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Il Natale al tempo dell’agropirateria: sicurezza alimentare, crisi dei consumi e guerre commerciali globali.

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di Francesco Luongo

Discutere di sicurezza alimentare e tutela delle produzioni tipiche in questa nuova era economica che definiamo crisi rischia di  apparire sempre più paradossale.

L’Istat ha certificato un nuovo calo delle vendite al dettaglio n Italia del 2,8% rispetto a settembre 2012, con una flessione sugli alimentari del 2,2%.

Aumentano invece le vendite dei cosidetti “cibi low cost” nei discount alimentari con un incremento dell’1,4% nei primi nove mesi del 2013.

Ci troviamo di fronte ad una crisi dei consumi prima che finanziaria, con le famiglie che fanno economia sul cibo e le cosiddette “agromafie”, ormai veri e propri network criminali iternazionali, che trovano terreno fertile per le proprie speculazioni sulla pelle dei consumatori.

Il cosiddeto “falso agroalimentare” ha un fatturato stimato in 14 miliardi di euro, con le nostre 261 produzioni Dop, Igp, Stg,  vitivinicole ed il lattiero casearie letteralmente assediate, non solo dalla criminalità, ma anche dai competitor di altri paesi, multinazionali incluse.

I numeri di questa guerra li ritroviamo tutti nei report del Corpo forestale dello Stato, NAF dei Carabinieli  Guardia di Finanza, I.C.Q.R.F del Ministero politiche agricole, Agenzia delle Dogane  e di tutti gli altri organismi nazionali e territoriali e che tentano di arginare l’attacco alle nostre tavole.

Certo la Legge n. 99/09 ha introdotto nel Codice Penale il reato di contraffazione di indicazioni geografiche e denominazioni protette con la reclusione fino a 2 anni e multe per 50.000 euro, ma questa, come  altre norme vigenti ( tra tutte l’art. 5 della L. 283/62 sulle frodi in commercio)  risultano obiettivamente insuficienti a scoraggiare le frodi.

Significativo un dato fornito dal Capo del Corpo Forestale dello Stato Cesare  Patrone  nell’ambito dell’iniziativa: “Vero o Falso come difendersi dalle agropiraterie per un Natale di qualità”: le ispezioni svolte  nel corso di quest’anno hanno portato ad un aumento del 38% dei reati contestati nello scorso anno.

Non si tratta quindi di vedersela con la sola criminalità più o meno organizzata, l’Italia e le sue produzioni d’eccellenza  sono al centro di un conflitto commerciale globale.

La ragione è semplice. Il nostro prodotto vende ed anche tanto, troppo per molti concorrenti esteri spalleggiati anche da qualche Governo.

Il nostro Paese è tra i primi in europa detenendo una quota del commercio mondiale nell’export agroalimentare pari al 3,5%.

I soli prodotti tipici  fruttano almeno 24 miliardi di euro  in termini di vendite, con la domanda proveninente dai mercati russi, cinesi e degli emergenti che sembrano una fonte inesauribile ed incontenibile di domanda dei nostri cibi e vini.

Sullo sfondo di questa guerra senza esclusione di colpi, anche mediatici, per sottrarre quote di mercato alla nostre produzioni ci sono  il consumatori stranieri ed italiani, confusi e allo stesso tempo vittime delle emergenze alimentari ormai sistemiche ai nuovi cicli produttivi.

Vino al metanolo, “mucca pazza” (mlattia diCreutzfeldt-Jakob), influenza aviaria ed altre tristi vicende, si frappongono periodicamente alla frode di turno, come quella della mozzarella blu, della passata di pomodoro con estratto cinese o dei frutti di bosco all’epatite.

Non ultimo, il nuovo incubo diossina nelle coltivazioni campane della non meglio definita   “terra dei fuochi”, l’emergenza ambientale scaturita dall’interramento di tonnellate di rifiuti tossici provenienti dalle industrie del nord Italia, sotto gli occhi di tutti dagli anni 90 e di recente riscoperta dai media.

Lo stesso  Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli  Donato Ceglie lo ha sottolineato nell’ambito di un recente convegno (“Sicurezza alimentare Imprese e consumatori a confronto” organizzato da frodialimentari.it) le regole ci sono al pari dei controlli delle forze dell’ordine, il vero gap è da ricercarsi nel sistema dei controlli amministrativi sul territorio nonchè sopratutto nel livello di consapevolezza dei cittadini di essere al centro di una nuovo genere di  guerra commerciale.

