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Consumatori

Fondi associazioni consumatori, su 300mln solo lo 0,7% va a loro

La difficile situazione che il Fondo, alimentato dal Capitolo 1650 del bilancio del Ministero dello sviluppo economico, sta, da alcuni anni, attraversando è determinata dalla mancata riassegnazione, più volte formalmente richiesta da parte del MISE al Ministero dell’Economia e delle Finanze, dei proventi delle sanzioni irrogate dall’AGCM.

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Tali proventi (in notevole parte generati proprio dalle intense attività di segnalazione alla AGCM svolte dalle Associazioni dei Consumatori) affluiscono all’Entrata da cui,), devono essere riassegnati al capitolo 1650 per essere destinati ad iniziative in favore dei consumatori secondo programmi e iniziative che il MISE sottopone, ai sensi dello stesso art. 148, della citata legge finanziaria del 2001, al parere delle competenti Commissioni parlamentari Attività produttive di Camera e Senato.

Come funziona? Non sono soldi pubblici ma multe Agcm
Come è facile vedere non si tratta propriamente di risorse finanziarie pubbliche, bensì di proventi da sanzioni irrogate ad imprese private che hanno in vario modo frodato i consumatori o gli utenti e che, nella logica della legge citata, sono reindirizzate dal Parlamento a favore della generale categoria dei consumatori a titolo di parziale e indistinto ristoro.

Distrazione di fondi
Tuttavia è accaduto più volte che, prima di tale riassegnazione e avendone rallentato a dismisura i tempi, il MEF sottragga queste risorse finanziarie, distogliendole dalla destinazione propria, e le utilizzi per trovare mezzi di copertura di progetti di legge che poco o nulla hanno a che fare con le destinazioni previste dall’art. 148 della legge n. 388. E’ ben vero che la approvazione finale da parte del Parlamento di queste coperture finanziarie agisca (non so quanto consapevolmente!) da sanatoria successiva di questi procedimenti amministrativi/legislativi da un punto di vista strettamente giuridico-costituzionale ma è pur vero che ciò avviene con una violazione di fatto di un’altra legge che prevede ben altre procedure e diversi obiettivi.
Riferendosi solo ai casi più recenti, relativamente al periodo 16 gennaio 2014-30 settembre 2014 risultano versate all’Entrata, sul capitolo 3592, art. 14, somme derivanti dalle sanzioni Antitrust pari ad € 303.955.237,30, ancora non riassegnate al cap. 1650 del MISE.

Come vengono usati
Di queste somme sono state già utilizzate, per altri scopi, ben 279 milioni di euro. Infatti :

• l’art. 38-bis, comma 2, del DL 24 aprile 2014, n.66, convertito nella legge n. 89 , ha utilizzato 1 milione di € per la copertura degli oneri per la cessione di crediti della PA,
• l’art. 9, comma 21, lettera a), del DL 26 giugno 2014, n.92, convertito nella legge n. 117, ha utilizzato cinque milioni per la copertura degli oneri per i rimedi risarcitori dei pregiudizi subiti ingiustamente dai detenuti.
• il D.L 133 del 2014 (sblocca Italia) all’ art. 4, comma 8, lett. b), e comma 9, lett. b), utilizza 221 milioni di euro per contributi finalizzati alla ricostruzione in Abruzzo
• l’art. 32, comma 2, utilizza 2 milioni di euro per interventi per la nautica da diporto
• l’art. 40, comma 2, lettera g), assegna 50 milioni di euro per il rifinanziamento di ammortizzatori sociali in deroga.

Il pericolo
Se non si inverte questa prassi legislativa, altrettanto avverrà per le residue disponibilità e per le entrate di ben 100 milioni di €, affluiti a seguito di sanzioni al settore della telefonia, o per la ventilata “prenotazione” per la non ancora affluita sanzione per il caso AVASTIN, che le Regioni hanno già chiesto di destinare interamente al Fondo sanitario nazionale.

La situazione attuale
Al momento, a fronte delle sanzioni affluite e contabilizzate all’Entrata nel solo periodo 31/10/2013-31/5/2014, che ammontavano già ad oltre 10 milioni di euro, e delle relative richieste già avanzate al MEF di riassegnazione al Mise, è stata accolta solo una richiesta per € 2 milioni circa, mentre sarebbero stati indispensabili almeno € 5,6 milioni solo per completare i programmi delle Regioni, già autorizzati da tempo con decreto del 2 luglio 2013, che ha già avuto il parere favorevole delle Commissioni parlamentari!

Le associazioni rimangono a guardare
Nel frattempo per la fame di risorse, le associazioni si azzannano per un tozzo di pane e per rimanere in vita, ma rimangono a guardare il loro soldi sparire!

@doctorspinone

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Consumatori

Sacchetti bio: occhio allo scontrino

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Codici: verificate che non vi vengano addebitati se non li utilizzate

E’ di questi giorni la notizia che i consumatori, da quando è stato imposto il pagamento dei sacchetti bio, stanno cambiando abitudini di acquisto preferendo i prodotti confezionati, generando quindi molti più rifiuti, smascherando la praticamente inesistente anima “ambientalista” del provvedimento.


