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I medici si fanno un codice per nulla deontologico

È stato recentemente varato il nuovo Codice Deontologico dei medici, ma i risultati non sono veramente soddisfacenti se si considera l’attuale situazione sanitaria del Paese.

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“Quello che notiamo sono importanti lacune, come l’assenza di una maggiore affermazione della responsabilità dei medici negli episodi di malasanità e la mancanza nella regolamentazione dell’intramoenia – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici – Inoltre, non è forse una scelta superficiale quella di sprecare risorse a pensare al cambio della terminologia, quando i problemi che affliggono la sanità sono radicati e persistenti?”

Fondamentalmente, le modifiche non sono molto numerose e forse sono fin troppo poco incisive rispetto alle attuali criticità del sistema. Ma vediamo i punti salienti del nuovo Codice.

Si riafferma con forza che «le competenze diagnostico-terapeutiche sono del medico, esclusive e non derogabili» . Ma la questione delle responsabilità di diagnosi e terapie dei medici non dovrebbero essere contenute nel codice deontologico, quanto piuttosto sancite come norma di legge. Invece non sembra così, visti i numerosi casi di malasanità in cui spesso a rimetterci è il paziente.

Inoltre, perché non si stabiliscono anche specifiche responsabilità del personale infermieristico? In questo modo si rischia di depotenziare il ruolo degli infermieri, sovraccaricando non solo la responsabilità ma anche conseguentemente il carico di lavoro dei medici, cosa che porterà ad un peggioramento dell’organizzazione del lavoro (che già spesso è di per sé male organizzato vista anche la carenza dei mezzi). Necessaria un’individuazione più precisa di quali siano le autonomie e le responsabilità di ognuno, tra medici e infermieri.

Il conflitto di interessi: nello spiegare ad un ammalato che per fare lo stesso intervento in tempi molto più brevi basta pagare, si crea inevitabilmente un conflitto di interessi. Stando, invece, al nuovo codice deontologico (art. 69) da domani non dovrebbe succedere più. Ma come sapranno far rispettare questo articolo? Il precedente era molto simile, ma nessuno lo rispettava! Sono necessari meccanismi di controllo e di sanzione per prevenire comportamenti del genere.

“Eutanasia”: secondo il nuovo codice non si parlerà più di eutanasia ma di morte. Ma con tutte le criticità esistenti era necessario soffermarsi sul cambio di termini? Assolutamente no, a parere del Codici. Inoltre, in tal modo si pone un giudizio di merito: usando un termine a maggiore impatto emotivo, “morte”, si cerca di influenzare e spaventare maggiormente i pazienti.

“Pazienti”: si userà «pazienti» per i malati e «persone assistite» per chi sta bene ma fa esami. Anche qui, pensare al cambio di terminologia non è un inutile spreco di energie?
Consenso informato: non se ne parla mai abbastanza e quando si fa lo si fa in modo frammentario e diversificato. Quante volte si sentono casi di pazienti che non erano veramente preparati agli interventi che andavano ad affrontare? Il medico deve avere il preciso obbligo di accertarsi che il paziente sia consapevole di tutti i rischi a cui va incontro. Si sottolinea quindi la necessità di chiarire meglio le modalità obbligatorie di consenso.

Status professionale: “Il medico non deve abusare del proprio status professionale e non deve avvalersi di eventuali cariche pubbliche per vantaggi professionali”. La riflessione viene spontanea: non dovrebbe proprio averne di cariche pubbliche, per evitare la “tentazione” di conflitti di interesse!

“Insomma – continua Giacomelli – il nuovo Codice sembra fin troppo autoreferenziale, concentrato su se stesso e su elementi non essenziali, come i cambi di terminologia. Quello che manca è una reale apertura verso l’utente, verso le reali esigenze dei cittadini. Invece, continuando sulla strada percorsa finora, la categoria continua ad apparire ostile ai cittadini e non si crea il rapporto fiduciario che sarebbe opportuno”.

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MUTUI PRIMA CASA- Appello ADICONSUM al Governo: rifinanziare presto

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Appello di Adiconsum al Ministro dell’Economia, Giovanni Tria:
rifinanziare al più presto il Fondo Consap per l’acquisto della prima casa.
Nessun onere a carico dello Stato per il rifinanziamento

15 gennaio 2019 – Sulla nostra pagina facebook continuano ad arrivare numerose richieste di consumatori in merito al rifinanziamento del Fondo Consap per l’acquisto della prima casa, lamentando anche il fatto che, a dispetto delle esigue risorse rimaste ma comunque ancora presenti, alcuni istituti di credito stanno declinando le domande di accensione dei mutui con questa modalità già da alcuni mesi – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale.

