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Guerra delle tariffe elettriche, l’analisi giuridica del presidente Codacons Di Ascenzo

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È uno dei migliori avvocati consumeristi italiani. Di reputazione integerrima e grande professionalità, l’Avv. Di Ascenzo fa l’analisi giuridica della “guerra delle tariffe”



 

Di Gianluca Di Ascenzo, presidente Codacons

Il TAR Lombardia dà ragione al Codacons per la seconda volta e conferma la sospensione degli aumenti delle tariffe elettriche.

 
L’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico è un organismo indipendente, istituito dalla legge 14 novembre 1995, n. 481 con il compito di tutelare gli interessi dei consumatori e di promuovere la concorrenza, l’efficienza e la diffusione di servizi con adeguati livelli di qualità, attraverso l’attività di regolazione e di controllo.
 
Questa premessa appare opportuna per descrivere la cornice nella quale si sta svolgendo la battaglia giudiziaria che vede contrapposti il Codacons, l’AEEGSI e gli ancora sconosciuti operatori che avrebbero adottato strategie anomale sul mercato all’ingrosso dell’energia elettrica.
Riassumiamo brevemente i fatti. Il 28 giugno 2016 l’Autorità ha annunciato che “dal prossimo 1° luglio in crescita le bollette dell’energia nel terzo trimestre 2016. Per la famiglia-tipo1 la bolletta dell’elettricità registrerà un aumento del 4,3%” e che ” ha già avviato un procedimento (delibera 342/2016/E/eel) intimando la cessazione immediata delle condotte anomale ancora in corso e prevedendo l’eventuale adozione di altre misure regolatorie, riservandosi inoltre  di avviare anche procedimenti sanzionatori per l’accertamento di eventuali violazioni del Regolamento europeo sull’integrità e la trasparenza dei mercati energetici all’ingrosso (REMIT). Il provvedimento è stato trasmesso anche all’Antitrust per i possibili profili anti concorrenziali”.
 
Il Codacons ha ritenuto doveroso rivolgersi al TAR Lombardia per chiedere la dichiarazione di illegittimità della delibera che stabiliva detto aumento, ottenendo, quindi, la sospensione della stessa, con il rinvio all’udienza del 15 settembre per discutere del merito della controversia.
 
Ha destato sconcerto nel mondo del consumerismo leggere il comunicato stampa dell’Autorità del 20 luglio, nel quale  dichiarava “che sussistano i presupposti per proporre, attraverso l’Avvocatura dello Stato, immediata istanza di revoca dello stesso decreto in quanto si basa su un ricorso che presenta un’erronea rappresentazione degli elementi di fatto e di diritto.”
 
Ebbene. il TAR Lombardia, con provvedimento reso noto in data odierna ha rigettato l’istanza di revoca e confermato la sospensione del provvedimento impugnato.
 
Alcuni passaggi del provvedimento del Giudice amministrativo sono utili per chiarire i confini della battaglia avviata dal Codacons ma supportata dalle altre Associazioni dei consumatori.
Nel decreto si legge che “rilevato che l’Autorità convenuta nella delibera 342 del 24/06/2016 … ha espressamente riconosciuto che “le strategie di programmazione non coerenti adottate dagli utenti del dispacciamento in immissione ed in prelievo nonché le strategie di offerta degli utenti del dispacciamento titolari di unità produttive abilitate hanno compromesso l’interazione equa e concorrenziale tra domanda ed offerta nei mercati concorrenziali e costituiscono una minaccia al buon funzionamento dei mercati stessi” […] le iniziative intraprese dalla citata Autorità per contenere i rilevati fenomeni distorsivi non hanno ancora ottenuto alcun effetto utile soprattutto atto a tutelare, quantomeno provvisoriamente, una vastissima platea di utenti vulnerabili quali possono essere quei consumatori che, sottoscrittori di contratto tipo per adesione, si vedono – uti singoli – imposto dall’esterno un aumento del prezzo della c.d. bolletta in relazione ad un mercato complesso più che rilevante in cui è palese che si agitino ancora posizioni dominanti tendenzialmente monopolistiche e/o cartelli dinamici finalizzati a trasferire ogni rischio di impresa su altri soggetti destinatari, per lo più, di prezzi amministrati; […] l’iniziativa di indagine dell’Autorità rende più che palese l’esistenza di una minaccia in corso soprattutto per gli utenti vulnerabili; […]
Visto il decreto legislativo n. 206/2005 (Codice del consumo) e considerato che l’unico effetto utile atto a proteggere gli utenti deboli può essere posto in essere, soprattutto in via cautelare e secondo il principio comunitario di precauzione, solo da questo giudice così interrompendo l’efficacia della deliberazione dell’Autorità n. 354 del 28/06/2016 nei limiti di una proporzionalità temporale di durata limitata ormai oggettivamente accettabile”, per tali motivi il TAR Lombardia ha rigettato l’istanza di revoca e confermato i presupposti per la sospensione della delibera impugnata.
Non ci resta che aspettare  il 15 settembre per aggiornarvi sugli sviluppi di questa vicenda.
Avv. Gianluca Di Ascenzo
Presidente Codacons
 