Poiché molti, tra cui il nostro segnalatore, scelgono il prodotto confezionato proprio per protesta contro questo ennesimo balzello, è facile immaginare la rabbia del Consumatore che si è visto addebitare, su un prodotto confezionato, un inesistente sacchetto bio.

Ad onor del vero, il Punto Vendita ha immediatamente restituito la somma al consumatore e rettificato l’errore nei loro archivi, ma se il consumatore non se ne fosse accorto?

Invitiamo quindi tutti gli esercenti, soprattutto la Grande Distribuzione, ad adottare i sacchetti di carta riciclata, o addirittura i sacchetti di carta in materiale compostabile, prodotti realmente amici dell’ambiente insomma.

Soprattutto però invitiamo i consumatori a verificare sempre sullo scontrino se il numero di sacchetti pagati coincida con quelli utilizzati.

L’errore è sempre dietro l’angolo ma, chissà perché, raramente è a favore del consumatore.

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Consumatori

GAS: LE VERITA’ NON DETTE SUL PIANO DI SOSTITUZIONE DEI CONTATORI

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fonte: orizzontenergia.it

Il piano di sostituzione dei contatori del gas è in corso già da diversi mesi; sono numerosi i consumatori che hanno ricevuto la notifica di sostituzione del contatore dal proprio operatore. L’Associazione Codici precisa che la sostituzione non è obbligatoria per ogni consumatore: se infatti il nostro contatore non ha più di 15 anni di attività non è necessaria la sostituzione. Nel corso dell’articolo vengono forniti maggiori dettagli in merito.Migliaia di consumatori stanno ricevendo le lettere dal proprio distributore locale per la sostituzione del contatore del vecchio contatore meccanico del gas con il nuovo apparecchio elettronico che consente la tele-lettura dei consumi a distanza.

Questa sostituzione, in capo al distributore locale, è dettata da una delibera dell’Aeegsi n. 631/2013/R/gas del 27 Dicembre 2013, la quale prevede l’installazione dei contatori tele-letti. Questi dovrebbero facilitare la lettura attraverso display e la trasmissione del dato di lettura.

Ricordiamo al consumatore che non è obbligato a sostituire il contatore del gas come invece scritto nella lettera che viene recapitata a casa, infatti, come ci spiega Luigi Gabriele (Responsabile Affari Istituzionali e regolatori di CODICI): “In capo all’utente non c’è alcun obbligo di sostituzione del contatore”. “È il distributore ad essere obbligato a garantire che i contatori funzionino e ogni 15 anni “dovrebbe” fare un controllo metrico su ogni apparecchio per verificare che risponda alle condizioni metrico legali”.

Ma questi controlli hanno un costo elevato per i distributori che quindi preferiscono sostituire direttamente i contatori, ricevendo poi una cospicua remunerazione, prevista dalla stessa delibera dell’Autorità. Solo Italgas incasserà 3 miliardi e mezzo di euro da questa operazione.

L’unico obbligo che ha il consumatore è quello di accertarsi che il proprio contatore funzioni correttamente dopo 15 anni di vita. Ne deriva che, se il nostro apparecchio ha più di 15 anni, non siamo nelle condizioni di rifiutare l’operazione di sostituzione, mentre se abbiamo un contatore più moderno possiamo evitarla.

Il piano di installazione ha diverse scadenze a seconda del contatore e della dimensione del distributore.
Ad esempio al 30 Giugno 2017, secondo lo stato di avanzamento del piano di sostituzione dei contatori domestici pubblicato sul sito di Italgas Reti, risultano installati il 27% contatori, pari a 1.680.000 unità. L’obiettivo al 31 Dicembre 2018 è del 52% a fronte di un obiettivo minimo del 50% fissato dall’Autorità.

gas meter

L’operazione di sostituzione dei contatori del gas è sostanzialmente analoga a quella dei contatori dell’energia elettrica, ma ha fatto meno rumore perché c’è una differenza sostanziale – spiega Luigi Gabriele – Nel settore del gas, a differenza di quello dell’energia elettrica, la distribuzione è parcellizzata in un numero molto consistente di distributori, soprattutto a livello locale con decine di municipalizzate”.

Secondo l’ultima rilevazione dell’Aeegsi, in Italia il 50% delle fatture è ancora basato su consumi stimati e da anni le associazioni dei consumatori denunciano che milioni di contatori non vengono letti almeno una volta all’anno, come previsto dalle delibere dell’Autorità. Ed è anche per questo che i distributori si stanno affrettando a sostituire i contatori per cercare di riallinearsi con le letture.

