Se lo scopo della campagna lanciata dal ministro della salute  era ottenere attenzione, è stato pienamente raggiunto. Peccato che la maggior parte delle reazioni sia stata, come poteva prevedersi, assolutamente negativa.

Ringraziamo colui che ha fatto si che Beatrice Lorenzin si accorgesse, sorprendentemente, che in Italia esiste un  problema di denatalità.

Non sono bastati i dati che l’Istat annualmente stila sulla tragica situazione demografica nel nostro paese e non sono bastate nemmeno le segnalazioni dell’associazione Codici che hanno portato persino ad un’inchiesta della tv francese sulla tematica, secondo il ministro della salute c’è bisogno di una giornata, il 22 settembre, interamente dedicata al tema della fertilità e sulla “bellezza della maternità”.

Pare evidente che alla Lorenzin sfugga il problema che sta alla base di questo fenomeno di denatalità: la totale assenza dello stato nelle politiche di sussistenza alle famiglie.

A Marzo, insieme ad una troupe francese dell’emittente TF1 (guarda il video), spinta dalla curiosità che la Francia ha nei confronti del fenomeno del suicidio demografico italiano, abbiamo seguito, per una giornata, una famiglia romana di età superiore ai 35 anni, per testimoniare le difficoltà che derivano dalla scelta di avere dei bambini e il perché tale scelta, troppo spesso, avvenga in età avanzata. Nel caso di questa coppia, la scelta non è dipesa dalla mancanza di ovuli o spermatozoi, ma dalla totale mancanza di politiche di sussistenza che rendono impensabile la procreazione di un bambino. In Italia, non solo i tempi di acquisizione di un lavoro stabile sono estremamente più lenti rispetto al resto d’Europa ma, soprattutto, se si ha la fortuna di trovarlo, si guadagna anche la metà. La crisi economica, poi, non ha aiutato. Il risultato è che dalla fine della prima guerra mondiale la popolazione italiana è diminuita anziché crescere, come è avvenuto in tutti i paesi occidentali. L’autodistruzione a cui si va incontro è resa ancor più grave dalla totale assenza dello Stato nelle politiche famigliari: mancano gli aiuti prima e dopo la nascita di un bambino. Una donna che decide di diventare madre si trova a dover affrontare sola una scelta così totalizzante e la nuova famiglia che vuole costruirsi si trova a dover sostenere non solo le spese comuni, ma anche quelle per il mantenimento dei bambini.(Basti pensare che si devono considerare  25 euro al giorno per bambino, fino al compimento del secondo anno di età.) Cifra che aumenta esponenzialmente perché in Italia gli asili nido coprono solo il 25%  della richiesta. In più la domanda può essere presentata soltanto se entrambi i genitori risultano occupati, altrimenti si è tagliati fuori.

La totale assenza di aiuti e incentivi da parte dello Stato, rende quasi inevitabile che l’età in cui si decide di avere un bambino, slitti sempre più, soprattutto nelle grandi città.

La campagna lanciata dalla Lorenzin sembra una presa in giro: in un Paese in cui il tasso di disoccupazione è altissimo, dove la solidità economica sembra un miraggio e i giovani più talentuosi emigrano, è assurdo fare affermazioni del genere che sembrano richiamare fabulandia. La maggior parte degli italiani si ritrova a fare i conti con possibilità assolutamente ridotte e i deputati sembrano vivere distanti anni luce dalla realtà. E’ ovvio che tali problematiche risultano estranee a chi, come la Lorenzin, si ritrova ministro della salute senza passare dal voto e, di conseguenza, è agevolato da una serie di privilegi che rendono la scelta di avere figli un’opzione “naturale”.  Nella maggior parte dei casi non fare figli NON è una scelta.

Il #fertilityday è un’offesa a tutti coloro che vorrebbero avere un figlio ma non possono per motivi personali o problemi economici ma anche verso coloro che scelgono di non averne, scelta che non può essere stigmatizzata.

I deputati, grazie ai loro corposi stipendi che aprono strade ai più sconosciute, sembrano totalmente al di fuori del mondo reale. Non hanno la benché minima idea di cosa significhi scontrarsi con la realtà e con le difficoltà  che ogni famiglia deve affrontare.

Per renderla più comprensibile ai nostri deputati si potrebbe lanciare la campagna adotta una famiglia, per cui ognuno di loro si faccia carico delle enormi spese a cui una giovane coppia va incontro in vista di un progetto famigliare più ampio, oppure, più semplicemente, si dimettano perché la loro vita non corrisponde minimamente a quella della famiglia tradizionale italiana.