L’attuale sistema di prescrizione dei farmaci dispensati dal Servizio Sanitario Nazionale da un lato favorisce sprechi e lo stazionamento di farmaci scaduti o confezioni parzialmente utilizzate nei cassetti delle case degli italiani, dall’altro impone frequenti ripetizioni di una ricetta a fronte di terapie croniche con confezioni che contengono un quantitativo ridotto del farmaco. Questo comportamento oltre ad essere antieconomico per la collettività è fortemente insicuro in quanto favorisce l’automedicazione da parte dei cittadini che spesso si sostituiscono al proprio medico utilizzando quello che c’è in casa ma che non sempre può essere efficace per la patologia lamentata, quando addirittura le condizioni di conservazione o il superamento dei termini di scadenza non ne rendano pericolosa la somministrazione.

Un sistema che va cambiato alla radice, permettendo la distribuzione e somministrazione quantitativa necessaria alla terapia individuata dal medico curante, quanto meno per il completo ciclo terapeutico. Un modo anche per tornare alla professionalità di medici e farmacisti snaturata dal ruolo di smistaricette che il SSN li ha costretti a ricoprire per fin troppo tempo. Di contro l’assurdo metodo del rinnovo di ricetta nei casi di cronicità di alcune patologie che costringe il cittadino alla dipendenza a vita da alcuni farmaci, in un sistema digitale in cui tutti i cittadini sono provvisti del proprio tesserino sanitario dovrebbe essere più che sufficiente l’esibizione dello stesso per ricevere il farmaco prescritto per la terapia. Un controllo semestrale o annuale, previsto dal medico curante, nei casi anche più gravi come l’insufficienza cardiaca o l’ipertensione, rilevabili dal tesserino stesso, dimostrerebbe l’attualità della prescrizione al farmacista.

Arturo Di Folco, medico responsabile del settore Sanità di Konsumer Italia,  chiede al Ministro della Salute un intervento tanto urgente, quanto semplice, su questo tema. “I risultati attesi  dalla distribuzione secondo prescrizione medica permettono,  da un punto di vista economico, di ridurre, razionalizzandola, la spesa pubblica. Potrà così diminuire la spesa per imballi che spesso supera quella dello stesso farmaco, ridurre l’insicurezza nascente da inutili depositi familiari di farmaci, eliminare lo smaltimento di rimanenze di principi attivi e farmaci scaduti che, se non gestito adeguatamente, rappresenta un importante e pericoloso fattore inquinante.”