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Furti conto corrente on line storica sentenza a Parma- Banca condannata

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A Parma ancora una volta tutelato il diritto al risarcimento per il consumatore che si accorge di prelievi non autorizzati dal conto online

Parma, 18 settembre 2013 – Furti sul conto corrente online: dopo numerose pronunce ottenute davanti all’Arbitro Bancario Finanziario, Confconsumatori vince ancora, questa volta in Tribunale, e ottiene per una coppia un risarcimento da 7 mila euro.
Nel 2008 due coniugi, che avevano attivato presso un Istituto di credito un sistema di home banking, si erano accorti, accedendo al proprio conto online di alcune disposizioni di pagamento non autorizzate per il valore di 5.910 €. Il furto era avvenuto senza che i due avessero mai comunicato a terzi la password necessaria per operare sul conto.

Il Tribunale, a cui i consumatori si sono rivolti su consiglio di Confconsumatori, ha condannato la banca a risarcire il danno, maggiorato degli interessi e della rivalutazione monetaria, così da arrivare a circa 7.100 € oltre le spese di lite. La banca è stata condannata sulla base dell’art. 1228 c.c., per non avere superato la “presunzione di colpa” e, dunque, non aver potuto dimostrare che le credenziali fornite al cliente fossero entrate in possesso di terzi per una condotta colposa del medesimo.

«Una sentenza fondamentale – dichiara l’avv. Giovanni Franchi, legale Confconsumatori, che ha difeso in giudizio i consumatori – che si colloca nell’ambito di un orientamento giurisprudenziale sempre più consolidato nella tutela dei correntisti che operano con sistemi di home banking. Si desume infatti dalla sentenza che nel gestire tale servizio la banca deve rispettare una diligenza professionale parametrata dal criterio dell’accordo bancario. E non è sufficiente che l’istituto fornisca la prova che non si sia registrato il tentativo di immissione di credenziali errate e che, conseguentemente, l’utilizzo dei codici di accesso e dei dispositivi sia da imputarsi ad un’acquisizione dei medesimi da parte di terzi. Il correntista – conclude Franchi – non ha l’obbligo di controllare in ogni momento le movimentazioni del suo conto, secondo la possibilità offertagli di servizio di home banking».

Per Mara Colla, presidente di Confconsumatori: «I clienti delle banche che operano col sistema di home banking, devono sapere che, se si accorgono di avere subito furti dal loro conto corrente per via telematica, possono rivolgersi all’associazione per ottenere la restituzione di quanto sottratto loro da terzi»

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CASO DIAMANTI ecco i numeri e le banche coinvolte

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Complessivamente coinvolti 100.000 investitori c.a.

ADICONSUM sta tutelando circa 2500 investitori in tutta Italiaper un controvalore di 60 milioni di euro
21 febbraio 2019
BANCHE COINVOLTE:

UNICREDIT, INTESASANPAOLO, BANCA MPS, BANCOBPM, (queste sono anche tutte state sanzionate dall’Antitrust).

Poi a macchia di leopardo coinvolte anche qualche BCC, UBI e qualche altro istituto di cui però non abbiamo segnalazioni  particolari (non sono state sanzionate ne menzionate).

Unicredit, Intesa-Sanpaolo e Banca MPS di fatto dopo il reclamo hanno rimborsato e rimborsano attraverso un iter interno della durata da 1 a 3 mesi (siamo nell’ordine di poche migliaia di pratiche complessivamente)

Con il BancoBPM abbiamo un protocollo di conciliazione con tavoli in diverse provinc (ipotizziamo da 60/80.000 pratiche c.a.).

I territori maggiormente coinvolti sono soprattutto il Nord Est, l’Emilia, la Lombardia e la Liguria; poi abbiamo casi sporadici in Piemonte, Toscana e nel Lazio.

Nel Nord Est si caratterizzano per importi mediamente importanti che vanno dai 30/40 mila euro, ma anche con investimenti da 100/150 mila euro e punte da 200/300 mila euro.

In Lombardia la media degli importi è più bassa, siamo in media 20/25 mila euro, ma anche con punte di 150 mila e casi da 350 mila.

