmeno il giurista più illuminato, nemmeno l’economista più brillante può ambire a una comprensione e a una conoscenza piena di ciò che si sta per varare quando l’estensione del testo raggiunge questi livelli inconcepibili. E già per questo c’è da mettersi le mani nei capelli.

 

Ma entrando nel dettaglio c’è da rimanere addirittura pietrificati. Premessa: nell’eurozona la media mensile (ripeto: mensile) di transazioni riguardanti azioni di società raggiunge il numero di circa 150 milioni di operazioni. Ecco, secondo Mifid 2, per ciascuno di quei 150 milioni e passa di transazioni, le “trading firms” dovrebbero attrezzarsi per conservare oltre 60 tipi di dati e elementi (ripeto: per ciascuna operazione!!!), per un tempo di cinque anni. E per lo stesso tempo, e sempre per ogni singola transazione, dovrebbero anche conservare copia o registrazione di ogni telefonata, riunione, mail, chat e conversazione.

 

E sto parlando solo delle transazioni riguardanti azioni. Ma regole specifiche sono previste anche per ogni altra transazione: in obbligazioni, in derivati, in altri strumenti finanziari!!!

 

Giudicate voi. A questo punto, per miliardi e miliardi di operazioni, ogni anno quale sarebbe il costo regolatorio, l’impazzimento burocratico, il delirio normativo? Immaginate i costi per implementare tutto, i costi per adeguarsi alla normativa, il rischio (la certezza) di sbagliare, l’essere esposti a sanzioni, il rischio (di nuovo: la certezza) di un trattamento disomogeneo di situazioni simili, eccetera eccetera.

 

Insomma, alla follia fiscale (per cui il mondo ha aperto una sacrosanta gara ad abbassare le tasse, mentre l’Ue vuole ingessarsi in un sistema di omogeneità forzata a tasse alte), si aggiunge questa devastante bomba regolatoria fabbricata dai cuochi di Bruxelles.

 

Secondo voi che cosa faranno molti investitori? Non faranno forse il possibile per cercare altri “campi di gioco” (America, Inghilterra, Asia, Oceania, ecc), per andarsene altrove? Ovviamente sì. Il mondo corre, e l’Ue costruisce il proprio declino.

 

Ma nel condominio italiano, a parte forse qualche stravagante e anomalo liberale/liberista (tipo il poverocristo che firma queste righe), il tema non interesserà, lo si può scommettere: i più sembrano impegnati con i congiuntivi (e le analisi geopolitiche!!!) di Di Maio, con il canone-tv (ballerino) di Renzi, e anche (ahinoi) con un centrodestra che, se seguisse i suoi saggi elettori, potrebbe certamente trionfare, ma oggi non sa ancora se e come voglia davvero governare.

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Mutui: tutto quello che c’è da sapere

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Sono sempre di più i consumatori che ricorrono ad un mutuo e purtroppo non tutti sanno perfettamente ciò a cui vanno incontro nel dettaglio. Iniziamo col dire che un mutuo è un contratto che porta una banca a consegnare una determinata quantità di denaro al mutuatario che si impegna a restituire la somma più gli interessi pattuiti entro un determinato periodo di tempo.

Insomma, un mutuo è un finanziamento o prestito a medio-lungo termine, in genere che va dai 5 ai 30 anni, rimborsato secondo un piano di ammortamento che viene stabilito contrattualmente.

Ovviamente l’aspetto fondamentale è: cosa valuta una banca per concedere il mutuo?

Valuta sia le capacità economiche, finanziarie e patrimoniali del cliente ed in particolare il rapporto tra reddito e rata affinché la rata del mutuo sia sostenibile nel tempo, che il valore dell’immobile oggetto della richiesta del mutuo.

Tutti i mutui si distinguono innanzitutto tra prestiti a tasso fisso ed a tasso variabile: nel primo caso il cliente corrisponde sempre lo stesso interesse alla banca, nel secondo il tasso cambia in base all’andamento mensile dei tassi di interesse. C’è anche il tasso misto:
il tasso di interesse può passare da fisso a variabile (o viceversa) a scadenze e/o a condizioni stabilite nel contratto. Il contratto indica se questo passaggio dipende o meno dalla scelta del consumatore e secondo quali modalità la scelta può essere effettuata.

Il tasso applicato al mutuo è composto dal parametro di riferimento e dallo spread. Il parametro di riferimento è un tasso interbancario utilizzato nei Paesi della UE ed esprime il costo del capitale finanziario all’ingrosso. Per i tassi variabili può essere l’Euribor o il BCE, mentre per i mutui a tasso fisso è l’IRS.
Lo spread è la maggiorazione percentuale che si aggiunge al parametro di riferimento di un mutuo, varia da una banca all’altra ed esprime il margine applicato dalla banca rispetto al costo all’ingrosso.

 

Detto ciò esistono diverse tipologie di mutuo: ad esempio il mutuo ipotecario prevede garanzia sotto forma di ipoteca ed al suo interno rientrano anche i cosiddetti mutui di liquidità, i mutui di consolidamento, quello fondiario, di costruzione o di ristrutturazione.

Nello specifico il mutuo fondiario presenta alcune limitazioni rispetto agli altri mutui ipotecari: la garanzia deve essere obbligatoriamente di primo grado e la percentuale massima finanziabile non può andare oltre l’80% del minore tra valore e prezzo di compravendita dell’immobile oggetto di richiesta di finanziamento. Allo stesso tempo il mutuo fondiario porta diverse agevolazioni tra cui: tempi maggiori prima che la banca inizi l’escussione, possibile dimezzamento dell’onorario notarile, possibile riduzione del valore iscritto dell’ipoteca al ridursi del capitale finanziato, possibilità di ottenere un frazionamento sia del mutuo che dell’ipoteca.

