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Etichette alimentari, la sede di produzione va reinserita

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“Era ora!”,  Dice il Segretario Nazionale Ivano Giacomelli :”CODICI sostiene la motivazione adottata dal Ministero sulla necessità di tutela dei consumatori, ampliandola anche alla prevenzione frodi (basta pensare all’esempio del maiale allevato e cresciuto in Paese estero, macellato in Italia ed etichettato come prodotto italiano)”

Ci sembra un ottimo segnale per i consumatori da parte del Governo, il quale ha fatto fede all’impegno assunto dal Ministro Martina, di adoperarsi alla richiesta di reintroduzione della norma obbligatoria.

Vogliamo sottolineare però che i consumatori saranno felici solamente dopo l’autorizzazione da parte della Commissione UE.

 L’indicazione dello stabilimento di produzione è fondamentale per diversi aspetti, quali:

a) facilitare il consumatore nella scelta d’acquisto, ognuno di noi ha il diritto di conoscere un prodotto realizzato nel proprio paese, spinto da motivazioni socio-economiche e di sicurezza;

b) velocizzare le procedure di controllo da parte delle Autorità Sanitarie/Polizia di controllo  nei casi di “allerta alimentare”, mediante l’immediatezza del riscontro del lotto di produzione realizzato nello stabilimento indicato nella confezione;

c) garantire il “Made in Italy alimentare” come previsto dal Ministero dello Sviluppo Economico: ogni prodotto realizzato con ricetta e metodologia produttiva nel territorio nazionale, contrastando il fenomeno dell’ italiansounding;

Citiamo anche l’art. 39, e non 38 (come hanno dichiarato dal Ministero) del Reg. Ue 1169/2011 inerente alle “Disposizioni nazionali sulle indicazioni obbligatorie complementari” il quale permette ad ogni stato membro d’introdurre l’obbligo di riportare in etichetta ulteriori indicazioni obbligatorie, riguardo i seguenti motivi:

a) protezione salute pubblica;

b) protezione consumatori;

c) prevenzione frodi;

d) protezione dei diritti di proprietà industriale e commerciale, indicazioni di provenienza e denominazioni d’origine controllata e repressione della concorrenza sleale;

 Il mercato aveva comunque anticipato la decisione dell’esecutivo, poiché molte aziende italiane produttrici e gruppi GDO avevano mantenuto l’indicazione in etichetta dello stabilimento di produzione, dimostrando come i consumatori siano in grado d’influenzare le scelte di mercato;

 CODICI  vuole ribadire l’importanza anche dell’indicazione in etichetta dell’origine degli ingredienti, così da sostenere il concetto olistico di “Made in Italy alimentare”, consistente negli alimenti prodotti con metodologia ed ingredienti nazionali. Positivo l’impegno del Ministro Martina,  affinché i consumatori siamo dotati di strumenti informativi idonei a rendere consapevoli le scelte alimentari.

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Consumatori

Revisionare uno scooter costa come un SUV. Esposto del Codacons

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La revisione auto, il famoso certificato cui sono obbligati i proprietari di auto e motocicli, finisce al vaglio dell’Antitrust. Il Codacons ha presentato infatti un esposto all’Autorità per la concorrenza e al Ministero dei Trasporti chiedendo di fare luce sui costi del certificato che la legge impone ai cittadini e di modificare le tariffe stabilite per legge.

Il certificato di revisione è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada su tutti i veicoli a motore, finalizzato a verificarne le condizioni sul fronte della sicurezza, del livello di emissioni inquinanti e della rumorosità – spiega l’associazione – Le tariffe per ottenere il rilascio del documento sono stabilite dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ma il relativo decreto non fa alcuna distinzione tra tipologie di veicolo: ne consegue così che per sottoporre uno scooter a revisione si paga la stessa cifra prevista per un Suv o per un’auto potente e di elevata cilindrata.

Nello specifico per il corrente anno i costi relativi alle operazioni di revisione sono pari 45,00 euro se la revisione è effettuata presso la Motorizzazione e 66,80 euro (Iva inclusa) se la revisione è effettuata presso un’officina autorizzata.

Fermo restando la legittimità dell’obbligo di revisione dei veicoli, con riferimento all’aspetto meramente economico ne emerge, a parere della scrivente associazione, un’evidente disparità di trattamento fra gli utenti/automobilisti, in funzione del mezzo adoperato, ed in ragione della loro capacità contributiva ex art. 53 Cost. – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede pertanto di aggiornare ovvero parametrare le tariffe relative alle operazioni di revisione tenendo conto dei dati del veicolo (cilindrata, modello, data di immatricolazione, alimentazione, allestimento del veicolo, tipo di utilizzo e i km percorsi annualmente) nonché ai dati del proprietario (persona fisica, giuridica o società; residenza, data di nascita e anno di conseguimento della patente; classe di merito e attestato di rischio; numero di sinistri e tipologia; eventuali altre auto possedute in famiglia), previo annullamento in autotutela ai sensi della L. 241/90 del “Regolamento recante la fissazione delle tariffe applicabili alle operazioni di revisione dei veicoli” ex D. Min. Trasporti del 2 agosto 2007, n.161”.

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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