Seguici su

Consumatori

Gas. Pagheremo cattedrali nel deserto (di Edoardo Beltrame)

Consumiamo lo stesso volume di gas del 2002, ma il governo spinge per nuove infrastrutture d’importazione, che finanzieremo con le nostre bollette.

Pubblicato

il

Dieci anni fa, tutte le grandi utility sognavano un proprio gasdotto, o un ri-gassificatore; il mercato tirava, complice il monopolio Eni; importazioni indipendenti avrebbero garantito quindi alti margini, ridotto un i prezzi e aumentato la sicurezza delle forniture.

Così, in poco tempo, numerosi progetti, di terminal di gas naturale liquefatto da ri-gassificare e di gasdotti, si sono accumulati sui tavoli dei ministeri.

Poi, la crisi e l’espansione delle fonti rinnovabili, hanno fatto crollare i consumi e un’offerta crescente ha intaccato prezzi e margini; costruire un ri-gassificatore è ora meno attraente e, viste le incertezze del recupero dell’investimento, parecchio rischioso.

Eppure il governo indica, tra le priorità, la realizzazione di nuovi terminali per navi metaniere. Illustrando al Senato il programma del suo dicastero, il ministro dello sviluppo economico ha evidenziato la necessità di rimuovere gli ostacoli allo sviluppo della nostra capacità di ri-gassificazione, anche in previsione dell’arrivo del gas da scisto americano.

Previsto un decreto per la realizzazione d’infrastrutture “strategiche”, coerenti con il documento di strategia energetica nazionale (SEN), varato, in tutta fretta, dal duo Clini – Passera, sul letto di morte del governo Monti.

Perché i due ministri abbiano forzato le cose non è mai stato spiegato e non è chiaro perché i saggi di Napolitano lo abbiano subito preso per buono.

Per le infrastrutture previste dal decreto “si prevederà la possibilità di recupero garantito (anche parziale), dei costi a carico del sistema”, ossia dei consumatori, “anche in caso di non pieno utilizzo”.

Un principio che l’Italia è riuscita a far passare nella dichiarazione finale del G7: i costi di opere “necessarie per aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti, e che non possono essere costruite secondo le regole del mercato, potrebbero essere sostenuti attraverso quadri regolatori o attraverso il finanziamento pubblico”.

Pessime notizie quindi: le bollette potrebbero coprire anche i due terzi del costo dell’investimento, anche a impianti fermi.

Il ministero stima un extra-onere annuale, di circa 150 milioni, per un terminal da otto miliardi di metri cubi, in caso di suo completo inutilizzo.

Il documento SEN ritiene necessario almeno un impianto di questa taglia, o forse due se non verrà realizzato il gasdotto Albania-Italia.

Se aggiungiamo il ri-gassificatore OLT di Livorno, al quale il ministero vorrebbe estendere il meccanismo, con una stima di 60 milioni all’anno, il conto sale a 210-360 milioni all’anno.

Sul numero d’impianti da realizzare, il ministro ha ricordato che quelli autorizzati sono tre.

L’unico da otto miliardi di metri cubi è Porto Empedocle di Enel, che potrebbe essere utilizzato per importare GNL dagli Stati Uniti, in base a un recente accordo di Endesa, ma, ottimisticamente, non prima di quattro anni.

Gli altri due sono a Gioia Tauro (dodici miliardi di metri cubi), in Calabria, il cui principale socio è Sorgenia, in odore di fallimento, e Falconara di Api, nelle Marche.

Quindi di cosa stiamo parlando? Di altre cattedrali nel deserto? Probabilmente si, perché progetti che, in base a una logica di mercato resterebbero nel cassetto, per un ritorno garantito per legge, che annulla gran parte del rischio d’impresa, tornano ad essere interessanti.

L’unico rigassificatore utile sarebbe quello sardo, visto che il Galsi – il gasdotto sardo-algerino – non si fa più, ma per ora non se ne parla.

Tra i rigassificatori esistenti, quello di Snam a Panigaglia è a riposo da oltre un anno e quello di Rovigo – Edison, Exxon e Qatargas – viaggia al minimo consentito dai contratti. Stessa sorte per l’OLT di Livorno, costato una fortuna e fermo dalla sua inaugurazione, come ha spiegato Gabanelli.

Ma allora, è proprio necessario farne di nuovi, facendoli pagare ai consumatori e allo Stato, e come può sposarsi questa scelta con la promesse di Renzi di ridurre le bollette?

“Dobbiamo scommettere che la domanda tornerà a crescere”, ha notato il ministro Guidi dopo il G7, ma scommettere con i soldi degli altri non solo e facile ma non si perde mai!

Secondo il ministero, le infrastrutture serviranno ad aumentare la sicurezza e ad “agganciare” la rivoluzione dello shale gas americano.

