In Italia ritirati 4.400.000 farmaci. Per il video clicca qui

Lo scorso 4 ottobre l’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco, sospende l’autorizzazione alla Geymonat per la produzione di farmaci ritenuti sospetti. L’indagine condotta dai Nas e i Carabinieri di Latina ha portato, a giugno, al ritiro di un farmaco prodotto dalla medesima ditta.

“L’inchiesta è partita circa un anno fa – racconta il Capitano Massimo Minicelli, Comando Nas, alle telecamere di Spazioconsumatori.tv – grazie soprattutto alla collaborazione dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Aifa, che hanno portato alla scoperta di una modalità illecita di produzione di un farmaco all’interno dell’azienda. Sono poi partiti gli accertamenti della Polizia Giudiziaria coordinati dalla Procura della Repubblica di Frosinone, che hanno portato, nella fase intermedia, ad acquisire le fonti di prova necessarie a contestare il reato di contraffazione del farmaco a carico dei tre responsabili, che poi lo scorso giugno sono stati arrestati. Le indagini sono invece poi proseguite su altri farmaci che recentemente hanno subito un divieto cautelativo di utilizzo ad opera di Aifa, un provvedimento amministrativo che ha portato al blocco effettivo di circa 4 milioni e 400 mila farmaci in tutta Italia”.
Si consideri, comunque, che su tali altri farmaci sono ancora in corso le indagini, non si può quindi ancora parlare di accertata contraffazione.

Ma quali sono i farmaci ritirati e come viene gestita l’informazione all’utente?
“Un farmaco ritirato nel giugno 2013 è stato l’Ozopulmin – dichiara il farmacista Giovanni Antonaglia – in quanto su segnalazione di un farmacista romano erano state riscontrate delle differenze tra la quantità di principio attivo dichiarato e quello realmente presente. Ultimamente, nei primi settembre, sono stati ritirati su segnalazione dell’Aifa altri lotti Geymonat a scopo cautelativo. Noi informiamo il cittadino quando si presenta con la ricetta per comperare il farmaco. Comunque, quando l’Agenzia Italiana del Farmaco emana il decreto, in tutte le farmacie vengono immediatamente ritirati tutti i prodotti.
Per chi invece possiede ancora i farmaci, che ora sono in scadenza – continua il Dott. Giovanni Antonaglia – il Ministero della Salute si occupa di informare i cittadini tramite i media”.

Ricapitolando: il primo farmaco ritirato dal mercato è l’Ozopulmin, usato per la cura delle affezioni respiratorie, prescritto anche ai bambini. In seguito si è reso necessario in via precauzionale il divieto di utilizzo di altri nove medicinali a causa di sospetti difetti di qualità. I farmaci, infatti, potrebbero contenere un quantitativo di principio attivo inferiore di quello approvato e indicato in etichetta. Ma quali sono gli effetti di tutto ciò?

“Quando il principio attivo è di quantità inferiore a quella che dovrebbe essere il rischio è che il farmaco possa essere meno efficace – informa il Prof. Luigi Navarra, Uni. Cattolica Sacro Cuore – Farmacologia – Non è un evento da considerarsi alla pari di un evento tossico, ma piuttosto un evento avverso dovuto a mancata risposta. L’officina deve essere in grado di fare una preparazione farmaceutica che risponde esattamente a quella che è dichiarata. Se la capacità di aderire alle norme di buona pratica di fabbricazione viene meno, si crea un rischio in generale, poi nello specifico può essere che non si traduca in un danno diretto per il paziente o che comporti un danno modesto, ma comunque diventa un problema di inaffidabilità dell’officina che mette in commercio questi prodotti”.

A rimetterci, insomma, sono sempre i consumatori che hanno acquistato prima del ritiro i farmaci con scadenza del 2016, che oggi non possono assumere perché presumibilmente difettosi.

“Il Ministero oggi potrebbe effettuare un’opera di surroga – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici – Il cittadino dovrebbe potersi presentare in farmacia con il farmaco sotto inchiesta ed ottenerne un equivalente, senza costi aggiuntivi a suo carico. Sarà poi il Ministero ad ottenere la restituzione delle somme attraverso un’azione di compensazione con la stessa società restituendo il farmaco. Qualora dovesse emergere la fondatezza dell’accusa di aver venduto un prodotto di qualità e quantità diversa da quella riportata sull’etichetta, l’Associazione promuoverà un’azione collettiva di risarcimento nei confronti della società che ha immesso sul mercato prodotti di qualità diversa a quella dichiarata”.

Spazioconsumatori.tv continuerà a monitorare l’andamento delle indagini: quello della Geymonat, ad oggi, è il primo caso di contraffazione farmaci in Italia.

Per vedere il servizio completo “Geymonat: primo caso di contraffazione farmaci in Italia. Codici: via alla class action” è possibile cliccare qui oppure collegarsi al sito www.spazioconsumatori.tv.
Roma 22 ottobre 2013