Se si opta per il mutuo edilizio, l’ipoteca in questo caso viene iscritta sul terreno edificabile e riguarderà l’intero immobile una volta realizzato, vengono erogati in tranche e non in una sola soluzione e questo ovviamente determina maggiori costi di istruttoria e perizia.

Il mutuo chirografario è un finanziamento, non assistito da ipoteca, che prevede rate di pagamento posticipate.

 

Per quanto riguarda gli interessi invece, la suddivisione è tra interessi compensativi o corrispettivi e moratori. I primi sono dovuti nel caso in cui non sia stato fissato un termine per la restituzione. Se invece viene fatto scadere il termine per il pagamento, il creditore dalla scadenza del termine per l’adempimento ha diritto agli interessi compensativi, ma nel caso in cui il creditore abbia provveduto alla costituzione in mora, gli interessi saranno dovuti per il ritardo e quindi si tratterà di interessi moratori.

Un fenomeno odioso è quello dell’anatocismo, ovvero degli interessi sugli interessi.

Da Aprile 2016, l’Articolo 120, comma 2 del TUB (Testo Unico Bancario) definisce un ritorno all’anatocismo con una capitalizzazione annuale e non più trimestrale. L’anatocismo è vietato sugli interessi corrispettivi, è stato invece reintrodotto per gli interessi di mora che possono essere capitalizzati.

Le spese relative al mutuo si suddividono in: una tantum, corrisposte una sola volta, e costi di mutuo ricorrenti.

Le spese di mutuo una tantum sono ad esempio le spese di istruttoria, ovvero per stabilire se concedere o meno il finanziamento in base alla capacità del cliente, possono variare ed essere fisse o variabili.

Vi sono poi le spese come quelle di perizia, l’imposta sostitutiva dell’imposta di registro, le spese notarili che variano in funzione dell’atto e di chi eroga il mutuo.

Importante: l’art.7 della legge 40/2007 (Legge Bersani) stabilisce che nessuna penale è dovuta per l’estinzione anticipata o parziale di mutui stipulati dal 2 Febbraio 2007 in poi.

I costi di mutuo ricorrenti invece, sono le spese di gestione ordinaria per il rilascio della certificazione e le spese per l’assicurazione sul mutuo come quella incendio, obbligatoria che dipende dal costo dell’immobile e dalla durata del mutuo.

Per informazioni rivolgetevi a Codici Via G.Belluzzo 1, 00149 a Roma dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00 oppure inviateci una e-mail a http://codici.org/servizi-bancari.html oppure a segreteria.sportello@codici.org o chiamare allo 06.5571996

 

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Polizze dormienti, collaborazione tra IVASS e agenzia dell’Entrate per scovare gli assicurati inconsapevoli

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Grazie alla collaborazione dell’Agenzia delle Entrate, l’IVASS potrà effettuare l’incrocio tra i codici fiscali degli assicurati delle polizze vita “dormienti” con l’Anagrafe Tributaria, al solo fine di verificare l’eventuale decesso degli assicurati e la relativa data. Ciò a seguito dell’indagine IVASS sulle polizze dormienti svolta nel 2017.

 

L’IVASS restituirà i dati “incrociati” alle imprese di assicurazione in modo che possano ricercare i beneficiari e pagare le polizze. Il primo incrocio sarà effettuato nel mese di marzo 2018.

 

Un test di incrocio svolto a settembre scorso su un campione di 12 imprese e 101.242 polizze vita di assicurati (con età superiore a 90 anni) ha consentito di “risvegliare” più di 15.789 polizze “dormienti”, relative a 11.289 assicurati. Per queste polizze le imprese stanno procedendo, direttamente e tramite i loro  intermediari, a contattare i beneficiari.

 

Al 30 novembre il 76% di queste polizze “risvegliate” (12.002 polizze) risulta pagato.

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Monte dei Paschi- la verità storica

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Nella sala di attesa di una importante autorità di vigilanza, trovo un libro straordinario, poggiato sul tavolo, quasi come se fosse una rivista a perditempo in lettura dal medico della ASL.  Apro il libro e mi illumino.

Titolo:  Il Monte nel Novecento, 1929-1995; edito dalla stessa MPS nel 2014.

 

Scorrendolo si legge che a seguito di nuove competenze attribuite a Bakintalia nel 1936, iniziano una serie di verifiche di vigilanza sul Monte dei Paschi, l’allora efficiente ispettore della Banca di via Nazionale, relaziona in questo modo:
[…]..indirizzo spesso non prudente e talvolta privo del più elementare senso di cautela nella concessione di fidi e nell’assunzione di garanzie;[…]..concessione di ulteriori finanziamenti ad aziende dissestate, sia pure nell’intento di salvare posizioni pericolanti; concessione di particolari agevolazioni alla clientela mediante importi finanziati senza interessi; assunzioni di impegni non sempre convenienti;trascuratezza nell’organizzazione dei servizi e dei controlli;
In sostanza il Monte è era un monte di bugie, debiti e fallimenti economico finanziari, per coprire speculazioni, operazioni spericolati e attività politiche.

In altri passaggi della relazione si legge che a inguaiare la situazione disastrosa del Monte sono operazioni spericolate tra cui una sulla Banca Toscana o attività speculative in affidamento a costruttori come nel caso della edificazione del quartiere Monte Mario di Roma, costruito in un momento in cui il mercato immobiliare è completamente stangante.

Insomma, è nel DNA del Monte un comportamento di questa natura? In tal caso, poteva utile venire in possesso prima di questo libro, prima che la commissione Banche, a cui ho partecipato, iniziasse la sua quasi inutile attività di audit sulle cause del dissesto dei MPS.

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