Rassicurazioni ai cittadini e forti promesse di riscossioni. Una Equitalia sensibile o che farà di tutto per prendere i soldi degli italiani? A voler capire bene la questione, la confusione è inevitabile. Vediamo il perché. Pochi mesi fa si parlava di riscossione “sensibile”: era stato richiesto agli agenti un comportamento più orientato alla sensibilità, basato sul dialogo e sulla capacità di valutare caso per caso.

Poi la svolta dura, giorni fa, quando Attilio Befera, in un colloquio con il Corriere della Sera, ha dichiarato che Equitalia farà di tutto per prendere i 545 miliardi che gli italiani devono alla società di riscossione. Per raggiungere tale somma si setacceranno i conti correnti anche attraverso una anagrafe di tali conti, uno strumento grazie al quale si potranno incrociare le banche dati per ottenere risultati ancora più puntuali. Insomma, un approccio che sembrerebbe palesemente duro e deciso, in grado di spaventare tutti quei cittadini che, magari in balìa di problemi economici, non hanno ancora saldato i loro debiti con la famosa agenzia.

Oggi Attilio Befera ritorna sulla linea morbida e rassicura i cittadini dichiarando che l’anagrafe è solo una misura straordinaria e che spera che presto si potrà tornare alla normalità. E allora qual è la linea che Equitalia vuole veramente adottare? Un’agenzia sensibile o una cacciatrice di debiti? Di sicuro le contraddizioni non mancano, se si pensa anche alla persistenza di un sistema incoerente, che vede la stessa persona, come Direttore dell’Agenzia delle Entrate, proporre le normative, e come Presidente Equitalia, applicare le stesse disposizioni. Sicuramente nelle mani di un solo ruolo dirigenziale sono concentrati poteri molto forti. Quello che il Codici continua a chiedersi allora è questo: non si rischia in questo modo di far crescere un dilagante conflitto di interessi?