Ogg: Re: Tar Milano n.r.g. 1663/2016 decreto respinge

N. 00982/2016 REG.PROV.CAU.

N. 01663/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

(Sezione Seconda)


Il Presidente

ha pronunciato il presente

DECRETO

sul ricorso numero di registro generale 1663 del 2016, proposto da: 
Codacons, Comitas, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi dagli avvocati Carlo Rienzi C.F. RNZCRL46R08H703I, Gino Giuliano C.F. GLNGNI65A02D636M, con domicilio eletto presso Marco Maria Donzelli in Milano, viale Abruzzi 83;

contro

Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas ed il Sistema Idrico, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Milano, domiciliata in Milano, via Freguglia, 1; 
Acquirente Unico Spa, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Marcello Clarich C.F. CLRMCL57L21B885P, Giuliano Fonderico C.F. FNDGLN73R20H501D, con domicilio eletto presso Antonio Papi Rossi in Milano, via Visconti di Modrone, 12; 
Ministero dello Sviluppo Economico non costituito in giudizio;

nei confronti di

Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – Antitrust, Acea Distribuzione Spa, Enel Distribuzione Spa non costituitisi in giudizio; 
Terna Spa, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Andrea Zoppini C.F. ZPPNDR65P15H501F, Francesca Covone C.F. CVNFNC70M63A783X, Daniela Carria C.F. CRRDNL69M47G478M, Giorgio Vercillo C.F. VRCGRG83A19H501N, con domicilio eletto presso Annalaura Giannelli in Milano, viale Bianca Maria, 45;

per l’annullamento

previa sospensione dell’efficacia,

per l’annullamento

– della deliberazione dell’Autorità del 28 giugno 2016 n. 354/2016/R/EEL;

– della deliberazione dell’Autorità del 24 giugno 2016 n. 342/2016/E/EEL;

nonché di tutti gli atti presupposti, conseguenti agli epigrafati connessi e/o collegati, ancorché di estremi ignoti.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Vista l’istanza di misure cautelari monocratiche proposta dal ricorrente, ai sensi dell’art. 56 cod. proc. amm.;

Dato atto della intervenuta audizione, non solo della parte resistente, in evidente applicazione dell’art. 56 del d. lgs.vo 104/2010 in uno con le altre parti presentatesi per il rispetto del principio del contraddittorio: sostanzialmente tutte “resesi disponibili”;

Vista l’istanza di revoca del provvedimento 911/2016 e l’opposizione alla stessa introdotta dalla parte ricorrente;

Richiamate le memorie scritte di cui in atti e le argomentazioni e le controargomentazioni declinate in audizione e di cui non si è chiesto riformulazione scritta in verbale;

Ascoltata una funzionaria dirigente, competente per materia, delegata dall’Autorità resistente;

