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Perché il Governo vuole eliminare le banche popolari?

Di Azzurra Cancelleri

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Perché il Governo vuole eliminare le banche popolari? Secondo quanto riportato su Avvenire, l’esecutivo guidato dal premier Renzi «si appresta a discutere e decidere in merito al decreto che obbligherebbe le principali banche popolari a voto capitario a tramutarsi, oltre una certa soglia dimensionale, in società per azioni perdendo totalmente la propria natura mutualistica». Sulla questione è intervenuta Azzurra Cancellieri, deputato M5S. Di seguito il suo intervento pubblicato in rete (clicca qui).

«PERCHE’ NON CI PIACE L’ART.1 CHE TRASFORMA LE BANCHE POPOLARI (BP) IN SPA ?  – I motivi sono tantissimi e sono contenuti nella stessa relazione del decreto legge. Per rispondere mi farò aiutare da dati che sono emersi dalle nostre audizioni e da esponenti che voi – almeno fino a ieri – ritenevate autorevoli … cosi che, se dovessi dire qualcosa che vi pare lontana dalla realtà, non saremo i soli:

1) LO VUOLE L’ UNIONE EUROPEA. Leggiamo però nella memoria di AssoPopolari che “La commissione europea a seguito di una lunga e penetrante indagine ha espressamente dichiarato che tutte le banche popolari sono vere cooperative sia nella forma che nella sostanza e che la loro disciplina è pienamente compatibile con quella dell’ UE e con il trattato UE”.

2) COSI DIAMO PIU’ CREDITO.  I dati dicono altro : Le banche popolari sono da sempre quelle che hanno finanziato principalmente la piccola e media impresa anche durante la crisi. Secondo la CGIA di Mestre dall’inizio del credit crunch (2011) fino alla fine del 2013 le popolari hanno aumentato i prestiti alla clientela del 15,4 % mentre le SPA registravano un – 4,9% e gli istituti di credito cooperativi un – 2,2 % . Nel periodo 2008-2014 i nuovi finanziamenti erogati dalle popolari alle PMI sono ammontati a 250 miliardi di euro. Gli impieghi totali sono aumentati di oltre il 15% di cui il 10% verso PMI.
Nel sistema economico la quota di prevalenza delle POPOLARI verso le PMI era pari al 66% con il 33% del resto del sistema. Mi pare che – dati alla mano – se è questo l’obiettivo, cambiare la forma giuridica e quindi anche la mission delle Banche Popolari sia quanto di più sbagliato si possa fare.

3) HANNO PERSO LA SOSTANZA MUTUALISTICA: La perdita della caratteristica della mutualità non è causa delle banche popolari definite “cattive” ma va ricercata nelle modifiche legislative intervenute negli anni 2003/2004 con l’introduzione della “mutualità prevalente”. Si dovrebbe quindi intervenire sul decreto LEGISLATIVO NUMERO 310 DEL 28 DICEMBRE 2014 e non prevedere in un DL la loro trasformazione in spa.

4) RAZIONALIZZAZIONE DELLE FORME DI IMPRESA BANCARIA.
Una delle motivazioni del decreto è il riordino dovuto al nuovo contesto. In Italia abbiamo le Bcc, le Popolari e SPA come in tutti gli altri paesi europei… quale ordine si possa fare in un paese in cui esistono in pratica solo TRE tipologie di forme giuridiche di banche…. NON – SI – CAPISCE!

5) ESIGENZE DI MAGGIORE RICAPITALIZZAZIONE. Non c’è nessuna motivazione per la trasformazione in SPA se alla base c’è la voglia di ricapitalizzare le popolari: queste infatti possono già farlo in base all’articolo 31 del TUB. Alcune lo hanno già fatto: delle dieci banche popolari che con questo DL verrebbero trasformate in SpA, già sette sono quotate. Semmai ci attendevamo dalla riforma che essa mettesse in condizione le maggiori banche popolari di aumentare il loro capitale nella misura e, soprattutto, con la rapidità che possono essere richieste dalle circostanze rivolgendosi a una platea più ampia di risparmiatori e investitori.

