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Il piano dell’ENI: trasformare i rifiuti di Venezia in risorse

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Venezia, 8 ottobre 2018 – Eni e Veritas, multiutility che effettua la raccolta, valorizzazione e trattamento dei rifiuti nei 51 Comuni dell’area metropolitana di Venezia, hanno sottoscritto oggi un accordo al fine di valorizzare i rifiuti e trasformarli in risorse energetiche, in un’ottica di economia circolare.

Il protocollo sancisce la costituzione di un tavolo tecnico congiunto per studiare la fattibilità di progetti industriali per trasformare i rifiuti provenienti dalla raccolta urbana in prodotti energetici, impianti che Eni intende realizzare nell’area della bioraffineria a Porto Marghera, quindi a km zero. Il gruppo di lavoro, composto da tecnici qualificati in materia, avrà il compito di elaborare studi per la progettazione di impianti industriali che, alimentati dalle diverse frazioni, producano biometano, bio olio e idrogeno. In particolare, gli studi di fattibilità saranno incentrati alla progettazione di un impianto di trattamento delle risulte plastiche con lo scopo di produrre idrogeno e di un impianto di trattamento della frazione umida e di scarti vegetali per produrre biometano. Inoltre, è prevista la realizzazione di impianti per la fornitura di biometano a Veritas, che potrebbe così alimentare i suoi mezzi. La convenzione prevede anche che a breve i mezzi della multiutility vengano alimentati dal carburante Eni Diesel+, che, prodotto nella bioraffineria Eni di Venezia utilizzando una sempre maggiore quota di oli vegetali esausti, dal mese di aprile viene testato da tutti i mezzi navali del servizio di trasporto pubblico della città lagunare.

«Venezia, primo territorio metropolitano d’Italia per la raccolta differenziata, sta dimostrando, oggi, di avere tutte le carte in regola per essere un virtuoso esempio di cooperazione per lo sviluppo dell’economia circolare: non si butta nulla e dal riciclo si produce ricchezza. Quello che oggi è un costo e un problema, domani diventa un vantaggio – commenta Luigi Brugnaro, Sindaco del Comune e della Città Metropolitana di Venezia. Nell’area di Porto Marghera, da una parte, siamo in prima linea nell’individuazione di nuove azioni tecnologiche e industriali per trasformare i rifiuti in risorse energetiche, dall’altra confermiamo la nostra vocazione a contribuire fattivamente alla sostenibilità ambientale, favorendo il riutilizzo dei materiali, evitando che i rifiuti possano essere dispersi e quindi divenire un potenziale pericolo per la salute umana, animale e dell’ambiente. Grazie quindi a Eni e a Veritas per questo importante accordo: Venezia non può che sostenervi schierandosi al vostro fianco».

«Questo accordo rappresenta un ulteriore e importante passo nella nostra strategia di applicazione dei principi dell’economia circolare ai nostri business» commenta Giuseppe Ricci, Chief Refining & Marketing Officer di Eni. «Economia circolare significa minore consumo di materie prime, minore impatto ambientale, recupero e riciclo di scarti e i rifiuti. Abbiamo le tecnologie per ottenere prodotti energetici dalle risulte della raccolta urbana, ma per recuperare quote sempre maggiori di queste materie prime di scarto è necessaria una evoluzione culturale, da parte di tutta la cittadinanza. Oggi in Italia si raccoglie meno del 25% del potenziale, quindi il 75% di questi oli esausti va nell’ambiente: recuperarli significa quadruplicare la disponibilità di materia prima per le Bioraffinerie Eni, aumentare la produzione di biocarburanti e ridurre notevolmente l’impatto ambientale».

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Gli uomini sognano la Ferrari, le donne la BMW

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Tutti i dati sull’auto più desiderata nell’infografica di automobile.it

“I sogni son desideri” e spesso quando si sogna ad occhi aperti ci si immagina al volante di una Ferrari Testarossa con finiture di lusso e optional all’avanguardia.

Automobile.it, ha condotto una ricerca su un campione di 1000 italiani indagando desideri, preferenze e curiosità a tema “auto dei sogni”.

La pole position tra le preferenze degli italiani quanto ad auto dei sogni viene conquistata da un mito incontrastato di sempre, la Ferrari Testarossa, seguita a sorpresa da due modelli sicuramente più accessibil

La survey ha inoltre indagato su quale fosse il brand di auto più amato in assoluto: Fiat, la casa automobilistica italiana per eccellenza – quantomeno nell’immaginario collettivo – porta a casa il primo posto, seguito da Audi e Ford.

La ricerca ha dedicato spazio anche a qualche curiosità: l’auto protagonista di film o serie tv entrati nella storia più desiderata è nuovamente una Ferrari, questa volta la 308 di Magnum P.I, seguita dalla Aston Martin DB5 di James Bond e dalla Batmobile di Batman.

Quali sono invece le auto storiche più amate dagli italiani? Sul podio svetta la Porsche 911 e in rapida successione il Maggiolino Volkswagen e la Fiat 500 (vecchio modello).

Ma i sogni devono pur sempre fare i conti con la realtà e più della metà degli intervistati (il 55%) ha dichiarato che non rinuncerebbe a nulla pur di conquistare la tanto ambita auto desiderata. Solo il 12% del campione, ad esempio, sarebbe disposto a rinunciare a parte dello stipendio per richiedere un finanziamento al fine di acquistare l’auto dei propri sogni.

