Domenica scorsa sul Corriere della Sera è apparsa una pagina pubblicitaria di Google che invitava i cittadini a riversare i propri dati nei server della società americana. Fin qui nulla di strano. Quello che appare curioso, però, sono i loghi riportati in calce alla campagna: Altroconsumo e, sopratutto, Polizia di Stato.

Siamo oltre ogni limite dell’immaginazione.

Un gruppo che si definisce di tutela dei consumatori e persino la Polizia di Stato sono alleati con Google che, senza nemmeno pagare le tasse in Italia, ora ha pensato bene di vestire la maschera rassicurante della promozione dell’educazione al digitale e della sicurezza online.

“È come affidare Cappuccetto Rosso alle cure amorevoli del Lupo Cattivo.”

Riteniamo estremamente grave l’atteggiamento assunto da Governo e organi competenti in relazione a una materia tanto delicata quale quella della protezione dei dati.

Stiamo andando verso un modello di relazioni tutto basato sullo scambio e sulla decifrazione dei dati, in questo scenario chi potrà controllare più dati avrà più potere di indirizzo e suggestione.

Siamo decisamente oltre i limiti dei valori di garanzia che sono stati agitati ai tempi del duopolio televisivo.

Governo e Autorità devono intervenire urgentemente e con forza: siamo alle soglie di una possibile subalternità del paese nei confronti di pochi gruppi monopolisti della rete.

Invitiamo Ministro dell’Interno a riferire se questa scelta della Polizia di Stato riflette la posizione ufficiale del Governo. E, se così non fosse, a che titolo é stata espressa?

Le associazioni dovranno lavorare e riflettere con il CNCU per fissare regole e limiti stringenti in relazione alla possibilità di accreditamento di servizi e prodotti da parte di  soggetti garanti del consumerismo.