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Gli effetti dell’embargo alla Russia sui prodotti italiani (di Anna Zollo)

Di seguito l’intervista fatta all’onle Paolo Russo dopo le sanzioni che l’Europa ha deciso nei confronti della Russia e il conseguente embargo sui prodotti Italiani.
L’intevista è stata stata utilizzata per la realizzazione di un insert che uscirà sul prossimo numero di fareambienteMagazine. Oltre alle risposte di Paolo Russo si troveranno delle rifessioni da parte di esperti dei consumatori, imprese e enti.
A cura di Anna Zollo

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  • A seguito dell’Embargo deciso dalla Russia ci saranno ripercussioni sulla economia Italiana?

Certo che ci saranno, anzi per la verità già ci sono. Le conseguenze negative non sono però solo quelle contingenti della perdita di fatturato da parte delle aziende agricole  italiane, i cui rapporti commerciali con la Russia valgono almeno 500 milioni di euro all’anno. L’embargo imposto da Putin verso la frutta, la carne, il pesce, il latte ed i formaggi importati dai paesi europei e dagli USA oltre che dall’Australia, dal Canada e dalla Norvegia, rappresenta non solo un danno emergente ma anche una grave perdita in termini di opportunità e di sviluppo da parte del sistema agricolo italiano, che con la Russia continua a mettere in campo strategie di promozione destinate a rafforzare la presenza del Made in Italy sul mercato. Per questo a nulla servono gli aiuti che l’Ue ha previsto per compensare le perdite degli agricoltori. Si tratta infatti di una forma di assistenzialismo commerciale che non solo non basta a suturare la grave emorragia in atto ma che non sprona ed aiuta a trovare e consolidare nuovi mercati e nemmeno soddisfa in termini di prospettive.  Per questo il ministro Martina dovrebbe preoccuparsi di  individuare nuove politiche da suggerire all’Europa per difendere il lavoro delle nostre aziende agricole e soprattutto evitare che sia sempre il povero agricoltore vessato da mille criticità a subire il danno di politiche europee velleitarie ed errate.

  1. Alcune note marche storiche italiane stanno bypassando l’embargo rietichettando i prodotti che ne pensa? E corretto?

Non è corretto  è anche controproducente e la dice lunga sul perché in Italia ed in Europa le resistenze alle etichette che indichino l’origine sono prevalenti. Gli avvoltoi sono sempre in agguato e, anche in questo caso, c’è chi è pronto a speculare sulle disgrazie altrui. Non sarà un caso che proprio nell’ultimo periodo si sia moltiplicato in maniera esponenziale il numero di società di import – export pronte a favorire una triangolazione che non solo impoverisce i produttori italiani, costretti a vendere a prezzi stracciati le merci rifiutate dalla Russia ma che assesta un duro colpo a quel Made in Italy che fa la differenza con il resto del mondo perché garantisce qualità, tracciabilita’ e provenienza. La stessa frutta che fino a qualche settimana fa compariva negli scaffali dei punti vendita russi con l’etichetta italiana, oggi riporta marchi serbi o montenegrini.

  1. Secondo lei questa pratica avrà delle ripercussioni sulla contraffazione dei marchi?

Trovo che sarà inevitabile ma anche, in qualche modo, assecondata.

  1. Quali sono le linee politiche da perseguire?

La linea di condotta dovrebbe essere duplice: da un lato occorrerà lavorare affinché si interrompa la rappresaglia commerciale russa e dall’altro occorrerà impiegare fondi ed energie per favorire alternative rafforzando la presenza dell’agroalimentare italiano sugli altri mercati. Inviterei i nostri decisori europei, a cominciare dalla Italiana Mogherini,  a riflettere prima di mandare in trincea a combattere incerte battaglie proprio gli agricoltori.

  1. Secondo lei non sarebbe più produttivo cercare di penetrare nuovi mercati, e/o incrementare le policy per trovare nuovi scenari economici?

E’ proprio quello che penso e che ho detto: si faccia di necessità virtù. La Russia si sta già attrezzando per rimpiazzare stabilmente i nostri prodotti e quindi ogni giorno perso in inutili sussidi che ripagano a mala pena un decimo delle perdite è un giorno regalato ai nostri competitor extra Ue.  Pensate ai vini cileni, argentini, del Sudafrica o neozelandesi pronti ad invadere quei mercati. Subito risorse sul fatturato per esplorare ed invadere nuovi mercatiSpero che in Europa si ispireranno a questa antica pillola di saggezza.

  1. Tutto questo su chi si ripercuoterà maggiormente in modo negativo?

Sulle piccole e medie imprese che non hanno grossi capitali alle spalle e che costituiscono l’elemento caratterizzante del sistema produttivo agricolo italiano. Dietro una media azienda che soffre e non vede il colore  rosa nel futuro vi è un’intera filiera di professionalità, tradizioni e competenze che si perde  irrimediabilmente.

  1. Quali saranno, dopo questo nuovo fenomeno di “tarocco” legalizzato , i comportamenti dei consumatori?

Essendo stata negata la possibilità di scegliere ciò che mangiare, il rischio e’ che i consumatori rivolgeranno i propri acquisti verso altri prodotti provenienti da quei Paesi che non sono stati interdetti. E’ il caso della Svizzera ai cui produttori di formaggi gli importatori russi hanno chiesto mozzarella italiana.

  1. L’italian sounding pesa per 60mld, e secondo i dati vale due volte l’export made in italy cosa fare per ridurre tale problematica?

Prima le dico cosa non bisogna fare: il governo italiano non deve proseguire lungo il percorso che prevede la creazione di un marchio generalista il cui claim provvisorio e’ italian original. In questo modo si rischia solo di svilire la qualità delle eccellenze agroalimentari italiane rispetto ai prodotti dell’industria,  per nulla interessata alla tradizione ed alla identità geografica.

Ai  nostri agricoltori non serve lennesimo marchio, anche questo facilmente falsificabile. Sarebbe stato meglio che i 220 milioni di euro previsti per promuovere il brand fossero stati destinati ad una più efficace strategia di contrasto allitalian sounding, ad aiutare le aziende italiane a sconfiggere la concorrenza sleale, i fenomeni di dumping daziario ed a sostenere le nostre imprese anche dal punto di vista tecnico-giuridico.

Se negli Stati Uniti  si promuove con i nostri soldi la mozzarella di bufala a marchio italian original, anche se  viene prodotta con cagliata ucraina, oppure se si sponsorizza il vino, sempre italian original pur essendo a basso costo, che fine faranno la mozzarella di bufala campana dop,  i tanti vini a marchio o il parmigiano reggiano dop?

 

 

 

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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