Dal 1 gennaio 2015 è entrato in vigore l’obbligo di esporre l’etichetta energetica anche nelle vendite online di televisori, frigoriferi, forni, aspirapolveri e tutti gli altri prodotti che ne sono provvisti nei negozi fisici. Finisce quindi l’epoca di relativo “vantaggio” di cui i negozi online hanno goduto fino ad oggi, rispetto agli spazi di vendita tradizionali, ed anche in internet i consumatori potranno più agevolmente comprendere quali siano i prodotti più efficienti.

Ma in questi mesi l’organizzazione Ecommerce Europe, che rappresenta più di 25,000 negozi online ha riportato alla stampa che la maggioranza dei sui membri non ha potuto prendere ancora le misure necessarie a rendere i loro siti compatibili con la nuova normativa [1]. E la cosa riguarda anche i giganti delle vendite online, Amazon ed Ebay, che sono al corrente dell’obbligo, essendo già state condannate in prima istanza in Germania su questi temi nel corso del 2014 [2].

I negozi online da sempre hanno l’obbligo di riportare parte delle informazioni contenute in etichetta, ma fino ad ora non avevano l’obbligo di esporre la famosa etichetta con le categorie A-G differenziate per colore, ormai familiare ai consumatori.

L’UE, vedendo che sempre di più le vendite si spostano online, ha esteso questo obbligo anche a questo canale con decisione pubblicata nel bollettino ufficiale dell’UE del 5 marzo 2014 [3]. L’obbligo riguarda esclusivamente i prodotti messi in vendita per la prima volta dopo il 1 gennaio 2015; i prodotti già presenti nei negozi il 31/12 quindi, saranno esentati da questo obbligo e ricadranno nelle attuale normativa che obbliga alla pubblicazione di informazioni di base che variano da prodotto a prodotto (ma per tutti almeno la classe energetica).

A questo proposito va sottolineato che in Italia la campagna Marketwatch (www.market-watch.it) ha visitato nel corso del 2013/14 dieci negozi online trovando una situazione generalmente molto carente sul piano dell’applicazione delle norme: pochissimi i negozi che correttamente informano il cittadino sulle performance di efficienza dei prodotti, sul rumore, sul consumo d’acqua, come prevede la legge, come evidenziato dal rapporto Etichetta Furbetta [4].

In questo contesto Legambiente ed MDC che collaborano nel progetto, hanno invitato alla presentazione dei risultati delle visite e del dossier anche Amazon, presso la sede aziendale in Lussemburgo, ma due raccomandate a distanza di mesi, nelle quali si proponeva anche una collaborazione gratuita per aiutare l’azienda a mettersi a norma, non hanno ricevuto nessuna risposta finora.

Il 30 gennaio scorso la visita online da operatori di Legambiente nel sito italiano di Amazon aveva riscontato che su di un totale di 63 articoli controllati (equamente divisi nelle categorie: frigoriferi e freezer, televisori, cantinette per bottiglie, forni elettrici, condizionatori d’aria) il 43% mancavano delle informazioni basilari dell’etichetta energetica, mentre il 54% aveva informazioni parziali e comunque di difficile reperibilità. Solo 3 articoli su 63 (3%) si poteva considerare in regola con la normativa sull’etichettatura energetica. [5] La media di conformità del complesso dei negozi online visitati in Italia si attesta sul 10% dei prodotti, per un totale di 531 prodotti ispezionati.

Il coordinatore del progetto Market-Watch per l’Italia, Davide Sabbadin, commenta “Le etichette energetiche sono molto apprezzate dai consumatori che le vedono come uno strumento per evitare prodotti succhia-energia che gonfiano le bollette. Circa il 10% del potenziale di risparmio energetico garantito dalle normative europee sull’efficienza va perso per la loro mancata o scorretta applicazione. Complessivamente parliamo del 4% del risparmio che vogliamo ottenere con il pacchetto europeo sul clima al 2030”.

“Servirebbe che i negozi online dessero la possibilità di filtrare le ricerche dei prodotti anche in base alla loro efficienza energetica” – commenta Francesco Luongo, vicepresidente MDC – “ci aspetteremmo che proprio i più grandi e strutturati negozi online come Amazon ed Ebay, che vendono a milioni di persone, fossero i primi a rendere disponibili questi servizi. Ed in ogni caso ci auguriamo che per il 1 gennaio tutti i siti online adempiano alla normativa alla quale, peraltro, i negozi fisici si sono per lo più adeguati con maggiore rigore”.

La campagna Marketwatch ha l’obiettivo di controllare 150.000 prodotti in oltre 660 negozi europei tra fisici ed online. La prima campagna ispettiva nel 2013/14 ha evidenziato che nei negozi online mediamente il 62% ha informazioni mancanti o incomplete nel campo dell’etichetta energetica [6].