Seguici su

Consumatori

Il futuro della carne

Pubblicato

il

fonte: visionari.org

 

Ogni giorno noi esseri umani impattiamo sul Pianeta con le nostre scelte alimentari, tra le quali la più pesante è il consumo di carne. C’è chi sta cambiando le cose: ecco come.

 

C’è un’azienda che produce carne in laboratorio coltivandola direttamente da cellule animali.

Si chiama Memphis Meats e ha appena raccolto un giro di investimenti per il valore complessivo di 17 milioni di dollari. Tra gli investitori, Richard Branson, Bill Gates, Suzy e Jack Welch, e la famosa società di venture capitalism Draper Fisher Juvetson, che già ha investito in SpaceX, Twitter e Tesla. Non solo: i fondi sono arrivati anche dall’industria del cibo, con in testa Kimbal Musk e Cargill, 15esima nella classifica Fortune 500.

C’è Memphis Meats, ma non è sola. Ci sono aziende che producono, proprio come lei, “carni pulite”: Mosa Meats e Hampton Creek, per citarne due. Mentre ce ne sono altre che fanno “carni a base vegetale”: è il caso di Beyond Meat e Impossible Foods. Proprio quest’ultima ha ricevuto $75 milioni da Bill Gates.

C’è una missione comune: ridurre il consumo di carne tradizionale.
Perché? Perché la carne è ancora una parte centrale delle diete in tutto il mondo. Le persone che vivono nei paesi industrializzati (come gli Stati Uniti) ne mangiano ogni anno circa 95 kg. E il consumo nei paesi in via di sviluppo, dove le persone mangiano circa 30 kg ogni anno, sta salendo velocemente. La crescita è tale che entro il 2030 l’essere umano in media dovrebbe consumare 45 kg all’anno, il 10% in più rispetto a oggi. Considerando che circa un terzo della superficie non ghiacciata del pianeta è già dedicata alla produzione animale, un contemporaneo aumento del consumo di carne — si stima +73% entro il 2050 — obbligherà ad intensificare questo utilizzo.

Ma la terra disponibile non è infinita, come ben sappiamo. E non è solo questione di terra: secondo le Nazioni Unitel’allevamento del bestiame assorbe un’enorme quantità di acqua per caloria di cibo rispetto alle colture, e in termini di emissioni di gas serra, è negativo quanto la combustione dei combustibili fossili.

C’è un problema emergente, dunque. E sembra esserci anche la soluzione.

Cultured meat, la carne da laboratorio

Suona terribilmente male, ma potrebbe essere la tecnologia più importante per le sorti dell’umanità.

La carne coltivata (detta anche pulita, sinteticain vitro o artificiale) è prodotta coltivando le cellule muscolari degli animali in un siero nutriente e incoraggiandole a formare fibre simili a muscoli. Prodotti animali più semplici, come il latte o l’albume d’uovo artificiali, possono essere creati da lieviti geneticamente modificati per produrre le stesse proteine presenti nel (vero) latte o nelle (vere) uova, che vengono poi estratte e miscelate nella giusta quantità.

Il processo di coltivazione della carne inizia con alcune cellule “satellitari”, che possono essere ottenute da un piccolo campione di muscoli prelevati da un animale vivo. Si tratta di cellule staminali che possono trasformarsi in cellule diverse che si trovano nel muscolo. In teoria, una sola cellula potrebbe essere utilizzata per coltivare un’infinita quantità di carne. Quando si alimentano con un siero ricco di nutrienti, le cellule si trasformano in cellule muscolari e proliferano, raddoppiando il loro numero praticamente ogni pochi giorni.

Dopo che le cellule si sono moltiplicate, sono incoraggiate a formare strisce, proprio come le cellule muscolari formano fibre nei tessuti viventi. Queste fibre sono attaccate ad un’impalcatura a forma di spugna che inonda le fibre di sostanze nutritive e le allunga meccanicamente, “esercitando” le cellule muscolari per aumentarne la dimensione e il contenuto proteico. Il tessuto così ottenuto può quindi essere raccolto, stagionato, cotto e consumato come carne disossata lavorata.

