• A seguito dell’Embargo deciso dalla Russia ci saranno ripercussioni sulla economia Italiana?

Certo che ci saranno, anzi per la verità già ci sono. Le conseguenze negative non sono però solo quelle contingenti della perdita di fatturato da parte delle aziende agricole  italiane, i cui rapporti commerciali con la Russia valgono almeno 500 milioni di euro all’anno. L’embargo imposto da Putin verso la frutta, la carne, il pesce, il latte ed i formaggi importati dai paesi europei e dagli USA oltre che dall’Australia, dal Canada e dalla Norvegia, rappresenta non solo un danno emergente ma anche una grave perdita in termini di opportunità e di sviluppo da parte del sistema agricolo italiano, che con la Russia continua a mettere in campo strategie di promozione destinate a rafforzare la presenza del Made in Italy sul mercato. Per questo a nulla servono gli aiuti che l’Ue ha previsto per compensare le perdite degli agricoltori. Si tratta infatti di una forma di assistenzialismo commerciale che non solo non basta a suturare la grave emorragia in atto ma che non sprona ed aiuta a trovare e consolidare nuovi mercati e nemmeno soddisfa in termini di prospettive.  Per questo il ministro Martina dovrebbe preoccuparsi di  individuare nuove politiche da suggerire all’Europa per difendere il lavoro delle nostre aziende agricole e soprattutto evitare che sia sempre il povero agricoltore vessato da mille criticità a subire il danno di politiche europee velleitarie ed errate.

  1. Alcune note marche storiche italiane stanno bypassando l’embargo rietichettando i prodotti che ne pensa? E corretto?

Non è corretto  è anche controproducente e la dice lunga sul perché in Italia ed in Europa le resistenze alle etichette che indichino l’origine sono prevalenti. Gli avvoltoi sono sempre in agguato e, anche in questo caso, c’è chi è pronto a speculare sulle disgrazie altrui. Non sarà un caso che proprio nell’ultimo periodo si sia moltiplicato in maniera esponenziale il numero di società di import – export pronte a favorire una triangolazione che non solo impoverisce i produttori italiani, costretti a vendere a prezzi stracciati le merci rifiutate dalla Russia ma che assesta un duro colpo a quel Made in Italy che fa la differenza con il resto del mondo perché garantisce qualità, tracciabilita’ e provenienza. La stessa frutta che fino a qualche settimana fa compariva negli scaffali dei punti vendita russi con l’etichetta italiana, oggi riporta marchi serbi o montenegrini.

  1. Secondo lei questa pratica avrà delle ripercussioni sulla contraffazione dei marchi?

Trovo che sarà inevitabile ma anche, in qualche modo, assecondata.

  1. Quali sono le linee politiche da perseguire?

La linea di condotta dovrebbe essere duplice: da un lato occorrerà lavorare affinché si interrompa la rappresaglia commerciale russa e dall’altro occorrerà impiegare fondi ed energie per favorire alternative rafforzando la presenza dell’agroalimentare italiano sugli altri mercati. Inviterei i nostri decisori europei, a cominciare dalla Italiana Mogherini,  a riflettere prima di mandare in trincea a combattere incerte battaglie proprio gli agricoltori.

  1. Secondo lei non sarebbe più produttivo cercare di penetrare nuovi mercati, e/o incrementare le policy per trovare nuovi scenari economici?

E’ proprio quello che penso e che ho detto: si faccia di necessità virtù. La Russia si sta già attrezzando per rimpiazzare stabilmente i nostri prodotti e quindi ogni giorno perso in inutili sussidi che ripagano a mala pena un decimo delle perdite è un giorno regalato ai nostri competitor extra Ue.  Pensate ai vini cileni, argentini, del Sudafrica o neozelandesi pronti ad invadere quei mercati. Subito risorse sul fatturato per esplorare ed invadere nuovi mercatiSpero che in Europa si ispireranno a questa antica pillola di saggezza.

  1. Tutto questo su chi si ripercuoterà maggiormente in modo negativo?

Sulle piccole e medie imprese che non hanno grossi capitali alle spalle e che costituiscono l’elemento caratterizzante del sistema produttivo agricolo italiano. Dietro una media azienda che soffre e non vede il colore  rosa nel futuro vi è un’intera filiera di professionalità, tradizioni e competenze che si perde  irrimediabilmente.

  1. Quali saranno, dopo questo nuovo fenomeno di “tarocco” legalizzato , i comportamenti dei consumatori?

Essendo stata negata la possibilità di scegliere ciò che mangiare, il rischio e’ che i consumatori rivolgeranno i propri acquisti verso altri prodotti provenienti da quei Paesi che non sono stati interdetti. E’ il caso della Svizzera ai cui produttori di formaggi gli importatori russi hanno chiesto mozzarella italiana.

  1. L’italian sounding pesa per 60mld, e secondo i dati vale due volte l’export made in italy cosa fare per ridurre tale problematica?

Prima le dico cosa non bisogna fare: il governo italiano non deve proseguire lungo il percorso che prevede la creazione di un marchio generalista il cui claim provvisorio e’ italian original. In questo modo si rischia solo di svilire la qualità delle eccellenze agroalimentari italiane rispetto ai prodotti dell’industria,  per nulla interessata alla tradizione ed alla identità geografica.

Ai  nostri agricoltori non serve lennesimo marchio, anche questo facilmente falsificabile. Sarebbe stato meglio che i 220 milioni di euro previsti per promuovere il brand fossero stati destinati ad una più efficace strategia di contrasto allitalian sounding, ad aiutare le aziende italiane a sconfiggere la concorrenza sleale, i fenomeni di dumping daziario ed a sostenere le nostre imprese anche dal punto di vista tecnico-giuridico.

Se negli Stati Uniti  si promuove con i nostri soldi la mozzarella di bufala a marchio italian original, anche se  viene prodotta con cagliata ucraina, oppure se si sponsorizza il vino, sempre italian original pur essendo a basso costo, che fine faranno la mozzarella di bufala campana dop,  i tanti vini a marchio o il parmigiano reggiano dop?