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Giustizia negata, in Italia nel 90% dei casi i magistrati si autoassolvono

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Probabilmente non c’era bisogno di un’inchiesta giornalistica per raccontare quanto ormai il rapporto tra cittadini e tribunali sia deteriorato. Nuove cifre raccolte da Il Giornale ci aiutano però a farci un’idea di quanto sia grave il rapporto di sfiducia nei confronti dei magistrati: sfiducia che, spesso e volentieri, sfocia in veri e propri esposti da parte di privati.

Stando a quanto riportato dal quotidiano, nel 2017 sono pervenute alla Procura Generale ben 1.340 esposti che per tema hanno possibili irregolarità compiute da pm, toghe e giudicanti. Numeri che confermano il trend degli ultimi 5 anni, che presentano una media di 1.335 esposti ciascuno.

Il dato più preoccupante è quello che però riguarda l’esito delle azioni legali di cui sopra. Nel 2017, l’89,7% dei procedimenti ha portato all’archiviazione per il magistrato accusato, nel 2016 addirittura il 92%. Numeri che raccontano, in maniera quasi inequivocabile, come la categoria si auto-governi, si auto-esamini e, purtroppo, si auto-assolva (quasi) sempre e comunque. Anche in questo caso i numeri parlano chiaro: nel 2017 solo 2 casi su 1.200 archiviati hanno portato alla promozione di azione disciplinari poi portate avanti dal Consiglio superiore della magistratura.

Interessante a tal proposito il parere di Riccardo Fuzio, procuratore generale della Corte di Cassazione, secondo cui “Questo incremento notevole di esposti di privati […] può essere anche il sintomo che a fronte di una quantità abnorme di processi non sempre vi è una risposta qualitativamente adeguata”.

Noi di CODICI ci permettiamo di rispondere a Fuzio che i dati di cui sopra non possono essere soltanto frutto di un eccessivo carico di lavoro. Siamo piuttosto convinti che siano la naturale conseguenza di tante, troppe, storie di vera e propria giustizia negata.

Ad esempio sarebbe curioso (e drammatico) scoprire quanti degli esposti 2017 sono stati presentati da padri separati, ovvero da incolpevoli rappresentanti di una delle figure più penalizzate dalla giustizia italiana. Uomini che noi di CODICI proviamo a tutelare da anni e che continuano a risentire di un illegittimo orientamento della preferenza materna.

Una media di 1355 esposti all’anno dovrebbe fare riflettere la magistratura. Dovrebbe portare tante persone a pensare che una decisione superficiale, se non addirittura ingiusta, può avere un effetto devastante sulla vita di una persona. Torniamo a pensare alle migliaia di padri separati finiti letteralmente in mezzo alla strada per colpa di assegni di mantenimento esagerati, che, tra l’altro, sono costretti ad organizzare la propria vita attorno alle poche occasioni che gli vengono concesse per passare qualche ora con il figlio (specie se minore).

Quello che ci auguriamo noi di CODICI è un concreto cambio di atteggiamento da parte di chi prende le decisioni e, in teoria, dovrebbe tutelare i cittadini. Speriamo che la magistratura prenda coscienza della condizione di insicurezza in cui versano gli italiani e che inizi a dimostrare con i fatti la voglia di tornare a mettersi a disposizione degli innocenti.

Ci permettiamo di proporre un primo passo simbolico: dare accesso ai dati sulle separazioni, che continuano a non venire consegnati nonostante le regole sulla trasparenza amministrativa.

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Carte di identità elettroniche difettose

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MDC chiede ulteriori chiarimenti all’Istituto Poligrafico e denuncia il nuovo flop della digitalizzazione della P.A.

Il Movimento Difesa del Cittadino torna sul caso delle   299mila carte di identità digitali valide per l’espatrio difettose distribuite ai Comuni,  tra ottobre del 2017 e febbraio del 2018, contestando la assoluta mancanza di notizie ai cittadini interessati, che nulla avrebbero saputo se il caso non fosse emerso sulla stampa grazie all’Anci.

L’associazione di consumatori contesta in particolare l’atteggiamento finalizzato a minimizzare l’accaduto da parte del Poligrafico dello Stato, che ha emesso un comunicato stampa in cui si rassicurava l’avvio di tutte le procedure previste a livello nazionale ed internazionale per la corretta gestione di questi documenti, in caso di attraversamento di frontiere (nel caso di CIE valide per l’espatrio).

<<Anche se si tratta solo di dati secondari memorizzati in modo errato sul chip come la data di emissione del documento, pagato comunque dai cittadini € 16,79 (oltre i diritti fissi e di segreteria dove previsti), resta comunque difettoso; in assenza di comunicazioni ufficiali da parte dei Comuni coinvolti, le rassicurazioni dell’Istituto circa la gratuità delle sostituzioni entro 12 mesi sono del tutto insufficienti e comunque questa operazione avrà un costo che speriamo non sia ribaltato sui contribuenti>>. Questo il parere del Presidente del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo secondo cui <<neppure è chiaro se la difettosità delle carte comporti o meno l’impossibilità di richiedere l’identità digitale presso uno degli Identity provider accreditati presso il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) con i suoi tanti servizi>>.

Il flop fa il paio con l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente. Il progetto, annunciato 3 anni fa di un unico grande data center che avrebbe dovuto connettere entro la fine del 2016 tutti i comuni italiani, sembra svanito nel nulla o quasi con solo 172 Comuni su 8000 che vi hanno aderito.

MDC conclude come, al contrario, vada a gonfie vele la notifica della cartelle esattoriali, anche prive di firma digitale, a tutti coloro che hanno attivato la PEC come previsto dalla legge, ovvero utilizzino il domicilio digitale collegato allo SPID; evidentemente la digitalizzazione in Italia serve solo al Fisco.

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