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Guerra delle tariffe elettriche, l’analisi giuridica del presidente Codacons Di Ascenzo

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È uno dei migliori avvocati consumeristi italiani. Di reputazione integerrima e grande professionalità, l’Avv. Di Ascenzo fa l’analisi giuridica della “guerra delle tariffe”



 

Di Gianluca Di Ascenzo, presidente Codacons

Il TAR Lombardia dà ragione al Codacons per la seconda volta e conferma la sospensione degli aumenti delle tariffe elettriche.

 
L’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico è un organismo indipendente, istituito dalla legge 14 novembre 1995, n. 481 con il compito di tutelare gli interessi dei consumatori e di promuovere la concorrenza, l’efficienza e la diffusione di servizi con adeguati livelli di qualità, attraverso l’attività di regolazione e di controllo.
 
Questa premessa appare opportuna per descrivere la cornice nella quale si sta svolgendo la battaglia giudiziaria che vede contrapposti il Codacons, l’AEEGSI e gli ancora sconosciuti operatori che avrebbero adottato strategie anomale sul mercato all’ingrosso dell’energia elettrica.
Riassumiamo brevemente i fatti. Il 28 giugno 2016 l’Autorità ha annunciato che “dal prossimo 1° luglio in crescita le bollette dell’energia nel terzo trimestre 2016. Per la famiglia-tipo1 la bolletta dell’elettricità registrerà un aumento del 4,3%” e che ” ha già avviato un procedimento (delibera 342/2016/E/eel) intimando la cessazione immediata delle condotte anomale ancora in corso e prevedendo l’eventuale adozione di altre misure regolatorie, riservandosi inoltre  di avviare anche procedimenti sanzionatori per l’accertamento di eventuali violazioni del Regolamento europeo sull’integrità e la trasparenza dei mercati energetici all’ingrosso (REMIT). Il provvedimento è stato trasmesso anche all’Antitrust per i possibili profili anti concorrenziali”.
 
Il Codacons ha ritenuto doveroso rivolgersi al TAR Lombardia per chiedere la dichiarazione di illegittimità della delibera che stabiliva detto aumento, ottenendo, quindi, la sospensione della stessa, con il rinvio all’udienza del 15 settembre per discutere del merito della controversia.
 
Ha destato sconcerto nel mondo del consumerismo leggere il comunicato stampa dell’Autorità del 20 luglio, nel quale  dichiarava “che sussistano i presupposti per proporre, attraverso l’Avvocatura dello Stato, immediata istanza di revoca dello stesso decreto in quanto si basa su un ricorso che presenta un’erronea rappresentazione degli elementi di fatto e di diritto.”
 
Ebbene. il TAR Lombardia, con provvedimento reso noto in data odierna ha rigettato l’istanza di revoca e confermato la sospensione del provvedimento impugnato.
 
Alcuni passaggi del provvedimento del Giudice amministrativo sono utili per chiarire i confini della battaglia avviata dal Codacons ma supportata dalle altre Associazioni dei consumatori.
Nel decreto si legge che “rilevato che l’Autorità convenuta nella delibera 342 del 24/06/2016 … ha espressamente riconosciuto che “le strategie di programmazione non coerenti adottate dagli utenti del dispacciamento in immissione ed in prelievo nonché le strategie di offerta degli utenti del dispacciamento titolari di unità produttive abilitate hanno compromesso l’interazione equa e concorrenziale tra domanda ed offerta nei mercati concorrenziali e costituiscono una minaccia al buon funzionamento dei mercati stessi” […] le iniziative intraprese dalla citata Autorità per contenere i rilevati fenomeni distorsivi non hanno ancora ottenuto alcun effetto utile soprattutto atto a tutelare, quantomeno provvisoriamente, una vastissima platea di utenti vulnerabili quali possono essere quei consumatori che, sottoscrittori di contratto tipo per adesione, si vedono – uti singoli – imposto dall’esterno un aumento del prezzo della c.d. bolletta in relazione ad un mercato complesso più che rilevante in cui è palese che si agitino ancora posizioni dominanti tendenzialmente monopolistiche e/o cartelli dinamici finalizzati a trasferire ogni rischio di impresa su altri soggetti destinatari, per lo più, di prezzi amministrati; […] l’iniziativa di indagine dell’Autorità rende più che palese l’esistenza di una minaccia in corso soprattutto per gli utenti vulnerabili; […]
Visto il decreto legislativo n. 206/2005 (Codice del consumo) e considerato che l’unico effetto utile atto a proteggere gli utenti deboli può essere posto in essere, soprattutto in via cautelare e secondo il principio comunitario di precauzione, solo da questo giudice così interrompendo l’efficacia della deliberazione dell’Autorità n. 354 del 28/06/2016 nei limiti di una proporzionalità temporale di durata limitata ormai oggettivamente accettabile”, per tali motivi il TAR Lombardia ha rigettato l’istanza di revoca e confermato i presupposti per la sospensione della delibera impugnata.
Non ci resta che aspettare  il 15 settembre per aggiornarvi sugli sviluppi di questa vicenda.
Avv. Gianluca Di Ascenzo
Presidente Codacons
 

