Secondo l’indagine 2012 di Bankitalia sui bilanci delle famiglie, il 10% delle famiglie più ricche possiede il 46,6% della ricchezza netta totale (45,7% nel 2010). Il tutto mentre tra il 2010 e il 2012 il reddito familiare medio in termini nominali è diminuito del 7,3% e la ricchezza media del 6,9%.
Per il Codacons la cosa più scandalosa non è che il 10% delle famiglie possieda il 46,6% della ricchezza, ma che in questi anni questa fascia della popolazione abbia pagato meno tasse. A fronte di un incremento generale della pressione fiscale che ha riguardato tutti, infatti, questi ricchi hanno avuto, in proporzione, un aumento inferiore rispetto ai poveri e al ceto medio.
Questo perché in questi ultimi anni, ed in particolare dopo lo scoppio della crisi, si sono chiesti i maggiori sacrifici a chi già faceva fatica ad arrivare a fine mese invece che a chi poteva permetterselo, violando sempre più l’art. 53 della Costituzione sulla progressività del sistema tributario, decidendo di aumentare le tasse indipendentemente dal reddito.
Basti pensare che per uscire dalla crisi si è deciso di puntare sull’aumento dell’Iva, imposta tipicamente proporzionale e sul rialzo delle accise sui carburanti, i due più grossi interventi in termini di aumento del gettito.
Per far pagare più tasse a questo 10% della popolazione, evasori compresi, è sufficiente portare al 27% l’aliquota sulle rendite finanziarie, oggi tassate meno del lavoro dipendente, aumentare l’aliquota base Imu per chi ha più di 3 case, reintrodurre un’aliquota Iva sui beni di lusso, come era fino al 1997, per beni come barche, aeromobili, pietre preziose, veicoli di potenza superiore a 185 chilowatt, oggetti di antichità, pelli da pellicceria, ed, infine, aumentare, solo per qualche anno, l’aliquota marginale Irpef, oggi ferma al 43%.