Ma lo shale gas americano è una rivoluzione oppure è solamente una bolla, tutta americana?

La prima mossa del nuovo AD di Eni è stata di rinegoziare subito i contratti take-or-pay con russi, spiazzando le ambizioni degli americani.

Il gas americano, se e quando arriverà, non avrebbe mercato né in Italia né in Europa: troppo alto il prezzo per le depresse quotazioni nostrane, e impossibile prevedere se, in futuro, potranno competere con quelle asiatiche.

I nostri consumi del 2013 si sono attestati intorno ai 70 miliardi di metri cubi, meno che nel 2002 e in linea con le stime di Snam per il 2023.

Il boom dell’energia rinnovabile ha ridotto drammaticamante la domanda di gas delle centrali e molte industrie hanno chiuso, o delocalizzato la produzione.

Per quanto riguarda la sicurezza degli approvvigionamenti, l’attuale capacità d’importazione annua supera del 65% i consumi e il tasso di utilizzo di tubi e ri-gassificatori è del 54%.

Altro discorso sarebbe se il governo avesse obiettivi strategici a più ampio respiro come, per esempio, convertire a metano il trasporto nazionale, ma l’esecutivo non ha mai annunciato niente di simile.

Una tragica serie d’incertezze e di contraddizioni, troppe, per ipotecare centinaia di milioni dei consumatori, senza chiedersi “cui prodest “.

Nota: numerose considerazioni tratte dall’ottimo articolo di Gionata Picchio sul Fatto Quotidiano.

Fonte: linkiesta.it

Clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

Consumatori

GAS: LE VERITA’ NON DETTE SUL PIANO DI SOSTITUZIONE DEI CONTATORI

Pubblicato

il

fonte: orizzontenergia.it

Il piano di sostituzione dei contatori del gas è in corso già da diversi mesi; sono numerosi i consumatori che hanno ricevuto la notifica di sostituzione del contatore dal proprio operatore. L’Associazione Codici precisa che la sostituzione non è obbligatoria per ogni consumatore: se infatti il nostro contatore non ha più di 15 anni di attività non è necessaria la sostituzione. Nel corso dell’articolo vengono forniti maggiori dettagli in merito.Migliaia di consumatori stanno ricevendo le lettere dal proprio distributore locale per la sostituzione del contatore del vecchio contatore meccanico del gas con il nuovo apparecchio elettronico che consente la tele-lettura dei consumi a distanza.

Questa sostituzione, in capo al distributore locale, è dettata da una delibera dell’Aeegsi n. 631/2013/R/gas del 27 Dicembre 2013, la quale prevede l’installazione dei contatori tele-letti. Questi dovrebbero facilitare la lettura attraverso display e la trasmissione del dato di lettura.

Ricordiamo al consumatore che non è obbligato a sostituire il contatore del gas come invece scritto nella lettera che viene recapitata a casa, infatti, come ci spiega Luigi Gabriele (Responsabile Affari Istituzionali e regolatori di CODICI): “In capo all’utente non c’è alcun obbligo di sostituzione del contatore”. “È il distributore ad essere obbligato a garantire che i contatori funzionino e ogni 15 anni “dovrebbe” fare un controllo metrico su ogni apparecchio per verificare che risponda alle condizioni metrico legali”.

Ma questi controlli hanno un costo elevato per i distributori che quindi preferiscono sostituire direttamente i contatori, ricevendo poi una cospicua remunerazione, prevista dalla stessa delibera dell’Autorità. Solo Italgas incasserà 3 miliardi e mezzo di euro da questa operazione.

L’unico obbligo che ha il consumatore è quello di accertarsi che il proprio contatore funzioni correttamente dopo 15 anni di vita. Ne deriva che, se il nostro apparecchio ha più di 15 anni, non siamo nelle condizioni di rifiutare l’operazione di sostituzione, mentre se abbiamo un contatore più moderno possiamo evitarla.

Il piano di installazione ha diverse scadenze a seconda del contatore e della dimensione del distributore.
Ad esempio al 30 Giugno 2017, secondo lo stato di avanzamento del piano di sostituzione dei contatori domestici pubblicato sul sito di Italgas Reti, risultano installati il 27% contatori, pari a 1.680.000 unità. L’obiettivo al 31 Dicembre 2018 è del 52% a fronte di un obiettivo minimo del 50% fissato dall’Autorità.

gas meter

L’operazione di sostituzione dei contatori del gas è sostanzialmente analoga a quella dei contatori dell’energia elettrica, ma ha fatto meno rumore perché c’è una differenza sostanziale – spiega Luigi Gabriele – Nel settore del gas, a differenza di quello dell’energia elettrica, la distribuzione è parcellizzata in un numero molto consistente di distributori, soprattutto a livello locale con decine di municipalizzate”.

