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Gli impianti fotovoltaici con accumulo. Cosa sono e come funzionano

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Fino a pochi anni fa, gli incentivi statali hanno favorito l’installazione di impianti fotovoltaici con lo scopo di immettere, e quindi “vendere”, energia elettrica in rete.

Oggi, soprattutto dopo l’avvento della cd. “riforma delle tariffe” (vedi http://www.qualenergia.it/articoli/20150625-fotovoltaico-come-cambia-la-convenienza-con-la-riforma-delle-tariffe-elettriche ) ci si pone il problema se conviene ancora “vendere” o se risulterebbe maggiormente conveniente accumulare l’ energia elettrica autoprodotta.

In particolare, la fine del cd. Conto energia (vedi  http://www.gse.it/it/Conto%20Energia/Fotovoltaico/Pages/default.aspx ) ha drasticamente ridotto la convenienza degli impianti sovradimensionati, realizzati esclusivamente per guadagnare dallo scambio sul posto di energia elettrica.

Per questi motivi, negli ultimi tempi si sente parlare con maggior vigore di “impianti fotovoltaici con accumulo”.

Si tratta di sistemi che utilizzano batterie per stoccare temporaneamente parte dell’energia che viene prodotta dai pannelli fotovoltaici. Tradizionalmente utilizzati, in piccole dimensioni, su camper, barche e dispositivi mobili, negli ultimi tempi questo tipo di soluzioni vengono installate anche al servizio delle abitazioni col fine di aumentare la quota di autoconsumo “differito” dell’energia prodotta dal proprio impianto.

Ogni impianto fotovoltaico, connesso o non connesso alla rete elettrica Enel, permette di sfruttare l’energia prodotta nel momento stesso in cui viene generata. Si parla, in questi casi, di “autoconsumo istantaneo”. L’autoconsumo “differito” si ha, invece, quando si accumula temporaneamente l’elettricità prodotta e la si utilizza in un momento successivo, per esempio la sera, quando il fotovoltaico non produce.

Per aversi il detto autoconsumo differito si rende necessario, quindi, il possesso di un sistema di accumulo rappresentato da particolari tipi di batterie.

Questo tipo di impianti può essere di due tipi, i cd. impianti“stand alone”, non connessi alla rete elettrica di Enel, e gli impianti “grid connected”, connessi in immissione/prelievo alla rete elettrica di Enel

Il primo tipo di installazione, sembrerebbe essere quello più economico e meno macchinoso dal punto di vista burocratico, perché prevede la possibilità di autoconsumare “in proprio” tutta l’energia auto-prodotta e tutta quella che si è riusciti a stoccare nelle batterie di accumulo. Questo tipo di impianto non prevede la possibilità di immettere in rete l’energia in eccesso, i pannelli producono energia che, in parte viene autoconsumata sul momento e, in parte, viene stoccata nelle batterie. Quando le batterie sono sature la produzione in eccesso viene persa fino a che non si rende disponibile nuova “capienza di stoccaggio”.

Il secondo tipo di installazione, quella “grid connected”, è quella che richiede un po’ più di autorizzazioni e burocrazia perchè prevede la connessione dell’impianto fotovoltaico alla rete Enel. L’allaccio ad Enel serve a garantire e conteggiare le immissioni (oltre ai prelievi) di energia dall’impianto domestico verso la rete. I pannelli fotovoltaici generano elettricità: una parte viene autoconsumata immediatamente, una parte viene stoccata temporaneamente nel sistema di accumulo e (solo) le eccedenze vengono immesse sulla rete Enel. Questa quantità di energia in avanzo viene ceduta alla rete e valorizzata col meccanismo dello scambio sul posto.

Questo secondo tipo di impianto è un poco più costoso rispetto al primo, ma ha il vantaggio di portare in compensazione, attraverso lo scambio sul posto, tutta l’energia in più che viene immessa in rete.

L’utente che installa un sistema di accumulo al proprio impianto fotovoltaico già collegato in rete ha il vantaggio di aumentare in maniera rilevante la quota di autoconsumo. In questo modo riduce in maniera rilevante il prelievo dalla rete Enel e, di conseguenza, riduce le bollette.

Sintetizzando, questo tipo di impianto consente all’utente di  attingere prima dal proprio impianto fotovoltaico. Se l’utente consuma di giorno, quindi, attinge in maniera immediata dalla produzione dei propri pannelli fotovoltaici.

Nel momento in cui  l’impianto non produce nel momento della richiesta, invece, l’utente “attinge” dall’energia precedentemente stoccata nelle batterie.

Quando i pannelli producono energia e non c’è consumo istantaneo il sistema accumula l’energia nelle batterie.