CodiciCodici non ha aderito al Protocollo di intesa con Italgas; nonostante questa operazione massiva, non crediamo che magicamente avverrà la fine delle letture stimate e dei maxiconguagli, perché il distributore pur essendo remunerato in bolletta attraverso gli oneri di sistema non adempie ai propri obblighi.  Inoltre l’operatore, nella lettera recapitata a casa dei consumatori, continua ad affermare che il cliente non può rifiutare la sostituzione del contatore; noi ribadiamo che l’obbligo è in capo al distributore non al consumatore e quest’ultimo può liberamente scegliere di sostituirlo in base al fatto che il contatore abbia o meno 15 anni.

Il problema di detenere in modo esclusivo il dato di misura  conferisce al distributore un potere immenso e da questo deriva la madre di tutti i problemi, ovvero i maxiconguagli e le stime.

E’ stato sempre iniquo retribuire automaticamente in bolletta un’operazione che non veniva svolta e che nemmeno in futuro lo sarà, dato che anche il nuovo smart meter sarà tele-letto.

 

Articolo redatto da Codici in collaborazione con Orizzontenergia

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Consumatori

Consumatrice assicurata rinuncia a viaggio per il decesso del padre, la compagnia non vuole rimborsare

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Stefano Gallotta, Codici Lecce: “Fuori luogo chiedere cartelle cliniche, assurdo parlare di ragionevole prevedibilità dell’evento”

Prosegue la proficua collaborazione tra Codici e Radio Cusano Campus. Nell’appuntamento di martedì 16 gennaio si è parlato di un caso particolarmente delicato: quello di una consumatrice di nome Maria, che aveva acquistato due biglietti per il Canadastipulando una polizza extra per il rimborso e che purtroppo ha perso il padre a poche ore dalla partenza, trovandosi ovviamente costretta a rinunciare al viaggio. Maria ha ovviamente inviato il certificato di decesso alla compagnia aerea, che però chiede una documentazione extra (nello specifico la cartella clinica del padre) non prevista dal contratto di assicurazione stipulato.

Del caso si sta occupando Codici Lecce, nella persona dell’avvocato Stefano Gallotta, che innanzitutto ha spiegato come, secondo il codice civile, il consumatore debba essere tutelato anche in caso di clausole dubbie: “La signora Maria ha stipulato una polizza facoltativa che generalmente viene considerata in caso di viaggi particolarmente onerosi. Iniziamo col dire che esistono tantissime clausole contrattuali ed ipotesi di esclusione di operatività della polizza, ma che, in caso di clausola troppo generica, l’interpretazione dovrebbe essere sempre a favore del consumatore. Questo almeno ci dice il codice civile”.

Nel caso specifico di Maria la compagnia aerea si appella alla possibilità di esclusione indennizzo qualora l’evento provocante l’annullamento del viaggio fosse ragionevolmente prevedibile“Un concetto molto generico – prosegue Gallotta – che però ha dei paletti. Il padre della signora Maria purtroppo era malato di cancro, ma lo era da tanto tempo, non era ricoverato e non era ad uno stadio terminale: in questo caso mi pare chiaro come non si possa parlare di ragionevole prevedibilità dell’evento. In questo caso è bene ricordare che spesso i giudici ritengono particolarmente inefficaci clausole generiche come quella di cui stiamo parlando”. Anche per questo la richiesta di una cartella clinica non prevista da contratto è inaccettabile per l’avvocato di Codici, che non a caso ha parlato di atteggiamento inopportuno e fuori luogo da parte della compagnia aerea: “La richiesta dove va a parare? Va ad indagare sullo stato di salute del padre, che ripeto era malato ma non ad uno stadio terminale. Ribadisco che parliamo di un uomo purtroppo malato di cancro, ma che avrebbe potuto continuare a convivere con la malattia per anni, come succede a tanti altri. In questo caso siamo davvero fuori dal concetto di ragionevole prevedibilità.

Purtroppo tantissimi professionisti tendono ad approfittare di queste situazioni di incertezza a scapito dei consumatori e proprio per questo l’invito, sia di Stefano Gallotta che dell’associazione Codici nella sua interezza, è quello di affidarsi sempre e comunque a professionisti del settore per fare valere i propri diritti: Il fai da te purtroppo può fare il gioco del professionista. Il mio consiglio è sempre lo stesso: rivolgersi ad associazioni di tutela dei cittadini, che possano inviare una lettera di costituzione in mora, per cercare una ragionevole definizione di un indennizzo. Ogni volta che noi interveniamo per difendere i nostri diritti stiamo difendendo quelli di tutti i consumatori: capisco possa sembrare faticoso, ma rinunciare alla tutela dei propri diritti è sempre una sconfitta, perché sono diritti conquistati con decenni di battaglie. Il codice del consumo, quello del turismo e tanti altri sono il frutto di una conquista del cittadino e del consumatore, rinunciarvi è sempre qualcosa di disdicevole. Si tratta di un atto civico dovuto, di una questione di principio.

 

Codici lavora da anni a tutela del consumatore. Se ritenete di avere subìto un trattamento scorretto non esitate a contattarci: telefonando allo sportello legale al numero 065571996, oppure inviando una mail all’indirizzo segreteria.sportello@codici.org.

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