La survey ha inoltre indagato anche le abitudini degli italiani in tema di reperimento informazioni sul mondo automotive e il mondo dell’online è risultato essere il principale bacino a cui attingere (siti/blog/magazine) con il 40% delle preferenze.i: la Fiat 500 e la Fiat Panda. Analizzando le risposte degli uomini e quelle delle donne si vede che nel primo caso (con il 12% delle preferenze) la Ferrari Testarossa si conferma al primo posto mentre la maggioranza delle donne (8%) sogna di poter parcheggiare in garage una BMW Serie 4 Gran Coupè.

Infine non manca uno spaccato sulle diverse realtà geografiche con dati relativi ai capoluoghi italiani: da Torino a Palermo passando per Firenze e Napoli.

La Ferrari, con il 15% dei voti, conquista non solo la medaglia di auto più desiderata dagli italiani ma anche quella di “auto più bella di sempre” seguita al secondo posto dalla Mercedes SLK e dalla Fiat 500 (entrambe con il 3% delle preferenze).

Ma perché si sogna di possedere proprio quel modello di auto? Le ragioni sono tante ma su tutte vince il “Design” con il 39% delle preferenze, segue la “Tecnologia” con il 17% e il “Motore” con il 10%

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Google cancella gli aggiornamenti per Huawei

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la rottura tra Google e Huawei potrebbe avere effetti devastanti per centinaia di migliaia di italiani che possiedono uno smartphone del colosso cinese. Conseguenze che potrebbero determinare effetti sul fronte commerciale e portare il Codacons ad intentare una class action a favore degli utenti per il risarcimento dei danni che scaturiranno da tale situazione.

La sospensione della licenza Android fornita da Google, infatti, potrebbe provocare un terremoto sui telefonini: dalla mancanza di alcuni servizi Google all’impossibilità di eseguire aggiornamenti di sicurezza sugli smartphone, fino alla limitazione delle funzionalità degli apparecchi. Effetti che danneggerebbero in modo evidente quanti hanno acquistato un cellulare Huawei convinti di poter utilizzare Android e tutti gli altri servizi forniti da Google, e che aprirebbero il fronte dei risarcimenti in favore dei consumatori.

Per tale motivo il Codacons si prepara a scendere in campo a tutela degli utenti italiani possessori di telefonini Huawei, e non esclude una possibile class action per far ottenere a tutti coloro che subiranno una eventuale limitazione delle funzionalità degli smartphone il rimborso loro dovuto in base al Codice del Consumo.

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Calcio in TV. Sanzionati MP Silva, IMG e B4 Capital per 67 milioni di euro

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L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha concluso un’istruttoria, lo scorso 24 aprile, accertando una violazione dell’art. 101, comma 1, del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, nell’ambito delle gare per l’assegnazione dei diritti audiovisivi per la trasmissione in territori diversi dall’Italia (c.d. diritti internazionali) delle partite di calcio nelle competizioni organizzate dalla Lega Nazionale Professionisti Serie A (LNPA).

Sulla base degli elementi raccolti nel corso dell’istruttoria, tra cui la documentazione trasmessa dalla Procura della Repubblica di Milano, è emerso che la partecipazione alle predette gare è stata oggetto, a partire dal 2008, di un’intesa restrittiva della concorrenza posta in essere da alcuni operatori riconducibili a MP Silva, IMG, e B4 Capital/BE4 Sarl/B4 Italia.

L’intesa ha riguardato gli inviti a offrire della Lega Nazionale Professionisti Serie A, dei diritti audiovisivi internazionali per la trasmissione delle stagioni a partire dal 2008, relativi ai campionati di calcio di Serie A e B, da un lato, e la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana, dall’altro.

L’intesa accertata è restrittiva per oggetto, unica, complessa e continuata, di carattere segreto. Infatti, per ogni procedura di gara, le evidenze indicano che le parti non hanno formulato in autonomia le proprie offerte, ma hanno invece realizzato condotte tese ad influenzare reciprocamente le modalità di partecipazione alle gare al fine di contenere l’ammontare dell’offerta economica da presentare alla LNPA, limitando la reciproca competizione sul prezzo di acquisto dei diritti internazionali. In particolare, attraverso la stipulazione di contratti antecedenti alle singole gare e contatti intercorrenti fra i loro rappresentanti, MP Silva, IMG, B4 Capital/ BE4 Sarl/B4 Italia hanno coordinato il proprio comportamento e, a seguito dell’assegnazione, hanno ripartito i ricavi derivanti dalla successiva rivendita all’estero dei Diritti TV per le competizioni organizzate dalla Lega.

L’intesa in esame ha determinato un decremento del valore dei diritti internazionali ed è quindi idonea a danneggiare non solo il soggetto banditore, e cioè la LNPA, ma anche le squadre di calcio del campionato italiano che beneficiano degli introiti della vendita dei diritti internazionali, penalizzando così l’intero movimento calcistico nazionale.

In questa prospettiva, si sottolinea che l’ultimo ciclo di gare, avviato successivamente all’intervento dell’Autorità, ha registrato un incremento di valore.

In ragione della gravità della condotta, l’Autorità ha quindi deciso di irrogare sanzioni, ai soggetti parti dell’intesa, per un totale di circa 67 milioni di euro.

Roma, 20 maggio 2019

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