Ogg: Re: Tar Milano n.r.g. 1663/2016 decreto respinge

N. 00982/2016 REG.PROV.CAU.

N. 01663/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

(Sezione Seconda)


Il Presidente

ha pronunciato il presente

DECRETO

sul ricorso numero di registro generale 1663 del 2016, proposto da: 
Codacons, Comitas, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi dagli avvocati Carlo Rienzi C.F. RNZCRL46R08H703I, Gino Giuliano C.F. GLNGNI65A02D636M, con domicilio eletto presso Marco Maria Donzelli in Milano, viale Abruzzi 83;

contro

Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas ed il Sistema Idrico, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Milano, domiciliata in Milano, via Freguglia, 1; 
Acquirente Unico Spa, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Marcello Clarich C.F. CLRMCL57L21B885P, Giuliano Fonderico C.F. FNDGLN73R20H501D, con domicilio eletto presso Antonio Papi Rossi in Milano, via Visconti di Modrone, 12; 
Ministero dello Sviluppo Economico non costituito in giudizio;

nei confronti di

Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – Antitrust, Acea Distribuzione Spa, Enel Distribuzione Spa non costituitisi in giudizio; 
Terna Spa, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Andrea Zoppini C.F. ZPPNDR65P15H501F, Francesca Covone C.F. CVNFNC70M63A783X, Daniela Carria C.F. CRRDNL69M47G478M, Giorgio Vercillo C.F. VRCGRG83A19H501N, con domicilio eletto presso Annalaura Giannelli in Milano, viale Bianca Maria, 45;

per l’annullamento

previa sospensione dell’efficacia,

per l’annullamento

– della deliberazione dell’Autorità del 28 giugno 2016 n. 354/2016/R/EEL;

– della deliberazione dell’Autorità del 24 giugno 2016 n. 342/2016/E/EEL;

nonché di tutti gli atti presupposti, conseguenti agli epigrafati connessi e/o collegati, ancorché di estremi ignoti.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Vista l’istanza di misure cautelari monocratiche proposta dal ricorrente, ai sensi dell’art. 56 cod. proc. amm.;

Dato atto della intervenuta audizione, non solo della parte resistente, in evidente applicazione dell’art. 56 del d. lgs.vo 104/2010 in uno con le altre parti presentatesi per il rispetto del principio del contraddittorio: sostanzialmente tutte “resesi disponibili”;

Vista l’istanza di revoca del provvedimento 911/2016 e l’opposizione alla stessa introdotta dalla parte ricorrente;

Richiamate le memorie scritte di cui in atti e le argomentazioni e le controargomentazioni declinate in audizione e di cui non si è chiesto riformulazione scritta in verbale;

Ascoltata una funzionaria dirigente, competente per materia, delegata dall’Autorità resistente;

Rilevato, in primo luogo, di dover prendere posizione in ordine alla domanda asseritamente definita subordinata contenuta nell’istanza di revoca della resistente stessa che tende, in caso di nuovo esito cautelare analogo a quello di cui al sopra menzionato decreto, a far fissare una camera di consiglio per il 28/7/2016 nell’ambito di un ruolo già prefissato dal Presidente della Sezione IV e non di questa Sezione allo stato la sola competente per materia;

Osservato che, in ogni caso, e perciò anche con un diverso esito, nel caso favorevole ora alla parte resistente medesima, si potrebbe porre – mutatis mutandis – la stessa istanza subordinata di cui sopra da parte della ricorrente;

Rilevato perciò che qualsiasi sia l’esito decisionale di specie in questa sede la detta istanza subordinata appare all’evidenza improponibile in quanto tendente a sollecitare l’esercizio di poteri non detenuti e a far prescegliere un determinato collegio;

