Tali proventi (in notevole parte generati proprio dalle intense attività di segnalazione alla AGCM svolte dalle Associazioni dei Consumatori) affluiscono all’Entrata da cui,), devono essere riassegnati al capitolo 1650 per essere destinati ad iniziative in favore dei consumatori secondo programmi e iniziative che il MISE sottopone, ai sensi dello stesso art. 148, della citata legge finanziaria del 2001, al parere delle competenti Commissioni parlamentari Attività produttive di Camera e Senato.

Come funziona? Non sono soldi pubblici ma multe Agcm
Come è facile vedere non si tratta propriamente di risorse finanziarie pubbliche, bensì di proventi da sanzioni irrogate ad imprese private che hanno in vario modo frodato i consumatori o gli utenti e che, nella logica della legge citata, sono reindirizzate dal Parlamento a favore della generale categoria dei consumatori a titolo di parziale e indistinto ristoro.

Distrazione di fondi
Tuttavia è accaduto più volte che, prima di tale riassegnazione e avendone rallentato a dismisura i tempi, il MEF sottragga queste risorse finanziarie, distogliendole dalla destinazione propria, e le utilizzi per trovare mezzi di copertura di progetti di legge che poco o nulla hanno a che fare con le destinazioni previste dall’art. 148 della legge n. 388. E’ ben vero che la approvazione finale da parte del Parlamento di queste coperture finanziarie agisca (non so quanto consapevolmente!) da sanatoria successiva di questi procedimenti amministrativi/legislativi da un punto di vista strettamente giuridico-costituzionale ma è pur vero che ciò avviene con una violazione di fatto di un’altra legge che prevede ben altre procedure e diversi obiettivi.
Riferendosi solo ai casi più recenti, relativamente al periodo 16 gennaio 2014-30 settembre 2014 risultano versate all’Entrata, sul capitolo 3592, art. 14, somme derivanti dalle sanzioni Antitrust pari ad € 303.955.237,30, ancora non riassegnate al cap. 1650 del MISE.

Come vengono usati
Di queste somme sono state già utilizzate, per altri scopi, ben 279 milioni di euro. Infatti :

• l’art. 38-bis, comma 2, del DL 24 aprile 2014, n.66, convertito nella legge n. 89 , ha utilizzato 1 milione di € per la copertura degli oneri per la cessione di crediti della PA,
• l’art. 9, comma 21, lettera a), del DL 26 giugno 2014, n.92, convertito nella legge n. 117, ha utilizzato cinque milioni per la copertura degli oneri per i rimedi risarcitori dei pregiudizi subiti ingiustamente dai detenuti.
• il D.L 133 del 2014 (sblocca Italia) all’ art. 4, comma 8, lett. b), e comma 9, lett. b), utilizza 221 milioni di euro per contributi finalizzati alla ricostruzione in Abruzzo
• l’art. 32, comma 2, utilizza 2 milioni di euro per interventi per la nautica da diporto
• l’art. 40, comma 2, lettera g), assegna 50 milioni di euro per il rifinanziamento di ammortizzatori sociali in deroga.

Il pericolo
Se non si inverte questa prassi legislativa, altrettanto avverrà per le residue disponibilità e per le entrate di ben 100 milioni di €, affluiti a seguito di sanzioni al settore della telefonia, o per la ventilata “prenotazione” per la non ancora affluita sanzione per il caso AVASTIN, che le Regioni hanno già chiesto di destinare interamente al Fondo sanitario nazionale.

La situazione attuale
Al momento, a fronte delle sanzioni affluite e contabilizzate all’Entrata nel solo periodo 31/10/2013-31/5/2014, che ammontavano già ad oltre 10 milioni di euro, e delle relative richieste già avanzate al MEF di riassegnazione al Mise, è stata accolta solo una richiesta per € 2 milioni circa, mentre sarebbero stati indispensabili almeno € 5,6 milioni solo per completare i programmi delle Regioni, già autorizzati da tempo con decreto del 2 luglio 2013, che ha già avuto il parere favorevole delle Commissioni parlamentari!

Le associazioni rimangono a guardare
Nel frattempo per la fame di risorse, le associazioni si azzannano per un tozzo di pane e per rimanere in vita, ma rimangono a guardare il loro soldi sparire!

@doctorspinone