Rilevato, in primo luogo, di dover prendere posizione in ordine alla domanda asseritamente definita subordinata contenuta nell’istanza di revoca della resistente stessa che tende, in caso di nuovo esito cautelare analogo a quello di cui al sopra menzionato decreto, a far fissare una camera di consiglio per il 28/7/2016 nell’ambito di un ruolo già prefissato dal Presidente della Sezione IV e non di questa Sezione allo stato la sola competente per materia;

Osservato che, in ogni caso, e perciò anche con un diverso esito, nel caso favorevole ora alla parte resistente medesima, si potrebbe porre – mutatis mutandis – la stessa istanza subordinata di cui sopra da parte della ricorrente;

Rilevato perciò che qualsiasi sia l’esito decisionale di specie in questa sede la detta istanza subordinata appare all’evidenza improponibile in quanto tendente a sollecitare l’esercizio di poteri non detenuti e a far prescegliere un determinato collegio;

Rilevato che l’Autorità convenuta nella delibera 342 del 24/06/2016 – di cui si chiede di integrare in via istruttoria le allegazioni alla medesima – ha espressamente riconosciuto che “le strategie di programmazione non coerenti adottate dagli utenti del dispacciamento in immissione ed in prelievo nonché le strategie di offerta degli utenti del dispacciamento titolari di unità produttive abilitate hanno compromesso l’interazione equa e concorrenziale tra domanda ed offerta nei mercati concorrenziali e costituiscono una minaccia al buon funzionamento dei mercati stessi” (v. pagina 5 delibera; cfr. XIII considerando REMIT);

Considerato che “ai regolatori dell’energia dovrebbero inoltre essere conferite le competenze per contribuire a garantire un servizio universale (quale è quello in discorso che per di più interagisce sinergicamente con altri tipi di servizi pubblici essenziali) e pubblico di qualità elevata in coerenza con l’apertura al mercato per la tutela dei clienti vulnerabili per la piena efficacia delle misure di tutela dei consumatori” (XXXVII considerando dir. CE 2009/72 del 13/07/2009);

Osservato che, a tale ultimo riguardo, le iniziative intraprese dalla citata Autorità per contenere i rilevati fenomeni distorsivi non hanno ancora ottenuto alcun effetto utile soprattutto atto a tutelare, quantomeno provvisoriamente, una vastissima platea di utenti vulnerabili quali possono essere quei consumatori che, sottoscrittori di contratto tipo per adesione, si vedono – uti singoli – imposto dall’esterno un aumento del prezzo della c.d. bolletta in relazione ad un mercato complesso più che rilevante in cui è palese che si agitino ancora posizioni dominanti tendenzialmente monopolistiche e/o cartelli dinamici finalizzati a trasferire ogni rischio di impresa su altri soggetti destinatari, per lo più, di prezzi amministrati;

Osservato parimenti che, in un mercato del tipo in discorso e su descritto e come tale ancora necessariamente regolamentato per molti aspetti anche al fine di evitare o sterilizzare conseguenti anomalie, l’iniziativa di indagine dell’Autorità rende più che palese l’esistenza di una minaccia in corso soprattutto per gli utenti vulnerabili;

Annotato che, rispetto a tale quadro di insieme e nel considerare parimenti insiemistici alcuni settori relativi di detto mercato complesso, l’Autorità – per declinare la mancanza di un danno grave ed irreparabile per l’utenza debole in discorso – si riferisce ad una misura individuale di un possibile risparmio medio di prezzo nell’arco di un anno ipotetico di consumi, così parcellizzando la vicenda e contradditoriamente mettendo a confronto con masse unitarie mercantili solo singolarità di utenza;

Annotato altresì che, a fini di corretta e logica comparazione, le masse mercantili determinanti quali soggetti forti possono essere messe solamente a confronto con una parimenti massa di utenti vulnerabili che unitariamente costituiscono la vastissima platea in discorso così ricordando che i consumi relativi sono calati del 3,5% circa nel mese di giugno del corrente anno e del 2% circa nel corso dell’ultimo trimestre; senza contare il valore assoluto economico in discussione ascrivibile a detta ultima massa che in quanto tale non può essere considerata solo in modo passivo ma come massa attiva sul versante della coadunata domanda di ultima “presa”;