La tecnologia ci consente di fare tutto questo, e oltre.

Infatti, utilizzando “l’agricoltura cellulare”, gli scienziati possono coltivare carne artificiale con caratteristiche tipiche non di uno, ma di una combinazione di animali. Oppure migliorare la carne coltivata in laboratorio con grassi, vitamine o vaccini più sani.

Il tutto senza dover allevare un solo animale.

Sostenere la produzione

Nel 2013, il mondo vide per la prima volta la creazione di un hamburger da laboratorio. Era la creatura del Dr. Mark Post, scienziato olandese. Il piccolo disco rosa, strappato fuori da un piatto di Petri e fritto davanti ai media, era la prova che era possibile coltivare carne sicura e commestibile senza macellare un solo animale. C’era un solo problema: il burger aveva impiegato due anni e più di 300.000 dollari per essere prodotto.

Mark Post e il suo hamburger. © Simon Dawson/Bloomberg via Getty Images

La sfida che Post e altri operatori del settore si trovavano ad affrontare stava dunque nel migliorare il processo per renderlo economicamente sostenibile. Coltivare le cellule industrialmente richiede un grande ‘bioreattore’ — una vasca high-tech che può fornire le condizioni perfette per la crescita delle cellule, ma anche il movimento e la stimolazione per esercitarle. Il più grande bioreattore esistente in grado di fare questo ha un volume di 25.000 litri (circa cento volte quello di una piscina olimpionica), che Post stima potrebbe produrre abbastanza carne per nutrire 10.000 persone. Per pensare ad una commercializzazione di massa vera e propria, servirebbero molte più vasche.

Ma dal primo burger sono passati alcuni anni, ed il costo della produzione di questa carne high-tech è crollato. Nel gennaio 2016, Memphis Meats ha prodotto una “polpetta di carne coltivata” per circa 1.000 dollari.

La prima polpetta “pulita” sviluppata da Memphis Meats nel 2016.

Da quel traguardo, l’azienda ha compiuto progressi nell’ultimo anno in termini di riduzione dei costi della produzione. A partire da marzo, l’azienda ha stimato che potrebbe produrre 1 libbra (0.45kg) di carne di pollo per meno di $9.000, che è circa la metà di quello che costava loro produrre 1 libbra di polpette nel 2016. Anche se ovviamente ancora costoso, è un’enorme riduzione, soprattutto se si pensa ai 300.000 dollari del primo hamburger pulito del 2013. Memphis Meats si propone di raggiungere un prezzo di mercato competitivo, paragonabile alla carne tradizionale se non meno caro, in qualche anno.

Perché rendere la carne in vitro competitiva è la vera chiave di volta affinché inizi a sostituire veramente la carne tradizionale.

Post crede che sarebbe possibile arrivare ad una versione del suo burger che costi solo 10 dollari se la tecnologia scalasse a livello di processo industriale. “Si potrebbe arrivare ad avere prodotti a prezzi competitivi entro il 2020. In termini di vendite commerciali, direi tra quattro o cinque anni,” dice Post. “Sarà ancora un hamburger un po’ costoso, intorno ai $10. Ma altri pochi anni di produzione commerciale e il prezzo inizierà a scendere ulteriormente.”

Un altro ostacolo alla commercializzazione è il “siero” ricco di nutrienti che alimenta le cellule. Sieri di successo sono stati un cocktail di zuccheri, aminoacidi e sangue animale. Non solo i sieri a base di sangue sono fonte di preoccupazione per vegetariani e vegani, ma “non ci sarebbe abbastanza siero nel mondo per far crescere tutte le cellule necessarie per produrre la nostra carne in massa”, dice Post. Lui e altre aziende di carne coltivate stanno lavorando su alternative senza sangue — ma non è semplice.

“Stiamo lavorando su quelle sostanze nel sangue necessarie per la crescita,” dice. “Ci sono decine di migliaia di diverse sostanze nel sangue e ci sono alcuni ingredienti magici necessari a seconda del tipo diverso di cellula.” Una ricerca tutt’altro che finita.