6) RIORDINO DOVUTO AL CONTESTO: Anche in questo caso faccio parlare altri per me. Su “Avvenire” si legge: “Che guai “sistemici” possano provocare 380 banche con un tasso di commissariamento pari ad appena l’1,9% è difficile da comprendere. Ma il sistema di vigilanza previsto dall’Unione bancaria europea – a differenza di quello statunitense, ad esempio – non è stato costruito in modo così raffinato da distinguere taglie finanziarie e soprattutto ruoli sociali.” Emerge piu’ una responsabilita’ che riguarda chi dovrebbe fare vigilanza che delle BP in se, eppure la via scelta è quella di NON agire sul problema reale MA di smembrare l’unica forma giuridica di banca che, in maniera sostanziale, forniva accesso al credito alle nostre PMI. Chissà se un giorno capiremo perché tanto odio da parte di questa maggioranza verso i nostri imprenditori!

7) CRITERIO DEGLI 8 MILIARDI: Sempre da quanto emerge dalle audizioni in commissione affiora come, fissando questo criterio, più che attrarre gli investitori istituzionali come scritto nella relazione, porterete le popolari che non vogliono esser trasformate in spa – a porre un freno all’erogazione di credito se si trovino vicine alla soglia degli 8 miliardi solo per evitare di superare il limite oppure questo criterio potrebbe determinare la rinuncia a procedere verso fusioni anche quando fossero utili o addirittura necessarie.
A peggiorare la situazione è il fatto che la cifra degli 8 miliardi è una scelta assolutamente arbitraria (l’europa parla infatti di 30 miliardi) che – casualmente – serve per far rientrare tra le trasformate anche banca etruria… ma è solo un caso che sia la banca in cui il vicepresidente è il sig.Boschi papà della ministra.

8) PERDITA DELLA TERRITORIALITÀ: E’ vero: Le popolari italiane maggiori si sono notevolmente allontanate dal modello di “banca del territorio” a cui erano e restano informate le tante banche cooperative presenti in altri paesi europei. Dobbiamo però chiarire che cosa intendiamo per banca del territorio? Le definizioni possibili sono molte, ne scelgo qui una che mi sembra particolarmente calzante: una banca che concentri i suoi prestiti in un territorio circoscritto e che, inoltre, rappresenti una quota rilevante dei prestiti erogati in quel territorio.

Un legame reciproco, quindi: il territorio è importante per la banca, la banca è importante per il territorio. Adoperando questa definizione insieme a parametri quantitativi ragionevoli, rileviamo in Italia quasi 300 “banche del territorio”, con una quota del mercato nazionale del 4% in termini di attivo, del 6% in termini di prestiti alle imprese.
Nessuna delle 10 maggiori popolari – effettivamente – si avvicina a questo modello perché, ad esempio, esse hanno in media sportelli in 60 provincie, un numero vicino a quello (circa 70) delle prime tre banche italiane.

Ma se questo è il problema – che non è un problema DELLE BANCHE POPOLARI ma di una piccola parte di esse – si potrebbe modificare la normativa circoscrivendo l’attività in un determinato territorio e applicare questo principio o inserirlo nella definizione di banca popolare. Noi avevamo proposto anche questo ma secondo la maggioranza e secondo Renzi è più facile trasformare delle cooperative in spa piuttosto che dire ad una BP che deve limitare nello spazio la propria attività. Punti di vista.

9) PERDITA DI CIRCA 20000 POSTI DI LAVORO: Sempre da quanto rappresentato in audizione da tutti i sindacati auditi, TUTTI erano concordi nel denunciare il disastroso impatto che questo “semplice” articolo 1 avrebbe ANCHE in termini occupazionali.

COSA OTTERREMO DA QUESTO DECRETO?
SICURAMENTE – come dicevo – LA PERDITA DI NUMEROSI POSTI DI LAVORO e pur ammettendo che esistono dei problemi da affrontare in riferimento alle BP, il PROF.GIARDA ( E NON NOI OPPOSIZIONE) in audizione dice: “L’intenzione è semplice e le banche che sono maggiormente coinvolte, praticamente sono collocati in tre regioni, emilia, lombardia e veneto: Non a caso le regioni che hanno sviluppato la Piccola e Media Impresa italiana. Cosa c’entrano le banche con questa innovazione industriale che si sta cercando di mettere in piedi? L’INTENZIONE E’ QUELLA DI DISTRUGGERE LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE?” e noi questo pensiero lo condividiamo… speriamo che questo non renda meno autorevole il Prof. Giarda.