Rilevato che il solo costo dell’energia, senza i costi del dispacciamento e gli altri costi ulteriori, pare incidere solo per il 40% circa nell’ambito delle singole fatturazioni che, per lo più, scontano anche addebiti per consumi presunti e non effettivi;

Osservato altresì che la legittimazione attiva assegnata dall’ordinamento a tali masse di utenti anche deboli, e qui declinata tramite il ricorso in discorso, qualifica come indivisibile l’interesse diffuso degli stessi in modo tale che si può esclusivamente far riferimento solo a ciò anche in questa sede in tanto in quanto se fosse da ritenere l’interesse del singolo consumatore – utente debole quest’ultimo interesse sarebbe da considerare in questa stessa sede interesse di mero fatto e unicamente attivabile e proteggibile con azioni non preventive, peraltro deducibili solo in altra sede;

Considerato che è fuori dubbio che il globale valore ascrivibile a detta mutazione di percentuale di prezzi unitari amministrati costituisce di per sé, nel quadro complesso sopra descritto, un danno più che grave ormai tendenzialmente irreparabile a causa anche degli effetti diretti ed indotti di insicurezza del mercato e di diminuzione collettiva della fiducia: nel mentre l’acquirente unico riesce a definire solo genericamente gravoso per sé il proprio impegno economico futuribile non definendone l’attualità;

Considerato, a proposito di tale ultimo aspetto, che anche Terna nulla deduce [nel caso l’ultima sua semestrale 2016 (primo trimestre) registra segni più che positivi in percentuale rispetto ad un analogo periodo del 2015; + 3,8 circa] e che le affermazioni dell’Autorità sono ripetitive nel declinare la carenza di un danno per il singolo utente debole e che, nella sostanza, per nessuno degli attori più “forti” può declinarsi un’utile comparazione sotto il profilo del danno, atteso infine che non viene enunciato alcun pericolo per la sostenibilità del sistema nella sua interezza;

Rilevata infine, al seguito dell’indotta necessità di rivalutare la vicenda, una contraddittorietà funzionale e temporale tra due diverse attività della P.A. resistente;

Visto il decreto legislativo n. 206/2005 (Codice del consumo) e considerato che l’unico effetto utile atto a proteggere gli utenti deboli può essere posto in essere, soprattutto in via cautelare e secondo il principio comunitario di precauzione, solo da questo giudice così interrompendo l’efficacia della deliberazione dell’Autorità n. 354 del 28/06/2016 nei limiti di una proporzionalità temporale di durata limitata ormai oggettivamente accettabile;

Spese compensate;


P.Q.M.

Dichiara inammissibile la sedicente domanda subordinata sopra descritta.

Conferma i presupposti e i disposti tutti di cui al decreto monocratico 911 del 19/07/2016.

Ordina alla parte ricorrente di dar luogo ad integrazione del contraddittorio mediante notifiche per pubblici proclami del ricorso entro 10 giorni dalla ricezione del presente (rendendo noto riassuntivamente anche il presente decreto stesso) con qualsiasi mezzo previsto dall’ordinamento complesso in discorso, depositando le relative prove entro i successivi 10 giorni presso la segreteria di questa Sezione.

Invita l’autorità resistente a depositare, ove lo ritenga utile e necessario, entro il quindicesimo giorno antecedente la data del 15/09/2016, copia degli atti richiesti dalla parte ricorrente all’evidenza riferentesi la richiesta stessa alla delibera 342 del 24/06/2016 qui non sospesa.

Invita la segreteria a trasmettere copia del presente atto alle parti tutte senza indugio alcuno.

Spese come in dispositivo.