Secondo l’ultima rilevazione dell’Aeegsi, in Italia il 50% delle fatture è ancora basato su consumi stimati e da anni le associazioni dei consumatori denunciano che milioni di contatori non vengono letti almeno una volta all’anno, come previsto dalle delibere dell’Autorità. Ed è anche per questo che i distributori si stanno affrettando a sostituire i contatori per cercare di riallinearsi con le letture.

CodiciCodici non ha aderito al Protocollo di intesa con Italgas; nonostante questa operazione massiva, non crediamo che magicamente avverrà la fine delle letture stimate e dei maxiconguagli, perché il distributore pur essendo remunerato in bolletta attraverso gli oneri di sistema non adempie ai propri obblighi.  Inoltre l’operatore, nella lettera recapitata a casa dei consumatori, continua ad affermare che il cliente non può rifiutare la sostituzione del contatore; noi ribadiamo che l’obbligo è in capo al distributore non al consumatore e quest’ultimo può liberamente scegliere di sostituirlo in base al fatto che il contatore abbia o meno 15 anni.

Il problema di detenere in modo esclusivo il dato di misura  conferisce al distributore un potere immenso e da questo deriva la madre di tutti i problemi, ovvero i maxiconguagli e le stime.

E’ stato sempre iniquo retribuire automaticamente in bolletta un’operazione che non veniva svolta e che nemmeno in futuro lo sarà, dato che anche il nuovo smart meter sarà tele-letto.

 

Articolo redatto da Codici in collaborazione con Orizzontenergia

Continua a leggere

Consumatori

Consumatrice assicurata rinuncia a viaggio per il decesso del padre, la compagnia non vuole rimborsare

Pubblicato

il

Stefano Gallotta, Codici Lecce: “Fuori luogo chiedere cartelle cliniche, assurdo parlare di ragionevole prevedibilità dell’evento”

Prosegue la proficua collaborazione tra Codici e Radio Cusano Campus. Nell’appuntamento di martedì 16 gennaio si è parlato di un caso particolarmente delicato: quello di una consumatrice di nome Maria, che aveva acquistato due biglietti per il Canadastipulando una polizza extra per il rimborso e che purtroppo ha perso il padre a poche ore dalla partenza, trovandosi ovviamente costretta a rinunciare al viaggio. Maria ha ovviamente inviato il certificato di decesso alla compagnia aerea, che però chiede una documentazione extra (nello specifico la cartella clinica del padre) non prevista dal contratto di assicurazione stipulato.

Del caso si sta occupando Codici Lecce, nella persona dell’avvocato Stefano Gallotta, che innanzitutto ha spiegato come, secondo il codice civile, il consumatore debba essere tutelato anche in caso di clausole dubbie: “La signora Maria ha stipulato una polizza facoltativa che generalmente viene considerata in caso di viaggi particolarmente onerosi. Iniziamo col dire che esistono tantissime clausole contrattuali ed ipotesi di esclusione di operatività della polizza, ma che, in caso di clausola troppo generica, l’interpretazione dovrebbe essere sempre a favore del consumatore. Questo almeno ci dice il codice civile”.

Nel caso specifico di Maria la compagnia aerea si appella alla possibilità di esclusione indennizzo qualora l’evento provocante l’annullamento del viaggio fosse ragionevolmente prevedibile“Un concetto molto generico – prosegue Gallotta – che però ha dei paletti. Il padre della signora Maria purtroppo era malato di cancro, ma lo era da tanto tempo, non era ricoverato e non era ad uno stadio terminale: in questo caso mi pare chiaro come non si possa parlare di ragionevole prevedibilità dell’evento. In questo caso è bene ricordare che spesso i giudici ritengono particolarmente inefficaci clausole generiche come quella di cui stiamo parlando”. Anche per questo la richiesta di una cartella clinica non prevista da contratto è inaccettabile per l’avvocato di Codici, che non a caso ha parlato di atteggiamento inopportuno e fuori luogo da parte della compagnia aerea: “La richiesta dove va a parare? Va ad indagare sullo stato di salute del padre, che ripeto era malato ma non ad uno stadio terminale. Ribadisco che parliamo di un uomo purtroppo malato di cancro, ma che avrebbe potuto continuare a convivere con la malattia per anni, come succede a tanti altri. In questo caso siamo davvero fuori dal concetto di ragionevole prevedibilità.