COSA VOLEVAMO?
Abbiamo chiesto e lo chiedevano diversi gruppi e diversi parlamentari di NON TRATTARE QUESTA MATERIA CON UN DECRETO LEGGE ma con un disegno di legge parlamentare che ci permettesse – senza scadenze e imposizioni governative – di trovare una soluzione migliore e condivisa, di approfondire per esempio chi è e cosa dice realmente la “dottrina italiana” genericamente citata nella relazione o la posizione del FMI sulle BP che cambia DRASTICAMENTE nell’arco di appena 6 anni: come mai? Perché? Sarebbe interessante capire quali siano i reali motivi e intervenire su quelli.
Questa proposta che probabilmente senza un dictat governativo sarebbe stata accolta, non è stata nemmeno presa in considerazione. Fonti autorevoli sostengono che “Renzi non voleva”.
Ci saremmo accontentati anche di un’apertura per poter modificare l’art.1 in maniera condivisa e ragionata visto che TUTTI chiedevamo di poter mettere mano sul suo contenuto.

Abbiamo cercato di collaborare ma com’è noto il governo non è troppo democratico!
Rimane la domanda clou: perchè questo Governo odia tanto le nostre PMI?»

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Trasporto ferroviario Lazio, firmato il protocollo per ridurre le controversie con gli utenti

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Questo è l’assessore ai trasporti della Regione Lazio Michele Civita . Oggi abbiamo firmato un accordo che prevede che in caso di problemi con le ferrovie regionali del Lazio i consumatori posso conciliare anziché litigare.

Non abbiamo risolto i problemi dei consumatori che subiscono ogni giorno disservizi abominevoli, ma abbiamo almeno iniziato qualcosa.

Ho chiesto a Michele Civita di farci capire cosa intende fare la regione sulla mobilità innovativa, visto che ormai il Lazio è una sola grande città di 6 milioni di abitanti e da alcuni punti si impiegano anche 3 ore per raggiungere il centro della capitale.

Insomma non chiediamo Hyperloop Transportation Technologies . Il Governo americano ha appena approvato la richiesta preparare gli scavi tra la 53esima strada di New York e Washington D.C., luoghi che nei progetti di Elon Musk possono essere raggiunti in 29 minuti di viaggio, divisi da 364 chilometri di rete stradale che attualmente si possono percorrere in circa 3 ore.

Il Lazio sembra essersi fermato ai tempi della #ciociara di Sofia Loren. Quando dalla provincia si arrivava a #roma a dorso del mulo o i più fortunati in bicicletta monomarcia (come mi raccontava mio nonno).

Alcuni land tedeschi hanno annunciato da pochi giorni che sperimenteranno il trasporto pubblico gratuito per combattere l’inquinamento urbano.

 

Il Lazio che farà? Visto che è una delle aree urbane più popolose d’europa?

Lo sapremo solo dopo il #4marzo !!!

Codici Associazione Consumatori Luigi Gabriele

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Bollette della luce come per l’acqua, da oggi pagheremo la corrente anche ai morosi e le aziende non potranno più fallire

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Codici: ecco l’ultima perla dell’Autorità per l’energia, la socializzazione integrale della morosità

“Quando ci sono da socializzare i profitti si chiamano in causa le aziende, quando invece si devono spalmare i debiti si chiama il consumatore – afferma Luigi Gabriele di Codici – l’ultima perla di questa Autorità per l’energia, la peggiore Autorità di tutti i tempi”.

Dopo il Canone Rai anche l’evasione delle bollette elettriche verrà spalmata su tutti i consumatori in bolletta, verrà qui inserita un’altra voce che costituirà il contributo che verrà pagato da tutte le famiglie per coprire i costi lasciati dai clienti morosi, quindi chi paga la bolletta elettrica, già salata a prescindere dal proprio consumo in seguito alla nuova riforma tariffaria, dovrà pagare anche per chi la evade.