Solo quando le batterie raggiungono la soglia di scarica predefinita, l’utente “si attacca” alla rete Enel ed attinge da questa come qualsiasi altra fornitura elettrica. Su questa quota residuale di fabbisogno elettrico l’utente pagherà le consuete bollette elettriche.

Con deliberazione 4769 del 28 gennaio 2016,  la Regione Lombardia ha definito due nuove misure di incentivazione per la diffusione dei sistemi di accumulo e della ricarica privata per veicoli elettrici.

L’obiettivo del bando è l’acquisto e l’installazione di sistemi di accumulo di energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici. Sono escluse le spese relative all’acquisto e all’installazione dell’impianto fotovoltaico e le spese per interventi edilizi.

Ne potranno beneficiare i soggetti pubblici e privati residenti in Lombardia e il contributo ammesso sarà fondo perduto fino al 50% delle spese dell’intervento (IVA compresa), fino ad un massimo di 5.000 euro per ciascun intervento ammesso.

Ricordiamo che il sistema di accumulo è incompatibile con gli impianti FV incentivati con il I° Conto Energia in scambio sul posto.

I sistemi di accumulo dovranno soddisfare i seguenti requisiti:

  • sistemi di accumulo connessi a impianti fotovoltaici dotati di generatore di potenza nominale fino a 20 kW;
  • sistemi di accumulo collegati secondo gli schemi di connessione previsti dalla norma CEI 0-21;
  • sistemi di accumulo realizzati con tecnologia: elettrochimica (es., Pb acido, ioni di Litio) o meccanica (es. volano)

Il contributo a fondo perduto, spiega la Regione, è cumulabile con altre forme pubbliche di contribuzione comunitarie, statali, regionali o provinciali, fino al raggiungimento del 100% delle spese ammissibili. Per le imprese il contributo è cumulabile se rispetta il regime del de minimis.

Sono ammesse spese a decorrere dalla data di conferma della prenotazione del contributo per:

  • costo d’acquisto del sistema di accumulo e dell’eventuale contatore aggiuntivo per la misura dell’energia scambiata dal sistema di accumulo, se richiesto dalla norma CEI 0-21.
  • costo dell’installazione del sistema di accumulo e dell’eventuale contatore aggiuntivo,
  • costo approntamento della documentazione tecnica per il GSE (se l’impianto fotovoltaico è incentivato dal Conto Energia) e per il Distributore di energia elettrica;
  • IVA, se non detraibile.

Da tali evidenze, quindi, si potrebbe desumere una assoluta convenienza di questi tipo di impianto. La situazione, come spesso accade, però, non è così semplice.

Vero è che installando un impianto fotovoltaico con accumulo  si può arrivare a coprire fino all’80% del fabbisogno energetico quotidiano, durante una normale giornata di sole. E’ stato provato che anche in una giornata autunnale parzialmente nuvolosa, questo tipo di impianto riesce a coprire fino al 60%del consumo quotidiano.

L’importante è, tanto per iniziare, riuscire a dimensionare correttamente il tutto durante la fase di installazione degli impianti fotovoltaici. I pannelli fotovoltaici, infatti, vanno installati nella quantità corretta e devono infatti alimentare l’abitazione e caricare allo stesso tempo le batterie.

Non è quindi semplice definire se conviene o meno installare tale tipo di impianto. Ci sono delle nozioni di base da conoscere, per capire almeno se è il caso di affrontare l’argomento o rinunciare in partenza. In primis, è opportuno sapere che il costo di un impianto fotovoltaico con batteria è quasi il doppio di uno normale.

Il maggior costo, secondo alcuni, viene compensato nel lungo periodo da una maggiore convenienza. Nel calcolo, però, bisogna tener conto anche della “questione batterie”.

Le batterie, infatti, hanno un ruolo dirimente nell’argomento in esame.

Esistono alcuni tipi di batterie in commercio, ma le piombo-gel e quelle al litio rappresentano la quasi totalità del mercato.

In estrema sintesi, possiamo dire che le batterie al Piombo-gel costano meno ma durano mediamente 5 anni, mentre quelle al litio costano di più ma durano circa 10 anni.

Le variabili in gioco sono veramente tante e complicate. Bisogna tener conto, per esempio, dei delicati parametri di controllo/ricarica delle batterie oltre ai costi di  noleggio e/o manutenzione dell’impianto.

Per concludere, nonostante gli incentivi citati stiano creando un nuovo mercato in tale ambito, non pare possibile affermare con certezza la convenienza o meno  dell’installazione di un impianto fotovoltaico con accumulo. C’è chi sostiene che, soprattutto con gli incentivi, sia possibile avere risparmi sulla fornitura elettrica ma vi è anche chi sostiene che, essendo il mercato delle batterie ancora acerbo, non è possibile vedere un’effettiva convenienza almeno per i prossimi 10 anni.