Convincere al supermercato

Una volta risolti i problemi e raggiunta un’attrattività economica, il vero collo di bottiglia diverrebbe convincere noi, i consumatori. Perché la storia recente ci mostra come la reazione alle tecnologie alimentari è spesso di paura e disinformazione. Si pensi alla questione OGM.

L’idea di carne da laboratorio spaventa, nonostante il fatto che per propria natura, essa sia la versione più sana e sostenibile del prodotto animale che tanto ci è caro.

La diffidenza potrebbe essere anche una questione di palato? Marie Gibbons, ricercatrice della North Carolina State University che si occupa della produzione di carne coltivata, afferma che non c’è limite a ciò che gli scienziati potrebbero fare con il sapore.

“Non c’è dubbio che [i prodotti coltivati] possano essere manipolati per ottenere un buon sapore, si tratta solo di come reagiscono le sostanze chimiche con le vostre papille gustative,” dice. Ritiene che le carni coltivate potrebbero alla fine essere più gustose della carne tradizionale, anche se aggiunge: “Al momento la priorità è quella di produrre proteine commestibili su larga scala. Poi si potrà lavorare sui componenti aromatici.”

Il primo raccolto di prodotti a base di carne coltivati assumerà inevitabilmente la forma di hamburger, nuggets e altre carni lavorate — la carne non lavorata ha una struttura complessa di ossa, vasi sanguigni, tessuto connettivo e grasso e cresce in forme specifiche.

Ciò non significa sia impossibile creare una bistecca vera e propria. “Dovrebbe essere possibile coltivare anche tessuti complessi come quello,” dice il dottor Paul Mozdziak, collega di Gibbons alla North Carolina State University. Lui e gli scienziati di varie organizzazioni di agricoltura cellulare (come New HarvestSuperMeat e Future Meat) stanno tenendo d’ occhio gli sviluppi della medicina rigenerativa, il ramo della scienza biomedica che si occupa di organi sostitutivi in crescita e tessuti per procedure come gli innesti cutanei.

La medicina rigenerativa consiste nell’incoraggiare le cellule a crescere su un ponteggio, in modo che il tessuto risultante imiti la disposizione precisa di un organo vivente, con diversi tipi di cellule nella giusta posizione, creando parti interconnesse e funzionali. Tuttavia, la complessità dei tessuti viventi significa che solo tessuti relativamente semplici come la pelle sono stati costruiti con successo — finora.

Eppure, “una costoletta di maiale da laboratorio o un carré di costine è perfettamente fattibile,” dice Mozdziak. “Quando i mondi della carne pulita e della strutturazione dei tessuti collideranno, l’industria decollerà in modo esponenziale.”

(Oltre alle parti animali per il cibo, gli scienziati potrebbero anche coltivare prodotti biologici come le corna del rinoceronte per aiutare a prevenire il bracconaggio.)

Quindi, superare la prova del palato non sarà difficile. La questione diventa scavalcare gli ostacoli mentali.

Organizzazioni come la Modern Agricolture Foundation stanno già preparando il terreno per l’arrivo della carne in vitro, educando la gente sul perché ne abbiamo bisogno.

Il direttore della Fondazione, Shaked Regev, ritiene che la carne coltivata non avrà lo stesso problema che le alternative alla carne esistenti affrontano nell’essere accettate, perché è così simile all’originale. “È questo il punto: non si può distinguere dalla carne tradizionale nemmeno al microscopio,” dice.

Ricerche suggeriscono che ci sarebbe anche una certa volontà di dare a questa carne moderna una chance. Un sondaggio condotto sulla popolazione olandese ha indicato che il 63 per cento era favorevole al concetto di carne bovina coltivata e che il 52 per cento era disposto a provarlo. Un altro sondaggio di The Guardian ha rivelato che il 69% delle persone voleva provare la carne coltivata. Tuttavia, che la gente scelga gli hamburger coltivati al supermercato è una questione completamente diversa.