Rilevato che l’Autorità convenuta nella delibera 342 del 24/06/2016 – di cui si chiede di integrare in via istruttoria le allegazioni alla medesima – ha espressamente riconosciuto che “le strategie di programmazione non coerenti adottate dagli utenti del dispacciamento in immissione ed in prelievo nonché le strategie di offerta degli utenti del dispacciamento titolari di unità produttive abilitate hanno compromesso l’interazione equa e concorrenziale tra domanda ed offerta nei mercati concorrenziali e costituiscono una minaccia al buon funzionamento dei mercati stessi” (v. pagina 5 delibera; cfr. XIII considerando REMIT);

Considerato che “ai regolatori dell’energia dovrebbero inoltre essere conferite le competenze per contribuire a garantire un servizio universale (quale è quello in discorso che per di più interagisce sinergicamente con altri tipi di servizi pubblici essenziali) e pubblico di qualità elevata in coerenza con l’apertura al mercato per la tutela dei clienti vulnerabili per la piena efficacia delle misure di tutela dei consumatori” (XXXVII considerando dir. CE 2009/72 del 13/07/2009);

Osservato che, a tale ultimo riguardo, le iniziative intraprese dalla citata Autorità per contenere i rilevati fenomeni distorsivi non hanno ancora ottenuto alcun effetto utile soprattutto atto a tutelare, quantomeno provvisoriamente, una vastissima platea di utenti vulnerabili quali possono essere quei consumatori che, sottoscrittori di contratto tipo per adesione, si vedono – uti singoli – imposto dall’esterno un aumento del prezzo della c.d. bolletta in relazione ad un mercato complesso più che rilevante in cui è palese che si agitino ancora posizioni dominanti tendenzialmente monopolistiche e/o cartelli dinamici finalizzati a trasferire ogni rischio di impresa su altri soggetti destinatari, per lo più, di prezzi amministrati;

Osservato parimenti che, in un mercato del tipo in discorso e su descritto e come tale ancora necessariamente regolamentato per molti aspetti anche al fine di evitare o sterilizzare conseguenti anomalie, l’iniziativa di indagine dell’Autorità rende più che palese l’esistenza di una minaccia in corso soprattutto per gli utenti vulnerabili;

Annotato che, rispetto a tale quadro di insieme e nel considerare parimenti insiemistici alcuni settori relativi di detto mercato complesso, l’Autorità – per declinare la mancanza di un danno grave ed irreparabile per l’utenza debole in discorso – si riferisce ad una misura individuale di un possibile risparmio medio di prezzo nell’arco di un anno ipotetico di consumi, così parcellizzando la vicenda e contradditoriamente mettendo a confronto con masse unitarie mercantili solo singolarità di utenza;

Annotato altresì che, a fini di corretta e logica comparazione, le masse mercantili determinanti quali soggetti forti possono essere messe solamente a confronto con una parimenti massa di utenti vulnerabili che unitariamente costituiscono la vastissima platea in discorso così ricordando che i consumi relativi sono calati del 3,5% circa nel mese di giugno del corrente anno e del 2% circa nel corso dell’ultimo trimestre; senza contare il valore assoluto economico in discussione ascrivibile a detta ultima massa che in quanto tale non può essere considerata solo in modo passivo ma come massa attiva sul versante della coadunata domanda di ultima “presa”;

Rilevato che il solo costo dell’energia, senza i costi del dispacciamento e gli altri costi ulteriori, pare incidere solo per il 40% circa nell’ambito delle singole fatturazioni che, per lo più, scontano anche addebiti per consumi presunti e non effettivi;

Osservato altresì che la legittimazione attiva assegnata dall’ordinamento a tali masse di utenti anche deboli, e qui declinata tramite il ricorso in discorso, qualifica come indivisibile l’interesse diffuso degli stessi in modo tale che si può esclusivamente far riferimento solo a ciò anche in questa sede in tanto in quanto se fosse da ritenere l’interesse del singolo consumatore – utente debole quest’ultimo interesse sarebbe da considerare in questa stessa sede interesse di mero fatto e unicamente attivabile e proteggibile con azioni non preventive, peraltro deducibili solo in altra sede;