Non bisogna dimenticare però che il consumatore  di oggi  è diverso dal passato.

Più dinamico nelle scelte, maggiormente informato (o disinformato) soggetto com’è quotidianamente grazie alla rete ad un volume di informazioni inimmaginabile con i vecchi media.

Un cittadino  sensibile  e mobilitabile attraverso un web sempre più “2.0”, sia dalle associazioni dei consumatori che in forme spontanee, come nel caso dei gruppi d’acquisto o dei Forconi a seconda dei contesti.

Un consumatore attivo dunque che non desidera ma pretende un giusto rapporto qualità prezzo degli alimenti da commisurare al proprio budget  ed una informazione adeguata ed in tempo reale sulla loro salubrità.

Non va sottovalutato  che il  53% degli italiani usa regolarmente internet, così come gli oltre 10 milioni di connazionali  che si collegano quotidianamente su Facebook, per non parlare degli altri social minori ma molto diffusi sopratutto sugli smartphone come ad esempio Twitter con i suoi 4.7 milioni di utenti.

Per contro il 37% della popolazione non accede alla rete , come rilevato nel recente studio  “Italia connessa”, pubblicato da Telecom, necessitando di un sostegno e di una tutela specifica per conoscere in tempo  l’ emergenze ed i rimedi del mercato agroalimentare con le sue caratteristiche “allerte rapide”.

C’è bisogno in conclusione di difendere le nostre produzioni a livello intergovernativo e normativo internazionale in modo deciso, promuovere l’apllicazione della responsabilità penale dell’impresa sulle frodi (D.lgs 231/01 Art.25 bis 1) ma anche di rivoltare la macchina amministrativa  dei controlli territoriali (AA.SS.LL. Servizi di Igiene Pubblica, Servizi Veterinari, Osservatori Fitosanitari Regionali, Servizi di Repressione Frodi in materia vitivinicola, Ispettori Annonari, Vigili Sanitari) investendo sul livello di difesa principale che resta la consapevolezza di chi acquista.

Un percorso sicuramente complesso, ma che va intrapreso senza lasciare indietro nessuno non le imprese e, di sicuro, non il consumatore.

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Consumatori

Luce e gas, via al portale statale ma senza comparare le offerte – da Il Fatto Quotidiano

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Fonte: Il Fatto Quotidiano del 16 luglio 2018, in edicola

di Patrizia De Rubertis

Verso la liberalizzazione . I milioni di euro di multa inflitti a Eni per la scorretta fatturazione dei consumi

Il provvedimento dell’Antitrust trae origine dalle segnalazioni dei consumatori che hanno lamentato maxi conguagli sulle bollette del 2007 Luce e gas, via al portale statale ma senza comparare le offerte.

La piattaforma dell’Authority riporta i prezzi del mercato libero e non quelli del tutelato » 