Ovviamente questo provvedimento andrà a danneggiare i consumatori ed andrà invece a salvaguardare le aziende, queste morosità infatti hanno in passato portato al fallimento di alcune di esse del mercato libero.

Già esiste Il CMOR, e cioè il coefficiente per morosità delle utenze energia, cioè il corrispettivo eventualmente addebitato dal nuovo fornitore di energia al cliente finale, il quale abbia situazioni di morosità pregressa nei confronti del suo precedente fornitore di energia elettrica. A causa di un inadempimento contrattuale nei confronti del precedente, il cliente finale moroso diventa quindi debitore per il pagamento del corrispettivo CMOR nei confronti dell’attuale fornitore.
Ingiusto ma perlomeno rimaneva configurato tra moroso e nuovo fornitore.

Oggi si aggiunge l’integrale spalmatura a tutti gli utenti degli oneri non pagati dai morosi. Questo è drammatico, ma questa Autorità già lo ha reso operativo nel servizio idrico da un paio di anni, per questo in alcuni luoghi le bollette sono stratosferiche, oggi il problema è che lo stesso principio viene esteso all’elettricità.

Come sempre il bancomat d’Italia, il consumatore, subirà anche il rastrellamento delle morosità elettriche che ammonterebbero a 200 milioni di euro.

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Consumatori

Bollette. Cos’è la truffa del POD e come difendersi

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Il cosiddetto Point Of Delivery è il codice identificativo dell’utenza di energia elettrica di un singolo consumatore

 

La “truffa del POD” è solo uno degli inganni che purtroppo continuano ad affliggere il nostro paese, ma sta diventando giorno dopo giorno più rilevante. Una truffa che può venire attuata sia dal vivo che tramite telefono e che ha l’obiettivo di estorcere al consumatore informazioni preziose per intestargli (di nascosto) nuovi contratti più onerosi.

Iniziamo col dire che il POD, ovvero il Point Of Delivery, è un codice che identifica l’utenza di energia elettrica di ciascuno di noi: viene riportato all’interno della bolletta della luce e, purtroppo, conoscerlo spesso e volentieri è sufficiente per richiedere un cambio di contratto anche senza informare il diretto interessato.

La truffa del POD può avere luogo sia attraverso un operatore porta a porta che attraverso una semplice telefonata e si svolge bene o male nelle seguenti modalità: l’utente viene contattato da un soggetto che si qualifica come operatore della compagnia in questione e chiede per l’appunto di avere il codice POD, fingendo spesso e volentieri di averne bisogno per verificare inconvenienti immaginari o per applicare tariffe più convenienti.

Il primo modo per difendersi da questo tipo di truffa consiste ovviamente nel non comunicare il proprio POD e non consegnare vecchie bollette. La stessa richiesta di questo tipo di informazioni deve suonare come un vero e proprio campanello d’allarme, visto che il vostro fornitore di energia elettrica è sempre e comunque a conoscenza del vostro codice identificativo.

Un altro consiglio, in caso di contatto telefonico, è quello di non pronunciare la parola “sì”: è infatti possibile che venga letteralmente “tagliata” ed “incollata” ad arte per venire trasformata in un assenso a proposte contrattuali che in realtà non sono mai state sottoposte all’attenzione del contraente.

Se vi rendete conto di avere subito la truffa del POD, o se e ritenete di avere ricevuto una visita o una telefonata sospetta, contattate immediatamente sia il vostro fornitore di energia elettrica sia la Polizia. Questi raggiri vanno combattuti e da questo punto di vista noi di CODICI siamo da anni a disposizione, per fornire una consulenza ed aiutare i cittadini ad orientarsi in quella che purtroppo a volte sembra una giungla. Il nostro sportello legale è sempre aperto, quindi non abbiate timore di segnalarci eventuali comportamenti scorretti: il nostro numero di telefono è lo 065571996, mentre la nostra mail è segreteria.sportello@codici.org.

 

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