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Garante a Fastweb: stop al telemarketing selvaggio

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Alla società è stata vietata anche la profilazione dei clienti senza il loro consenso

Fastweb dovrà rafforzare il controllo sulla propria rete vendita e dovrà interrompere le telefonate promozionali verso utenti che non hanno espresso il loro consenso o si sono opposti al trattamento dei loro dati per finalità di marketing.

Questa la decisione presa dall’Autorità al termine di una serie di ispezioni avviate per verificare le molteplici segnalazioni di persone che lamentavano di essere state disturbate da call center che proponevano offerte commerciali indesiderate nell’interesse della società.

All’esito degli accertamenti (sui contatti commerciali effettuati nell’interesse di Fastweb) da gennaio 2016 a ottobre 2017, sono state riscontrate innumerevoli irregolarità, in particolare relative ad attività di marketing effettuate in assenza del consenso degli interessati. L’Autorità ha anche rilevato un numero considerevole di telefonate verso numerazioni proposte autonomamente dai partner di Fastweb – oltre 8 milioni di telefonate riferibili a 2,7 milioni di persone – e non inserite nelle cosiddette liste di contattabilità trasmesse dalla compagnia telefonica (cd. “fuori lista”). In questi casi la società non era in grado di garantire che le persone contattate non si fossero iscritte al “registro delle opposizioni” o non si fossero comunque opposte a contatti commerciali.

Sono state individuate irregolarità anche nella cosiddetta procedura di “call me back” (richiamami) attivata sul sito web di Fastweb: se l’utente cliccava sul pulsante online per chiedere di essere contattato, autorizzava automaticamente all’utilizzo dei propri dati personali per finalità di marketing e di profilazione. Tale modalità impedisce all’utente di manifestare una scelta realmente libera e specifica per le differenti finalità di trattamento. Il Garante ha inoltre rilevato che alcune forme di profilazione della clientela, come l’indicazione “persona anziana” (riferibile a un milione di individui) oppure “alto” o “basso spendente”, erano definite sulla base di dati imprecisi e, comunque, senza aver preventivamente raccolto il consenso informato degli interessati.

A seguito degli accertamenti, Fastweb ha modificato le procedure e aggiornato i propri sistemi per cercare di risolvere i problemi riscontrati. Il Garante della privacy ha comunque vietato alla compagnia telefonica di trattare ulteriormente, per finalità di marketing, i dati di chi non ha manifestato un libero consenso o lo abbia revocato o abbia comunque fatto valere il diritto di opposizione. Ha inoltre vietato di profilare gli utenti senza averli prima informati e aver acquisito, anche in questo caso, il loro consenso.

Ha infine prescritto a Fastweb di controllare l’operato dei propri partner commerciali e il corretto funzionamento della piattaforma informatica utilizzata,  nonché di adottare misure tecniche e organizzative che assicurino il tracciamento di tutte le telefonate promozionali.

L’Autorità ha aperto un autonomo procedimento per contestare le violazioni amministrative già accertate.

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CODICI esprime soddisfazione per le nomine dei Presidenti delle Commissioni permanenti di Camera e Senato

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Nominate le Presidenze delle Commissioni parlamentari alla Camera e al Senato

Il Segretario Nazionale di CODICI, Ivano Giacomelli, e il Responsabile Affari Istituzionali di CODICI, Luigi Gabriele, esprimono soddisfazione per le nuove nomine.

“Siamo lieti di assistere alla nomina del Senatore Gianni Girotto come Presidente della X Commissione Industria del Senato – afferma il Segretario Nazionale dell’Associazione CODICI Ivano Giacomelli –  una persona che si è sempre dimostrata vicina ai consumatori, occupandosi di varie tematiche dalle banche all’energia. Un plauso in particolare – continua il Responsabile Affari Istituzionali di CODICI, Luigi Gabriele – per la sua prima dichiarazione pubblica in cui ha affermato che la fine del mercato tutelato può attendere. Anche noi di CODICI siamo di questo avviso e per tale motivo stiamo organizzando un Gruppo d’Acquisto, come rete di protezione al fine di tutelare i consumatori dal rischio speculazioni, che sarà lanciato nel caso in cui il Parlamento non faccia un passo indietro”.
CODICI chiede ai nuovi Presidenti nominati oggi di porre particolare attenzione alla legge sull’azione di classe, prima ancora di qualsiasi liberalizzazione dei mercati, perché ad oggi non ci sono strumenti di difesa nei confronti dei consumatori vessati.
“Plaudiamo alla nomina del Senatore Daniele Pesco alla Commissione Bilancio del Senato –  prosegue il Responsabile Affari Istituzionali di CODICI, Luigi Gabriele – persona che nelle battaglie del settore bancario si è mostrato vicino ai consumatori”.
I Presidenti nominati oggi, insieme agli altri Presidenti delle Commissioni e al Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, Davide Crippa, al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministro della Giustizia, rappresentano i capisaldi della tutela del Consumatore.
“Chiediamo più attenzione per i consumatori italiani e un occhio di riguardo alle nomine delle Autorità – conclude il Segretario Nazionale dell’Associazione CODICI Ivano Giacomelli – cercando di garantire più presenza delle rappresentanze dei consumatori e una legge sull’azione di classe che ci possa permettere di difendere realmente i consumatori italiani nei confronti dello strapotere delle multinazionali e delle lobby”.
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Marketing: stop al pop up con il consenso incorporato