Considerato che è fuori dubbio che il globale valore ascrivibile a detta mutazione di percentuale di prezzi unitari amministrati costituisce di per sé, nel quadro complesso sopra descritto, un danno più che grave ormai tendenzialmente irreparabile a causa anche degli effetti diretti ed indotti di insicurezza del mercato e di diminuzione collettiva della fiducia: nel mentre l’acquirente unico riesce a definire solo genericamente gravoso per sé il proprio impegno economico futuribile non definendone l’attualità;

Considerato, a proposito di tale ultimo aspetto, che anche Terna nulla deduce [nel caso l’ultima sua semestrale 2016 (primo trimestre) registra segni più che positivi in percentuale rispetto ad un analogo periodo del 2015; + 3,8 circa] e che le affermazioni dell’Autorità sono ripetitive nel declinare la carenza di un danno per il singolo utente debole e che, nella sostanza, per nessuno degli attori più “forti” può declinarsi un’utile comparazione sotto il profilo del danno, atteso infine che non viene enunciato alcun pericolo per la sostenibilità del sistema nella sua interezza;

Rilevata infine, al seguito dell’indotta necessità di rivalutare la vicenda, una contraddittorietà funzionale e temporale tra due diverse attività della P.A. resistente;

Visto il decreto legislativo n. 206/2005 (Codice del consumo) e considerato che l’unico effetto utile atto a proteggere gli utenti deboli può essere posto in essere, soprattutto in via cautelare e secondo il principio comunitario di precauzione, solo da questo giudice così interrompendo l’efficacia della deliberazione dell’Autorità n. 354 del 28/06/2016 nei limiti di una proporzionalità temporale di durata limitata ormai oggettivamente accettabile;

Spese compensate;


P.Q.M.

Dichiara inammissibile la sedicente domanda subordinata sopra descritta.

Conferma i presupposti e i disposti tutti di cui al decreto monocratico 911 del 19/07/2016.

Ordina alla parte ricorrente di dar luogo ad integrazione del contraddittorio mediante notifiche per pubblici proclami del ricorso entro 10 giorni dalla ricezione del presente (rendendo noto riassuntivamente anche il presente decreto stesso) con qualsiasi mezzo previsto dall’ordinamento complesso in discorso, depositando le relative prove entro i successivi 10 giorni presso la segreteria di questa Sezione.

Invita l’autorità resistente a depositare, ove lo ritenga utile e necessario, entro il quindicesimo giorno antecedente la data del 15/09/2016, copia degli atti richiesti dalla parte ricorrente all’evidenza riferentesi la richiesta stessa alla delibera 342 del 24/06/2016 qui non sospesa.

Invita la segreteria a trasmettere copia del presente atto alle parti tutte senza indugio alcuno.

Spese come in dispositivo.

Il presente decreto sarà eseguito dall’Amministrazione ed è depositato presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Così deciso in Milano, lì 28 luglio 2016 ore 11.10


Il Presidente
Mario Mosconi


IL SEGRETARIO









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Consumatori

Luce e gas, via al portale statale ma senza comparare le offerte – da Il Fatto Quotidiano

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Fonte: Il Fatto Quotidiano del 16 luglio 2018, in edicola

di Patrizia De Rubertis

Verso la liberalizzazione . I milioni di euro di multa inflitti a Eni per la scorretta fatturazione dei consumi

Il provvedimento dell’Antitrust trae origine dalle segnalazioni dei consumatori che hanno lamentato maxi conguagli sulle bollette del 2007 Luce e gas, via al portale statale ma senza comparare le offerte.

La piattaforma dell’Authority riporta i prezzi del mercato libero e non quelli del tutelato » 

