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Consumatori

Grazie alla UE, anche in Italia si mangerà il formaggio finto

L’Unione europea chiede di eliminare il divieto di utilizzo del latte in polvere. Addio all’eccellenza dei prodotti caseari

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Roma, 30 giugno 2015 – Pancia mia fatti capanna, avranno pensato i produttori di formaggi italiani per la grande distribuzione. Con l’ultimo diktat della commissione europea cade il divieto in vigore dal 1974 nel nostro Paese di utilizzo di latte in polvere per la produzione di latticini. Si potrà usare il surrogato della materia prima con un presumibile guadagno.

La norma non era un vezzo italiano, né tanto meno uno strumento masochista per arrestare la crescita e i profitti delle industrie casearie. L’obiettivo chiaro era quello di tutelare la genuinità e l’originalità delle centinaia di eccellenze che la produzione artigiana o meno tramanda nella Penisola da secoli.

“Cade uno degli ultimi baluardi per difendere il mercato dei prodotti di qualità dalla contraffazione. I consumatori italiani e stranieri apprezzano i formaggi e latticini proprio per la loro autenticità. Perché dovremmo uniformarci a regole che guardano solo al profitto e non alla salute e storicità dei prodotti? La decisione arriva nel mezzo dell’EXPO mentre tutto il mondo esalta la corretta alimentazione e la cultura secolare dell’Italia in questo settore. Si tratta di un vero schiaffo al Paese e ai consumatori”, commentano Ivano Giacomelli Segretario Nazionale di CODICI e Matteo Pennacchia Responsabile Agroalimentare.

“Solo ieri la nostra associazione ha fatto una manifestazione di fronte al gate dell’Esposizione in largo Cairoli contro la contraffazione alimentare. I nostri volontari hanno invitato i visitatori ad assaggiare un pezzo di parmigiano dop e uno di parmesan. Anche alla vista, i partecipanti hanno confermato le tante diversità fra i due prodotti”, dichiara Davide Zanon Segretario CODICI Lombardia.

“Lascia inoltre l’amaro in bocca apprendere che già nel 2013 un europarlamentare, Oreste Rossi (allora nella Lega oggi in Forza Italia) chiese di eliminare il divieto di utilizzo del latte in polvere, alla faccia della difesa dell’italianità e del rispetto degli allevatori che con mille sacrifici hanno rispettato le regole”, aggiungono Giacomelli e Pennacchia.

“Va aggiunto che le centinaia di dop che il nostro Paese vanta non verranno coinvolte, quindi il consumatore avrà ancora la certezza di mangiare prodotti contenenti vero latte italiano certificato. ma a quale prezzo? Ci attendiamo un aumento dei costi oltre a una crescita del fenomeno dell’italian sounding che già impazza nel resto d’Europa e del mondo”. 

“Infine chiediamo che l’etichettatura venga rivista, al fine di informare il consumatore sulla presenza di latte in polvere. Attualmente non è prevista l’indicazione dell’origine del latte utilizzato come materia prima. A partire dall’abolizione del divieto, la regola andrà riscritta. Questa è la vera battaglia che il Mipaaf deve sostenere a Bruxelles, non la crociata mediatica sullo scontro con la Commissione UE, persa in partenza”, concludono.

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Consumatori

Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Consumatori

Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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Consumatori

Cambio operatore telefonico| MDC : caos portabilità AGCOM garantisca tempi certi e indennizzi agli utenti coinvolti.

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Evidentemente non sono bastate le multe per la fatturazione 28 giorni e quelle per la minaccia di iscrizione a inesistenti banche dati morosi irrogate da Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e Antitrust alle principali compagnie telefoniche per far rispettare i consumatori italiani.

Come denuncia il Movimento Difesa del Cittadino l’Annus horribilis degli utenti della telefonia continua ancora per migliaia di utenti infuriati a causa dei ritardi della migrazione del proprio numero verso Iliad ed altri nuovi operatori da parte degli incumbents.

È soprattutto il caso Vodafone a tenere banco in queste ore, con numerosi clienti di fatto irraggiungibili a causa dei gravi rallentamenti nella trasmissione del proprio numero di cellulare dalla compagnia al nuovo operatore prescelto dal consumatore.

Come sottolineato da MDC, al danno per la irreperibilità si aggiunge la beffa di dover tollerare scuse banali come l’errore nella trascrizione del proprio codice fiscale e continui rimpalli della responsabilità tra vecchio e nuovo operatore.

Per il Presidente nazionale del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo è urgente un intervento di AGCOM per garantire il sacrosanto diritto degli utenti alla Mobile Number Portability oltre ad una istruttoria sulla plateale violazione di quanto stabilito nella Delibera 147/11/CIR e connesso diritto dei clienti di ricevere il pagamento degli indennizzi previsti dall’articolo 14 pari a € 2,5 per ogni giorno lavorativo di ritardo fino ad un massimo di € 50,00 che dovrà versare l’operatore ricevente che a sua volta si rivarrà poi sul donating.

Tutta la rete del Movimento si sta attivando in queste ore per supportare i reclami dei consumatori e garantire il pagamento delle somme dovute.

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