Il presente decreto sarà eseguito dall’Amministrazione ed è depositato presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Così deciso in Milano, lì 28 luglio 2016 ore 11.10


Il Presidente
Mario Mosconi


IL SEGRETARIO









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Consumatori

Amazon: avviata istruttoria su possibile abuso di posizione dominante in marketplace e-commerce e servizi di logistica

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Nella riunione del 10 aprile 2019 l’Autorità ha deliberato l’avvio di un procedimento istruttorio nei confronti di cinque società del gruppo Amazon, Amazon Services Europe S.à r.l., Amazon Europe Core S.à r.l., Amazon EU S.à r.l., Amazon Italia Services S.r.l. e Amazon Italia Logistica S.r.l., per accertare un presunto abuso di posizione dominante in violazione dell’art. 102 del TFUE.

In particolare, Amazon conferirebbe unicamente ai venditori terzi che aderiscono al servizio di logistica offerto da Amazon stessa (“Logistica di Amazon” o “Fulfillment by Amazon”) vantaggi in termini di visibilità della propria offerta e di miglioramento delle proprie vendite su Amazon.com, rispetto ai venditori che non sono clienti di Logistica di Amazon. Tali condotte potrebbero non essere proprie di un confronto competitivo basato sui meriti, quanto piuttosto sulla possibilità di Amazon di discriminare sulla base dell’adesione o meno da parte dei venditori al servizio di logistica FBA (“self-preferencing”).

Attraverso tali condotte, Amazon sarebbe in grado di sfruttare indebitamente la propria posizione dominante nel mercato dei servizi d’intermediazione sulle piattaforme per il commercio elettronico al fine di restringere significativamente la concorrenza nel mercato dei servizi di gestione del magazzino e di spedizione degli ordini per operatori di e-commerce (mercato dei servizi di logistica), nonché potenzialmente nel mercato dei servizi d’intermediazione sui marketplace, a danno dei consumatori finali.

Nella giornata di oggi, i funzionari dell’Autorità hanno svolto ispezioni nelle sedi di alcune delle società interessate, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

Il procedimento si concluderà entro il 15 aprile 2020.

Roma, 16 aprile 2019

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idealo fa causa a Google per danni causati dall’abuso di posizione dominante sul mercato

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15 Aprile 2019 –  idealo internet GmbH (“idealo”) ha presentato presso il tribunale di Berlino  richiesta di risarcimento danni dell’ammontare di circa mezzo miliardo di euro nei confronti di Google per abuso di posizione dominante sul mercato.

Contenuto della richiesta

La richiesta si basa sull’abuso di posizione dominante sul mercato da parte di Google come motore di ricerca che promuove il proprio servizio di comparazione di prezzi.

L’ammontare del risarcimento danni richiesto nella causa è stimato da idealo a circa mezzo miliardo di euro (inclusi interessi). idealo si riserva il diritto di aumentare questo importo nel corso del procedimento – dopo che Google avrà fornito le informazioni rilevanti. idealo si aspetta che il contenzioso giudiziario duri molti anni e passi attraverso diversi gradi di giudizio.

Per circa 10 anni, la Commissione Europea ha condotto indagini sull’illegalità della promozione di Google in merito ai propri prodotti e al servizio di comparazione di prezzi. Dal 2008, Google ha dato al suo servizio di comparazione prezzi un vantaggio illecito e anticoncorrenziale, collocandolo bene in vista in cima ai suoi risultati di ricerca e, contemporaneamente, retrocedendo le offerte concorrenti. A peggiorare le cose, il servizio di comparazione di prodotti e prezzi di Google, vista la qualità mediocre e la carenza di contenuto unico e originale, non avrebbe ancora avuto la possibilità giuridica di essere collocato tra i primi risultati nelle ricerche di Google basate sulla rilevanza. La direzione di Google ha riconosciuto fin da subito che il servizio di comparazione di prezzi offerto da Google “semplicemente non funziona”. Con la piena consapevolezza di queste circostanze, e senza l’analisi di queste debolezze, Google ha posizionato nei suoi risultati di ricerca il suo servizio al di sopra di quelli della sua concorrenza: “Abbiamo concordato quanto segue: * Il servizio OneBox [Product Universal] dovrebbe apparire in cima alla pagina ogni volta che il primo risultato appartiene ad un altro motore di comparazione per lo shopping…”.  Pertanto, Google ha impedito ai suoi concorrenti, come idealo e altri comparatori di prodotti e prezzi, di presentare equamente i loro servizi ai consumatori.

