Dopo una sintetica descrizione dell’evoluzione della produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, la relazione affronta gli effetti che la rapida crescita delle fonti rinnovabili elettriche ha avuto sull’intero sistema, in particolare sulle reti, sui mercati e sul dispacciamento; in seguito illustra l’impatto economico degli strumenti di sostegno a tali fonti, per concludere con alcune brevi considerazione in merito all’evoluzione dei costi degli strumenti incentivanti previsti al 2020.

Partendo dal quadro generale, dal documento emerge che la produzione elettrica da fonti rinnovabili ha inciso per oltre il 37% nel 2013, superando i 108 TWh (di cui circa 37 TWh attribuibili ad impianti eolici e fotovoltaici), a fronte di una produzione lorda complessiva stimata in 288 TWh[1]. In termini di potenza efficiente lorda, nel 2013 dovrebbero essere stati sfiorati i 50 GW (di cui oltre 26 GW attribuibili ad impianti eolici e fotovoltaici), un dato rilevante considerando che il fabbisogno di potenza alla punta nel 2013 è stato pari a 53,9 GW mentre il minimo fabbisogno è risultato pari a 19,5 GW.

Una tale penetrazione delle fonti rinnovabili ha provocato numerosi effetti, evidenziati nel documento, tra cui:
Effetti sulle reti elettriche:

relativi al problema della saturazione virtuale delle reti, che limita l’ingresso di nuovi operatori e che, a seguito degli interventi dell’Autorità, esaltati anche dalla riduzione degli incentivi, si sono molto attenuati;
relativi alle perdite di rete e delle inversioni di flusso, considerato che le inversioni di flusso aumentano tali perdite per effetto della doppia trasformazione di tensione;
Effetti sui mercati:

relativi al cambiamento del profilo dei prezzi sul mercato del giorno prima. Si assiste alla formazione di un profilo di prezzo sensibilmente differente rispetto a quello tipico di alcuni anni fa, con prezzi più elevati, rispetto ai prezzi nelle ore diurne, nelle ore preserali, quando viene meno parte della produzione rinnovabile (fotovoltaico) con costi variabili nulli. In tali ore preserali emerge l’esigenza da parte degli impianti termoelettrici di copertura dei costi variabili di produzione in un numero ridotto di ore.
relativi a nuove modalità di funzionamento degli impianti termoelettrici (con particolare riferimento ai cicli combinati a gas) che, da impianti finalizzati a coprire il carico di base, stanno gradualmente diventando impianti destinati a coprire le punte di carico, il che richiede maggiore flessibilità e comporta una riduzione dei rendimenti.
Effetti sul dispacciamento:

La non programmabilità e l’aleatorietà delle fonti rinnovabili comporta un incremento dell’errore di previsione del carico residuo da bilanciare in tempo reale oltre a rendere più complessa la costituzione dei margini di riserva. Ciò comporta un aumento dei costi di dispacciamento, oltre che una loro maggiore volatilità e minore prevedibilità. Oltre a quanto già disposto dall’Autorità, occorre rivedere e aggiornare la regolazione in tema, consentendo una partecipazione più attiva e ottimizzando le modalità di erogazione del servizio di dispacciamento.
La relazione infine passa in rassegna i diversi strumenti di sostegno alle fonti rinnovabili in particolare:

i regimi commerciali speciali per il ritiro dell’energia elettrica: ritiro dedicato e scambio sul posto;
i meccanismi di incentivazione: provvedimento CIP 6/92, certificati verdi, tariffa omnicomprensiva, incentivi per gli impianti fotovoltaici, tariffe incentivanti introdotte dal decreto interministeriale 6 luglio 2012 per gli impianti diversi dai fotovoltaici
esaminandone i diversi impatti sui clienti finali e i relativi trend per gli anni futuri: complessivamente, per l’anno 2013 i costi derivanti dall’incentivazione delle fonti rinnovabili sono pari a circa 10.6 miliardi di euro (stima) di cui circa 9.8 coperti tramite la componente A3. Parimenti, si stima che per l’anno 2014, i costi derivanti dall’incentivazione delle fonti rinnovabili siano pari a circa 12,5 miliardi di euro, di cui circa 12 coperti tramite la componente A3.

Tenendo infine conto sia degli effetti del cosiddetto V conto energia che del decreto interministeriale 6 luglio 2012, il documento, per i prossimi anni, segnala che:

nell’ipotesi che non siano implementati nuovi strumenti incentivanti all’esaurirsi degli effetti derivanti dagli attuali strumenti sopra citati, gli oneri posti in capo alla collettività per effetto dei soli strumenti incentivanti per le fonti rinnovabili (escluse le fonti assimilate e gli impianti di cogenerazione abbinati al teleriscaldamento, nonché gli oneri relativi al ritiro dedicato e allo scambio sul posto), dovrebbero stabilizzarsi intorno ai 12,5 miliardi di euro l’anno;
per l’anno 2016 dovrebbe registrarsi un anomalo e rilevante aumento dei costi derivanti dalle incentivazioni alle fonti rinnovabili che probabilmente supereranno i 13,5 miliardi di euro: tale anomalia deriva dal fatto che, a partire da tale anno, i certificati verdi vengono sostituiti da strumenti incentivanti amministrati. In tale anno, dunque, oltre ai costi derivanti dai nuovi strumenti amministrati, si sosterranno i costi associati al ritiro, da parte del GSE, degli ultimi certificati verdi invenduti;
infine, a partire presumibilmente dal 2018, gli oneri relativi ai soli strumenti incentivanti per le fonti rinnovabili dovrebbero iniziare a diminuire per effetto del termine dell’entrata in esercizio degli ultimi impianti incentivati e della significativa riduzione degli impianti ammessi a beneficiare dei certificati verdi, per i quali è terminato il periodo incentivante.
Occorre ricordare che, oltre ai costi e agli effetti indotti sul sistema elettrico, dalle fonti rinnovabili derivano benefici in termini ambientali, di riduzione della dipendenza dall’estero sia dal punto di vista politico che dal punto di vista economico e di occupazione, in considerazione della nascita e dello sviluppo di una intera filiera (in termini di ricerca universitaria e aziendale, di realizzazione delle aziende per la costruzione dei componenti degli impianti, ma anche in termini di produzione o raccolta del combustibile rinnovabile).

[1] Buona parte dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili è attribuibile a impianti di generazione distribuita (impianti di potenza fino a 10 MVA)

(*) Tale scheda ha carattere divulgativo e non provvedimentale.