La gente sarà sempre estremamente sensibile su ciò che c’è nel piatto. Nonostante le giustificazioni ambientali e di benessere per la carne coltivata, il pensiero dell’hamburger proveniente da un laboratorio piuttosto che da una fattoria è un’idea strana. Ma se la carne artificiale rispetta le sue promesse e diventa il modo più rispettoso dell’ambiente, più sicuro, più economico e più saporito di mangiare carne, il concetto di allevare gli animali a milioni per la macellazione potrebbe rapidamente sembrare molto sconosciuto.

Riflettendo su cosa c’è nel piatto

Noi esseri umani abbiamo un problema, e quel problema è la carne.

Ne mangiamo tanta, siamo sempre di più e ne vorremo sempre di più. La carne contiene sostanze nutritive come zinco e proteine, favorisce la crescita e fornisce energia — e il suo prezzo è crollato drasticamente. Ma il modo in cui viene prodotta non è sostenibile: consuma terra, consuma risorse, consuma acqua, consuma aria. Sommando tutti questi elementi, ci ritroviamo a fare i conti con una bomba ad orologeria che minaccia la sopravvivenza nostra e del nostro pianeta.

La soluzione è cambiare le abitudini alimentari, e contemporaneamente cambiare il modo di produrre carne.

Ci sono aziende che stanno pensando alla seconda parte della soluzione. Come Memphis Meats, che ha sviluppato carne coltivata direttamente da cellule animali come un modo per aggirare le varie complicazioni associate con l’agricoltura animale tradizionale. Con la loro carne pulita coltivata in laboratorio, mirano a ridurre al minimo l’impatto ambientale della carne, a preservare il benessere degli animali e a produrre carne più sicura da mangiare rispetto alla carne di allevamento tradizionale.

Secondo uno studio del 2011, poi rivisitato nel 2014 per aggiornarlo alle più recenti tecniche, la carne pulita avrebbe un’impronta significativamente inferiore rispetto alla normale produzione di carne bovina, suina e anche di pollame. Richiederebbe però più energia. Nonostante l’alta incertezza legata alla mancanza di conoscenza completa sui processi di coltivazione della carne, e la continua necessità di aggiornare le ricerche man mano che i processi evolvono, questi studi restituiscono ottimismo sulla strada percorsa.

Confronto tra l’input di energia primaria, le emissioni di gas a effetto serra (GHG), l’uso del suolo e l’utilizzo dell’acqua per la produzione di carne coltivata con carni bovine, ovine, suine e avicole europee prodotte in modo convenzionale per 1000 kg di carne commestibile come percentuale dell’impronta del prodotto con il maggiore impatto in ogni categoria di input. Tabella presente nello studio del 2014.

Ci sono i soldi di chi comprende il problema e crede in questa strada come potenziale soluzione. Come i $17 milioni raccolti da Memphis Meats, o i 75 dati ad Impossible Foods.

C’è un obiettivo intermedio da raggiungere: abbattere i costi di produzione per arrivare ad una vera commercializzazione di massa.
Si pensa a scalare il processo a livello industriale, ma esistono alternative. Una è quella di incoraggiare i negozi e i ristoranti a coltivare la propria carne su una scala ridotta: nel settembre 2016, SuperMeat, un’azienda biotecnologica israeliana, ha lanciato una campagna di crowdfunding per raccogliere 100.000 dollari — che poi sono più che raddoppiati — per sviluppare dispositivi di coltivazione del pollo che potrebbero essere “collocati presso negozi di alimentari, ristoranti e anche nelle case dei consumatori.”

C’è un ostacolo enorme, e quell’ostacolo è la diffidenza umana. Avremo bisogno di educazione, informazione e apertura per capire, accettare e fare propria nelle nostri abitudini alimentari questa importantissima tecnologia.

Infine, c’è la speranza che tutto vada bene. E che noi esseri umani riusciamo a distinguere per tempo cosa sia giusto da cosa sia comodo.

