Un’economia per il 99%, il nuovo rapporto di Oxfam diffuso oggi, alla vigilia del Forum economico mondiale di Davos, analizza quanto la forbice tra ricchi e poveri si stia estremizzando: multinazionali e super ricchi continuano infatti ad alimentare la disuguaglianza, facendo ricorso a pratiche di elusione fiscale, massimizzando i profitti e usando il loro potere per influenzare la politica.

La soluzione? Ripensare il sistema economico a cui siamo abituati, che fin qui ha funzionato a beneficio di pochi fortunati e non della stragrande maggioranza della popolazione mondiale: è questo che, insieme, vogliamo chiedere al nostro governo con il nostro manifesto.

Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia:I servizi pubblici essenziali come sanità e istruzione subiscono tagli, ma a multinazionali e super ricchi è permesso di eludere impunemente il fisco. La voce del 99% rimane inascoltata perché i governi mostrano di non essere in grado di combattere l’estrema disuguaglianza, continuando a fare gli interessi dell’1% più ricco: le grandi corporation e le élites più prospere”.

Ricchezza globale: i poveri sono sempre più poveri

Secondo le nuove stime sulla distribuzione della ricchezza globale, basate su dati migliorati rispetto alla condizione delle fasce di popolazione meno abbienti in Cina e India, la metà più povera del pianeta è ancora più povera di quanto calcolato in passato.

E i ricchi sono sempre più ricchi

I mega paperoni dei nostri giorni si arricchiscono a un ritmo così spaventosamente veloce che potremmo veder nascere il primo trillionaire (ovvero un individuo che possiederà più di 1.000 miliardi di dollari) nei prossimi 25 anni. Una cifra che si consuma solo spendendo un milione di dollari al giorno per 2.738 anni.

Al contrario di un normale risparmiatore, i super ricchi fanno ricorso a una fitta rete di paradisi fiscali per evitare di pagare la loro giusta quota di tasse, oltre che a un esercito ben pagato di società di gestione del patrimonio per trarre il massimo profitto dagli investimenti fatti. Inoltre, è una leggenda che i miliardari si siano fatti tutti da sé: Oxfam ha calcolato che 1/3 della ricchezza dei miliardari è dovuta a eredità, mentre il 43% a relazioni clientelari. A chiudere il cerchio c’è l’uso di denaro e relazioni da parte dei ricchissimi per influenzare le decisioni politiche a loro favore. Ovunque nel mondo i governi continuano a tagliare le tasse su corporation e individui abbienti.

Donne e disuguaglianza

In questo quadro, le donne sono particolarmente svantaggiate perché trovano prevalentemente lavoro in settori con salari più bassi e hanno sulle spalle la gran parte del lavoro domestico e di cura non retribuito. Di questo passo ci vorranno 170 anni perché una donna raggiunga gli stessi livelli retributivi di un uomo.

E in Italia?

Nel 2016 la ricchezza dell’1% più ricco degli italiani (in possesso oggi del 25% di ricchezza nazionale netta) è oltre 30 volte la ricchezza del 30% più povero dei nostri connazionali. Per quanto riguarda il reddito tra il 1988 e il 2011, il 10% più ricco della popolazione ha accumulato un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani.

Adesso tocca a noi

Dobbiamo sapere che agire contro la disuguaglianza è possibile. E’ possibile grazie a un modello di economia umana: una visione economica alternativa fondata su principi e su politiche possibili che salvaguardano il bene comune dell’intera società, un nuovo approccio, capace di generare benefici per tutti e non solo per pochissimi fortunati.

Chiediamo quindi a tutti i cittadini, anche in Italia, a chiedere ai Governi e ai leader politici di adoperarsi per realizzarla, garantendo:

  1. Un sistema di tassazione più progressivo,
  2. Politiche occupazionali che garantiscano ai lavoratori un salario dignitoso e diminuiscano i divari retributivi
  3. Servizi pubblici di qualità in ambito educativo e sanitario,
  4. Uno sviluppo economico che rispetti i limiti naturali del nostro pianeta,

Un reale ascolto dei bisogni dei cittadini e non degli interessi di alcune élites privilegiate.

Sfida l’ingiustizia della disuguaglianza estrema

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