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Fibra ottica, Enel e Governo millantano quello che Tim sta già facendo 

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​Fibra ottica: Enel parla, Telecom agisce

Mentre Enel in questo periodo ha un gran da fare tra contatori 2.0 e fibra ottica, gli operai di Telecom stanno mappando, per far passare la fibra, tutti i loro pali nelle strade di Provincia attraverso la geolocalizzazione.


 Enel parla, Telecom agisce posando la fibra e noi non intendiamo destinare un solo centesimo, attraverso le tariffe degli italiani, ai piani industriali di Enel.  Ci opporremo strenuamente,  per di più abbiamo inoltrato richiesta al Collegio dell’Autorità per l’energia, affinchè riapra il Protocollo sui contatori. Noi vogliamo poter disporre di tecnologie avanzate che loro non sono in grado di fornire.

Dato che sono i cittadini a pagare, chiediamo che gli sia offerto il meglio in termini di tecnologie, ma senza strafare. Infatti ci chiediamo se è stata fatta una preventiva analisi della domanda, perché non vorremmo che sia superflua una connessione superveloce e una banda ultralarga. Ovvero sono necessarie ed essenziali al fine di consentire una connessione efficiente oppure si potrebbe spendere meno perché al consumatore occorre minor connessione nella sua abitazione. Se deve essere speso del denaro pubblico per poter giocare alla playstation senza interruzioni, pensiamo che non abbia alcun senso. Perché arrivare all’FTTH? Noi consumatori vogliamo che a casa ci arrivi l’internet che ci serve.

 Vorremmo evitare il rischio di ritrovarci con delle cattedrali nel deserto 2.0 che non si riuscirà a completare perché finiranno prima le risorse, soprattutto a causa dell’assenza di un progetto tecnico da parte di Enel che sia contestualizzato in un’analisi economica e finanziaria complessiva e di lungo periodo. Ci risulta che in Germania il costo per la copertura universale sia arrivato a 70 miliardi di euro ed infatti vi hanno rinunciato. Il quesito vien da sè: perché utilizzare soldi dei contribuenti per un progetto che non esiste, di cui manca una visione olistica ed un piano industriale. 

Qual è il vantaggio per i consumatori italiani se Enel utilizza la rete elettrica e si fa dare i soldi dal Governo per fare questa operazione? Una volta partita, il Regolatore non potrà più fare niente se non riconoscere i costi di Enel in bolletta, oltre a ciò, l’errore che verrà commesso sulla redditività di quest’operazione la pagheremo noi consumatori. 

Si sostiene che nei cluster C e D (aree bianche a fallimento di mercato) se non intervenisse il Governo mettendo sul piatto 2,2 miliardi del Fondo Sviluppo e Coesione più 1,6 miliardi provenienti dai Fondi Europei gestiti dalle Regioni, nessuno si farebbe carico di portare le risorse di connettività a banda larga dove gli imprenditori privati difficilmente sarebbero interessati ad investire. 

Ebbene noi abbiamo la prova provata che nei cluster C e D già esistono piccoli e piccolissimi operatori che forniscono la banda ultralarga a casa del cittadino attraverso il wifi. Si rivolgono ad un service provider, pagano ciò che devono a quest’ultimo e poi attraverso modelli di diffusione diversificata arrivano a casa dei cittadini. Non giova a nessuno che si dica che non si può investire nei cluster C e D, se dessimo voce e spazio a questi piccoli operatori che vivono in quei territori, sapremmo come sanno loro, che tipo di mercato si può fare e quale fornitura sia più adatta in queste aree. 

Queste piccole realtà locali, in Italia 1500 (piccoli operatori WISP Wifi/Wireless Internet Service Provider che offrono connettività ad internet realizzando l’ultimo miglio con tecnologie che sfruttano la trasmissione via radio dei dati, denominate anche Broadband Wireless Access), che nessuno ha interesse a tutelare, non possono nemmeno partecipare alle gare di Infratel, perché molto probabilmente si troverebbero davanti a dei costi che non sono in grado di sostenere, e così spariranno dal mercato.

Telecom, a nostro avviso, dovrebbe riunire questi 1500 piccoli operatori presenti sul territorio e chiedere loro di fare insieme le gare almeno per i cluster C e D, così potrebbe rivitalizzarli e finalmente si aprirebbe la concorrenza. 

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Consumatori

Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Consumatori

Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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Consumatori

Cambio operatore telefonico| MDC : caos portabilità AGCOM garantisca tempi certi e indennizzi agli utenti coinvolti.

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Evidentemente non sono bastate le multe per la fatturazione 28 giorni e quelle per la minaccia di iscrizione a inesistenti banche dati morosi irrogate da Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e Antitrust alle principali compagnie telefoniche per far rispettare i consumatori italiani.

Come denuncia il Movimento Difesa del Cittadino l’Annus horribilis degli utenti della telefonia continua ancora per migliaia di utenti infuriati a causa dei ritardi della migrazione del proprio numero verso Iliad ed altri nuovi operatori da parte degli incumbents.

È soprattutto il caso Vodafone a tenere banco in queste ore, con numerosi clienti di fatto irraggiungibili a causa dei gravi rallentamenti nella trasmissione del proprio numero di cellulare dalla compagnia al nuovo operatore prescelto dal consumatore.

Come sottolineato da MDC, al danno per la irreperibilità si aggiunge la beffa di dover tollerare scuse banali come l’errore nella trascrizione del proprio codice fiscale e continui rimpalli della responsabilità tra vecchio e nuovo operatore.

Per il Presidente nazionale del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo è urgente un intervento di AGCOM per garantire il sacrosanto diritto degli utenti alla Mobile Number Portability oltre ad una istruttoria sulla plateale violazione di quanto stabilito nella Delibera 147/11/CIR e connesso diritto dei clienti di ricevere il pagamento degli indennizzi previsti dall’articolo 14 pari a € 2,5 per ogni giorno lavorativo di ritardo fino ad un massimo di € 50,00 che dovrà versare l’operatore ricevente che a sua volta si rivarrà poi sul donating.

Tutta la rete del Movimento si sta attivando in queste ore per supportare i reclami dei consumatori e garantire il pagamento delle somme dovute.

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