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Il Garante ha vietato a una società che offre servizi di comparazione sul proprio sito web  (mutui, assicurazioni, luce, gas, telefonia) il trattamento, per finalità di marketing e di vendita ad altre aziende, dei dati raccolti attraverso un pop up senza il necessario consenso degli utenti. L’intervento del Garante ha fatto seguito ad alcune segnalazioni, riguardanti – a seconda dei casi  – comunicazioni promozionali indesiderate ricevute dalla stessa società per telefono o per email, oppure telefonate promozionali indesiderate, su utenze fisse e mobili, effettuate per conto di società dei settori energetico e delle telecomunicazioni. Le verifiche ispettive svolte dall’Autorità, anche con l’ausilio del Nucleo speciale privacy della Guardia di Finanza, hanno accertato che il pop up non permetteva l’accesso ai servizi offerti se l’utente non accettava, con un unico consenso, il trattamento dei dati per diverse finalità (fra le quali il marketing o la comunicazione dei dati a terzi). In caso di compilazione delle caselle di testo, ma di mancata spunta del consenso, infatti, il sito non acquisiva i dati inseriti e non consentiva di procedere con la richiesta. Perciò, anche se l’informativa faceva riferimento alle diverse finalità di trattamento di dati, non si consentiva agli utenti di esprimere, come prevede la normativa, consensi specifici e differenziati. Se la società vorrà ancora utilizzare il pop up per raccogliere i dati a scopo promozionale (o per altre finalità) dovrà  consentire e all’utente di scegliere liberamente se e quali finalità autorizzare. Nel disporre il divieto, il Garante ha ribadito che la raccolta e/o la conservazione di dati personali, effettuate in violazione dell’obbligo del consenso informato, rappresentano un illecito trattamento dei dati a prescindere dal loro ulteriore uso e ha affermato che i dati raccolti con il pop up possono essere utilizzati solo per l’esecuzione delle richieste degli utenti.

L’Autorità ha vietato anche il trattamento  dei dati tratti da elenchi acquisiti da altre aziende e per i quali la società non è stata in grado di dimostrare di avere il consenso libero e specifico per il marketing né quello per la comunicazione ad altri soggetti  per scopi promozionali.

Il Garante, inoltre, ha ordinato alla società di avvisare tutti i soggetti ai quali ha ceduto liste di dati personali che questi non possono essere utilizzati senza aver acquisito il necessario consenso per le proprie attività.

Per le violazioni riscontrate la società ha oblato le sanzioni ammnistrative già contestate dal  Nucleo speciale privacy.

Per contrastare la circolazione di dati “viziati” ed ulteriori possibili trattamenti illeciti, come il telemarketing indesiderato, l’Autorità si è riservata di effettuare accertamenti anche nei confronti dei partner commerciali della società.

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Body cam sui treni: sì del garante privacy, ma nel rispetto di chi è filmato

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Una società di trasporto pubblico ferroviario  potrà dotare di body cam (videocamere indossabili) gli addetti alla sicurezza e  i capitreno per contrastare e prevenire aggressioni furti e atti vandalici, in aumento negli ultimi anni. Ma dovrà adottare precise misure a tutela della riservatezza delle persone riprese.

Per dare il suo via libera al progetto sperimentale, il Garante  privacy ha considerato l’impossibilità tecnica di installare telecamere a bordo dei treni di più vecchia costruzione, le specifiche finalità di sicurezza anche dei numerosi utenti del servizio e le finalità di tutela dei beni aziendali. L’Autorità ha però prescritto una serie di cautele e accorgimenti a garanzia di dipendenti e utenti. Le body cam non saranno sempre accese, ma potranno essere attivate dai capitreno o dagli addetti alla sicurezza solo in presenza di un pericolo concreto per le persone o le cose. Un led rosso ne segnalerà l’attivazione.  

I dispositivi trasmetteranno le immagini alla sala operativa in tempo reale. Chi effettua le riprese non potrà modificarle, cancellarle né duplicarle. Solo soggetti diversi, specificamente autorizzati, una volta verificato che le immagini raccolte riguardino fatti realmente pericolosi, potranno disporne l’eventuale estrazione. Questa attività dovrà essere tracciata.

La società, inoltre, dovrà disciplinare le modalità di utilizzo e le specifiche condizioni che legittimano l’attivazione dei dispositivi  e dovrà adottare particolari cautele nel caso in cui le riprese video coinvolgano soggetti “deboli” (testimoni, vittime di reati, minori ecc.) o riprendano luoghi con particolari aspettative di riservatezza (ad esempio le toilette).

Le immagini raccolte, a cui avranno accesso solo i soggetti autorizzati, dovranno essere conservate in forma cifrata ed essere cancellate automaticamente e irreversibilmente una volta decorso il periodo previsto di una settimana, fatte salve eventuali esigenze di indagine e di accertamento dell’Autorità giudiziaria.

La società dovrà disattivare la funzionalità audio, ritenuta non necessaria dalla stessa società, e in caso di comunicazione delle riprese alle compagnie di assicurazione dovrà oscurare le immagini delle persone non coinvolte.

Dovranno essere predisposti inoltre adeguati strumenti di comunicazione anche a bordo delle vetture per avvisare gli utenti della presenza del sistema di videosorveglianza mobile e delle sue caratteristiche.

La società, che dovrà fornire un’idonea informativa ai dipendenti sull’uso delle body cam, si è impegnata a rispettare il divieto di controllo a distanza dei lavoratori e a siglare un apposito accordo con le organizzazioni sindacali.

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