Ventidue milioni di consumatori dell’energia e 18 milioni del gas entro il primo luglio 2019 dovranno obbligatoriamente passare al mercato libero, così come ha deciso il ddl Concorrenza. Ma, salvo un ulteriore slittamento deciso dal governo nei prossimi mesi, questo passaggio iniziato nel 2009 potrebbe essere “subito” dalle famiglie che ignorano l’avvento della rivoluzione che mette fine al mercato libero. Con la concreta possibilità, tuttavia, di non scegliere il nuovo gestore che soddisfi le proprie esigenze e il serio pericolo di pagare una bolletta più cara. Tanto che, secondo un sondaggio effettuato dall’associazione Codici, un terzo delle famiglie non sa quanto spende davvero in elettricità e gas, mentre 1’80% ignora addirittura il tipo mercato in cui si trova. COSÌ, se la liberalizzazione del mercato nasce da un’esigenza di maggior concorrenza tra gli operatorie di più ampi margini di guadagno che possano portare a maggiori investimenti sul settore, le offerte “libere” già presenti sul mercato non sempre si sono rivelate convenienti. Senza giri diparole, quello che difatto ha sempre bloccato il passaggio (nel 2016 ultimo dato disponibile nel mercato libero c’era solo il 34,4% dei clienti domestici dell’elettricità e poco meno del 38% del gas) è la paura della mancanz a di trasparenza. Fino ad oggi, infatti, chi ha abbandonato consapevolmente il mercato libero (ma è alta lapercentuale dei clienti ai quali sono stati “estorti” contratti stipulati tramite reti di agenti che operano porta a porta o attraverso il teleselling), dopo la scadenza del primo anno quello su cui solitamente viene applicata una forte scontistica si è ritrovato a pagare più di prima. Mentre solo i più smanettoni che hanno sottoscritto i contratti via web sono riusciti a risparmiare fino al13%, secondole elaborazionidiRef Ricerche. Facciamo chiarezza. Alle decine di operatori di call center e agli emissari porta a porta che in queste settimane stanno telefonando o scampanellando a casa per comunicare che entro il mese in corso bisogna passare al mercato libero, va subito risposto che c’è ancora un anno di tempo per prendere una decisione così importante che vede sul piatto migliaia di euro all’anno che si sborsano per le bollette della luce e del gas. La scomparsa del mercato a maggior tutela significa, infatti, scegliere personalmente il proprio fornitore (come si fa con la telefonia), dal momento che non ci sarà più un garante, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera), che ogni tre mesi stabilisce il prezzo di luce e gas. Un importo, frutto dell’acquisto collettivo di energia senza ricarichi, salvo i rialzi che si registrano solitamente per la corsa del petrolio. E che per ilterzo trimestre equivalgono a un +6,5% per l’elettricità e il +8,2% per il gas, che per una famiglia tipo equivalgono a un aumento di spesa da 24 euro all’anno.

COME FARE, quindi, a decidere a quale gestore affidarsi, la forma contrattuale da sottoscrivere (monoraria, bioraria, multioraria) e la condizione di prezzo (fissa, variabile)? E perché proprio queste tre domande? Sono i quesiti che pone il “Portale offerte”, il sito operativo da inizio mese e realizzato dall’Acquirente Unico sulla base delle indicazioni fornite dall’Arera. Iniziativalodevole che dovrebbe aiutare le famiglie a individuare l’offerta più vantaggiosa rispetto al proprio profilo di consumo visualizzando le cosiddette offerte “placet”, vale a dire le proposte commerciali per i clienti domestici che contengono un prezzo determinato dal venditore, ma a condizioni contrattuali e struttura di prezzo definiti dall’Authority. Noi abbiamo fatto la prova sul campo. Quasi impossibile trovare il sito che non solo non è indicizzato sui motori di ricerca, ma non è neanche promosso sul sito dell’Arera, dove tra i banner in bella evidenza, campeggia ancora il “Trova offerte”, il vecchio comparatore. Poi, una volta che si inseriscono i dati, l’offerta del fornitore che esce è alquanto improbabile: un gruppo sconosciuto che riconduce a un sito assi lontano dal concetto di trasparenza tariffaria. “Questo portale ingenera solo confusione in un settore già di per sé molto complicato”, commenta Luigi Gabriele di Codici. Che spiega: “Peccato che si siano dimenticati di comparare queste offerte con il prezzo del servizio ditutela, ossia proprio con il parametro di riferimento piu importante; inoltre mancano le offerte green, qualsiasi informazione sui bonus destinate alle fasce più deboli”. E dal nostro . Dal canto suo l’Acquirente unico si discolpa spiegando che il sito è in fase di rodaggio e che la comparazione tra le offerte avverrà per gradi: a dicembre verranno pubblicate tutte le offerte esistenti sul mercato. Ma il peccato originale della mancata comparazione con il prezzo della tutela resterà.

