Ma il problema resta
Codici: bloccare il commercio libero di prodotti nocivi 

Il caso della contaminazione da Fipronil evidenzia che, in Europa e in Italia, le modalità di lotta e di contrasto alla frode alimentare, così come le modalità di comunicazione di rischio sono ancora troppo lente.

Alla luce del Protocollo siglato ieri 12 settembre, tra Ministero della Salute e Associazioni della produzione avicola e della trasformazione alimentare, per l’Associazione Codici il reale problema viene accuratamente glissato.

Considerata l’altissima potenzialità di inquinamento del fipronil, è chiaro che il problema non può essere l’uso che ne fanno gli avicoltori, ma il libero accesso all’acquisto che, indistintamente dall’uso che ne vogliano fare, tutti i consumatori possono avere.

Cos’è il Fipronil?
Il fipronil è un insetticida a lento rilascio inibitore dei centri nervosi che, in dosi massicce (o,72 mg per hg) è tossico. Il limite di contaminazione ammessa, almeno in Italia, è di 0,05 mg per ettogrammo. E’ utilizzato spesso per la lotta agli scarafaggi o come antiparassitario degli animali, per cui in piccole dosi è spesso presente anche sui collari degli animali domestici.
E’ quindi un veleno per quanto sia stato indicato come poco tossico dalla OMS.
Sulle dosi consigliate da Basf per il loro prodotto Goliath gel a base di fipronil lo 0,5 per cento su 35 grammi è sufficiente a disinfestare 4000mq circa https://www.pestcontrol.basf.it/agroportal/pc_it/it/professional/insect_product s/goliath/Goliath_Gel.html).
Parrebbe dimostrata, dunque, l’elevata potenzialità di inquinamento che rende estremamente pericoloso l’utilizzo di tale prodotto.
Ora, il Protocollo siglato ieri, è sicuramente necessario per far sì che i consumatori possano riavere fiducia negli avicoltori, ma è chiaro che sposta l’attenzione dal cuore del problema.

Scrivere: “L’assunzione può causare danni o recarsi al centro veleni” non ne impedisce l’uso – dichiara Daniele De Sanctis, esperto settore alimentare CODICI. 

Si dovrebbero vietare tout court le sostanze nocive, al fine di evitare situazioni come questa. 
In un rapporto tra costi e benefici sarebbe più opportuno bloccare il commercio libero di prodotti nocivi o riservarlo a espresse richieste autorizzate dal ministero. Il divieto di utilizzo, unito a specifiche autorizzazioni, potrebbe giovare al nostro Paese sia dal punto di vista della salute dei cittadini che dell’economia.