Il consiglio, ovviamente, rimane sempre quello di affidarsi a professionisti del settore e informarsi bene prima di affrontare investimenti di questo tipo.

 

Avv. Antonella Votta

 

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2018 crescono i clienti domestici nel mercato libero. Soprattutto i 20-40 enni situati al Centro-Nord

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Elettricità: nel 2018 crescono i clienti domestici nel mercato libero
maggiore incidenza tra 20-40enni situati al Centro-Nord
Le anticipazioni del nuovo Monitoraggio retail 2018 presentate oggi a Milano
Milano, 20 febbraio 2019 – Continua a crescere la quota dei clienti che scelgono il mercato libero dell’energia elettrica: a fine anno 2018 le pmi sul mercato libero sono pari al 58% (4,3 milioni di utenze) e le famiglie al 46% (13,5 milioni) con picchi superiori al 50% in Umbria, Emilia Romagna
e Piemonte e un’altissima incidenza nelle fasce d’età dai 20 ai 40 anni. Non si arresta inoltre la crescita del numero delle società di vendita di energia elettrica attive, giunte a quota 554 unità (da 507 del 2017), con 290 società che operano come meri rivenditori. È quanto emerso dai primi risultati del
‘Monitoraggio dei mercati retail 2018’, anticipati oggi durante il convegno organizzato dall’ARERA a Milano “Monitoraggio retail: uno strumento per l’evoluzione del mercato”.
Durante la mattinata sono stati analizzati i dati completi del 2017 e, per la prima volta, sono state illustrate le potenzialità del nuovo monitoraggio, che sarà sottoposto a breve a una consultazione pubblica. Sfruttando il Sistema informativo integrato (SII), consentirà di comprendere con maggiore
efficacia lo sviluppo delle dinamiche concorrenziali e il livello di apertura dei mercati di energia elettrica e gas, nonché il livello di consapevolezza dei clienti, semplificando al tempo stesso gli adempimenti di venditori e distributori.
Con il nuovo monitoraggio sarà possibile inquadrare e descrivere in modo più completo e dettagliato il tipo di clientela, con cluster relativi alle caratteristiche dei clienti stessi (per esempio: età, genere, categorie commerciali o professionali delle utenze non domestiche), la zona geografica di fornitura, con focus regionali, provinciali e comunali, le offerte disponibili sul mercato (grazie alla mappatura del Portale Offerte) e le scelte operate dai clienti, il numero dei venditori, la loro dimensione e
collocazione territoriale. Infine, sarà più facile anche fruire dei nuovi dati prodotti, e della serie storica, perché saranno pubblicati con maggiore frequenza e saranno consultabili da tutti gli stakeholder in modalità open data.
Il Rapporto monitoraggio retail 2017 e il materiale del convegno sono disponibili sul sito.
www.arera.it

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Calcio 2018/19, sanzioni per 7 milioni di euro a SKY per pubblicità ingannevole e pratica aggressiva

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COMUNICATO STAMPA


L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso l’istruttoria avviata nei confronti di SKY Italia, accertando due violazioni del Codice del Consumo e irrogando alla società sanzioni per complessivi 7 milioni di euro.

L’Autorità ha rilevato che SKY non ha fornito informazioni chiare e immediate sul contenuto del pacchetto Calcio per la stagione 2018/19, lasciando intendere ai potenziali nuovi clienti che tale pacchetto fosse comprensivo di tutte le partite del campionato di serie A come nel triennio precedente.

Il consumatore appassionato di calcio, pertanto, in assenza di informazioni che veicolassero immediatamente e con la dovuta rilevanza i contenuti dell’offerta e in particolare le limitazioni sul numero di partite disponibili (7 su 10 per ciascuna giornata di campionato), sarebbe potuto facilmente incorrere nell’errore di ritenere compreso nel pacchetto SKY Calcio l’intero campionato di calcio di serie A, assumendo così una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso, ossia l’attivazione dell’abbonamento a tale servizio per la stagione calcistica 2018/19.

L’Autorità ha inoltre accertato che SKY ha attuato una pratica aggressiva in quanto ha esercitato un indebito condizionamento nei confronti dei clienti abbonati al pacchetto SKY Calcio, i quali, a fronte di una rilevante ridefinizione dei suoi contenuti (riduzione del 30% delle partite di serie A e cancellazione dell’intero torneo di serie B) non sono stati posti nella condizione di poter assumere liberamente una decisione in merito al mantenimento o meno del pacchetto. Gli abbonati a tale servizio sono stati costretti a scegliere tra due possibilità, entrambe svantaggiose, ossia la prosecuzione degli addebiti, tra l’altro in misura invariata, nonostante il contenuto diverso e ridotto del pacchetto rispetto a quello originariamente scelto, oppure il recesso dal contratto a titolo oneroso, con il pagamento di penali e/o la perdita di sconti e promozioni connessi alle offerte con vincolo di durata minima.