L’aumento della spesa per luce (+6,5%) e gas (+8,2%) della famiglia tipo nel mercato tutelato per il terzo trimestre 34,4% La quota dei clienti domestici che nel 2016 sono passati al mercato libero dell’elettricità Sul fronte del gas, la percentuale è poco meno del 38% 21% La quota totale sul mercato libero che detiene Enel. Edison è al 6,1%, Eni al 5,5% e agli altri operatori va il 24,9% Alt 1.6 r 72). tr. . r. . 41 ».. . 1¦Igh tie ” Contratto Placet È la nuova proposta ibrida che i rivenditori devono fornire per agevolare gli utenti

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Consumatori

Bollette LUCE E GAS – Bomba ad orologeria per il governo giallo-verde

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di Luigi Gabriele – (ringrazio per gli spunti tecnici Giuseppe Dell’Acqua Brunone- Markettaro dell’energia)

Dalla relazione annuale ARERA relativa all’anno 2017 sul settore Elettrico,  relazione che l’Autorità avrebbe dovuto presentare alle Camere come prevede la legge e che invece, per la prima volta nella storia, non è stato fatto, emerge una situazione a tinte fosche e potenzialmente una bomba per il Governo in carica, in vista della piena liberalizzazione del luglio 2019.

Un’Autorità di regolazione che decide di non adempiere a questo obbligo normativo, pubblicando unicamente sul proprio sito una relazione dalla quale appare chiaro che 3 soli operatori coprono il 45% del mercato mentre il 75% è suddiviso tra 16, ci lascia con l’amaro in bocca e con più di qualche dubbio.

Cosa emerge? Sul libero mercato, i primi 20 operatori hanno il 78% delle utenze, i restanti 544 hanno solo il 22% e più semplicemente che, si può essere un fornitore di energia anche con lo 0,01% del mercato e questo, se da una parte ci preoccupa, dall’altra ci rincuora per il fatto che in qualsiasi momento qualcuno con una tecnologia o una modalità dirompente potrebbe cambiare le carte in tavola.

Nel 2017 sono nati 22 nuovi fornitori e quasi sempre sono piccoli reseller molto aggressivi dal punto di vista commerciale, o molto fantasiosi, e questo non è una dramma, purché operino in maniera “pulita”.

Ben tre milioni ed 800 mila consumatori hanno cambiato fornitore almeno 1 volta, inoltre il tasso di switching sta crescendo sensibilmente. Sembra che siano orientati prevalentemente verso i principali operatori ma, tra sanzioni dell’Antitrust sempre più rilevanti sul profilo della reputazione e consumatori cavillosi che effettuano ricerche on line estremamente profilate, di fatto, tutto questo sta cambiando notevolmente il mercato, grazie anche al nostro ruolo che ci vede e ci vedrà sempre più presenti sui principali media nazionali nel parlare di utenze in vista della fine della tutela.

Lo attestano le domande più svariate che ci vengono rivolte e la forte esigenza nel comprendere cosa sta accadendo. Qualcosa quindi sta cambiando e prevediamo che molto cambierà nell’atteggiamento dei consumatori, ma soprattutto prevediamo che il luogo principale del cambiamento sarà la rete.

Non è un caso che il SUD abbia il più basso tasso di switching verso il libero mercato, questo dimostra ancora una volta che il cambiamento è un fattore comportamentale che, a mio avviso, seguirà la scia del mercato TLC prima, e delle assicurazioni, dei viaggi, dell’e-commerce poi.

Saranno i dispositivi e la tecnologia a cambiare tutto. Siamo già nell’era Blockchain, dell’IA, del quantum computing e dei big data, tutto quindi si fa molto più emozionante ed avvincente.

Ricapitolando: ci sono ancora 18 milioni di utenti nel servizio di tutela (61% del mercato) ma al 1° luglio 2019 dovranno necessariamente aver scelto. Bella sfida! Non ho mai visto nei miei 10 anni di esperienza nel consumerismo un cambiamento così radicale, se vogliamo disruptive.

 

Prevedo di tutto, ma soprattutto che gli elementi principali da tenere in considerazione saranno: reputazione e fidelizzazione.

Sul profilo commerciale appare interessante che solo il 14,6% abbia scelto un contratto dual fuel.

L’italiano comunque nel 63% dei casi preferisce la proposta monoraria (nonostante da sempre abituato alle fasce), l’84% preferisce il prezzo fisso come per il settore bancario nei mutui e solo il 5% gradisce una clausola di durata minima, questo significa che non ci piace essere sposati troppo a lungo a meno che non si tratti di una coppia felice.

Chi ha scelto opzioni aggiuntive, per il 45% è sensibile all’energia verde, un altro 45% ama la raccolta punti, il 5% prodotti per risparmio o efficienza energetica.  Insomma, basta con le lampadine e le lavatrici, il consumatore vuole energia pulita e sentirsi coccolato con dei regalini di tanto in tanto.