La Liguria ha medie anche più elevate del Nord Est.
Piemonte, Emilia e Toscana medie simili alla Lombardia.

La casistica va da: VIP(che non sono tutelati dalla nostra associazione), pensionati (con investimenti molto variegati), lavoratori autonomi (parrucchiere, idraulici ecc), lavoratori dipendenti.

Si segnalano casi di investitori che nemmeno avevano il deposito titoli, ma solo il conto corrente a cui è chiesto di investire in diamanti magari la propria liquidazione in quanto la fabbrica aveva chiuso i battenti.
 Per ogni riferimento, assistenza e supporto è disponibile il Coordinatore del Credito e Finanza Nazionale di ADICONSUM Carlo Piarulli e.mail: carlo.piarulli@adiconsum.it – telefono: 329 5922457- www.adiconsum.it

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Truffa Diamanti, ecco come far valere i propri diritti entro l’8 marzo

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Comunicato stampa 
TRUFFA SU DIAMANTI Adiconsum:
Stiamo proseguendo gli incontri con le banche per i rimborsi ai risparmiatori
Sedi territoriali Adiconsum a disposizione per presentare la domanda
al Curatore fallimentare della società di investimento IDB
entro l’8 marzo p.v.
  20 febbraio 2019 – In merito alle ultime notizie di stampa sulla vicenda degli investimenti in diamanti, Adiconsum sottolinea come stiano proseguendo i risarcimenti al 100% ai consumatori da parte di Unicredit, Monte dei Paschi di Siena ed Intesa Sanpaolo.

Relativamente all’inchiesta in corso, per quanto riguarda il tavolo di conciliazione sottoscritto con il Banco Popolare lo scorso luglio, Adiconsum dichiara di aver avuto conferma, da parte dell’istituto, del prosieguo degli incontri già calendarizzati.

Inoltre, a seguito del fallimento di una delle società di investimento, la IDB di Milano, Adiconsum sta invitando i consumatori a contattare le proprie sedi territoriali per richiedere assistenza nella compilazione ed invio della domanda al Curatore fallimentare, da presentare entro l’8 marzo.

Ci auguriamo che quanto accaduto a danno dei risparmiatori non si ripeta. È nostra intenzione interagire con gli organismi competenti per vigilare e, soprattutto, prevenire situazioni del genere.
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Così la lobby delle banche cerca di rinviare la trasparenza

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Carlo DE MASI, Presidente di Adiconsum nazionale:
Basta rinvii! I consumatori hanno diritto di conoscere i costi sostenuti per i servizi di investimento offerti da banche/intermediari finanziari
come sancito dalla MIFID 2 


Adiconsum scrive al Ministero dell’Economia e delle Finanze
12 febbraio 2019 – La trasparenza, declinata in tutte le sue varie forme, sia che si riferisca ai costi, alle tariffe, ai prezzi, ai contratti, è un diritto del consumatore. Senza trasparenza non ha senso parlare di tutela del consumatore. 

Per quanto riguarda la trasparenza dei costi dei servizi di investimento ci troviamo di fronte ad un paradosso – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale – Infatti, nonostante la Direttiva europea Mifid 2 ne renda obbligatoria la comunicazione ai consumatori-investitori, nel nostro Paese, essa non è ancora operativa.

Dopo un primo rinvio richiesto dalle Associazioni bancarie e dagli intermediari dal 1° gennaio 2017 al 3 gennaio 2018 – prosegue Danilo Galvagni, Vicepresidente Adiconsum –apprendiamo che, in un documento datato 30 gennaio 2019, le principali Associazioni degli intermediari italiani  hanno previsto il rilascio di tali informazioni “nel corso del 2019”, dilazionando ulteriormente i tempi di godimento di quello che è un diritto dei consumatori, sancito dalla Commissione europea.

Adiconsum considera il diritto del consumatore alla trasparenza una tutela irrinunciabile e non dilazionabile del consumatore.

Per questo – conclude De Masi – riteniamo che il Governo debba intervenire per evitare ulteriori rinvii nell’applicazione di un diritto fondamentale dei consumatori e per non generare squilibri nel mercato.

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