Ventidue milioni di consumatori dell’energia e 18 milioni del gas entro il primo luglio 2019 dovranno obbligatoriamente passare al mercato libero, così come ha deciso il ddl Concorrenza. Ma, salvo un ulteriore slittamento deciso dal governo nei prossimi mesi, questo passaggio iniziato nel 2009 potrebbe essere “subito” dalle famiglie che ignorano l’avvento della rivoluzione che mette fine al mercato libero. Con la concreta possibilità, tuttavia, di non scegliere il nuovo gestore che soddisfi le proprie esigenze e il serio pericolo di pagare una bolletta più cara. Tanto che, secondo un sondaggio effettuato dall’associazione Codici, un terzo delle famiglie non sa quanto spende davvero in elettricità e gas, mentre 1’80% ignora addirittura il tipo mercato in cui si trova. COSÌ, se la liberalizzazione del mercato nasce da un’esigenza di maggior concorrenza tra gli operatorie di più ampi margini di guadagno che possano portare a maggiori investimenti sul settore, le offerte “libere” già presenti sul mercato non sempre si sono rivelate convenienti. Senza giri diparole, quello che difatto ha sempre bloccato il passaggio (nel 2016 ultimo dato disponibile nel mercato libero c’era solo il 34,4% dei clienti domestici dell’elettricità e poco meno del 38% del gas) è la paura della mancanz a di trasparenza. Fino ad oggi, infatti, chi ha abbandonato consapevolmente il mercato libero (ma è alta lapercentuale dei clienti ai quali sono stati “estorti” contratti stipulati tramite reti di agenti che operano porta a porta o attraverso il teleselling), dopo la scadenza del primo anno quello su cui solitamente viene applicata una forte scontistica si è ritrovato a pagare più di prima. Mentre solo i più smanettoni che hanno sottoscritto i contratti via web sono riusciti a risparmiare fino al13%, secondole elaborazionidiRef Ricerche. Facciamo chiarezza. Alle decine di operatori di call center e agli emissari porta a porta che in queste settimane stanno telefonando o scampanellando a casa per comunicare che entro il mese in corso bisogna passare al mercato libero, va subito risposto che c’è ancora un anno di tempo per prendere una decisione così importante che vede sul piatto migliaia di euro all’anno che si sborsano per le bollette della luce e del gas. La scomparsa del mercato a maggior tutela significa, infatti, scegliere personalmente il proprio fornitore (come si fa con la telefonia), dal momento che non ci sarà più un garante, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera), che ogni tre mesi stabilisce il prezzo di luce e gas. Un importo, frutto dell’acquisto collettivo di energia senza ricarichi, salvo i rialzi che si registrano solitamente per la corsa del petrolio. E che per ilterzo trimestre equivalgono a un +6,5% per l’elettricità e il +8,2% per il gas, che per una famiglia tipo equivalgono a un aumento di spesa da 24 euro all’anno.

COME FARE, quindi, a decidere a quale gestore affidarsi, la forma contrattuale da sottoscrivere (monoraria, bioraria, multioraria) e la condizione di prezzo (fissa, variabile)? E perché proprio queste tre domande? Sono i quesiti che pone il “Portale offerte”, il sito operativo da inizio mese e realizzato dall’Acquirente Unico sulla base delle indicazioni fornite dall’Arera. Iniziativalodevole che dovrebbe aiutare le famiglie a individuare l’offerta più vantaggiosa rispetto al proprio profilo di consumo visualizzando le cosiddette offerte “placet”, vale a dire le proposte commerciali per i clienti domestici che contengono un prezzo determinato dal venditore, ma a condizioni contrattuali e struttura di prezzo definiti dall’Authority. Noi abbiamo fatto la prova sul campo. Quasi impossibile trovare il sito che non solo non è indicizzato sui motori di ricerca, ma non è neanche promosso sul sito dell’Arera, dove tra i banner in bella evidenza, campeggia ancora il “Trova offerte”, il vecchio comparatore. Poi, una volta che si inseriscono i dati, l’offerta del fornitore che esce è alquanto improbabile: un gruppo sconosciuto che riconduce a un sito assi lontano dal concetto di trasparenza tariffaria. “Questo portale ingenera solo confusione in un settore già di per sé molto complicato”, commenta Luigi Gabriele di Codici. Che spiega: “Peccato che si siano dimenticati di comparare queste offerte con il prezzo del servizio ditutela, ossia proprio con il parametro di riferimento piu importante; inoltre mancano le offerte green, qualsiasi informazione sui bonus destinate alle fasce più deboli”. E dal nostro . Dal canto suo l’Acquirente unico si discolpa spiegando che il sito è in fase di rodaggio e che la comparazione tra le offerte avverrà per gradi: a dicembre verranno pubblicate tutte le offerte esistenti sul mercato. Ma il peccato originale della mancata comparazione con il prezzo della tutela resterà.