In tutto questo, il 3,8% degli utenti ha sottoscritto un contratto online, ma l’80% dei fornitori non prevede offerte Web(sic.). Ecco la super classifica show!

Stupisce che, tra tutti questi dati le quattro cose messe in campo per sostenere il passaggio verso la liberalizzazione, ovvero: tutela simile, portale offerte, offerta Placet e albo operatori, siano tutti e quattro un fallimento regolatorio ed operativo.

Quindi non stupirà se pronostichiamo che il Governo e il Parlamento avranno grossi grattacapi sia sotto l’assetto comunicativo che gestionale, quando si troveranno 30 milioni di italiani imbufaliti perché non hanno capito cosa fare e non troveranno nessun vantaggio!

Ricordiamo che nella nostra ultima indagine, su un campione di 2000 consumatori è emerso che gli italiani per l’80% non sanno cos’è il mercato libero e quello tutelato, ma soprattutto al 90% non conoscono il prezzo dell’energia e del gas.

Come gestire questa situazione, visto anche che ormai sulle nostre bollette il 60% di entrambe(luce e gas) serve a coprire oneri che nulla hanno a che vedere con la materia prima?

Cosa accadrà?

“Se le formiche si mettessero d’accordo potrebbero spostare un elefante”, quindi l’informazione degli utenti potrebbe spostare non solo le fette di mercato che prima abbiamo detto essere concentrate, ma anche l’orientamento e il giudizio politico sulle scelte energetiche.

In bocca al lupo a tutti

Di Luigi Gabriele

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Consumatori

Autostrade: rincari sui pedaggi delle A24 e A25 | Stangata del +12,89% dal 1° gennaio 2018

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CODICI si oppone all’aumento delle tariffe autostradali

L’Associazione CODICI contesta il continuo aumento dei pedaggi autostradali. In particolare, nella zona tra Roma e le aree interne del centro Italia, sulla A24 e A25, stiamo assistendo ad un ulteriore aumento che mette a duramente alla prova il diritto alla mobilità di tanti cittadini e pendolari che affrontano ogni giorno quelle tratte e devono far fronte a costi insostenibili, spesso non avendo alternative ferroviarie a disposizione.

Il Sottosegretario ai Trasporti Dell’Orco, nel recente incontro con i Sindaci di Lazio e Abruzzo, riconduce il problema al pronunciamento del Tar sulla concessione in atto con Società Strada dei Parchi spa, di proprietà dell’imprenditore Carlo Toto, concessionario sia della A24 che della A25 e assicura che farà accelerare l’aggiornamento del Piano Economico-Finanziario, a cui è legata la convenzione.

Le richieste più urgenti attualmente sono: la ridefinizione dei criteri di concessione al fine di garantire una tariffa adeguata per un’area interna svantaggiata, una gestione pubblica dei tratti, che quindi dovrebbero tornare all’Anas, il declassamento della tratta A24 da ‘montana’ a ‘non montana’ nel tratto laziale, il congelamento al 12% degli aumenti, oltre ad una riduzione tariffaria almeno per i pendolari, attraverso abbonamenti calmierati, annunciati ma mai realizzati.

Secondo il dossier realizzato da CODICI, la situazione delle Autostrade in Italia è critica proprio a causa di questo sistema di concessioni, penalizzato dalla mancanza di investimenti e di lavori per la manutenzione promessa dai Concessionari.

L’Associazione ritiene che sia necessario fare un punto sulla sicurezza delle nostre strade in Italia e  sulla gestione delle Concessioni, il controllo delle scadenze e i tempi per realizzare nuove gare d’appalto.

“Chiediamo al Ministero dei Trasporti una soluzione strutturale e programmatica che porti davvero a calmierare il prezzo delle tariffe autostradali –  afferma il Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli – Al cittadino che vede aumentare la tariffa autostradale del 2,5% l’anno, in modo immediato deve essere garantito un piano di lavoro che rispetti alcuni criteri per dare senso a questo continuo aumento dei prezzi”.

Per coloro che volessero approfondire l’argomento, invitiamo i lettori a seguire il servizio video sul tema: https://www.spazioconsumatori. tv/media-gallery/1530- autostrade-in-italia-dossier- codici-pochi-investimenti.html

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