Purtroppo tantissimi professionisti tendono ad approfittare di queste situazioni di incertezza a scapito dei consumatori e proprio per questo l’invito, sia di Stefano Gallotta che dell’associazione Codici nella sua interezza, è quello di affidarsi sempre e comunque a professionisti del settore per fare valere i propri diritti: Il fai da te purtroppo può fare il gioco del professionista. Il mio consiglio è sempre lo stesso: rivolgersi ad associazioni di tutela dei cittadini, che possano inviare una lettera di costituzione in mora, per cercare una ragionevole definizione di un indennizzo. Ogni volta che noi interveniamo per difendere i nostri diritti stiamo difendendo quelli di tutti i consumatori: capisco possa sembrare faticoso, ma rinunciare alla tutela dei propri diritti è sempre una sconfitta, perché sono diritti conquistati con decenni di battaglie. Il codice del consumo, quello del turismo e tanti altri sono il frutto di una conquista del cittadino e del consumatore, rinunciarvi è sempre qualcosa di disdicevole. Si tratta di un atto civico dovuto, di una questione di principio.

 

Codici lavora da anni a tutela del consumatore. Se ritenete di avere subìto un trattamento scorretto non esitate a contattarci: telefonando allo sportello legale al numero 065571996, oppure inviando una mail all’indirizzo segreteria.sportello@codici.org.

Continua a leggere

Consumatori

Addio alle maxi-bollette: prescrizione in 2 anni

Pubblicato

il

 

Codici: Abbiamo messo argine ad un’ingiustizia

Buone notizie per i consumatori: la Manovra di Bilancio 2018 segna l’addio per legge (speriamo definitivo) alle fastidiose maxi-bollette che troppi di noi conoscono bene e contro cui Codici combatte da ormai diversi anni. Infatti, secondo il provvedimento, nei contratti di forniture di acqua, gas e di energia elettrica il diritto al corrispettivo si prescriverà in due anni. Ovvero, non sarà più possibile richiedere al consumatore somme che vadano al di là dei due anni precedenti l’emissione della bolletta. Una bella novità, di cui beneficeranno sia gli utenti domestici che le microimprese.

Un altro diritto garantito all’utente dalla Manovra consiste nella possibilità di sospendere i pagamenti in attesa di una verifica della legittimità di condotta dell’operatore in questione, ad esempio nel caso in cui:

1)      Siano state emesse fatture a debito per conguagli relativi a periodi maggiori di due anni

2)      L’utente abbia presentato reclami riguardanti i conguagli nelle forme previste dall’Autorità

3)      L’Autorità garante abbia aperto un procedimento per l’accertamento di eventuali violazioni del codice del consumo: relative alle modalità di rivelazione dei consumi, di esecuzione dei conguagli o di fatturazione utilizzata dall’operatore interessato

Detto ciò, il diritto che, con ogni probabilità, interessa di più il consumatore consiste nell’obbligatorietà di ricevere il rimborso dei pagamenti effettuati entro tre mesi (a titolo di indebito conguaglio), in caso di esito della verifica sulla legittimità della condotta dell’operatore. Eccezion fatta per casi in cui la mancata o l’erronea rilevazione dei dati di consumo sia da legarsi ad una responsabilità acclarata dell’utente. Dunque operatori che saranno finalmente “costretti” ad occuparsi in tempi meno biblici del conteggio dati, sempre che non vogliano perdere dei soldi.

Sono anni che Codici lavora a diversi tavoli di discussione per tutelare i cittadini dalle maxi-bollette. La nostra soddisfazione è tutta nelle parole di Luigi Gabriele, Responsabile Affari Istituzionali e Regolatori: La Legge maxi-conguagli è il risultato di due anni di lavoro compiuti da Codici con il legislatore. Due anni fa il legislatore approvò una mozione che impegnava il governo a risolvere il tema dei maxi-conguagli su energia elettrica e gas: percorso infruttuoso, che non portò ad alcuna soluzione. Noi partecipammo a diversi tavoli di lavoro tecnici, che però apparivano più una perdita di tempo che altro. In Italia, da sempre sia il regolatore che il Ministero hanno una specie di soccombenza verso le organizzazioni distributrici, sia di energia elettrica che di gas: hanno sempre dileguato gli impegni da prendere senza intervenire fattivamente”. Ci sono voluti mesi e mesi di lavoro, ma l’associazione Codici, capofila per conto delle associazioni co

nsumatori, è riuscita a fare riprendere il tema: prima mettendo a punto il testo di legge e poi inserendolo all’interno della legge di bilancio.

Prosegue Gabriele: Abbiamo messo argine ad un fenomeno che l’Autorità per l’Energia ha sempre sottostimato, mentre i distributori di elettrico e gas percepivano fondi incredibilmente cospicui, che fanno buona parte dei loro bilanci, per svolgere un’attività che in effetti non svolgevano. Per fortuna oggi sono obbligati a farlo, pena la perdita del denaro”.

Continua a leggere