Per seguire gli sviluppi di questa tecnologia:



VISIONARI è un network di imprenditori, scienziati, artisti, scrittori e changemakers che pensano e agiscono al di fuori degli schemi.
Puoi fare domanda per entrare qui: https://bit.ly/visionari-entra

Seguici sulla nostra pagina Facebook per scoprire nuovi progetti innovativi:
Visionari

Clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

Consumatori

Condomini, obbligo di telelettura entro il 2020

Pubblicato

il

il 40% dell’energia consumata in Europa è legata al riscaldamento degli edifici. Da anni ormai l’Unione Europea si esprime per cercare di far decrescere questi numeri allarmanti. Ci ha provato prima stabilendo i
dettami per una corretta ed equa ripartizione delle spese di climatizzazione invernale in edifici di tipo condominiale e dopo con l’obbligo di installazione dei dispositivi di contabilizzazione di calore negli edifici
serviti da impianto termico centralizzato. Gli obiettivi però sono stati raggiunti solo in parte, dato che non sono mai effettivamente partite le tanto vaticinate sanzioni tra i 500 e i 2.500 euro per chi non si fosse
adeguato a norma.
Ora l’Unione Europea alza l’asticella per raggiungere un obiettivo al quale miriamo tutti: consumi più trasparenti per i riscaldamenti centralizzati nei condomini. Per raggiungere questo traguardo ci saranno delle tappe che ci auspichiamo vengano rispettate da tutti:
 la prima – entro il 25 ottobre 2020 – prevede che tutti i nuovi contabilizzatori installati dovranno consentire la lettura a distanza.
 La seconda – entro l’1 gennaio 2027 – prevede la definitiva sostituzione degli odierni modelli che non consentono il controllo da remoto. Ciò significa che quelli già installati ma sprovvisti di tale capacità dovranno essere sostituiti.
 La terza, un vero e proprio obiettivo finale: aumentare l’efficienza energetica del 32,5% entro il 2030.
Chissà che questi nuovi obiettivi non siano uno stimolo per far ritrovare al mercato un’accelerazione che non si vede dal 2016. Si tratta di scelte che mirano ad un futuro migliore e rappresentano un passo avanti
importante nei confronti di quella Digital Transformation che sta rivoluzionando tutti i settori, l’obbligo alla telelettura non fa eccezione. L’Automatic Meter Reading, di cui Qundis fa uso da anni, infatti, rappresenta la più innovativa tecnologia nell’ambito della lettura automatica dei contatori: Attraverso dei semplici nodi di rete i dettagli sui consumi energetici del riscaldamento, dell’acqua, della corrente e del gas vengono raccolti e trasferiti direttamente all’ amministratore di condominio o alle società di SSP. Con estrema semplicità, quindi, i dati di consumo vengono trasmessi da un modulo radio a una centrale operativa di
raccolta e scaricati su un determinato dispositivo, il tutto all’insegna dello smart metering.
L’obbligatorietà alla telelettura implica anche maggiore sicurezza: tutti i dati che vengono trasmessi tra la rete AMR e il server, infatti, sono crittografati e durante il trasferimento dei dati non vi è alcun collegamento tra unità abitativa e il singolo dispositivo.

L’obietto dell’Unione Europea è quello di arrivare entro il 2050 a edifici ad impatto tendente allo zero e non si tratta di un obiettivo impossibile. Il solo monitoraggio di tutti i propri consumi insieme alla tempestiva
informazione del consumatore può far risparmiare fino al 30%; allo stesso modo l’installazione di contabilizzatori di calore nei condomini può ridurre i costi fino al 20%. Grazie alla telelettura obbligatoria arriveranno ulteriori vantaggi: si abbasseranno i valori di consumo e si potrà godere di una maggiore e tempestiva ricezione di tali dati, in modo che anche l’utente finale possa modificare il proprio comportamento nell’utilizzo dei vari strumenti messi a disposizione e contribuire attivamente al risparmio.
Sicuramente ogni cambiamento porta con sé delle criticità ma, soprattutto, delle concrete opportunità di miglioramento: nel caso degli operatori del settore, si tratta di ampliare la loro professionalità, avere accesso a nuove competenze, allargare il proprio giro d’affari e anche formarsi nel miglior modo possibile, nel rispetto della normativa. Ma al di là dell’obbligo di legge, è un’opportunità di cambiamento a livello globale che deve essere colta ora, proprio con la sensibilizzazione e l’azione dei singoli. La gestione delle risorse energetiche è un tema che non può più essere messo da parte e deve interessare tutti perché si connette direttamente alla qualità dell’ambiente e del mondo in cui viviamo.

