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Fonti rinnovabili, producono il 37% del fabbisogno ma costano 12,5 MLD l’anno ai consumatori in bolletta

L’Autorità per l’energia il gas e il sistema idrico (Autorità) ha approvato e pubblicato sul proprio sito internet la relazione per l’anno 2014 sullo “Stato di utilizzo e integrazione degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili”(277/2014/I/efr).

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Dopo una sintetica descrizione dell’evoluzione della produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, la relazione affronta gli effetti che la rapida crescita delle fonti rinnovabili elettriche ha avuto sull’intero sistema, in particolare sulle reti, sui mercati e sul dispacciamento; in seguito illustra l’impatto economico degli strumenti di sostegno a tali fonti, per concludere con alcune brevi considerazione in merito all’evoluzione dei costi degli strumenti incentivanti previsti al 2020.

Partendo dal quadro generale, dal documento emerge che la produzione elettrica da fonti rinnovabili ha inciso per oltre il 37% nel 2013, superando i 108 TWh (di cui circa 37 TWh attribuibili ad impianti eolici e fotovoltaici), a fronte di una produzione lorda complessiva stimata in 288 TWh[1]. In termini di potenza efficiente lorda, nel 2013 dovrebbero essere stati sfiorati i 50 GW (di cui oltre 26 GW attribuibili ad impianti eolici e fotovoltaici), un dato rilevante considerando che il fabbisogno di potenza alla punta nel 2013 è stato pari a 53,9 GW mentre il minimo fabbisogno è risultato pari a 19,5 GW.

Una tale penetrazione delle fonti rinnovabili ha provocato numerosi effetti, evidenziati nel documento, tra cui:
Effetti sulle reti elettriche:

relativi al problema della saturazione virtuale delle reti, che limita l’ingresso di nuovi operatori e che, a seguito degli interventi dell’Autorità, esaltati anche dalla riduzione degli incentivi, si sono molto attenuati;
relativi alle perdite di rete e delle inversioni di flusso, considerato che le inversioni di flusso aumentano tali perdite per effetto della doppia trasformazione di tensione;
Effetti sui mercati:

relativi al cambiamento del profilo dei prezzi sul mercato del giorno prima. Si assiste alla formazione di un profilo di prezzo sensibilmente differente rispetto a quello tipico di alcuni anni fa, con prezzi più elevati, rispetto ai prezzi nelle ore diurne, nelle ore preserali, quando viene meno parte della produzione rinnovabile (fotovoltaico) con costi variabili nulli. In tali ore preserali emerge l’esigenza da parte degli impianti termoelettrici di copertura dei costi variabili di produzione in un numero ridotto di ore.
relativi a nuove modalità di funzionamento degli impianti termoelettrici (con particolare riferimento ai cicli combinati a gas) che, da impianti finalizzati a coprire il carico di base, stanno gradualmente diventando impianti destinati a coprire le punte di carico, il che richiede maggiore flessibilità e comporta una riduzione dei rendimenti.
Effetti sul dispacciamento:

La non programmabilità e l’aleatorietà delle fonti rinnovabili comporta un incremento dell’errore di previsione del carico residuo da bilanciare in tempo reale oltre a rendere più complessa la costituzione dei margini di riserva. Ciò comporta un aumento dei costi di dispacciamento, oltre che una loro maggiore volatilità e minore prevedibilità. Oltre a quanto già disposto dall’Autorità, occorre rivedere e aggiornare la regolazione in tema, consentendo una partecipazione più attiva e ottimizzando le modalità di erogazione del servizio di dispacciamento.
La relazione infine passa in rassegna i diversi strumenti di sostegno alle fonti rinnovabili in particolare:

i regimi commerciali speciali per il ritiro dell’energia elettrica: ritiro dedicato e scambio sul posto;
i meccanismi di incentivazione: provvedimento CIP 6/92, certificati verdi, tariffa omnicomprensiva, incentivi per gli impianti fotovoltaici, tariffe incentivanti introdotte dal decreto interministeriale 6 luglio 2012 per gli impianti diversi dai fotovoltaici
esaminandone i diversi impatti sui clienti finali e i relativi trend per gli anni futuri: complessivamente, per l’anno 2013 i costi derivanti dall’incentivazione delle fonti rinnovabili sono pari a circa 10.6 miliardi di euro (stima) di cui circa 9.8 coperti tramite la componente A3. Parimenti, si stima che per l’anno 2014, i costi derivanti dall’incentivazione delle fonti rinnovabili siano pari a circa 12,5 miliardi di euro, di cui circa 12 coperti tramite la componente A3.

Tenendo infine conto sia degli effetti del cosiddetto V conto energia che del decreto interministeriale 6 luglio 2012, il documento, per i prossimi anni, segnala che:

nell’ipotesi che non siano implementati nuovi strumenti incentivanti all’esaurirsi degli effetti derivanti dagli attuali strumenti sopra citati, gli oneri posti in capo alla collettività per effetto dei soli strumenti incentivanti per le fonti rinnovabili (escluse le fonti assimilate e gli impianti di cogenerazione abbinati al teleriscaldamento, nonché gli oneri relativi al ritiro dedicato e allo scambio sul posto), dovrebbero stabilizzarsi intorno ai 12,5 miliardi di euro l’anno;
per l’anno 2016 dovrebbe registrarsi un anomalo e rilevante aumento dei costi derivanti dalle incentivazioni alle fonti rinnovabili che probabilmente supereranno i 13,5 miliardi di euro: tale anomalia deriva dal fatto che, a partire da tale anno, i certificati verdi vengono sostituiti da strumenti incentivanti amministrati. In tale anno, dunque, oltre ai costi derivanti dai nuovi strumenti amministrati, si sosterranno i costi associati al ritiro, da parte del GSE, degli ultimi certificati verdi invenduti;
infine, a partire presumibilmente dal 2018, gli oneri relativi ai soli strumenti incentivanti per le fonti rinnovabili dovrebbero iniziare a diminuire per effetto del termine dell’entrata in esercizio degli ultimi impianti incentivati e della significativa riduzione degli impianti ammessi a beneficiare dei certificati verdi, per i quali è terminato il periodo incentivante.
Occorre ricordare che, oltre ai costi e agli effetti indotti sul sistema elettrico, dalle fonti rinnovabili derivano benefici in termini ambientali, di riduzione della dipendenza dall’estero sia dal punto di vista politico che dal punto di vista economico e di occupazione, in considerazione della nascita e dello sviluppo di una intera filiera (in termini di ricerca universitaria e aziendale, di realizzazione delle aziende per la costruzione dei componenti degli impianti, ma anche in termini di produzione o raccolta del combustibile rinnovabile).

[1] Buona parte dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili è attribuibile a impianti di generazione distribuita (impianti di potenza fino a 10 MVA)

(*) Tale scheda ha carattere divulgativo e non provvedimentale.

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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