Accesso facilitato alla giustizia e forme alternative di soluzione delle controversie, è la ricetta dell’Unione Nazionale Consumatori per la riforma della giustizia.

Roma, 20 marzo 2014 – “Nel nostro Paese esiste un significativo scollamento tra la protezione scritta nel Codice del Consumo (c.d. ‘law in the book’) e quella effettivamente riconosciuta nel mercato (‘law in action’)”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (http://www.consumatori.it), intervenendo su un tema caldo di questi giorni: la riforma della giustizia.
“I dati emersi dal rapporto annuale sui sistemi giudiziari dei Paesi Ue (dai quali emerge che l’Italia è all’ultimo posto per numero di processi civili pendenti e al penultimo per la durata) -afferma Dona (segui @massidona su Twitter)- confermano un’emergenza che, più volte, come associazione dei consumatori abbiamo denunciato: secondo le nostre stime, infatti, 700 euro è la soglia di impunità fino alla quale i cittadini rinunciano alla tutela giudiziale, il che significa che sempre più consumatori, che non possono permettersi di far causa all’impresa scorretta, rinunciano di fatto ad ogni protezione”.
“E’ un dato grave -commenta l’avvocato Dona- se si pensa che solo un anno fa il limite era di 500 euro, ma d’altronde la spesa per rivolgersi ad un legale, la ‘complessità’ della controversia di consumo per certi giudici, la durata stessa del giudizio, sono fattori di rischio che ricadono interamente sul consumatore e che diventano ingiustificati ogniqualvolta si controverte per danni di modesta entità. Ci auguriamo -conclude il Segretario generale- che il nuovo Governo si attivi concretamente sul tema dell’accesso alla giustizia tradizionale e alle forme alternative di soluzione delle controversie, perché in quel ‘lasciar perdere’ di molti consumatori risiede il più appariscente vulnus della concreta tutela del consumatore, che ricade sull’efficienza stessa del mercato e più in generale sulla fiducia dei cittadini”.