Le imprese che lavorano con la Pubblica Amministrazione saranno pagate al netto dell’IVA. Per le fatture emesse dal 1° gennaio 2015, infatti, la Legge di Stabilità (legge n. 190 del 23 dicembre 2014; Art. 1, comma 629, lettera b) ha introdotto il meccanismo dello “Split Payment”: gli enti pubblici che acquistano beni o servizi (esclusi i compensi dei servizi assoggettati alla ritenuta d’acconto), al ricevimento della fattura devono effettuare due pagamenti distinti; l’IVA da versare all’Erario, e il resto degli importi (imponibile e gli altri importi dovuti, esclusa l’IVA) da pagare al fornitore. Di conseguenza, alle imprese che lavorano con la P.A. non sarà più pagata l’IVA: ciò significa togliere dal 10 al 22% di liquidità alle piccole imprese, mentre le si costringe allo stesso tempo ad onorare le scadenze fiscali. Konsumer si schiera al fianco dei piccoli imprenditori a rischio chiusura e di tutti i contribuenti, perché questa legge potrebbe innescare un effetto a catena sui prezzi pagati dalla P.A. e quindi dalla collettività intera. «Il fornitore della P.A. ha l’obbligo di pagare l’IVA indicata sulle fatture dei propri acquisti – sottolinea Angelo Carcasole, Responsabile Nazionale Settore Fisco di KONSUMER ITALIA − che poi dovrà richiedere a rimborso. Tale sistema obbliga il fornitore dell’Ente Pubblico ad anticipare l’IVA che versa ai suoi fornitori senza poterla recuperare o compensare con quella dei clienti, ma riuscirà ad incassarla solo quando il Fisco riterrà opportuno (anche se, semplificando quanto previsto dall’articolo 17-ter del DPR 633/1972, il Decreto ministeriale attuativo del 23/01/2015 prevede che tali soggetti passivi rientrerebbero “tra le categorie di contribuenti per i quali i rimborsi dell’IVA sono eseguiti in via prioritaria”). Oltre al rischio di controlli continui, esiste la seria possibilità di affossare definitivamente le piccole imprese»: l’ufficio studi di Confartigianato ha calcolato che lo Split Payment peserà sulle imprese per costi pari a 230 milioni di euro l’anno. Le molte lamentele e sollecitazioni di consumatori, contribuenti ed imprenditori fornitori di beni e servizi alla Pubblica Amministrazione, oltre che di iscritti all’Associazione, hanno spinto KONSUMER ITALIA a porre in essere, ed a trasmettere alle Istituzioni competenti, proposte che rendano meno penalizzante lo “Split Payment”: «Suggeriamo di adottare il meccanismo degli “acquisti in sospensione d’imposta”, come quello in vigore per gli “esportatori abituali” – suggerisce Carcasole − utilizzando il sistema delle lettere o dichiarazioni d’intento. Il fornitore dell’Ente Pubblico, nel momento di aggiudicazione della commessa o del preventivo accettato (oppure nel momento in cui emette e trasmette la fattura), invia telematicamente una lettera-dichiarazione d’intento all’Agenzia delle Entrate con la quale comunica di voler adottare, in quanto fornitore della P.A., il sistema degli acquisti senza applicazione dell’IVA utilizzando il valore imponibile (plafond) relativo alla fornitura, che (successivamente, o all’emissione) risulterà dalla fattura emessa per l’appalto, e nella quale verranno indicati gli estremi e gli importi imponibili Iva; tutto ciò permetterà di identificare in maniera chiara e trasparente l’operazione. Ottenuta la ricevuta della trasmissione della lettera d’intento dall’Agenzia delle Entrate, il fornitore dell’Ente potrà trasmettere al suo fornitore la lettera d’intento con la copia della ricevuta di presentazione all’Erario, potendo effettuare gli acquisti senza IVA fino al valore indicato nell’appalto (o nella fattura emessa), o nella conferma d’ordine, o nell’accettazione del preventivo, o nell’altra documentazione idonea attestante/certificante l’aggiudicazione al fornitore dell’Ente Pubblico della commessa. Tale meccanismo potrebbe essere utilizzato tutte le volte che si fornisce l’Ente Pubblico applicando lo Split Payment. Nel caso in cui si trasmetta la lettera d’intenti prima di emettere la fattura, al termine dell’esecuzione dei lavori il fornitore dell’Ente provvederà ad inviare la fattura elettronica, compilata nei modi previsti dall’art. 21 del DPR n. 633/1972, per la quale riceverà la relativa ricevuta. Il meccanismo che si suggerisce evita la richiesta del rimborso ed evita l’anticipo di somme da parte dei fornitori della P.A. Tale procedura è simile a quella prevista nell’articolo 8, secondo comma, del DPR n. 633 del 1972 relativa agli “esportatori abituali”».