Lo scorso novembre – prosegue Danilo Galvagni, Vice Presidente di Adiconsum –  ci eravamo attivati lanciando l’allarme sull’imminente esaurimento delle risorse del Fondo Consap, inviando una lettera al Ministro, Giovanni Tria, chiedendo, oltre  ad un intervento urgente di rifinanziamento, anche l’apertura di un Tavolo con tutti gli stakeholder, comprese le Associazioni Consumatori, per omogeneizzare le regole e aumentare le opportunità. Questa lettera, purtroppo, al momento è ancora disattesa.

Il Fondo di garanzia Consap – continua Galvagni – ha svolto in questi anni un duplice ruolo: di tutela sociale, da un lato, permettendo l’accesso al credito anche a quelle persone prive di determinati requisiti (si pensi in primis al lavoratore con contratto di lavoro atipico) e di volano nel settore dell’edilizia, dall’altro.

Rivolgiamo, quindi, un appello al Ministro dell’Economia Tria – conclude De Masi – affinché intervenga al più presto per rifinanziare il Fondo, considerato che tale operazione non richiede alcun onere a carico dello Stato.

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Guerra TAXI vs NNC, secondo l’antitrust va liberalizzato il settore

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L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è stata sentita in audizione informale dinnanzi alla IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni) della Camera dei Deputati in merito al disegno di legge di conversione del decreto-legge 29 dicembre 2018, n. 143 “Disposizioni urgenti in materia di autoservizi pubblici non di linea”. 
Nel corso dell’audizione è stato evidenziato come nel settore della mobilità non di linea si sia sviluppata nei tempi più recenti una domanda molto estesa e diversificata di servizi che tende a non distinguere più tra attività soggette a obblighi di servizio pubblico (taxi) e attività di mercato (NCC) e che, legata ad un concetto di mobilità urbana di tipo intermodale di servizi, fa ampio ricorso ai nuovi strumenti resi possibili dall’innovazione tecnologica.

In questo quadro, qualunque riforma organica della disciplina di settore dovrebbe avere quale obiettivo ultimo il pieno soddisfacimento delle nuove esigenze dei consumatori, affinché gli stessi possano trarre pieno beneficio dalle innovazioni tecnologiche e dai mutamenti intervenuti nelle modalità di offerta dei servizi.

A tale riguardo, l’Autorità ha posto in luce come le modifiche introdotte dal Decreto in via di conversione non appaiano andare nella direzione auspicata. Il mantenimento infatti di vincoli nelle modalità di prenotazione dei servizi e delle restrizioni territoriali all’offerta di servizi NCC, unitamente all’inutilizzabilità delle piattaforme tecnologiche e alla moratoria nel rilascio di nuove autorizzazioni, tenderà a rendere sempre più difficile l’incontro della domanda e dell’offerta, con l’effetto di deprimere il benessere dei consumatori finali in termini di minore ampiezza e qualità dei servizi offerti e di prezzi più elevati.

        Sulla base di tali considerazioni, l’Autorità ha ribadito il proprio favore a un disegno di riforma complessiva della normativa del settore della mobilità non di linea secondo le linee avanzate nelle sue numerose segnalazioni in senso pro-concorrenziale e nel rispetto rigoroso del principio di proporzionalità.

Nelle more di tale processo di riforma, l’Autorità ha sottolineato la necessità di procedere, in sede di conversione, a modificare quelle parti del Decreto idonee a mantenere o addirittura a rafforzare ingiustificate restrizioni concorrenziali nel settore della mobilità non di linea.

In particolare, l’Autorità ha suggerito di: i) eliminare ogni limitazione alle modalità di prenotazione del servizio di NCC; ii) abrogare le norme della legge n. 21/92 che di fatto determinano restrizioni territoriali all’operatività delle imprese NCC; iii) abrogare la norma che introduce una moratoria al rilascio di nuove autorizzazione NCC sino alla realizzazione del registro nazionale.

Roma, 16 gennaio 2019

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CONSOB: verso la nomina di Marcello Minenna. OK dei consumatori

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16 gennaio 2019 – Esprimiamo soddisfazione per le dichiarazioni dei leaders di maggioranza di voler procedere alla copertura della presidenza della Consob, già dal prossimo Consiglio dei Ministri, indicando nella persona di Marcello Minenna, il candidato da nominare.

Consideriamo il prof. Minenna, la sua storia personale e la sua indipendenza dalla politica e dai poteri finanziari, una figura di garanzia per i risparmiatori e per i cittadini tutti, al fine di contrastare le distorsioni e le problematiche che si sono determinate, spesso causate dal potere delle elite finanziarie. 

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