Continua a leggere

Consumatori

Eni gas e luce incontra le Associazioni dei Consumatori

Pubblicato

il

Roma, 19 marzo 2019 – Alberto Chiarini, Amministratore Delegato di Eni gas e luce, ha incontrato oggi a Roma i Presidenti, i Segretari e i Responsabili Energia Nazionali delle Associazioni dei Consumatori del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti (CNCU).

Nel corso dell’incontro, l’AD di Eni gas e luce ha presentato i risultati del 2018 e ha illustrato i principali obiettivi e le linee strategiche che definiranno le scelte della Società nei prossimi anni.

Eni gas e luce vuole essere un punto di riferimento affidabile per il cliente-consumatore e un partner in grado di soddisfare in modo semplice ed efficace le sue necessità, grazie anche all’utilizzo delle innovazioni tecnologiche. Coerentemente con questo approccio, la Società ha recentemente rilanciato SceltaSicura, l’offerta luce che prevede uno sconto del 20% sul prezzo dell’energia elettrica fissato dall’Autorità competente.

Inoltre, Eni gas e luce sta sviluppando, in partnership con riconosciuti leader di mercato, un’offerta integrata e tecnologicamente innovativa di servizi che includono soluzioni per la smart home, polizze assicurative e strumenti per migliorare l’efficienza dei consumi energetici. In particolare, CappottoMio è l’innovativa proposta dell’Azienda per la riqualificazione energetica degli edifici condominiali che consente di beneficiare dell’ecobonus e di cedere il credito fiscale, sostenendo solo il 30% circa del costo di investimento iniziale.

L’incontro di oggi conferma la volontà di Eni gas e luce di mantenere con le Associazioni dei Consumatori un dialogo aperto e costruttivo, elemento chiave per concretizzare la propria visione di centralità del cliente. Per questa ragione, nel corso del 2019 la Società continuerà a offrire alle Associazioni servizi dedicati quali il canale telefonico Filo Giallo, il canale online per i Reclami, l’Osservatorio congiunto sulle attivazioni non richieste e la Conciliazione Paritetica, importante strumento per risolvere le controversie in modo semplice, gratuito e veloce, senza ricorrere alle vie giudiziali.

Continua a leggere

Consumatori

15 marzo, giornata mondiale dei consumatori. Il decalogo per non farsi fregare on line

Pubblicato

il

Marzo 2019. In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti del Consumatore, che ricorre il 15 marzo, Tiendeo.it, ha preparato un pratico decalogo di consigli su come fare shopping online in modo sicuro e salvaguardando la propria privacy.
Malgrado gli acquisti online rappresentino ancora un volume basso (solo l’1,2% delle vendite di prodotti di largo consumo in Italia avvengono online, secondo il rapporto “Opportunità nell’e-commerce” di Nielsen) è anche certo che sempre più consumatori si stiano lanciando nell’utilizzo di questo canale d’acquisto. Per questo è importante acquisire e fare proprie determinate abitudini che garantiscano pagamenti sicuri e protezione dei propri dati personali.
Marc Oliveras, CTO di Tiendeo, ha elaborato una lista delle 10 pratiche più responsabili sia per quanto riguarda l’acquisto su e-commerce che la protezione dei dati quando si naviga su un sito internet o si fa uso di determinate app.

