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Il Bes e i Big data cambieranno tutto. #dalpilalbes al Wired Next Index (WNI)

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Fonte : formiche.it di Stefano Bruni
Dopo il Bes (Benessere Equo e Sostenibile), arriva il Wired Next Index (Wni), il primo indice che misura “la volontà di innovare, la voglia di ripartire e di farcela” dell’Italia.

Il Wni, nato da una idea dei giovani docenti dell’Università degli Studi di Milano di Voices from the Blogs, rappresenta uno dei primi esperimenti che punta a mettere assieme i dati provenienti dalle statistiche ufficiali, i cosiddetti dati “freddi”, e quelli “caldi”, provenienti dall’analisi dei social. Insomma un innovativo esperimento di “sentiment analysis”.Per capire di cosa si sta parlando, meglio sentire direttamente gli ideatori dell’indice.
Anzitutto, cosa si intende per “dati freddi”, quali i pregi e i difetti?

I dati “freddi”, provenienti dalla statistiche ufficiali, sono basati su rilevazioni mensili (se non addirittura trimestrali) di fenomeni quali, ad esempio, il numero di imprese, il numero di occupati, il volume delle esportazioni. Questi sono indicatori economici molto importanti, lo sappiamo, ma per loro natura sono dati che raccontano una storia già accaduta, in gergo si chiamano “backward looking”. Tra questa categoria di dati, ci sono anche alcuni che riguardano le aspettative future degli intervistati, come la fiducia dei consumatori e quella degli imprenditori. Ma anche questi dati, basati su rilevazioni campionarie, arrivano una volta al mese (e di consuetudine sempre a fine mese: ad esempio, il dato sulla fiducia dei consumatori di marzo 2014 è arrivato il 27 marzo) e quindi in ritardo.

Cosa hanno in comune allora questi dati con i big data?
I big data forniscono indicazioni ad altissima frequenza, multisorgente e sostanzialmente permettono di scattare una foto del presente. Sono i dati del nowcasting. Potremmo dire che completano i “dati freddi” rendendoli più attuali. Da dove nasce allora il Wired Next Index?Come tutte le cose innovative, da una idea apparentemente folle, ma scientificamente sostenibile. Infatti, sulla base di questi dati, Voices from the Blogs ha sviluppato per Wired.it tre indicatori di nowcasting relativamente alla fiducia degli italiani su: ripresa economica del paese; miglioramento delle proprie condizioni personali; politica nazionale.
Questi sono quelli che chiamiamo indicatori “caldi”, perché registrano a caldo gli umori (di una parte) degli italiani.

In che modo si registrano i “sentiments” degli italiani?
Utilizzando dati geolocalizzati provenienti da Twitter (circa il 15% del totale dei Tweet italiani), si producono, con frequenza giornaliera, questi tre indicatori che finiscono nel WNI assieme agli indicatori freddi summenzionati permettendo anche analisi di tipo regionale.

Ma come va allora l’umore dell’Italia in questo periodo?
Non è la prima volta che WNI registra variazioni di umore, a volte scendendo bruscamente, altre volte impennandosi. Variazioni del WNI che poi vengono ratificate ex-post dalle statistiche ufficiali.La vera, sorprendente novità è la capacità degli indicatori caldi di fiducia di anticipare il dato che verrà poi registrato dagli indicatori freddi. A tal scopo, abbiamo applicato un’analisi chiamata lead-lag (da “leader” – “lagger”, ovvero un’analisi che permette di scoprire quale, tra due serie storiche di dati, anticipa l’altra e di quanto). Questa teoria è infatti stata di recente sviluppata per dati asincroni, come quelli inclusi nel WNI, da Hoffmann, Rosenbaum e Yoshida (2013)E così, analizzando il periodo 1 gennaio – 31 marzo 2014 (per un totale di oltre 8 milioni di tweet), è emerso che l’indicatore caldo di fiducia nel miglioramento della propria condizione personale, anticipa mediamente di ben 10 giorni il dato freddo sulla fiducia degli imprenditori e di due settimane quello, sempre freddo, sulla fiducia dei consumatori.Il dato relativo alla fiducia nella ripresa economica del paese, invece anticipa mediamente il dato freddo sulla fiducia degli imprenditori di circa 18 giorni.

Quale l’utilità di questi indicatori?
Il Wired Next Index, integrando statistiche ufficiali, dati campionari e il nowcasting sui big data , analizzando il presente, aiuta a capire cosa sta per accadere all’Italia e cosa è già accaduto nella testa degli italiani (beh non tutti, ma una quantità enorme di essi rappresentata dagli 8.108.086 tweet analizzati).

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Consumatori

Revisionare uno scooter costa come un SUV. Esposto del Codacons

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La revisione auto, il famoso certificato cui sono obbligati i proprietari di auto e motocicli, finisce al vaglio dell’Antitrust. Il Codacons ha presentato infatti un esposto all’Autorità per la concorrenza e al Ministero dei Trasporti chiedendo di fare luce sui costi del certificato che la legge impone ai cittadini e di modificare le tariffe stabilite per legge.

Il certificato di revisione è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada su tutti i veicoli a motore, finalizzato a verificarne le condizioni sul fronte della sicurezza, del livello di emissioni inquinanti e della rumorosità – spiega l’associazione – Le tariffe per ottenere il rilascio del documento sono stabilite dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ma il relativo decreto non fa alcuna distinzione tra tipologie di veicolo: ne consegue così che per sottoporre uno scooter a revisione si paga la stessa cifra prevista per un Suv o per un’auto potente e di elevata cilindrata.

Nello specifico per il corrente anno i costi relativi alle operazioni di revisione sono pari 45,00 euro se la revisione è effettuata presso la Motorizzazione e 66,80 euro (Iva inclusa) se la revisione è effettuata presso un’officina autorizzata.

Fermo restando la legittimità dell’obbligo di revisione dei veicoli, con riferimento all’aspetto meramente economico ne emerge, a parere della scrivente associazione, un’evidente disparità di trattamento fra gli utenti/automobilisti, in funzione del mezzo adoperato, ed in ragione della loro capacità contributiva ex art. 53 Cost. – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede pertanto di aggiornare ovvero parametrare le tariffe relative alle operazioni di revisione tenendo conto dei dati del veicolo (cilindrata, modello, data di immatricolazione, alimentazione, allestimento del veicolo, tipo di utilizzo e i km percorsi annualmente) nonché ai dati del proprietario (persona fisica, giuridica o società; residenza, data di nascita e anno di conseguimento della patente; classe di merito e attestato di rischio; numero di sinistri e tipologia; eventuali altre auto possedute in famiglia), previo annullamento in autotutela ai sensi della L. 241/90 del “Regolamento recante la fissazione delle tariffe applicabili alle operazioni di revisione dei veicoli” ex D. Min. Trasporti del 2 agosto 2007, n.161”.

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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