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Consumatori

Famiglie, lasciare i figli ai centri estivi costa fino a 250 euro alla settimana

Come conciliare lavoro e chiusura delle scuole?
Vacanze, solo una famiglia su tre in partenza, costi fra i 1500 e i 1800 euro

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Roma, 7 luglio 2015 – Quanto costano i figli ai genitori durante l’estate, quando le scuole sono terminate e le ferie ancora lontane? Secondo un’indagine dell’Adoc il 60% dei genitori entrambi lavoratori lascia i propri figli da nonni o parenti in quanto le altre soluzioni, dai centri estivi alle baby-sitter, sono troppo care. E quando si tratta di partire, la spesa per due genitori e un figlio oscilla in media sui 1700 euro per una settimana di vacanza.

“Con la chiusura estiva delle scuole i genitori devono affrontare un altro problema, dove lasciare i figli e quanto spendere – dichiara Lamberto Santini, Presidente dell’Adoc – le soluzioni sono molteplici, dai centri estivi privati (costo medio 155 euro /settimana per figlio fino a un massimo di 250 euro) o comunali (35-40 euro /settimana), dalle baby-sitter (50 euro/settimana) all’oratorio (35 euro/settimana). Ad oggi queste soluzioni sono scelte da circa il 40% delle famiglie (di cui il 40% sceglie il campo estivo privato, il 25% opta per la baby-sitter, il 20% per i centri estivi del Comune di residenza e il 15% lascia i figli in oratorio). Ma il 60% dei genitori, complice la crisi, sono costretti a lasciare i propri figli dai nonni o dai parenti o, dove possibile, li porta a lavoro con sé. E’ un problema sempre più sentito dalle famiglie e lo Stato non sta facendo molto in questo senso, al contrario di alcune società e aziende che, in un’ottica di responsabilità sociale, hanno deciso di venire incontro alle esigenze delle famiglie dei propri dipendenti, creando apposite aree interne all’azienda. Quando arrivano le ferie, invece, sono poche le famiglie a potersi permettere una vacanza, quest’anno ne partirà in media solo una su tre. Si sono anche ridotti i giorni di vacanza, il 70% delle famiglie che va in vacanza sta fuori al massimo una settimana, solo il 10% sta fuori più di due settimane. Ad ogni modo, chi parte deve essere consapevole che una vacanza di una settimana con il proprio figlio costa in media 1700 euro. Se il figlio va in vacanza da solo, una settimana costa in media 400 euro in Italia, all’estero, magari seguendo un corso di lingue, la spesa sale a 700 euro a settimana. Quest’ultima soluzione è scelta da solo il 5% delle famiglie italiane, negli ultimi 10 anni ha subito un crollo del 40%. Al contempo sta emergendo una soluzione, sempre all’estero, che concilia il viaggio con piccoli lavori da parte dei ragazzi: una buona opportunità per fare esperienza e imparare una lingua.“

 

COSTI PER I FIGLI – ESTATE

Centri/campi estivi privati

Offrono servizi che partono da quelli base [assistenza, giochi e pasti] a completi [attività specifiche artistiche e fisiche]. La spesa oscilla dai 60 euro a settimana fino ai 250 euro a settimana a bambino (dai 3-4 anni fino ai 12-14 anni).

In media si spendono 155 euro a settimana (giornate da mattina a pomeriggio). Possibili sconti fratelli, dal 10 al 30%

SPESA MEDIA: 1 mese e mezzo= 930 euro (con fratelli 745 euro a bambino)

Baby-Sitter:

50 euro a settimana a bambino in media

SPESA MEDIA: 1 mese e mezzo=300 euro

Oratorio:

dai 20 ai 50 euro a settimana

SPESA MEDIA: 1 mese e mezzo=210 euro

Centri estivi comunali:

Si spende in media tra i 35 e i 40 euro, con riduzioni dal 2°figlio in poi – gratuito per genitori con redditi ISEE molto bassi (variabili da comune a comune)

SPESA MEDIA: 1 mese e mezzo=190 euro

 

COSTI VACANZA – Con genitori

Con figli fino a 12 anni, una settimana di vacanza ai genitori (2 adulti + 1 bambino) costa in media 1500 euro

Con figli oltre 12 anni, una settimana di vacanza costa 1900 euro, oltre i 12 anni i ragazzi vengono considerati praticamente degli adulti

COSTI VACANZA – Solo figli

 Se il figlio va in vacanza da solo una settimana costa in media 400 euro in Italia, all’estero (magari seguendo un corso di lingue) la spesa sale a 700 euro a settimana.

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Consumatori

Finanziamenti condizionati a polizze assicurative, avviate istruttorie per presunte pratiche commerciale scorrette su Agos, Findometic e Cardif

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L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, anche a seguito di una segnalazione dell’IVASS, ha avviato due distinti procedimenti istruttori per presunte pratiche commerciali scorrette nei confronti:
•    della società finanziaria Agos Ducato S.p.A. e della compagnia di assicurazione, operante nel Ramo Vita, Cardif Assurance Vie s.a.;
•    dell’istituto di credito Findomestic Banca S.p.A. e della compagnia di assicurazione, operante nel Ramo Danni, Cardif Assurances Risques Divers s.a..

Oggetto degli approfondimenti sono due autonome condotte poste in essere rispettivamente dalle citate società erogatrici dei finanziamenti e dalle predette compagnie di assicurazione.