L’aumento della spesa per luce (+6,5%) e gas (+8,2%) della famiglia tipo nel mercato tutelato per il terzo trimestre 34,4% La quota dei clienti domestici che nel 2016 sono passati al mercato libero dell’elettricità Sul fronte del gas, la percentuale è poco meno del 38% 21% La quota totale sul mercato libero che detiene Enel. Edison è al 6,1%, Eni al 5,5% e agli altri operatori va il 24,9% Alt 1.6 r 72). tr. . r. . 41 ».. . 1¦Igh tie ” Contratto Placet È la nuova proposta ibrida che i rivenditori devono fornire per agevolare gli utenti

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Consumatori

Bollette LUCE E GAS – Bomba ad orologeria per il governo giallo-verde

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di Luigi Gabriele – (ringrazio per gli spunti tecnici Giuseppe Dell’Acqua Brunone- Markettaro dell’energia)

Dalla relazione annuale ARERA relativa all’anno 2017 sul settore Elettrico,  relazione che l’Autorità avrebbe dovuto presentare alle Camere come prevede la legge e che invece, per la prima volta nella storia, non è stato fatto, emerge una situazione a tinte fosche e potenzialmente una bomba per il Governo in carica, in vista della piena liberalizzazione del luglio 2019.

Un’Autorità di regolazione che decide di non adempiere a questo obbligo normativo, pubblicando unicamente sul proprio sito una relazione dalla quale appare chiaro che 3 soli operatori coprono il 45% del mercato mentre il 75% è suddiviso tra 16, ci lascia con l’amaro in bocca e con più di qualche dubbio.

Cosa emerge? Sul libero mercato, i primi 20 operatori hanno il 78% delle utenze, i restanti 544 hanno solo il 22% e più semplicemente che, si può essere un fornitore di energia anche con lo 0,01% del mercato e questo, se da una parte ci preoccupa, dall’altra ci rincuora per il fatto che in qualsiasi momento qualcuno con una tecnologia o una modalità dirompente potrebbe cambiare le carte in tavola.

Nel 2017 sono nati 22 nuovi fornitori e quasi sempre sono piccoli reseller molto aggressivi dal punto di vista commerciale, o molto fantasiosi, e questo non è una dramma, purché operino in maniera “pulita”.

Ben tre milioni ed 800 mila consumatori hanno cambiato fornitore almeno 1 volta, inoltre il tasso di switching sta crescendo sensibilmente. Sembra che siano orientati prevalentemente verso i principali operatori ma, tra sanzioni dell’Antitrust sempre più rilevanti sul profilo della reputazione e consumatori cavillosi che effettuano ricerche on line estremamente profilate, di fatto, tutto questo sta cambiando notevolmente il mercato, grazie anche al nostro ruolo che ci vede e ci vedrà sempre più presenti sui principali media nazionali nel parlare di utenze in vista della fine della tutela.

Lo attestano le domande più svariate che ci vengono rivolte e la forte esigenza nel comprendere cosa sta accadendo. Qualcosa quindi sta cambiando e prevediamo che molto cambierà nell’atteggiamento dei consumatori, ma soprattutto prevediamo che il luogo principale del cambiamento sarà la rete.

Non è un caso che il SUD abbia il più basso tasso di switching verso il libero mercato, questo dimostra ancora una volta che il cambiamento è un fattore comportamentale che, a mio avviso, seguirà la scia del mercato TLC prima, e delle assicurazioni, dei viaggi, dell’e-commerce poi.

Saranno i dispositivi e la tecnologia a cambiare tutto. Siamo già nell’era Blockchain, dell’IA, del quantum computing e dei big data, tutto quindi si fa molto più emozionante ed avvincente.

Ricapitolando: ci sono ancora 18 milioni di utenti nel servizio di tutela (61% del mercato) ma al 1° luglio 2019 dovranno necessariamente aver scelto. Bella sfida! Non ho mai visto nei miei 10 anni di esperienza nel consumerismo un cambiamento così radicale, se vogliamo disruptive.

 

Prevedo di tutto, ma soprattutto che gli elementi principali da tenere in considerazione saranno: reputazione e fidelizzazione.

Sul profilo commerciale appare interessante che solo il 14,6% abbia scelto un contratto dual fuel.

L’italiano comunque nel 63% dei casi preferisce la proposta monoraria (nonostante da sempre abituato alle fasce), l’84% preferisce il prezzo fisso come per il settore bancario nei mutui e solo il 5% gradisce una clausola di durata minima, questo significa che non ci piace essere sposati troppo a lungo a meno che non si tratti di una coppia felice.

Chi ha scelto opzioni aggiuntive, per il 45% è sensibile all’energia verde, un altro 45% ama la raccolta punti, il 5% prodotti per risparmio o efficienza energetica.  Insomma, basta con le lampadine e le lavatrici, il consumatore vuole energia pulita e sentirsi coccolato con dei regalini di tanto in tanto.