  1. Bollini di sicurezza d’acquisto online, queste grandi spie
    La prima cosa che dovremmo fare prima di realizzare qualsiasi acquisto online è verificare se il sito internet in cui stiamo per effettuare la transazione possiede bollini di sicurezza di acquisto
    online, come ad esempio “Trusted Shops” o “Symantec” (l’antica “Verysign Secure”). Così, con un semplice sguardo, potremo valutare l’affidabilità di questa pagina. Inoltre, il colore del lucchetto che appare nella parte esterna della URL ci indicherà il livello di sicurezza del sito in cui stiamo navigando: se ci troviamo davanti a un lucchetto rosso, prima di tutto si raccomanda di adottare precauzione.
  2. Evita gli acquisti online in reti Wifi pubbliche e utilizza la modalità privata
    I nostri dati personali sono molto ambiti e per questo dobbiamo proteggerli al massimo. Le reti wifi pubbliche facilitano l’accesso a tale informazione e quando si tratta di pagamenti online devono essere evitate. Navigare in modalità privata (in incognito) è un altro modo per rendere più difficile il tracciamento delle nostre orme digitali.
  3. Negli acquisti da privato a privato realizza le transazioni nelle piattaforme opportune
    Esistono siti e app d’acquisto e vendita di seconda mano che svolgono molto bene la loro funzione: offrire un canale in cui realizzare queste transazioni con una certa garanzia di sicurezza. Quindi, usiamoli!
  4. Preferenza per le carte di credito o Paypal
    Paypal ci facilita la realizzazione di pagamenti su e-commerce in modalità molto semplice e
    sicura, poiché l’informazione che dobbiamo fornire è minima e si tratta di una piattaforma di
    pagamento molto sicura e di fiducia. Inoltre, si consiglia di effettuare pagamenti con carta di
    credito piuttosto che con carta di debito, poiché in caso di sospetto di possibile frode, sarà molto
    più facile gestire le procedure per annullare il pagamento.

  1. Proteggi i tuoi pagamenti NFC
    I pagamenti con smartphone (NFC) sono sempre più popolari e si apprestano a dominare il futuro dei pagamenti nel retail, senza ombra di dubbio. Si tratta di un metodo totalmente sicuro,
    però la cautela non è mai troppa, ed è bene proteggere lo smartphone con un codice pin numerico o stabilendo una somma limite nei pagamenti.
  2. Più informazione, maggiore fiducia
    Un altro indicatore che ci segnalerà se il sito è sicuro è la quantità di informazione corporativa offerta dalla pagina, così come la pubblicazione di termini legali sulla protezione dei dati ecc…
    Possiamo anche cercare online opinioni di altri consumatori sulla qualità del servizio di post vendita per avere maggiori informazioni.
  3. Prima di fare click, leggi attentamente. È in gioco la tua privacy:
    È molto frequente che i siti internet o app richiedano il consenso da parte dell’utente per poter conoscere il suo comportamento, attraverso i famosi cookies, oppure online, attraverso dispositivi di geolocalizzazione. Non ci sono problemi nel acconsentire al trattamento dei dati, però è necessario leggere bene i messaggi che vengono mostrati per accettare (o no) in modo proattivo e con consapevolezza.
  4. Esercita i tuoi diritti di protezione dei dati ogniqualvolta lo ritieni opportuno
    La regolamentazione sta diventando sempre più rigida da questo punto di vista, preoccupandosi per la sicurezza personale degli utenti online (la famosa GDPR). È importante conoscere i propri diritti ed esercitarli ogniqualvolta sia necessario.
  5. Stabilisci una password online sicura
    La modalità principale per evitare possibilità di attacchi hacker è stabilire una password sicura per tutti i luoghi online in cui disponiamo di un account. Si raccomanda che sia composta di
    maiuscole, minuscole, numeri e lettere.
  6. Antivirus, il nostro grande alleato per navigare in sicurezza
    Una gesto così semplice come installare l’antivirus nel proprio computer si rivela essere di vitale importanza nell’evitare che terzi possano inserirsi nel nostro sistema e ottenere i nostri dati.
Continua a leggere