Secondo l’ipotesi istruttoria, Agos Ducato S.p.A. e Findomestic Banca S.p.A. avrebbero condizionato, di fatto, la concessione a favore dei consumatori di prestiti personali alla sottoscrizione da parte degli stessi di polizze assicurative prive di connessione con il finanziamento, realizzando in tal modo una “pratica legante” tra i prodotti bancari e assicurativi, in violazione degli artt. 24 e 25, comma 1, lett. a), del Codice del Consumo. Tali condotte sarebbero idonee a limitare considerevolmente la libertà di scelta dei consumatori in relazione ai prodotti di finanziamento in questione, nella misura in cui le imprese prospettano ai consumatori – intenzionati a richiedere prestiti – di poter accedere a questi ultimi solo sottoscrivendo le menzionate polizze assicurative, che nulla hanno a che vedere con il finanziamento, attuando un abbinamento forzoso tra le due tipologie di prodotti.

Dal canto loro, Cardif Assurance Vie s.a. e Cardif Assurances Risques Divers s.a. avrebbero posto in essere condotte contrarie alla diligenza professionale e idonee a falsare in misura apprezzabile il comportamento del consumatore, in violazione dell’art. 20, comma 2, del Codice del Consumo. Segnatamente, esse, pur essendo venute a conoscenza dell’abbinamento forzoso tra le proprie polizze assicurative e i finanziamenti erogati, rispettivamente, da Agos Ducato S.p.A. e Findomestic Banca S.p.A., avrebbero rifiutato la restituzione richiesta da parte di consumatori in sede di estinzione anticipata dei finanziamenti delle quote parti dei premi delle polizze assicurative de quibus, motivando il rifiuto con l’assenza di connessione tra le due tipologie di prodotti: nel far ciò, le due compagnie non avrebbero attuato nei confronti delle finanziarie alcuna attività di verifica circa gli abbinamenti forzosi e, in via generale, di monitoraggio e controllo circa la modalità di collocamento dei prodotti assicurativi in questione.

Per accertare queste condotte, nella giornata di oggi, 18 aprile 2018, i funzionari dell’Autorità hanno eseguito una serie di ispezioni nelle sedi delle suddette società, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

Roma, 18 aprile 2018

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Consumatori

Il packaging alimentare lo paga comunque il consumatore. Frutta e verdura sfusa o imballata?

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La novità dei sacchetti dell’ortofrutta a pagamento ha orientato le abitudini d’acquisto dei consumatori sulla scelta di alimenti confezionati, ma CODICI avverte, anche l’imballaggio si paga.

L’applicazione della normativa europea, che a partire da Gennaio scorso ha fatto sì che i sacchetti dell’ortofrutta siano diventati a pagamento (da 0,1 a 0,3 centesimi), ha influenzato sicuramente alcune abitudini d’acquisto da parte dei consumatori che si sono ritrovati a prediligere frutta e verdura confezionata in vaschette di plastica, polistirolo o cartoncino.

Naturalmente anche questi imballaggi sono a carico dei consumatori, sebbene il costo non venga percepito in maniera diretta, bensì sia inserito nel prezzo finale. Il prodotto confezionato risulta, a conti fatti, addirittura più caro.

Per quanto riguarda l’impatto ambientale, è evidente che l’ortofrutta in vaschette e coperta dal film plastico ha un peso notevole e comporta tempi di smaltimento più lunghi. La cosa migliore sarebbe non tanto quella di concentrarsi sui nuovi sacchetti biodegradabili, che da una recente parere del Consiglio di Stato sembra si potranno portare da casa, ma cercare di migliorare la sostenibilità e ridurre l’impatto ambientale di questi contenitori.

Considerando il problema della sostenibilità del packaging utilizzato per frutta e verdura, è nata la campagna social “Svesti la Frutta” (#svestilafrutta), lanciata dal portale greenMe.it. I promotori si sono chiesti: quanto abbia senso confezionare frutta e verdura, che già per natura grazie alla buccia hanno una loro protezione, e invitano a lottare in maniera attiva (e social) contro l’abuso degli imballaggi in plastica. L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica, i produttori e le catene della grande distribuzione per favorire un’inversione di tendenza che rispetti l’ambiente e limiti gli sprechi, che Codici non può far altro che appoggiare.

 

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Consumatori

#Telemarketing e #Svuotacarrello ecco a cosa dovete fare attenzione

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Anche oggi(11 aprile 2018), con Salvo Sottile e @mimandarai3 abbiamo cercato di orientare i consumatori nel prestare più attenzione a quello che fanno.

➡️#telemarketing : ancora non è esecutiva la nuova legge che permette di inserire anche i numeri di cellulari nel registro delle opposizioni, ma ricordate che per i fissi questo è già possibile. Il link di riferimento è http://www.registrodelleopposizioni.it
Occhi aperti al nuovo ed aggressivo fenomeno del “trading on line” proposto attraverso la solita chiamata ingannevole.

➡️#svuotacarrello : prestare attenzione a quel che si compra significa non badare solo alle quantità ma anche al contenuto. Lo so è difficile, ma leggere le etichette ci insegna molto più di quello che pensiamo di sapere.
Per la spesa alimentare io mi orienterei al rapporto con un venditore di fiducia. Ma mettere subito in chiaro che se tradisci la mia fiducia, ti lascio e lo dico a quante più persone possibile.

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