Roma, 18 febbraio 2019

www.agcm.it

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Accordo Eni e RenOils per incrementare la raccolta degli oli alimentari usati e di frittura

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L’accordo prevede anche la realizzazione di campagne di informazione ed
educazione ambientale per raccontare i vantaggi dell’utilizzo di oli esausti per la produzione di carburanti alternativi a quelli fossili

Roma, 14 febbraio 2019 – Eni e RenOils, Consorzio nazionale degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti, costituito nel 2016 con lo scopo di assicurare la corretta gestione della raccolta, del trasporto, dello stoccaggio, del trattamento e il riutilizzo degli oli vegetali e dei grassi animali esausti, hanno sottoscritto oggi un accordo di collaborazione volto a favorire il recupero degli oli vegetali esausti.
Eni, che attualmente utilizza circa il 50% degli oli alimentari usati disponibili in Italia, grazie anche alle aziende di rigenerazione aderenti a RenOils amplierà la possibilità di impiegare questi rifiuti per produrre biocarburante di alta qualità nella bioraffineria di Venezia, a Porto
Marghera, e a breve anche a Gela.
La lettera di intenti, sottoscritta oggi da Giuseppe Ricci, Chief Refining & Marketing Officer di Eni, e dal Presidente di RenOils Ennio Fano, prevede anche la realizzazione di campagne di informazione ed educazione ambientale per raccontare i vantaggi dell’utilizzo di oli esausti
per la produzione di carburanti alternativi a quelli fossili e di progetti di sensibilizzazione delle associazioni di categoria, dei consumatori e ambientaliste.
L’obiettivo è incrementare la raccolta e il corretto conferimento: oggi gli oli esausti prodotti a livello domestico sono quasi interamente dispersi. Nel 2018 sono state raccolte circa 75.000 tonnellate di olio alimentare di scarto, quasi esclusivamente prodotte dal settore della ristorazione e dell’industria, che rappresentano solo il 25% dell’olio prodotto in Italia, che ammonta a circa 280.000 tonnellate all’anno.
La maggior parte della produzione avviene quindi nelle case, e lo smaltimento avviene per lo più negli scarichi perché la maggior parte dei cittadini non sa che eliminare gli oli di frittura attraverso la rete fognaria può comportare gravi conseguenze ambientali. Oltre a intasare il sistema di scarico domestico e delle reti fognarie con incremento dei costi di manutenzione, lo smaltimento attraverso la rete fognaria pregiudica il corretto funzionamento dei depuratori, aumentando i costi di depurazione. Un litro di olio genera fino a 4 kg di fanghi di depurazione che dovranno poi essere gestiti come rifiuto, può giungere alle falde e rendere l’acqua non
potabile e crea inquinamento delle acque superficiali, cioè laghi, fiumi e mare con danni all’ecosistema, alla flora e alla fauna. Se disperso in acqua forma un “velo” che impedisce ai raggi solari di penetrare, causando ingenti danni all’ambiente.
RenOils ha l’obiettivo di contribuire in modo efficiente e partecipato alla gestione del sistema del riciclo degli oli esausti in Italia, incrementandone la raccolta. A oggi, sono 254 le associazioni e le imprese della filiera associate, a partire dai produttori di olio per uso alimentare, ai riciclatori e ai recuperatori del rifiuto. Il Consorzio agisce in mutualità per il conseguimento degli obiettivi ambientali che il Ministero dell’Ambiente (dal quale ha ottenuto il riconoscimento nel 2018) ha fissato per il settore. RenOils ha realizzato, in collaborazione l’Università di Roma Tor Vergata, il primo sistema di monitoraggio del comparto degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti (R_O_S) che opera su base geografica ed è fruibili all’interno di una piattaforma web. Questo tracciamento è di fondamentale importanza ai fini dell’accordo con Eni per l’impiego degli oli vegetali esausti per la produzione di biocarburante.
L’accordo siglato oggi è un ennesimo tassello delle iniziative di Eni finalizzate a mettere in atto un circuito virtuoso di “economia circolare” per la raccolta di materie di scarto che vengono, una volta purificate e rigenerate, trasformate in biocarburanti di alta qualità presso strutture industriali nazionali, dando piena valorizzazione a una risorsa energetica nazionale.

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