In questo modo, l’azienda sta violando le leggi antitrust nazionali ed europee. La Commissione europea ha quindi imposto a Google nel 2017 una multa record di 2,42 miliardi di euro e rilevato che i suoi concorrenti possono richiedere un risarcimento danni attraverso le corti nazionali.

Abuso di mercato continuativo

Secondo il punto di vista di idealo, l’abuso di Google è continuativo in quanto non sono stati fatti passi sufficienti per assicurare un trattamento equo dei servizi di comparazione di prodotti e prezzi. Google continua a posizionare i propri servizi in cima ai risultati di ricerca e fornisce a se stesso un vantaggio spropositato. Il ricorso alle vie legali da parte di idealo è quindi un passo logico e la necessaria conseguenza alle conclusioni della Commissione europea nell’ambito degli sforzi di idealo verso una competizione imparziale ed una trasparenza dei prezzi per i consumatori. idealo continua a seguire da vicino i procedimenti in corso della Commissione europea contro Google e, per via della sua società sussidiaria Visual Meta (Ladenzeile.de), partecipa anche come terzo interveniente contro l’appello di Google davanti al Tribunale dell’Unione Europea – insieme alla Repubblica Federale di Germania, il BEUC (Ufficio europeo delle Unioni dei consumatori), e molte altre società e associazioni di imprese colpite.

Philipp Peitsch, AD di idealo evidenzia che “La concorrenza leale su internet è possibile solo se ai monopolisti come Google non è concesso di discriminare altri operatori di mercato in loro favore. Con questo procedimento legale vogliamo mandare un segnale, ovvero che chiunque può difendersi dal comportamento scorretto di Google. La condotta di Google mette a repentaglio la varietà delle offerte dei servizi e dell’innovazione su internet e abusa della fiducia dei consumatori. Per noi, la richiesta di risarcimento danni è un passo intermedio necessario e logico come parte del nostro impegno per una concorrenza leale e una diversità nel mercato, così come per la trasparenza dei prezzi per i consumatori”.

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AGCOM: CRESCE NEL PRIMO BIMESTRE 2019 LA DISINFORMAZIONE ONLINE

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Nel primo bimestre 2019, cresce la disinformazione online prodotta in Italia (+10% nel giorno medio di gennaio, +4% nel giorno medio di febbraio). Si riscontra una sempre più marcata concentrazione della disinformazione sugli argomenti di cronaca e politica, che congiuntamente rappresentano il 56% del totale dei contenuti fake, 3 punti percentuali in più rispetto alla media del 2018. È quanto rileva il secondo numero dell’Osservatorio
sulla disinformazione online pubblicato oggi dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

L’analisi del contenuto testuale di tutti gli articoli prodotti dai siti di disinformazione nei primi due mesi dell’anno evidenzia l’emergere di 5 principali tematiche oggetto di trattazione, quali cronaca nera e giudiziaria, politica e affari di governo, lavoro e stili di vita, questioni economiche, e condizioni meteorologiche.
Con particolare riguardo alle elezioni europee, l’esame di milioni di documenti generati da migliaia di fonti mostra un incremento dello spazio complessivamente dedicato al tema sia dall’informazione che dalla disinformazione. Tuttavia, i contenuti di disinformazione, rispetto a quelli informativi (soprattutto di Tv e radio), tendono a concentrarsi maggiormente sulle tematiche con un forte impatto emotivo piuttosto che sullo specifico argomento delle elezioni europee.
Tra i temi di rilevanza europea individuati da Eurobarometro, criminalità, immigrazione e disoccupazione continuano ad essere i più trattati in Italia dalle fonti di disinformazione.
La criminalità è la tematica più trattata sia dai siti che dalle pagine/account social di disinformazione, mentre l’immigrazione è quella su cui la disinformazione incide maggiormente.
Roma, 08 aprile 2019

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