In tutto questo, il 3,8% degli utenti ha sottoscritto un contratto online, ma l’80% dei fornitori non prevede offerte Web(sic.). Ecco la super classifica show!

Stupisce che, tra tutti questi dati le quattro cose messe in campo per sostenere il passaggio verso la liberalizzazione, ovvero: tutela simile, portale offerte, offerta Placet e albo operatori, siano tutti e quattro un fallimento regolatorio ed operativo.

Quindi non stupirà se pronostichiamo che il Governo e il Parlamento avranno grossi grattacapi sia sotto l’assetto comunicativo che gestionale, quando si troveranno 30 milioni di italiani imbufaliti perché non hanno capito cosa fare e non troveranno nessun vantaggio!

Ricordiamo che nella nostra ultima indagine, su un campione di 2000 consumatori è emerso che gli italiani per l’80% non sanno cos’è il mercato libero e quello tutelato, ma soprattutto al 90% non conoscono il prezzo dell’energia e del gas.

Come gestire questa situazione, visto anche che ormai sulle nostre bollette il 60% di entrambe(luce e gas) serve a coprire oneri che nulla hanno a che vedere con la materia prima?

Cosa accadrà?

“Se le formiche si mettessero d’accordo potrebbero spostare un elefante”, quindi l’informazione degli utenti potrebbe spostare non solo le fette di mercato che prima abbiamo detto essere concentrate, ma anche l’orientamento e il giudizio politico sulle scelte energetiche.

In bocca al lupo a tutti

Di Luigi Gabriele

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Consumatori

Autostrade: rincari sui pedaggi delle A24 e A25 | Stangata del +12,89% dal 1° gennaio 2018

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CODICI si oppone all’aumento delle tariffe autostradali

L’Associazione CODICI contesta il continuo aumento dei pedaggi autostradali. In particolare, nella zona tra Roma e le aree interne del centro Italia, sulla A24 e A25, stiamo assistendo ad un ulteriore aumento che mette a duramente alla prova il diritto alla mobilità di tanti cittadini e pendolari che affrontano ogni giorno quelle tratte e devono far fronte a costi insostenibili, spesso non avendo alternative ferroviarie a disposizione.

Il Sottosegretario ai Trasporti Dell’Orco, nel recente incontro con i Sindaci di Lazio e Abruzzo, riconduce il problema al pronunciamento del Tar sulla concessione in atto con Società Strada dei Parchi spa, di proprietà dell’imprenditore Carlo Toto, concessionario sia della A24 che della A25 e assicura che farà accelerare l’aggiornamento del Piano Economico-Finanziario, a cui è legata la convenzione.

Le richieste più urgenti attualmente sono: la ridefinizione dei criteri di concessione al fine di garantire una tariffa adeguata per un’area interna svantaggiata, una gestione pubblica dei tratti, che quindi dovrebbero tornare all’Anas, il declassamento della tratta A24 da ‘montana’ a ‘non montana’ nel tratto laziale, il congelamento al 12% degli aumenti, oltre ad una riduzione tariffaria almeno per i pendolari, attraverso abbonamenti calmierati, annunciati ma mai realizzati.

Secondo il dossier realizzato da CODICI, la situazione delle Autostrade in Italia è critica proprio a causa di questo sistema di concessioni, penalizzato dalla mancanza di investimenti e di lavori per la manutenzione promessa dai Concessionari.

L’Associazione ritiene che sia necessario fare un punto sulla sicurezza delle nostre strade in Italia e  sulla gestione delle Concessioni, il controllo delle scadenze e i tempi per realizzare nuove gare d’appalto.

“Chiediamo al Ministero dei Trasporti una soluzione strutturale e programmatica che porti davvero a calmierare il prezzo delle tariffe autostradali –  afferma il Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli – Al cittadino che vede aumentare la tariffa autostradale del 2,5% l’anno, in modo immediato deve essere garantito un piano di lavoro che rispetti alcuni criteri per dare senso a questo continuo aumento dei prezzi”.

Per coloro che volessero approfondire l’argomento, invitiamo i lettori a seguire il servizio video sul tema: https://www.spazioconsumatori. tv/media-gallery/1530- autostrade-in-italia-dossier- codici-pochi-investimenti.html

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